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AIAC_4468 - Notarchirico - 2017
Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana. Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali.
In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). La base della sequenza resta in gran parte sconosciuta, benché alcuni livelli archeologici più antichi fossero stati già individuati con dei sondaggi.
Il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, riferendolo a più di 670.000 anni, ritenendolo oggi il più antico Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nel sud dell’Italia e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali e in un contesto vulcanico attivo.
Altro obiettivo è quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, fino all’apparizione dei più antichi bifacciali e delle modifiche comportamentali tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetteranno di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest.
La campagna 2017 ha permesso di proseguire lo scavo della trincea di quasi 30 m di lunghezza aperta lo scorso anno all’esterno del capannone che ricopre i vecchi scavi allo scopo di ritrovare la base della sequenza del sito ancora poco conosciuta. Nel 2016 erano stati identificati cinque grandi unità stratigrafiche (F, G, H, I e J) e era stata individuata una unità sconosciuta alla base della sequenza della trincea. In alcuni casi, le unità sono composte da più sottolivelli, letti di ciottoli, sabbie, argille più o meno compatte, tutti situati sotto il livello F, l’ultimo individuato durante gli scavi di M. Piperno e datato a 670 Ka. Gli sforzi si sono concentrati principalmente nello scavo di tre di queste unità geostratigrafiche (G, J e I) e sull’individuazione dei livelli archeologici.
Il livello H viene per il momento considerato di interesse unicamente paleontologico. La campagna di scavo 2017 ci ha permesso di mettere in luce sugli strati F e G dei letti di ciottoli più o meno densi che rappresentano dei livelli dove la presenza umana è particolarmente rappresentata. Gli scavi sono proseguiti anche sul livello I, attraverso l’allargamento dell’area di scavo allo scopo di mettere in luce il livello I2 in modo più esteso. Si tratta di un ampio letto di ciottoli con materiale archeologico. I tre strati (F, G, I) hanno restituito oggetti litici e fauna in abbondanza, tra cui un bifacciale (F), due strumenti bifacciali parziali (G) e numerosi strumenti su ciottolo di calcare e prodotti di lavorazione su schegge di selce. I noduli di selce sono presenti in abbondanza sul sito, spesso di piccole dimensioni, e la questione della loro origine (potati dagli ominidi o presenti naturalmente sullo strato) dovrà essere affrontata allo scopo di conoscere le modalità di gestione del territorio da parte degli ominidi che occupavano il sito.
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AIAC_4468 - Notarchirico - 2022
Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana. Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali.
In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio).
Con la ripresa degli scavi nel 2016, il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, collocandolo a più di 675.000 anni e rendendolo, ad oggi, il più antico contesto con evidenze dell’Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nell’Italia meridionale e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali in un contesto vulcanico attivo.
Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, alla comparsa dei primi bifacciali e ad alcune innovazioni comportamentali, tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetterà di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest.
La campagna di scavo 2022 ha interessato i livelli G, I1 e I2 la cui area è stata allargata al fine di mettere in luce nuovo materiale e poter cominciare l’analisi spaziale oltre ad evidenziare le maggiori differenze tra i livelli di occupazione corrispondenti a fasi cronologiche diverse. Questi livelli sono costituiti da un letto di ciottoli contenente numerosi manufatti (nuclei, schegge, strumenti), prodotti su piccoli noduli di selce e calcare, e resti faunistici (tra cui Elephas antiquus, cervidi, bovidi, uccelli e altri grandi mammiferi).
I due strati (G, I1) hanno restituito oggetti litici e fauna e sono datati a più di 675.000 anni. Durante questa campagna, nel livello G, sono stati rinvenuti sia due nuovi bifacciali su calcare e selce. Entrambi i manufatti sono associati a diversi strumenti in selce. Tali noduli, selezionati in funzione della loro morfologia naturale, sono frequentemente ritoccati. Il ritocco è generalmente bilaterale e convergente, creando intaccature, dorsi e punte. I ciottoli di grandi dimensioni sono stati sfruttati per la produzione di grandi utensili. Altri livelli hanno restituito del materiale archeologico che mostra la successione delle occupazioni antropiche in un contesto fluvio-lacustre. La densità del materiale attesta la venuta regolare degli ominidi nello stesso luogo per cercare carcasse di erbivori, come l’elefante e il bisonte, per lo sfruttamento della carne. Durante la campagna di scavo 2022, all’interno del livello I1 è stato rinvenuto un grande frammento di palco di un cervide di grandi dimensioni. Il reperto, che costituisce un rinvenimento molto raro per questo periodo, è caratterizzato dalla presenza della porzione basale, inclusa la rosetta.
