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AIAC_2411 - Pietrabbondante - 2017La campagna 2017 ha previsto la prosecuzione di scavi in estensione presso l’Aerarium e i Sacelli del Santuario Orientale e presso la zona N.
Le indagini presso l’Aerarium hanno permesso di confermare l’esistenza di una fase di frequentazione di IV secolo a.C., precedente la costruzione del tempio (ultimi decenni III secolo a.C.).
Il settore centrale è caratterizzato dalla presenza di un interro costituito da materiali eterogenei e da armi sistemate in aree circoscritte. L’interro può essere considerato un’azione volontaria svoltasi al termine di un pasto rituale, come testimoniato dalla presenza di numerosi ossi animali. A seguito di tali pratiche sarebbe avvenuto il seppellimento dei materiali, verosimilmente recuperati da edifici distrutti al passaggio delle truppe annibaliche. Il riempimento oblitera un piano di cantiere relativo alla costruzione dell’Aerarium di cui è stato possibile individuare livelli di argilla frammista a calce.
Nel settore meridionale è stato possibile riconoscere la presenza di una struttura che si estende oltre i limiti di scavo, obliterata a seguito della costruzione del tempio. Nelle stratigrafie di interro si riconoscono tracce di un rituale di chiusura: su un piano di scaglie in pietrame furono sistemati ex voto e resti di un pasto, comprovato dalla presenza di coltelli, spiedi e ossi animali. Il ritrovamento più importante si riferisce ai resti di 5 supporti in bronzo conformati a zampa equina che sorreggevano un piano circolare in bronzo, di cui sono stati recuperati 11 frammenti. Le zampe e i frammenti del ripiano risultano rotti in antico e sistemati in terra insieme agli ossi e agli altri oggetti. All’interno dell’Aerarium sono stati eseguiti due sondaggi in corrispondenza dei muri d’anta interni. In entrambi i casi sono stati messi in luce tratti di murature pertinenti ad una struttura a pianta quadrangolare (5 x 5 m). All’interno del saggio A è stata intercettata una fossa dalla quale provengono resti della pavimentazione e degli intonaci pertinenti al sacello più antico e 54 monete in bronzo e argento, che datano il riempimento alla fine del III secolo a.C. Due oboli in argento rinvenuti in corrispondenza delle murature del sacello, confermano la frequentazione dell’area a partire dal IV secolo a.C.
L’indagine archeologica estensiva ha riguardato l’area pertinente il Sacello rinvenuto nel 2016 dove è stata messa in luce una struttura molto estesa e con diverse fasi di frequentazione che si protrassero fino al V secolo d.C. L’edificio si compone di tre ambienti contigui e delle medesime dimensioni, circondati esternamente da un muro che delimita un camminamento sui lati N, E e O. È stato possibile appurare come una parte consistente della struttura fosse realizzata in tufo grigio di provenienza campana nella prima fase di frequentazione. È stata ultimata l’indagine nei sacelli B e C. In quest’ultimo è stato possibile individuare numerose analogie con il vano C della cd. Piccola Stoà sia cronologiche sia nella resa del pavimento di ultima fase che presenta un ampio risparmio di forma rettangolare situato nella porzione centrale dell’ambiente, probabilmente occupato da un basamento di statua.
Nella zona N si è continuato ad indagare l’ambiente posto nell’angolo NE ampliando il saggio verso SE. È emerso il piano di calpestio realizzato con tessellato laterizio.
Didascalie
1. Planimetria generale
2. Supporti e ripiano in bronzo rinvenuti nelle strutture ad est dell’Aerarium
3. Spallaccio in bronzo rinvenuto presso le strutture ad est dell’Aerarium
4. Veduta aerea dei Sacelli del Santuario Orientale in corso di scavo
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AIAC_543 - La Pineta - 2017
Le attività di esplorazione del sito preistorico di Isernia La Pineta, dal 2 al 29 luglio 2017, sono state condotte dall'Università degli Studi di Ferrara, sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Prot. N. DG-ABAP 2846 Class. 34.31.07/25.1 Rinnovo per gli anni 2016-2018), in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise.
