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Stefano Bertola -
Università di Ferrara

Season Team

  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2017
    Durante la campagna di scavo 2017 si è ampliata ulteriormente la superficie esplorata tra il 2013 e il 2016 interessando un’area di 5,25 m2. Gli ampliamenti sono stati effettuati lungo i lati N-E e S-E (corrispondenti alle zone in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti). Dopo la rimozione della cotica erbosa (per riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione in situ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Sotto US 12 era presente US 18, un suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale, a matrice limo-argillosa di colore rossastro con chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo al tetto. Nella porzione più meridionale dell’area esplorata sono state rilevate alcune discontinuità stratigrafiche legate sia a fattori naturali che antropici. Al tetto di US 18 è stata individuata una lente carboniosa interpretabile come un focolare non strutturato (US 28). Una volta asportata US 18, inoltre, è stata identificata la prosecuzione di US 27 (identificata nel 2016), ossia un livello argilloso di colore grigio scuro-nerastro interpretato come il riempimento di una cavità originata da una ceppaia. US 27 si approfondiva al di sotto di un livello con caratteristiche tessiturali e colorimetriche simili a quelle del livello glacio-lacustre sterile (US 8) che costituisce la base della sequenza archeologica. Quest’ultimo è stato ridenominato US 8B e interpretato come il sollevamento di una porzione di US 8 per effetto dell’azione delle radici. Inoltre, al tetto di US 8B, è stata individuata un’altra struttura di combustione denominata US 31. Accanto a questa ceppaia ne è stata identificata una seconda, di dimensioni più ridotte, denominata US 29. In questa stessa zona dello scavo, nelle porzioni non interessate dalla presenza delle ceppaie, dopo la rimozione di US 18 è apparso un livello marcatamente bruno-aranciato con numerose concrezioni calcitiche, denominato US 30. Tale livello sembra costituire un’alterazione della porzione basale di US 18 per arricchimento di ossidi di ferro e potrebbe essere legato alla presenza di una grossa struttura di combustione nelle zone adiacenti. Una simile situazione era, infatti, stata rilevata anche in corrispondenza del focolare datato (su base radiometrica, ma privo di materiali diagnostici) all’Età del Rame, individuato nel 2014. L’intervento si è chiuso con la messa in luce della già citata US 8 il cui tetto appariva ondulato per effetto delle bioturbazioni. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle. Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1700 manufatti litici (772 dei quali localizzati con la stazione totale), il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
  • AIAC_3581 - Bosco dei Fontanassi - 2017
    Obiettivo delle indagini è stato quello di ampliare la superficie aperta durante le precedenti campagne (2015 e 2016) sul lato Ovest della “grande quercia”, al centro del Bosco dei Fontanassi, per individuare in estensione il paleosuolo con le tracce della frequentazione preistorica del sito. L’area è stata indagata tramite l’apertura di uno scavo estensivo, suddividendo la superficie in base a una quadrettatura di 50 cm di lato. Si è posizionato spazialmente ogni singolo reperto visibile ad occhio nudo in fase di scavo mentre tutto il sedimento raccolto per quadrati è stato setacciato a secco per recuperare i reperti più piccoli. La sequenza messa in luce conferma quelle evidenziate nel corso degli scavi estensivi del 2015 e del 2016, componendosi di tre Unità Stratigrafiche: US 5, orizzonte organico, ricco di macroresti vegetali, corrispondente allo strato superficiale (lettiera); US 6, orizzonte franco-limoso arricchito in sostanza organica, con scheletro di ciottoletti e concrezioni calcaree (livello di alterazione di US 8 o sottile deposito alluvionale successivo a US 8) e US 8, livello limo-argilloso, inglobante una frazione più grossolana della sabbia fine, caratterizzato da colorazione grigio-giallastra e da calcinelli, databile all’Ultimo Massimo Glaciale. Durante la campagna del 2017 si è completato lo scavo di US 8 nei QQ. rimasti in sospeso nel 2016 (QQ. F-G/12-14) e sono stati aperti ex-novo 5,25 m2 di superficie (QQ. D-E13-21) nell’area adiacente a quelli del 2016, dove è stata asportata tutta la sequenza sopra descritta per uno spessore totale di circa 35 cm. Su tutta l’area, la presenza di manufatti litici è stata registrata sin dall’US 5/tetto di US 6, con una concentrazione tra la base di US 6 e il tetto di US 8. Inoltre, per verificare la natura della discontinuità stratigrafica individuata durante la campagna del 2016 lungo il margine Sud della zona indagata, sono stati esplorati i QQ. F9-11. Si è potuto confermare che si tratta di un fosso moderno, con andamento parallelo alla stradina di accesso all’area. L’interfaccia negativa denominata US 13 presentava sezione semicircolare a profondità massima di ca. 80 cm e s’impostava al tetto di US 6. Il riempimento era composto, alla base, da US 15 (deposito argillo-limoso brunastro) riferibile alla fase di attività del fosso e, al tetto, da US 14 (matrice limo-sabbiosa e colore giallastro, difficilmente distinguibile da US 6) corrispondente al deposito di tombamento del fosso. Le operazioni effettuate nel 2017 hanno permesso di recuperare oltre 1600 reperti, di cui la metà posizionati con la stazione totale. Si tratta quasi esclusivamente di manufatti litici in selce e raramente di frustoli carboniosi, ciottoli (potenziali percussori), frammenti di ceramica recente e laterizi (UUSS 5 e 6), monete moderne (US 14) e cartucce da fucile in plastica (US 15). Tra i reperti più diagnostici della principale frequentazione del sito, riferibile al Mesolitico recente (facies castelnoviana), si segnalano trapezi, grattatoi frontali lunghi, un nucleo a lamelle e numerose lamelle scheggiate con la tecnica a pressione. Altri elementi litici potrebbero, invece, riferirsi a una fase di frequentazione precedente, durante il Mesolitico antico (facies sauveterriana).