Name
Cesare Ravazzi (CNR – IDPA – Milano)

Season Team

  • AIAC_886 - Lucone - 2016
    La campagna di scavo 2016 ha comportato la chiusura del Settore 1, indagato tra il 2007 e il 2014, con l’interramento parziale della vecchia area di scavo operato con molta cautela per permettere la conservazione dei pali verticali rimasti _in situ_ dopo la campionatura dendrocronologica. Successivamente, dopo aver smontato e rimontato la copertura, si è aperta una nuova area di scavo, denominata Settore 2. Questo nuovo settore corrisponde a una fascia di terreno che va dal limite W del Settore 1 verso il centro del bacino per la larghezza di 9 m e la lunghezza di 17 m per un totale di 153 mq. Essa comprende tutti gli ampliamenti fatti dal 2013 al 2015. Dopo aver definito l’area, impostata la quadrettatura e asportato il terreno agricolo con un piccolo mezzo meccanico, si è proceduto a scavare lo strato carbonatico di colore bianco (US 2), che sigilla la stratigrafia sottostante, mettendo in luce una sequenza stratigrafica affine a quella rinvenuta negli anni precedenti. Naturalmente la possibilità di operare uno scavo più ampio in questa zona ha consentito di comprendere meglio le dinamiche deposizionali e di riconoscere una maggiore complessità stratigrafica. A grandi linee comunque tutto il deposito risente dell’interazione tra gli spessi strati torbosi di origine naturale che si chiudono a cuneo verso il limite occidentale dell’abitato e si interdigitano con i depositi antropici, in massima parte rappresentati da scarichi di materiali eterogenei, o con altri strati naturali nati dalla rielaborazione di questi scarichi o con crolli strutturali di elementi dell’alzato. Nella fascia più verso riva è stata individuata una grande struttura cumuliforme che si è dimostrata piuttosto complessa, rivelando un’alternanza di strati ricchi di materiali organici, con strati caratterizzati da materiali legati ad attività edile (concotti, argilla) e con livelli ricchi di cenere e carboni. Accanto a questi strati è stato individuato un ricco butto di materiali ceramici in matrice limo-sabbiosa grigia. In corrispondenza di questi strati si registra la presenza di numerosi elementi lignei verticali e orizzontali prontamente numerati e schedati. L’ultima operazione della campagna di scavo 2016 è consistita nel recupero della lunga trave gemella rispetto a quella trovata l’anno precedente. Durante il lavoro di recupero sono stati rinvenuti e documentati numerosi altri elementi lignei di dimensioni minori probabilmente pertinenti alla medesima struttura. La nuova trave (EL 1205) è lunga circa 7,60 m, larga al massimo 19/20 cm e presenta 25 fori quadrangolari; è dunque delle stesse dimensioni della precedente. La trave è ora conservata presso il Centro di Trattamento del Legno Imbibito presso la sede della ex Soprintendenza Archeologia della Lombardia in pretrattamento di restauro. Anche la campagna di scavo 2016 ha arricchito il patrimonio di materiali del Lucone di Polpenazze con numerosi manufatti di interesse archeologico. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche lacuna, oppure perfettamente ricongiungibili. Presenti ma non in grande numero sono le fusaiole in terracotta, così come gli strumenti in pietra. Tra i materiali più interessanti si possono citare un’immanicatura d’ascia in legno, trovata a poca distanza da una lama di ascia in rame (RR- 2158 - US 452), una collana di vaghi in faience, in semi e in dentalium. Importante è anche un raro resto alimentare: un grosso frammento di una sorta di galletta carbonizzata
  • AIAC_886 - Lucone - 2017
    La campagna 2017 ha interessato il Settore 2, la nuova area di scavo aperta nel 2016, e ha preso avvio a metà luglio per poi finire agli inizi di settembre. Già lo scavo 2016 aveva evidenziato che il Settore 2 si poteva suddividere in una fascia Est, molto simile al vicino Settore 1, pertinente ancora all’area fortemente antropizzata del villaggio, anche se presentava già qualche elemento di interazione con il bacino lacustre. Mentre molto diversa era la parte Ovest del Settore che si presentava molto meno antropizzata, con ampie unità stratigrafiche torbose, sostanzialmente di origine naturale. Tra queste aree correva poi una fascia ad andamento NW-SE caratterizzata da estese lenti di scarico, in parte con componenti vegetali, in parte con componenti argillose, interdigitate tra di loro in maniera complessa e formanti una sorta di cordolo. Questa particolare situazione segnava probabilmente il limite verso lago del villaggio palafitticolo. La campagna di scavo 2017 si è concentrata soprattutto nello scavo dei livelli formanti questo cordolo nel tentativo di definire i loro complessi rapporti stratigrafici e la natura di questo tipo di deposizione e dei livelli limosi ricchi di materiali presenti nella parte pertinente all’area più antropizzata. Proprio al limite di quest’area, in prossimità della linea degli scarichi, nell’ambito di Unità Stratigrafiche limo-torbose (US 474-9) è stato rinvenuto un nuovo elemento ligneo interessante. Si tratta della parte terminale di una trave orizzontale (EL 995/1074) originariamente con almeno tre fori quadrangolari, che è stata trovata con un travetto rastremato ancora infisso in uno dei fori (EL 1092). Questi elementi fanno probabilmente parte di tutta una serie di parti strutturali comprendenti le due lunghe travi multiforate (ELL 1104 e 1205) rinvenute gli anni scorsi, che apparteneva alla prima palafitta del Lucone D, che poi nelle prime fasi di vita del secondo villaggio è stata defunzionalizzata. In prossimità della parte terminale della trave EL 1074 sono stati rinvenuti un frammento di assicella con foro nella porzione distale, affine ad altre due tavole rinvenute nei livelli dell’incendio del Settore 1, e un grande cesto collassato su un fianco. Anche la campagna di scavo 2017 ha restituito abbondanti reperti di interesse archeologico. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche lacuna, oppure perfettamente ricongiungibili. Presenti ma non in grande numero sono le fusaiole in terracotta, così come gli strumenti in pietra. Pochi sono gli strumenti in selce, in gran parte raschiatoi multipli o elementi di falcetto, ma anche qualche raro grattatoio. In pietra levigata bisogna segnalare un bell’esempio di brassard d’archer. In osso-corno sono stati rinvenuti vari punteruoli e due anelloni in corno di cervo, elementi probabilmente d’ornamento al pari dei pendagli in conchiglia, dei frequenti segmenti di dentalium e dei vaghi ricavati dal seme di Staphylea pinnata. Tra i materiali più interessanti naturalmente si possono annoverare gli strumenti in legno, come un’immanicatura d’ascia in legno che reca ancora i segni del legaccio in cuoio, uno strumento di probabile uso agricolo tradizionalmente definito pseudozappa, una mazzetta in legno e il già citato cesto in rametti intrecciati