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AIAC_3763 - Grotta di Castelcivita - 2017
La campagna di scavo 2017 ha avuto luogo nel periodo compreso tra il 10 e il 30 Luglio. Quest’anno, nel corso dello scavo dello strato Protoaurignaziano a micropunte a dorso marginale tipo Castelcivita(gic = giallo concrezionato), è emersa la presenza di un piano di abitato con ossa e selci. Questo ci ha indotti ad estendere l’indagine ai quadrati M 11-14, I 11 e I 14 nell’intento di mettere in luce quanta più paleosuperficie possibile al fine di non perdere informazioni preziose.
Nei quadrati L11, 12 e M11,12, 13e 14 sono stati scavati i tagli 1, 2 e 3 di questo strato, costituito da una sabbia che si presenta ovunque indurita più o meno tenacemente. Unica eccezione un’area ben delimitata in L-M 11 e 12: qui infatti il gic si distingue per avere una consistenza friabile, essendo completamente privo di concrezioni (gic morbido). Il gic morbido si localizza nella stessa area occupata dal focolare rinvenuto nel 2016 in L11-12.
Contestualmente è proseguito lo scavo nei quadrati G15 e H15. Qui si è proseguito con l’indagine nello strato rsa’ (= rosso sabbioso, riferibile al Protoaurignaziano a lamelle Dufour) con lo scopo di raggiungere il tetto dei livelli uluzziani, ossia dello strato che Gambassini aveva denominato rsa”.
Sono stati effettuati i tagli 2, 3, 4, 5.Il sedimento sabbioso, sempre ricco di elementi calcarei più o meno alterati, ha restituito una grande quantità di manufatti litici, incluse numerose lamelle, a fronte di una quasi totale assenza di altre categorie di reperti, in primis quelli faunistici. Alla base del tg 4 è stato portato alla luce un grande focolare situato fra G e H 15, in parte sconvolto da disturbi post-deposizionali. Questo focolare poggia su un livello di sabbie di colore arancio sterili le cui caratteristiche non trovano riscontro in nessuno degli strati descritti da Gambassini. A fine campagna è stato necessario rimuovere, lungo la sezione, una grossa zolla (corrispondente a parte dei settori O, P, Q) che minacciava di staccarsi. Qui sono stati effettuati i tagli 5, 6 e 7. Alla base del tg 6 è stato scoperto il lembo residuo di un focolare. In associazione a questa struttura è stato rinvenuto materiale cospicuo (compresi resti di fauna) con caratteri ben diversi dai reperti litici dello strato precedente. Riteniamo possa trattarsi del tetto dell’occupazione uluzziana.
Mentre l’rsa’ scavato nei quadrati G15 e H15 ha restituito, come si è detto, una grande quantità di litica (in particolare lamelle ritoccate e non), non altrettanto si può dire del soprastante strato gic che quest’anno è stato piuttosto avaro di reperti (al contrario del 2016).
Una novità è stato il campionamento di unità di sedimento dai diversi strati per effettuare analisi sul aDNA umano. Tali analisi sono ancora in via sperimentale e vengono effettuate al Max Planck Institute di Lipsia, con il quale il nostro Dipartimento collabora da tempo anche per altre tipologie di indagine.
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AIAC_4590 - Grotta Riparo Carlo Cosma (Uluzzo C) - 2017
La ripresa delle ricerche nel deposito archeologico di Uluzzo C risponde alla necessità di arricchire i dati disponibili per le fasi di passaggio dal Paleolitico medio al Paleolitico superiore in Italia, corrispondenti all’arrivo in Europa di Homo sapiens ed all’estinzione dei Neandertaliani, in un territorio che, per l’abbondanza di siti, la ricchezza dei depositi ed il sovrapporsi delle fasi crono- culturali, risulta fondamentale nella ricostruzione dei sistemi antropici di questa fase della preistoria. La necessità di aumentare i dati disponibili sulla preistoria del Salento è una diretta conseguenza degli studi degli ultimi anni, in cui nuove evidenze antropologiche (Benazzi et al. 2011) e cronologiche (Higham et al. 2009; Higham et al. 2014) mostrano come il Salento sia il luogo in Europa con la più antica evidenza di Homo sapiens. Purtroppo, a causa della insufficienza di nuovi dati ed alla inadeguatezza del record antropologico corrente (due denti decidui isolati proveniente da Grotta del Cavallo), è allo stato attuale molto difficile proporre un modello coerente ed esaustivo delle modalità di popolamento dell’Italia da parte di H. sapiens. Questo progetto nasce dall’idea di acquisire dati archeologici in un contesto di scavo moderno, in cui inserire con certezza eventuali nuovi fossili umani, un passo fondamentale per comprendere le dinamiche del popolamento umano in Europa, e nello specifico in Italia.
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AIAC_611 - Atella - 2017
Il comune di Atella si trova in provincia di Potenza (Basilicata), circa 10 km a sud della sommità del Vulture. Il giacimento paleolitico è localizzato a sud dell’attuale cittadina, alle spalle del moderno cimitero comunale, su un terrazzamento posto a circa 90 metri più in alto rispetto all’attuale alveo della Fiumara di Atella.
Nella continuità delle ricerche portate avanti da più di 20 anni dal Prof. Borzatti dell’Università di Firenze, il nuovo gruppo di lavoro italo-francese, si è dato l'obiettivo di ottenere nuovi risultati sui modi di vita, il paesaggio e l’ambiente degli uomini che popolavano il territorio attuale di Atella 600.000 anni fa.
Durante la missione 2017, lo scavo del deposito ha interessato l’insieme F in due aree diverse, nella parte alta e media del deposito che sembra di indicare storie tafonomiche complesse e varieghiate. La ricostituzione di queste dinamiche è uno degli obbiettivi delle analisi micromorfologiche in corso. Lo scavo di quest’anno ha permesso di mettere in luce 136 pezzi, tra cui 95 elementi litici (piccoli strumenti e schegge) e 41 resti faunistici che saranno studiati durante una missione invernale.
In continuità con il lavoro effettuato durante la campagna del 2016, si è portato avanti il lavoro di conservazione e di primo restauro dei resti faunistici presenti nel sito concentrandosi sulla difesa bassa di Elefante antico.
In sintesi, per quello che riguarda l’inquadramento cronostratigrafico, le diverse occupazioni umane sono avvenute durante 0.65 e 0.6 Ma, in diversi ambienti paleogeografici, e conservate in diversi contesti deposizionali. Il proseguimento dello scavo e delle analisi permetterà di affinare queste preliminari ipotesi sul contesto di deposizione, la paleogeografia, e le attività umane svolte sul sito del Cimitero di Atella.