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AIAC_543 - La Pineta - 2017
Le attività di esplorazione del sito preistorico di Isernia La Pineta, dal 2 al 29 luglio 2017, sono state condotte dall'Università degli Studi di Ferrara, sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Prot. N. DG-ABAP 2846 Class. 34.31.07/25.1 Rinnovo per gli anni 2016-2018), in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise.
L’attività di scavo ha proseguito il lavoro dell’anno precedente per mettere in evidenza una parte della superficie archeologica denominata 3c, posta quasi a diretto contatto col travertino sottostante. L’indagine si è concentrata nei qq. 153-154-155-158-159-164-165-174-175 del quadrante 1 del I settore di scavo e ha visto l’asportazione dei depositi fluvio-lacustri costituiti da sabbie e ghiaie fini (dall’alto in basso i livelli interessati sono 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b).
I livelli oggetto di scavo hanno restituito reperti litici, perlopiù schegge in selce di piccole dimensioni, e paleontologici, frammenti indeterminabili di dimensioni varie ma anche significativi resti di grandi erbivori.
Il rilievo planimetrico e dei reperti è stato facilitato dall’utilizzo di un sistema informatizzato: il ricercatore utilizza un tablet o uno smartphone incorporante l'applicazione di Google Doc come terminale per l'immissione dei dati, i quali sono utilizzabili in tempo reale e visualizzabili sulla pagina web dedicata
Si è provveduto inoltre al restauro sistematico dei reperti paleontologici e al lavaggio e al vaglio del sedimento che ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci).
I lavori di scavo, documentazione e laboratorio (rilievo planimetrico e fotogrammetrico delle archeosuperfici, coordinamento dei reperti tramite l'uso della stazione totale, descrizione delle unità stratigrafiche, catalogazione e siglatura dei materiali rinvenuti, informatizzazione dei dati di scavo, lavaggio e vaglio del sedimento, restauro dei reperti rinvenuti, ecc.), sono stati accompagnati da laboratori aperti al pubblico e da escursioni didattiche sul territorio molisano. In particolare in tutti i giovedì del mese si sono svolti laboratori dal titolo “Vietato non toccare” per avvicinare il grande pubblico all’attività di ricerca.
Gli studiosi e i ricercatori, provenienti da numerose istituzioni scientifiche italiane e straniere, sono stati ospitati dall’Amministrazione Provinciale di Isernia nella struttura del Centro Europeo di Ricerche Preistoriche.
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AIAC_611 - Atella - 2017
Il comune di Atella si trova in provincia di Potenza (Basilicata), circa 10 km a sud della sommità del Vulture. Il giacimento paleolitico è localizzato a sud dell’attuale cittadina, alle spalle del moderno cimitero comunale, su un terrazzamento posto a circa 90 metri più in alto rispetto all’attuale alveo della Fiumara di Atella.
Nella continuità delle ricerche portate avanti da più di 20 anni dal Prof. Borzatti dell’Università di Firenze, il nuovo gruppo di lavoro italo-francese, si è dato l'obiettivo di ottenere nuovi risultati sui modi di vita, il paesaggio e l’ambiente degli uomini che popolavano il territorio attuale di Atella 600.000 anni fa.
Durante la missione 2017, lo scavo del deposito ha interessato l’insieme F in due aree diverse, nella parte alta e media del deposito che sembra di indicare storie tafonomiche complesse e varieghiate. La ricostituzione di queste dinamiche è uno degli obbiettivi delle analisi micromorfologiche in corso. Lo scavo di quest’anno ha permesso di mettere in luce 136 pezzi, tra cui 95 elementi litici (piccoli strumenti e schegge) e 41 resti faunistici che saranno studiati durante una missione invernale.
In continuità con il lavoro effettuato durante la campagna del 2016, si è portato avanti il lavoro di conservazione e di primo restauro dei resti faunistici presenti nel sito concentrandosi sulla difesa bassa di Elefante antico.
In sintesi, per quello che riguarda l’inquadramento cronostratigrafico, le diverse occupazioni umane sono avvenute durante 0.65 e 0.6 Ma, in diversi ambienti paleogeografici, e conservate in diversi contesti deposizionali. Il proseguimento dello scavo e delle analisi permetterà di affinare queste preliminari ipotesi sul contesto di deposizione, la paleogeografia, e le attività umane svolte sul sito del Cimitero di Atella.