L’attività di scavo ha proseguito il lavoro dell’anno precedente per mettere in evidenza una parte della superficie archeologica denominata 3c, posta quasi a diretto contatto col travertino sottostante. L’indagine si è concentrata nei qq. 153-154-155-158-159-164-165-174-175 del quadrante 1 del I settore di scavo e ha visto l’asportazione dei depositi fluvio-lacustri costituiti da sabbie e ghiaie fini (dall’alto in basso i livelli interessati sono 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b).
I livelli oggetto di scavo hanno restituito reperti litici, perlopiù schegge in selce di piccole dimensioni, e paleontologici, frammenti indeterminabili di dimensioni varie ma anche significativi resti di grandi erbivori.
Il rilievo planimetrico e dei reperti è stato facilitato dall’utilizzo di un sistema informatizzato: il ricercatore utilizza un tablet o uno smartphone incorporante l'applicazione di Google Doc come terminale per l'immissione dei dati, i quali sono utilizzabili in tempo reale e visualizzabili sulla pagina web dedicata
Si è provveduto inoltre al restauro sistematico dei reperti paleontologici e al lavaggio e al vaglio del sedimento che ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci).
I lavori di scavo, documentazione e laboratorio (rilievo planimetrico e fotogrammetrico delle archeosuperfici, coordinamento dei reperti tramite l'uso della stazione totale, descrizione delle unità stratigrafiche, catalogazione e siglatura dei materiali rinvenuti, informatizzazione dei dati di scavo, lavaggio e vaglio del sedimento, restauro dei reperti rinvenuti, ecc.), sono stati accompagnati da laboratori aperti al pubblico e da escursioni didattiche sul territorio molisano. In particolare in tutti i giovedì del mese si sono svolti laboratori dal titolo “Vietato non toccare” per avvicinare il grande pubblico all’attività di ricerca.
Gli studiosi e i ricercatori, provenienti da numerose istituzioni scientifiche italiane e straniere, sono stati ospitati dall’Amministrazione Provinciale di Isernia nella struttura del Centro Europeo di Ricerche Preistoriche.
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AIAC_543 - La Pineta - 2018
Il 2018 registra l’anniversario del quarantennale della scoperta del sito preistorico di Isernia La Pineta. Durante la campagna di scavo stratigrafico, che si è svolta dal 2 al 28 luglio, è stata organizzata una giornata studio con la partecipazione di alcuni dei ricercatori che hanno effettuato le primi indagini (Proff. Mauro Coltorti, Laura Cattani, Carlo Peretto, Benedetto Sala). La manifestazione è stata correlata dall’annullo filatelico celebrativo.
Le attività di esplorazione all’interno del padiglione degli scavi hanno interessato i qq. 154, 155, 164, 165 del settore I-1, facenti parte di un’area più ampia di 18 mq. per mettere in luce l’unità stratigrafica denominata 3c, caratterizzata da una discreta concentrazione di reperti faunistici e litici. Si tratta dell’archeosuperficie più profonda impostata sulle cosiddette “Sabbie rosse” grossolane dello spessore di qualche centimetro, contenenti materiale vulcanico che poggiano sulla superficie erosa del travertino. Lo scavo dei 4 quadrati è stato caratterizzato dall’asportazione di sedimenti sabbiosi e colluviali ricchi di materiale archeologico composto da significativi resti paleontologici che vanno ad arricchire e completare le conoscenze sulla fauna pleistocenica di quest’area. A questi si associa un numero rilevante di frammenti ossei indeterminabili oltre a reperti litici in calcare e in selce. Tra i reperti in selce si annoverano in particolare schegge di piccole dimensioni e alcuni nuclei.
Il materiale raccolto è stato cartografato in ambito GIS, restaurato e catalogato con l’utilizzo di schede opportunamente predisposte per la registrazione delle caratteristiche tassonomiche e conservative.
Lo scavo ha visto la partecipazione di studenti afferenti a diverse università nazionali e internazionali. Le attività di esplorazione sono state accompagnate da lezioni e attività laboratoriali allo scopo di completare nel modo migliore la formazione specialistica dei partecipanti.
Alle attività di indagine stratigrafica hanno fatto seguito anche escursioni sul territorio allo scopo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale molisano.
L’attività di scavo è stata condotta dal Prof. Carlo Peretto, dell’Università degli Studi di Ferrara, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise.