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AIAC_137 - Teano - 2002
A _Teanum Sidicinum_ sono ripresi gli scavi al teatro. Una campagna di indagini geo-diagnostiche pilota per elettro-resistività ha riguardato la terrazza retrostante la cavea, dove è stata accertata la presenza di strutture pluristratificate, spesso con orientamenti tra loro divergenti, da verificare in funzione dell’identificazione di una _porticus pone scaenam_.
Nell’area della _summa cavea_, ove W. Johannowsky aveva supposto l’esistenza di un santuario _in summa gradinatione_, si è invece riscontrata una situazione di notevole interesse con un complesso architettonico molto articolato.
Di grande rilievo è lo studio dell’ingente mole di elementi architettonici recuperati nella scena del teatro in occasione delle passate campagne archeologiche, in vista di un’eventuale anastilosi del prospetto scenico intrapresa dall’architetto Heinz Beste, nell’ambito di una convenzione stipulata con il Deutsch Archaeologische Institut di Roma.
Oltre a restaurare la piccola casa colonica moderna sorta sulle gradinate, sono stati asportati i livelli medievali formatisi sulla cavea, risultati ricchi di ceramica invetriata, maiolica arcaica e ceramica a bande, databili tra l’XI ed il XII secolo d.C. A tale periodo risalgono anche l’impianto di una piccola fornace per la produzione di laterizi e la sistemazione a terrazza coltivabile dell’area della media cavea mediante la creazione di un muretto di contenimento e l'asportazione delle macerie dell'edificio antico.
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AIAC_137 - Teano - 2003
Il completamento dello scavo della cavea del teatro ha confermato l’esistenza di una fase di frequentazione medioevale. I muri radiali appaiono rasati intenzionalmente ad una quota unitaria, i livelli di interro restituiscono un’ingente quantità di ceramica a bande e frammenti di invetriata e protomaiolica, il piano di frequentazione era inoltre sistemato mediante un muro di contenimento posto lungo il ciglio della cavea realizzato con frammenti di muratura di epoca romana. Sono state individuate e scavate anche due piccole fornaci di età medioevale per tegole e coppi.
Immediatamente al di sotto dei livelli di frequentazione di età medioevale sono venuti in luce i livelli di crollo della struttura sia tra i setti radiali, sia nella zona sud-est dell’ambulacro superiore. In quest’area, dove il teatro non si poggiava più alla collina retrostante, ma presentava un prospetto esterno ad arcate, lo scavo ha evidenziato il crollo delle volte e del piano pavimentale dell’ambulacro superiore.
La cavea, liberata fino alla quota della precinzione tra _media_ e _summa cavea_, si presenta meglio conservata nella parte inferiore dove, pur essendo stati completamente asportati i rivestimenti, è ancora possibile leggere, oltre all’andamento delle scalette che dividevano i cunei, anche la sequenza delle gradinate. Si conserva inoltre il piano pavimentale in blocchi di calcare di uno dei _vomitoria_ che si aprivano sulla cavea. Lo scavo ha infine portato alla luce la parte anteriore della volta della _parodos_ sud e dei muri che la fiancheggiavano. In particolare in una lacuna della muratura in _opus testaceum_ del muro più interno si è evidenziata parte dell’analemma di età repubblicana con paramento in grossi blocchi di tufo grigio su cui sono leggibili numerosi segni di scasso forse riconducibili all’opera di spoliazione della struttura di età medioevale.
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AIAC_137 - Teano - 2004
A fine luglio si è concluso lo scavo del teatro, con l’asportazione totale dei livelli di interro medioevali, sino quasi al piano dell’orchestra.
Gli abbondanti materiali ceramici recuperati oscillano grosso modo tra XI e XIII sec. d.C. e la significativa presenza di grumi di argilla concotta (relativi alla prevalente produzione di laterizi, e, in quantità inferiore di ceramica da mensa), probabile residuo di lavorazione, indirizzerebbe nell’identificare nell’attività delle fornaci, viste lo scorso anno, la causa degli interri stessi. Lo scavo, ha consentito di apprezzare il buono stato di conservazione della struttura sul versante occidentale, soprattutto a partire dalle _kerkydes_ tra _media_ e _ima cavea_, dove restano ancora _in situ_ cospicue tracce del rivestimento delle sedute e delle _praecinctiones_ in marmo.
Sono stati individuati frammenti che hanno contribuito a chiarire la ricostruzione dell’assetto decorativo della scaenae frons, e dello spazio antistante la versura, come il capitello di parasta decorato da vittorie e trofei.
Tra VIII e IX secolo, si impiantò sull’orchestra un cantiere che condusse un’attività di spoglio, a dimostrazione di come il teatro fosse divenuto una sorta di enorme cava a cielo aperto per la rilavorazione dei marmi colorati e la riduzione in calce di quelli bianchi; le colonne, gli architravi, i capitelli erano stati ammassati per gruppi omogenei e per dimensioni. Tra i materiali accatastati, si fanno notare sia frammenti di sculture, sia elementi architettonici, sia infine frammenti di iscrizioni, tra cui una dedica monumentale, parzialmente abrasa per _damnatio memoriae_, che sembra appartenere ad un monumento celebrativo del potente Prefetto del Pretorio di Settimio Severo, Gaio Fulvio Plauziano.
Due saggi, infine, realizzati nell’area della _porticus pone scaenam_ hanno permesso di appurarne l’esistenza, e soprattutto di localizzare il piano di calpestio a circa tre metri più in basso del piano dell’orchestra di età imperiale.
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AIAC_137 - Teano - 2008
_Teanum Sidicinum_ (modern Teano) is situated on a rock outcrop on the slopes of the extinct volcano of Roccamonfina, about 30km to the north west of Caserta in Campania, Italy. Geophysical survey in the form of magnetometer survey was undertaken at the Roman town by teams from The British School at Rome and The University of Southampton over a period of 5 consecutive seasons, starting in 2002. The project was commissioned by Soprintedenza Archaeologica di Caserta e Benevento, in particular Dott. Francesco Sirano and funded by the McDonald Institute for Archaeological Research, the University of Cambridge Faculty of Classics, the Society for the Promotion of Roman Studies and Southampton University. Three main areas were surveyed.
At the sanctuary site of Loreto, a small temple was discovered in the first season with further work in the next seasons locating a street grid system with buildings as well as a potential temple or sanctuary compound with processional way. A striking oval feature, the remains of an amphitheatre was located (Have taken this out because we are not sure what they are and we do not want too much interest in them before we are sure. Sounds a little odd but we are trying to protect them in case they are and stops tomb raiders). The survey undertaken around the extant remains of the theatre revealed insights to the town plan immediately surrounding it, with various buildings and building complexes being identified. At La Trinitá, a complex townscape with a dual grid system was established by the divergent alignments of roads, with structures aligned along both orientations along the road network.
See also http://www.fastionline.org/micro_view.php?)item_key=fst_cd&fst_cd=AIAC_1868.
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AIAC_1707 - Conca d’Oro, Via Vergini - 2003
Nella parte nord-orientale del territorio alifano, ai margini della zona di Conca d’Oro, in località Fabbrica in via Vergini, sono stati rinvenuti i resti di un recinto funerario all’interno del quale erano tre sepolture a fossa terragna ed una quarta a cassa di tegole.
Il corredo di quest’ultima databile alla fine del III a.C. comprendeva tra l’altro un’anfora a fondo piatto con il bollo CN. LVCI sull’ansa. Nell’angolo sud-est dell’area, inoltre sono stati rinvenuti i resti del _bustum_ pertinente alle sepolture; tra il I secolo a.C. e il II-III secolo d.C. l’area è stata riutilizzata, come dimostra il ritrovamento di una cospicua quantità di pesi da telaio, come zona produttiva.
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AIAC_1707 - Conca d’Oro, Via Vergini - 2004
Continua lo scavo della necropoli occupata dal III-II secolo a.C. al I secolo d.C.
Nella zona a monte dell’attuale via Vergini in una tomba si trovava un tegame tripode con tracce di bruciato intenzionalmente distrutto, che richiama la celebrazione sul posto di un _silicernium_, così come il ritrovamento di numerosi balsamari richiama la tradizione tardo ellenistica di cospargere il defunto e la pira con essenze profumate.
Nell’ambito della semplicità dei corredi, che riflette gli accorgimenti anti suntuari tipici per l’epoca medio e tardo repubblicana di tutta l’area medio-italica, colpisce la presenza nella tomba 1 della zona B di uno spiedo in ferro in associazione, oltre che a ceramica a vernice nera, con un’anfora da dispensa, di una forma sinora ignota in Campania recante bolli che rientrano tra i più antichi bolli anforici sinora conosciuti (inizi del II secolo a.C.). Un tondello bronzeo con foro passante dal corredo di una deposizione potrebbe essere interpretato quale peso, ovvero essere stato conservato per il valore intrinseco del metallo. Alcune delle deposizioni erano femminili, come testimoniato dalla presenza di un frammento di ago crinale e, forse, dall’anello d’argento rinvenuto nell’urna di una delle deposizioni.
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AIAC_1707 - Conca d’Oro, Via Vergini - 2005
Sempre in località Conca d’Oro, via Vergini, si segnalano le possenti fondazioni rasate di un edificio rurale databile ancora ad età repubblicana, come dimostrato sia dai materiali sia dall’orientamento concorde con altre strutture scoperte nell’area e con la centuriazione dell’ager Allifanus.
In proprietà Bisceglie sono stati, inoltre, individuati i resti sconvolti di alcune tombe a fossa con copertura in tegole databili al V-IV sec. a.C.; tra queste era un deposito parzialmente conservato relativo a resti di cerimonia funebre con ceramiche e ossa animali.
In proprietà De Vizio, invece, sono stati posti in luce resti di strutture e stratigrafie attribuibili ad una piccola villa rustica impiantatasi entro il terzo venticinquennio del I sec. a.C. e orientata secondo gli assi della centuriazione del territorio, che come noto è datata al 42 a.C.
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AIAC_1707 - Conca d’Oro, Via Vergini - 2006
Nella località Fabbrica (lungo via Vergini, nella proprietà Di Muccio) sono state messe in luce strutture attribuibili ad una villa rustica di epoca romana disposta su un terrazzamento, con ogni probabilità da porre in relazione con altri resti murari individuati in passato a poca distanza e datati tra la fine del II e il I sec. a.C., che evidenziano l’esistenza di un vasto insediamento rustico - residenziale dislocato nella fascia pedemontana e utilizzato per lo sfruttamento agricolo del territorio.
Lungo il pendio sottostante è stata identificata anche una fossa, forse relativa ad una piccola cava di argilla, colmata con materiale di scarico e databile tra la fine del VII e la metà del IV sec. a.C. Le caratteristiche delle forme vascolari riconoscibili, l’abbondanza della ceramica acroma e da fuoco recuperata, la disomogeneità dei frammenti e in particolare la presenza di un distanziatore per fornace ceramica lasciano supporre che si tratti dello scarico di un abitato, forse collegato con la coeva necropoli ubicata nelle località Cimitero - Croce Santa Maria.
Ulteriori ritrovamenti si sono verificati nell’ambito dei lavori per il rifacimento delle condotte idriche del territorio alifano, gestiti dal Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano. In località Conca d’Oro è stato identificato un nuovo settore di una già nota necropoli, scavata dalla famiglia Egg negli anni 1880 - 1884, dove sono state ora recuperate quattordici sepolture, databili tra il VI e il IV sec. a.C., divise in due distinti nuclei. Sette tombe risultavano già scavate, forse alla fine dell’Ottocento, e completamente prive sia dello scheletro che del corredo. Le altre sette erano integre e a fossa terragna, tranne una, a cassa di tegole. I corredi sono molto semplici, limitati a due o tre vasi di bucchero per le sepolture più antiche, a vernice nera per le più recenti, e a pochi oggetti di ornamento, solitamente due o tre fibule, in ferro e/o bronzo.
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AIAC_1708 - Via Don Carlo Monaco - 2005
Durante i lavori per la costruzione di una casa canonica alle spalle della chiesa di S. Antonio, al limite nord del centro di Ailano, sono state intercettate alcune evidenze archeologiche. Oltre ad una sepoltura ad incinerazione degli inizi del III sec. a.C. e a fosse di scarico con materiali di età arcaica e classica, lo scavo nella zona nord-orientale del cantiere ha posto in luce il crollo di un edificio distrutto da un incendio, di forma rettangolare allungata, con all’interno quattro basamenti in pietra calcarea, probabilmente sostegni di una copertura lignea con manto di tegole e terrecotte architettoniche; molti frammenti di esse sono stati rinvenuti sia nel crollo sia in giacitura secondaria. Si segnalano in particolare alcuni frammenti a rilievo di lastre fittili di rivestimento, esemplari integri di metope con patera mesonfala e, al di sotto del crollo, alcuni frammenti ceramici, frammenti di terrecotte e numerose borchie di bronzo, probabilmente appartenenti al rivestimento di una porta lignea.
L’edificio aveva all’esterno un pavimento in opera spicata, di cui è stato rinvenuto un lacerto; il pavimento doveva terminare in corrispondenza di un muro di terrazzamento in opera poligonale che conteneva il terrapieno. Sull’identificazione del complesso si possono solo avanzare delle ipotesi: potrebbe trattarsi di un porticato con marciapiede sul lato ovest, oppure di un edificio residenziale, forse su due piani, di cui quello inferiore destinato a deposito o ricovero per animali. La cronologia è probabilmente da fissarsi, in base ai materiali raccolti, alla seconda metà del II sec. a.C.
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AIAC_1720 - Via Vernelle e via Mallardera - 2003
Per quanto riguarda la rete viaria del territorio dell’Allifae romana, interessanti risultati provengono dai saggi lungo la via Vernelle e in via Mallardera, con le messa in luce di alcuni percorsi viari, glareati i primi due, in terreno battuto il terzo, con canalette su un lato, databili genericamente sulla base del materiale costituente gli strati di preparazione ad età romana.
Un ulteriore asse glareato orientato nord/sud è connesso ad un ponte su arcuazioni del quale sono stati posti in luce il pilone meridionale, due pile e il crollo dei relativi archi a robusti pilastri cementizi contenuti da muri in blocchi di calcare, riconducibile ad età imperiale per la tecnica costruttiva e per la distanza tra le pile esprimibile in piedi romani.
Sono state inoltre esplorate numerose aree di sepoltura, spesso connesse agli itinerari viari appena descritti, con tombe alla cappuccina con il duplice rito dell’inumazione e dell’incinerazione.
Nel saggio 2 in via Mallardera sono state esplorate quattordici tombe databili tra il 30 d.C. e il successivo II secolo; dal punto di vista del rituale, degno di nota l’obolo di Caronte (tomba femminile) e la costante associazione (in tre tombe) di una moneta contenuta in un’olletta acroma. Il saggio 12 ha invece rivelato uno strato alluvionale con una notevole quantità di materiale ad impasto databile tra fine del Neolitico e gli inizi dell’Eneolitico, ancora non collegabile ad alcuna struttura insediativa.
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AIAC_1720 - Via Vernelle e via Mallardera - 2004
Presso la via Mallardera si sono rinvenute tracce di frequentazione risalenti al Bronzo Antico (XVIII secolo a.C.), presso i saggi 2, 3, 4, 5, 6, 22.
Per l’età del Ferro e arcaica non si registrano molti ritrovamenti, se non di materiali residuali, ad eccezione del sito 4 (saggio 11 di via Vernelle) dove sono stati individuati i resti di una sepoltura a fossa delimitata all’esterno da un circolo di pietre che conteneva una sorta di basso tumulo, già violata in antico, con qualche probabilità databile ad età arcaica sulla base della tipologia. Colpisce, a tale proposito, la mancanza di attestazioni di età classica (V e IV secolo a.C.): solo alla fine del IV secolo si data una sepoltura di via Mallardera (tomba 23, saggio 20) che si pone all’inizio di una serie di rinvenimenti di necropoli e abitato risalenti al III-II secolo a.C.
All’età imperiale risale un sepolcreto (corrispondente al saggio 35), con otto sepolture in fossa foderata con laterizi, quattro delle quali occupate da infanti, i cui semplici corredi si distinguono per i rinvenimenti numismatici, di particolare pregio quelli di età neroniana, e per la presenza di scrigni lignei con rifiniture metalliche (tomba 8).
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AIAC_1729 - Carinola - 2002
A Carinola, nel sito di _Forum Popilii_, il principale centro dell’ _ager Falernus_, purtroppo continuamente tormentato dagli scavi clandestini, si è svolta una breve campagna di ricognizioni topografiche all’interno della cinta muraria e nell’immediato suburbio, che ha consentito di recuperare interessante materiale epigrafico, come un’iscrizione relativa ad un medicus; si è inoltre riusciti a precisare l’andamento del circuito difensivo in opera incerta, datato da W. Johannowsky tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C. e ad individuare aree di distribuzione selettiva di materiale ceramico, nonché lacerti di strutture emergenti dal piano di campagna.
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AIAC_1730 - Ventaroli - 2002
In spring 2002 investigations were undertaken at Carinola on the site of Forum Claudii, along the road leading from Ventaroli to the church of S. Maria in Foro Claudio.
In correspondence with several vaulted structures visible above ground level, interpreted by W. Johannowsky as rooms belonging to a bath complex, a stratigraphic sequence was identified with numerous sub-phases substantially ascribable to two phases.
The earliest phase, characterised by a stretch of drain also servicing the bath complex, dates to round about the late mid-Imperial period. The later phase, generically datable to the early medieval period, but certainly post 5th-6th century A.D., saw the robbing and abandonment of the Imperial settlement, with the construction of the present road over the razed Roman walls.
The layers covering the drain and surrounding area and also the fill produced numerous bronze coins which, following conservation, should provide useful dating information for the various occupation phases of the site.
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AIAC_1731 - Piazza Vescovado - 2003
Indagini archeologiche nel centro di Carinola in Piazza Vescovado hanno portato alla rimessa in luce di cinque ambienti pertinenti con ogni probabilità alla zona di servizio connessa con la più antica basilica medioevale, parzialmente distrutta all’atto del rifacimento della chiesa nel 1558.
I materiali rinvenuti (frammenti di ceramica delle classi spiral ware, ceramica a bande, numerose coppe e scodelle in protomaiolica a decorazione fitomorfa in verde ramina e bruno manganese, brocche sempre in protomaiolica con decorazione in giallo ferrina e verde ramina, salsiere a decorazione fitomorfa e zoomorfa, numerosissimi frammenti di bottiglie e vasi potori in vetro finemente lavorati) permettono una datazione delle strutture che va dal XII al XV secolo. Ad una fase successiva si riferisce una deposizione in fossa terragna priva di corredo, con lo scheletro dell’inumato di sesso femminile perfettamente conservato.
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AIAC_1732 - Casanova - 2005
In località Casanova, sono stati effettuati saggi archeologici nel corso dei lavori di restauro della cappella seicentesca del santuario di Maria Santissima Grande ed Eccelsa, detto della Gran Gelsa, sito noto per la presenza di un imponente criptoportico in opera incerta, di splendidi muri in opera poligonale e di altri resti attribuiti ad una villa rustica.
Immediatamente al di sotto del pavimento della chiesa sono emersi i resti di una precedente struttura medioevale e i muri di spalla del criptoportico. Pur mancando materiali datanti, le scoperte configurano ancora una volta il sito come uno dei più interessanti e complessi dell’area carinolese, compresa in antico nell’ _ager Falernus_.
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AIAC_1747 - Monte San Nicola - 2005In June 2005 excavations continued on the theatre-temple complex on Monte San Nicola in the municipality of Pietravairano.
A study of the building techniques ( _opus incertum_ with quoining of small limestone blocks) and of the small amount of residual pottery, dated the monument to within the first quarter of the 1st century B.C. The excavation of specifically placed trenches undertaken by the University of Lecce defined the stratigraphic sequence and architectural organization of the complex, with particular reference to the link between the cavea and the temple terrace.
A trench placed in correspondence with the eastern sector of the cavea confirmed the absence of structures outside the _analemma_ wall, highlighting the presence of the radial stairways linking the media and _summa cavea_, as well as the diazoma between these two sectors. The research was completed by surface surveys carried out along the crest of the mount. In an area east of the emerging structures a survey identified a tile collapse and a curved wall made of parallelepiped blocks belonging to a small building, probably with an apse, that may be identified with the chapel of the already known medieval settlement.
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AIAC_1747 - Monte San Nicola - 2006Work continued between 10th April and 31st May 2006 on the excavation and restoration of the site at Pietravairano. A large sector of the cavea was brought to light, partly cut into the limestone bedrock and completed with a staircase built in _°opus caementicium_, leading up to the level of a small orchestra.
The clearing of the terrain in the areas to the east and north of the temple terracing revealed numerous fragments of palmetted cyma and drips in the form of lion heads, coherent with a roofing system datable to the second half of the 2nd century B.C.
Another trench was dug to investigate the relationship between the cavea and the theatre’s western _analemma_ wall. Lastly, surface survey and mapping continued across the entire area.
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AIAC_1747 - Monte San Nicola - 2008La campagna di scavo condotta dal maggio del 2007 al febbraio del 2008 ha permesso di mettere completamente in evidenza i resti dell’edificio templare, del terrazzamento su cui esso è collocato e di parte della cavea del teatro sottostante.
Le indagini hanno chiarito inequivocabilmente che l’impianto è frutto di un progetto unitario, concepito come tale fin dalle prime fasi di costruzione. Sono stati inoltre acquisiti importanti dati sulla decorazione architettonica dell’edificio sacro, sull’abbandono dell’impianto santuariale, sulle successive fasi di rioccupazione dell’area e sono state recuperate le prime testimonianze epigrafiche provenienti dal santuario.
Lo scavo della terrazza superiore e del tempio ha consentito di chiarire con certezza le caratteristiche planimetriche e tipologiche dell’edificio.
Lungo ca. 11,54 m, largo ca. 13,62 m, esso si presenta come un tempio “tuscanico” a triplice cella, con facciata tetrastila (con colonne in laterizio), realizzato con una certa adesione ai dettami del canone vitruviano.
Nell’area indagata sono state messe in luce tredici sepolture, la maggior parte delle quali dislocate a ridosso o in prossimità del muro meridionale del tempio.
Prive di corredo funerario o con corredi estremamente ridotti, le tombe documentano, ad ogni modo, le fasi di abbandono e di defunzionalizzazione del complesso teatro-tempio, nonché quelle di successiva rioccupazione del sito.
Tra di esse si segnala la tomba 7, una sepoltura del tipo a “cappuccina”, che ha restituito un asse in bronzo, menzionante il quarto consolato e la quindicesima _tribunicia potestas_ di Antonino Pio (151-152 d.C.): l’impianto santuariale parrebbe, dunque, avere perduto la sua originaria funzione forse già attorno alla metà del II sec. d.C.
La frequentazione del sito perdurò, comunque, in età medievale. Lo testimoniano i materiali provenienti da altre sepolture, come l’orecchino in bronzo del tipo “a cestello”, con pendente vitreo, proveniente dalla tomba 8, e, soprattutto, la fibula bronzea ad anello aperto, con estremità desinenti a volute, rinvenuta nella tomba 13, che richiamano tipi diffusi in contesti altomedievali della Campania e dell’Italia meridionale. E lo dimostrano anche i più tardi frammenti ceramici recuperati in prossimità della cella centrale del tempio e i resti di una cappella costruita su ciò che restava dell’antica _skenè_, dedicata, come vuole la tradizione locale, a San Nicola.
Per quanto riguarda il teatro, gli scavi hanno messo in evidenza i gradini della parte superiore e di quella mediana della cavea, caratterizzata dalla forma ad emiciclo (con un raggio di ca. 21,5 m), ricavata nel pendio naturale, di cui sfrutta l’inclinazione, e delimitata da muri di contenimento ( _analèmmata_ ) in opera incerta di calcare locale.
Un ampio passaggio ( _diàzoma_ ) separa la parte superiore della cavea da quella mediana, mentre tre scalette dividono le gradinate attualmente visibili in quattro cunei.
Relativamente buono è lo stato di conservazione delle gradinate di cui però non si conserva mai il piano della seduta. Dallo scavo di questo settore del complesso monumentale provengono, fra l’altro, diversi frammenti della decorazione architettonica del soprastante tempio e un paio di repliche di un medesimo bollo laterizio su tegola, in lingua latina, attestante l’attività produttiva di una officina appartenente alla _gens_ degli _Aufidii_.
Foto:
- Bollo laterizio in lingua latina.
- Veduta aerea del complesso santuariale nel corso della campagna di scavo 2007-2008.
- Veduta aerea del complesso santuariale al termine della campagna di scavo 2007-2008.
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AIAC_1750 - Presenzano - 2001
Oggetto di una indagine è stato il sito di Presenzano, la cui arce è stata da tempo identificata con la città sannitica di _Rufrae_, nota per il passo delle Storie di Tito Livio che ne menziona la conquista da parte dei Romani nel 326 a.C. insieme ad _Allifae_ e _Callifae_, nonché per i rinvenimenti di una stipe e di una necropoli arcaica, in gran parte ancora inedite, effettuati da W. Johannowsky tra il 1973 ed il 1974.
Nella pianura sottostante la rocca, nel corso di lavori di riqualificazione da parte del Comune, sono stati individuati ben dieci insediamenti di diversa consistenza ed estensione, ma con elementi comuni di notevole interesse. Per l’età arcaica e classica, tutti i saggi hanno rivelato una fase di abbandono delle strutture dell’abitato tra il VI e l’inizio del V secolo a.C. con scarsissime tracce di frequentazione di età ellenistica, ad eccezione della necropoli che mostra una continuità d’uso ed un rispetto delle sepolture più antiche sino a tutto il IV secolo a.C.
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AIAC_1751 - Masseria Monaci - 2005
Continuano le indagini nella necropoli anche nel corso del 2005, con la messa in luce di ventisei tombe a fossa, dodici delle quali di infanti, e le restanti pertinenti ad individui adulti.
Tra le più antiche, ancora della prima metà del VI sec. a.C., le tombe 93-96 hanno restituito vasi di bucchero di tipo capuano; altre tombe si datano invece tra il V sec. a.C. e la fase iniziale del IV sec. a.C. con vasi attici figurati e vasi di bronzo. Interessante il rinvenimento, nel contesto della tomba 99, di una serie di placchette policrome di terracotta dei ben noti tipi a protome di Sileno, di Acheloo e di Menade di produzione capuana, probabilmente pertinenti a fercula lignei. Una delle tombe meglio conservate, la 101, databile all’inizio del IV sec. a.C., era a fossa con semicamera costituita da lastre di tufo e si trovava all’interno di un recinto quadrato accessibile mediante una scala. Le pareti della tomba conservano ampie tracce di decorazione dipinta con colore rosso, bianco, giallo e blu, di cui si distingue uno schema a pannelli e ortostati. Tra i ventisei oggetti del corredo, si segnalano un’anfora magno greca, un coltello, una lekythos ariballica a figure rosse attica dello stile fiorito, un cratere a figure rosse di produzione attica o italiota con figura femminile che esegue una pirrica, e alcuni oggetti di bronzo (una _oinochoe_ della forma 9 Beazley, una _situla_, un _simpulum_, un _colum_ etrusco etc).
Complessivamente si conferma l’impressione dell’articolazione della necropoli per nuclei, con zone vuote intercalate. Nell’area occidentale si localizza, concentrandosi in maniera significativa, il gruppo delle sepolture di infanti, pratica che sembrerebbe dipendere da un’organizzazione sociale alquanto sciolta dai vincoli familiari. La zona nord-orientale ha rivelato il gruppo delle sepolture più antiche, della prima metà del VI sec. a C.
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AIAC_1751 - Masseria Monaci - 2006
Una breve ulteriore campagna di ricerca archeologica nella necropoli dell’antica _Rufrae_ si è svolta dal 3 gennaio al 20 febbraio 2006, con l’intento, oltre che di contrastare scavi clandestini, di appurare i confini dell’area sepolcrale sui lati Nord ed Est; si sono così messe in evidenza ventitré tombe, senza tuttavia raggiungere la fine del sepolcreto.
A fronte di un gruppo di tredici tombe orientate Nord-Est/Sud-Ovest, concordemente alle altre scavate negli anni precedenti, ve ne sono altre orientate Nord/Sud ed altre ancora in direzione Est/Ovest. Inoltre, sono stati per la prima volta riscontrati casi di sovrapposizione di deposizioni, dovute o a stretti legami tra i defunti, o a differenziazioni cronologiche; in tre evenienze si hanno deposizioni infantili realizzate nello strato di riempimento dell’inumazione di un adulto.
Sotto il profilo cronologico, vi sono alcune tombe databili ancora entro la fine del VII e nel corso del VI sec. a.C. e dunque sono contemporanee a quelle rinvenute da W. Johannowsky nella vicina località Masseria Robbia; oltre a corredi con vasi di tipo tradizionale, quali le ollette a bombarda, le tombe hanno restituito contenitori di bucchero di importazione capuana e ceramica etrusco– corinzia. In tale contesto emerge la tomba n. 108, pertinente ad un individuo di sesso maschile, con un corredo composto da vasi di impasto e armi da offesa, da pendenti a bulla e da una ricca serie di fibule in ferro e bronzo ad arco serpeggiante semplice e con apofisi a ghiande. Vi si distingue, inoltre, un pomo di ferro con calotta emisferica a fusione piena e immanicatura cilindrica, destinato ad essere collocato su un bastone ligneo, interpretabile quale scettro e ascrivibile alla sfera dei segni di rango sociale. Tra le deposizioni femminili, si ricorda la tomba n. 123 (fine VII-inizi del VI a.C.), dove la defunta aveva sul cranio un diadema con anelli di bronzo.
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AIAC_1752 - Pozzo - 2002
A Presenzano, i lavori eseguiti lungo la strada provinciale per Tora-Venafro (al Km 4+460, in località Pozzo), hanno portato al rinvenimento di alcuni ambienti, indagati in parte, appartenenti ad complesso edilizio vissuto, con diversa intensità, dall’epoca tardo-repubblicana ad almeno il VI secolo d.C. Interessante un tesoretto recuperato all’interno di un ambiente, in parte ancora contenuto in un’olla, composto di monete in bronzo tardo romane, purtroppo in grave stato di corruzione.
In linea generale, comunque, risulta confermata la presenza, ai piedi dell’attuale centro storico di Presenzano, di un quartiere abitativo di considerevoli proporzioni - un pagus dell’antica Rufrae oppure un grande impianto residenziale rurale - e con una certa continuità di occupazione particolarmente ben attestata tra il III ed il V secolo d.C.; ad esso si riferiscono le tombe scavate, alla fine del 2000, poco più ad ovest, presso la masseria Durante.
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AIAC_1867 - Borgo Sant’Antonio - 2001
Nella città bassa di Teano, dall’ottobre del 2000 si svolgono scavi presso il Borgo Sant’Antonio, che hanno fatto emergere resti di età medievale con uno scarico di ceramiche invetriate e maiolica arcaica in buono stato di conservazione.
Si è inoltre messa in evidenza una struttura a pianta quadrangolare, delimitata da muri in _opus caementicium_ con paramento in blocchetti di tufo con faccia vista intonacata e fondazioni a sacco scavate nel banco naturale, databile nel corso del I secolo a.C. L’ampiezza dell’area venuta in luce, la presenza di lacerti pavimentali in formelle laterizie e di due soglie lungo i muri occidentale e settentrionale inducono ad identificarvi un cortile, ovvero un giardino di una _domus_ che doveva essere molto estesa. Interessante è anche il rinvenimento dei sottoservizi in fase con i muri, costituiti da due condotti fognari - l’uno orientato Nord-Ovest/Sud-Est con copertura in blocchi di tufo grigio, l’altro in direzione Est/Ovest con tubo in terracotta alloggiato in una canaletta con spallette in muratura - e da una canaletta, che corre in senso Nord/Sud lungo il limite orientale del cortile ove si trova una fistula di piombo.
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AIAC_1868 - Loreto - 2002
In località Loreto, è stato effettuato nel corso dell’estate un intervento di emergenza nell’area della terza terrazza del grande santuario, parzialmente indagato da W. Johannowsky all’inizio degli anni '60. Le indagini geo-diagnostiche preliminari effettuate dalla British School at Rome hanno evidenziato la presenza di una struttura templare orientata nord/sud; il susseguente scavo archeologico (tre saggi) ha riportato alla luce un tempio periptero _sine postico_, orientato nord/sud e costruito in opera incerta. l’edificio sul lato ovest si presentava su alto podio, con rivestimento in blocchi di tufo, mentre sui restanti lati era costruito con fondazioni contro terra. Alle spalle del tempio, sono stati, inoltre, posti in evidenza le spallette e parte del basolato di una strada, nonché i tagli relativi ad una scala che consentiva di raggiungere il superiore livello della terza terrazza del santuario.
L’approfondimento dello scavo ha rivelato poi l’esistenza di strutture precedenti, con orientamento divergente: si tratta di un sacello in blocchi di tufo grigio con una platea su cui è posto l’altare rettangolare. Poco si può conoscere dell’alzato dell’edificio: restano soltanto frammenti di trabeazione e di capitelli in tufo di ordine corinzio, frammenti di sima ed antefisse, alcuni frammenti di pavimenti in signino con tessere di calcare bianco e motivi decorativi a tessere colorate, inquadrabili nel III secolo a.C.
Immediatamente a ridosso delle fondazioni orientali del tempio una fossa ha restituito, insieme a materiale ceramico, una testa femminile in terracotta degli inizi del V secolo a.C.; si segnalano, inoltre, frammenti di statue femminili fittili, di grandezza pari o di poco superiore al vero, del tipo con fanciullo sulle spalle.
Non sono state riscontrate tracce di trasformazioni in età romana, mentre testimonianza della frequentazione del sito è offerta da un frammento di statua femminile in marmo, riproducente il tipo dell’_Hera_ Borghese. L’abbandono dell’area sembra vada posto nel IV secolo d.C.
Vd. anche http://www.fastionline.org/micro_view.php?)item_key=fst_cd&fst_cd=AIAC_137
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AIAC_1868 - Loreto - 2006
Nei mesi di settembre e ottobre del 2006 sono state eseguite sul pianoro della località Trinità, a continuazione di un progetto già avviato nel 2002 indagini geo-fisiche che la Soprintendenza ha commissionato alla British School at Rome, svolte dall’Università di Southampton.
L’esplorazione ha riguardato un’ampia area della cosiddetta città bassa, posta a Sud del quartiere destinato agli spettacoli. I risultati hanno confermato l’ottima rispondenza del terreno alle indagini geo-elettriche, che hanno rivelato un lembo dell’antica _Teanum Sidicinum_, occupato da almeno quattro _insulae_ delimitate da due strade aventi un andamento Nord / Sud con asse declinato l’una a Nord-Est / Sud-Ovest, l’altra a Nord-Ovest / Sud-Est; mentre una terza strada, che corre in direzione Est / Ovest, unisce le due precedenti.
Tra le numerose strutture evidenziate, si fa notare una _domus_ ad atrio, individuata nella parte sud-orientale dell’area esaminata, della quale si riconoscono le _fauces_ aperte verso occidente, gli ambienti posti intorno all’atrio e ulteriori tracce forse ascrivibili ad un peristilio.
Vd. anche http://www.fastionline.org/micro_view.php?)item_key=fst_cd&fst_cd=AIAC_137
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AIAC_1869 - Convento di S. Caterina - 2000
Nel corso del 2000, nelle cantine del convento delle Madri Benedettine di S. Caterina, situato nel centro storico di Teano, si è scoperto un ninfeo ipogeo. Il ninfeo, che è probabilmente parte della _domus_ identificata sotto il Loggione, attuale sede del Museo, ha una pianta rettangolare, con asse longitudinale all’incirca orientato est/ovest, ed un’abside sul lato orientale, ed è coperto da una volta a botte (le sue dimensioni sono: lunghezza m 5,80; larghezza m 6,40; diametro dell’abside m 3,80; altezza m 5 circa). La tecnica edilizia è in opera reticolata con ammorsature in blocchetti di tufo. Le pareti, animate da paraste e nicchie rettangolari e semicircolari alternate, sono interamente rivestite da tartari, imitanti una _rocaille_, in lava di Roccamonfina, ancora oggi ben conservati; su di esse doveva scorrere un velo d’acqua, come dimostrano le numerose fistule visibili sia sui muri, sia all’interno delle nicchie. Completavano la decorazione un fregio ad incrostazioni, che correva al sommo delle pareti, e colonne con basi marmoree, tutti elementi purtroppo saccheggiati. La cronologia dell’edificio è da porsi al passaggio tra il I secolo a.C. ed il I d.C., con probabili restauri eseguiti tra il II ed il III secolo d.C.
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AIAC_1870 - Passerelle - 2003
In località Passerelle, è stato messo in luce un lungo tratto della via ad Allifas, che mostra due fasi parzialmente sovrapposte. La più antica, larga m 8 e allettata nel banco tufaceo naturale sul cui fondo era stata ricavata una canaletta per il drenaggio, aveva andamento est-ovest ed era sostenuta verso nord da una potente massicciata che doveva facilitare il superamento del salto di quota del terreno che digrada verso est. Si conservano solo lembi della pavimentazione costituita da schegge di trachite di medie e piccole dimensioni dalla superficie lisciata, unite da terra e allettate in uno strato di terreno tufaceo, cocciame, materiale laterizio, scaglime di tufo grigio e trachite. Saggi all’interno della massicciata hanno dato indicazioni per una cronologia entro la metà del II secolo a.C. nonché hanno rivelato la presenza di un’area sepolcrale contemporanea alla strada di I fase con olle acrome per incinerazione associate a resti dispersi di corredo.
La strada di II fase, riconosciuta per oltre 100 m, integralmente conservata per 24 m, era larga m 2,90, estesi a m 3,10 con i _margines_. Ogni sei metri i marciapiedi sono interrotti da paracarri posti in forma di stele. Il basolato in pietra lavica presenta evidenti tracce di usura dovuta al tempo e al passaggio di carri dei quali è stato possibile calcolare l’interasse pari a m 1,60. Saggi in profondità hanno rivelato scarsissimo materiale datante, ad eccezione di due significativi frammenti di terra sigillata italica, e permesso di ricostruire le modalità di riutilizzo della strada più antica. Quasi sul limite orientale del tracciato, la strada presenta un’area pavimentata a basoli inserita in una piazzola costituita da cocciame e scaglime di trachite, accessibile da un’interruzione della crepidine. L’impianto della seconda fase sembra databile alla fine del I secolo a.C.
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AIAC_1913 - San Lieno - 2003
Saggi di scavo sono stati eseguiti in loc. San Lieno, lungo l’antica via _ad Suessam_ in corrispondenza del ponte antico: in una lacuna della pavimentazione si sono rivelati una serie di strati di preparazione, che hanno restituito frammenti di ceramica, monete e scorie metalliche che datano gli stessi alla fine del I inizi II d.C.
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AIAC_1914 - Settequerce - 2004
Scavi di emergenza sono stati condotti in località Settequerce, nella zona sud orientale della piana di Maiorisi. È venuta alla luce parte della necropoli occidentale da riferire all’abitato tardo arcaico e classico di Masseria Soppegna-Fondo Ruozzo; sono state rinvenute 17 tombe, 8 delle quali intatte.
La più interessante è la n. 5, a fossa rettangolare rivestita da lastre di tufo, coronate da una gola dritta sormontata dall’incasso per gli spioventi di copertura. Sul lato lungo meridionale si apriva una nicchia bipartita da una colonnina tuscanica in tufo, scolpita a parte e poi assemblata. Non si sono rinvenuti resti dello scheletro, mentre il corredo, ad eccezione di un’anfora vinaria deposta nella fossa, era collocato nella nicchia su due livelli: il superiore occupato dai vasi bronzei, l’inferiore da quelli in argilla. Inglobata nella terra del riempimento c’era una lamina spiraliforme in antico fissata mediante chiodini su un supporto ligneo, con le estremità collocate in un’olletta a bombarda e nella situla di bronzo, che occupavano due posizioni opposte del ricettacolo. Sembra trattarsi di un oggetto simile all’ascia rinvenuta in una tomba di Presenzano, elemento simbolico identico a quello sfoggiato dal guerriero di Capestrano.
Il corredo ceramico è composto da due ollette a bombarda, fossile guida nei corredi dell’area della cultura cosiddetta del Liri dal VII al IV secolo a.C.; un _guttus_ con coperchio e altri numerosi vasi a vernice nera. L’elemento di corredo più interessante è un particolare strumento bronzeo dotato di filtro sul quale si conserva ancora in parte la doratura. Dal punto di vista iconografico il filtro riproduce, con ogni evidenza, un bocciolo di papavero come dimostrano i riscontri iconografici che risalgono sino alla Protostoria di Creta e si propone di interpretarlo quale filtro, o brucia essenze.
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AIAC_1915 - Proprietà Esposito-Pentella - 2001
A poche centinaia di metri dal teatro romano, in proprietà Esposito-Pentella, tra luglio e agosto 2001, sono state indagate strutture di età ellenistica pesantemente danneggiate dal dilavamento delle acque meteoriche e dagli smottamenti di terreno. Sono stati posti in luce tre ambienti con muri perimetrali realizzati in tecniche differenti, pur nel rispetto del medesimo orientamento Nord-Ovest/Sud-Est. Possono distinguersi almeno tre fasi costruttive: le prime due di piena età ellenistica (III-II secolo a.C.), la terza di epoca tardo-repubblicana testimoniata da un pozzo, da una canaletta e da un muretto (I secolo a.C.), con orientamenti parzialmente divergenti da quelli delle precedenti fasi.
La mancanza dei livelli di frequentazione rende alquanto ardua l’interpretazione delle evidenze. L’ambiente 1 è rapportabile ad uno spazio scoperto, mentre gli altri due sono riferibili a strutture coperte ed abitate, come dimostra la creazione di una banchina nell’angolo Nord-Est dell’ambiente 2. L’erosione e gli smottamenti consentono solo di avanzare ipotesi circa la funzione delle due strutture semicircolari che si addossano al muro settentrionale dell’ambiente 2 e di una terza, attigua alle precedenti (ambiente 3), caratterizzata da un piano concotto. Si potrebbe, infatti, pensare a dei piccoli forni per alimenti, oppure per vetro. Tutta l’area a Nord di tali manufatti sembra fosse sistemata a giardini oppure ad orti, e comunque a grandi spazi aperti: vi si sono ritrovati solo fondi di pozzo e fosse di scarico di età tardo-ellenistica, forse connesse a rifacimenti all’interno degli ambienti.
Da un punto di vista topografico, si impongono le seguenti osservazioni: le strutture ellenistiche mostrano planimetrie semplici ma di un certo respiro monumentale; benché prossima all’area tradizionalmente identificata con il Foro, la zona non era fittamente occupata, ma prevedeva larghe zone lasciate a verde o ad orto; materia di ulteriore riflessione dovrà essere la mancanza di livelli dell’età imperiale, così ben testimoniati altrove all’interno del circuito murario.
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AIAC_1916 - Proprietà Fornaro, via Vallerano - 2001
An important discovery was made just inside the _suburbium_ of Teano, in via Vallerano, on the Fornaro property not far from the railway station. The site is situated along the south-western edge of an ancient road, of which the remains of the original paving of _basoli_ could be seen in several points. During work on the construction of a house a large pit was revealed excavated in the tufa bedrock. This had been filled in antiquity by an enormous dump (circa 200 fragments) of architectural elements in grey tufa, almost entirely derived from the destruction of a single building. They comprised orthostats, squared blocks and elements of Doric trabeation, banded architraves, parts of doors, Ionic volutes, Doric column drums, all of which mixed with chippings and waste material from the reworking of the blocks themselves.
It is suggested that these may have belonged to a monumental altar, datable to between the 3rd-2nd century B.C., comparable to similar Sicilian monuments (the altar of Ierone II), as well as terracotta altars ( _arulae_ ) and Italo-Etruscan sarcophagi. The structure may have been part of a sanctuary, unknown today, situated in the vicinity and just outside the urban area, that was destroyed during the course of the 1st century B.C. or, at the latest, of the 1st century A.D.
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AIAC_1916 - Proprietà Fornaro, via Vallerano - 2003
Tre scavi hanno riguardato strade antiche ancora interessate dalla viabilità moderna. Lungo l’attuale via Vallerano, corrispondente ad un antico percorso che usciva dalla città a sud e si dirigeva verso il santuario di Fondo Ruozzo sono stati recuperati alcuni tratti del basolato riconosciuto a quote sensibilmente differenti e in crescita verso ovest.
In località S. Lieno, lungo l’antica via _ad Suessam_ sono stati eseguiti saggi in corrispondenza del ponte antico: in una lacuna della pavimentazione si sono rivelati una serie di strati di preparazione, che hanno restituito frammenti di ceramica, monete e scorie metalliche che datano gli stessi alla fine del I inizi II d.C.
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AIAC_1916 - Proprietà Fornaro, via Vallerano - 2005
Nel corso del 2005 si è definitivamente bonificata la fossa di scarico di materiale architettonico ellenistico individuata nel 2001 in località Fornaro.
Vi sono stati recuperati ulteriori blocchi di architrave e cornice dorica, a conferma della provenienza da un medesimo monumento smontato e gettato nella fossa, residuata da una probabile attività di cava di pozzolana, in una data antecedente l’inoltrato II sec. d.C.
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AIAC_1917 - S. Croce - 2000
Nell’agro di Teano, sono stati compiuti alcuni saggi stratigrafici presso il tracciato del Treno ad Alta Velocità, in località S. Croce, nella piccola valle sul cui fondo scorre il fosso Zimbellino, generato dalla fonte Santuccia. Durante le indagini preliminari alla costruzione del viadotto ferroviario erano emersi alcuni ambienti termali, parte di un impianto di notevoli proporzioni con terrazze digradanti lungo il pendio, collegato forse ad altre imponenti fabbriche disposte a più livelli sull’opposto versante, poche centinaia di metri a sud, già esplorate ad opera di privati nel 1883.
Anche questo complesso era stato riconosciuto quale terma e riferito dallo scopritore al _balneum Clodianum_, noto epigraficamente (CIL X, 4792) come uno dei maggiori edifici pubblici di _Teanum Sidicinum_. Coi nuovi saggi si è cercato di definire il perimetro e la consistenza del nucleo posto in luce durante l’intervento del 1996-1997 e di verificarne la relazione con le strutture pubblicate dal Gabrici.
Le indagini hanno confermato la durata di vita dell’edificio, estesa tra l'età tardo ellenistica e quella tardo imperiale, e soprattutto ne hanno dimostrato la unicità. Siamo, quindi, senza dubbio in presenza di uno dei più vasti (oltre 8000 mq) e meglio conservati siti archeologici, certamente in rapporto con un _pagus_, nel territorio dell’antica _Teanum_.
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AIAC_1918 - Teano, arce - 2000
Work was undertaken on the acropolis in the historic centre, where two important and adjacent rescue excavations were carried out. The first, in the bishop’s palace, revealed a complex and interesting stratigraphy dating to a period between the second half of the 2nd century B.C. and the modern period. Of particular interest were two imposing curtain walls of Republican date, respectively the end of the 2nd century B.C. and the first half of the next century, belonging to the substructures of the acropolis of _Teanum Sidicinum_. A fragment of a marble slab bearing a dedicatory inscription to Cornelia Salonia Augusta, wife of the Emperor _Gallienus_, was found in the earth fill obliterating the ancient structures.
The stratigraphic sequence revealed by a number of trenches dug in the courtyard of Teano hospital, on the acropolis of the Roman town, was even better defined. Prior to the construction of the Baroque convent, the area was occupied by the courtyard of an aristocratic residence dating to the mid 1400s. The area had previously been occupied by a cemetery with inhumations in earth graves and tufa coffins, datable to between the 10th-13th century. However, in antiquity the area was inhabited: a wall in _opus vittatum_ may be dated to the 2nd century A.D., whilst pits dug directly into the bedrock and _opus incertum_ walls, on the basis of the stratigraphy, can be dated to the end of the 2nd century B.C. One wall of the acropolis terracing, in _opus incertum_, was preserved and also constituted the northern limit of a room whose function could not be determined. This room overlay layers of fill dating to the 3rd-2nd century B.C. which contained numerous terracotta fragments, probably relating to votives.
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AIAC_1918 - Teano, arce - 2001
Sull’arce dell’antica _Teanum Sidicinum_, sono stati effettuati alcuni saggi in proprietà Lerro, in un edificio del XIV secolo, che hanno condotto alla scoperta di alcune sepolture, di canalette e di un pozzo medievali, a loro volta preceduti da strutture romane e di età ellenistica dalla funzione non precisabile a causa dello stato di conservazione troppo lacunoso.
Abbondante ed interessante il materiale dei livelli medievali ricchi di ceramica a bande e sovradipinta, di contenitori in argilla grezza, di ceramica invetriata e maiolica arcaica (particolarmente pregevole un becco di brocca configurato a testa di elefante). Ad essa sono associati alcuni frammenti di anfore e contenitori coarse ware tardo-antichi, terra sigillata africana ed italica, frammenti di anfore e pochi frammenti di ceramica a vernice nera ellenistica, chiaramente in deposizione secondaria.
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AIAC_1938 - Viale Ferrovia- via dei Platani - 2005
Con una breve campagna di scavo condotta lungo il viale dei Platani, meglio noto come viale Ferrovia, è stato parzialmente esplorato un grande complesso di edifici a destinazione pubblica, con ogni verosimiglianza da identificarsi come area di mercato dell’antica _Teanum Sidicinum_.
Sono stati individuati due gruppi di strutture, in probabile connessione funzionale, posti su differenti livelli del banco naturale, in leggero declivio verso sud, obliterati in età medioevale da consistenti interri alluvionali.
Nell’area occidentale, un grande edificio in opera reticolata, probabilmente di prima età imperiale, era articolato in ampi ambienti, rimaneggiati (con restauri in opera mista) nel corso delle varie fasi di vita (dalla seconda metà del I sec. d.C. fino al II sec. d.C.); esso aveva con verosimiglianza la funzione di un _horreum_. Una cesura nella vita dell’edificio sembrerebbe da porsi tra il II e il III sec. d.C. sulla base del rinvenimento, in uno strato di distruzione, di un gruzzolo di denarii di età imperiale.
Nell’area nord-orientale, sono state solo poste in luce le rasature di strutture pluri-stratificate che sembrano seguire l’intero arco cronologico della città sidicina, come già attestato da numerosi scavi precedenti. Una costruzione in blocchi di tufo impostati direttamente sul banco tufaceo e articolata in più ambienti fu seguita dall’edificio in opera reticolata e, successivamente, obliterata dalle fondazioni di una grande struttura ottagona composta da due elementi concentrici, della quale sono stati individuati quattro lati, connessa ad un sistema di smaltimento delle acque; la struttura potrebbe identificarsi, sia pure con prudenza, con una _tholos_ di un _macellum_. Tale collocazione di un’area di mercato e depositi di merci in questo sito ben si accorderebbe sia con la vicinanza al limite dell’abitato, ma ancora in prossimità tanto dell’arce, quanto del quartiere degli spettacoli, sia con i ritrovamenti sistematici e fortuiti avvenuti nelle zone limitrofe nel corso della seconda metà del XX secolo.
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AIAC_1939 - Viale Ferrovia-Via dei Platani - 2006
Nel corso delle attività di controllo preliminare effettuate nel quartiere meridionale di _Teanum_, destinato ad edilizia privata, è stata rinvenuta una _domus_ romana frequentata dal I sec. a.C. al IV sec. d.C.. Il complesso architettonico, di cui sono state rintracciate tre principali fasi di vita, nasce su terrazze artificiali che sfruttano la naturale pendenza del terreno. Alla prima fase edilizia appartengono imponenti muri di terrazzamento in _opus incertum_ e quasi _reticulatum_ paralleli, individuati nella zona settentrionale dell’area esplorata, sul cui margine occidentale si colloca un ambiente interpretabile quale vano scala per il collegamento tra il livello superiore e quello inferiore della _domus_.
Il settore sud è risultato occupato da costruzioni solo nella zona occidentale, mentre quella orientale era occupata da una corte con vasca centrale, circondata da un peristilio sostenuto da colonne laterizie, i cui intercolunni furono in un secondo momento occlusi. In una terza fase la sua parte meridionale fu oggetto di un generale rialzamento del piano di calpestio, e la vasca originaria fu sostituita da un ninfeo realizzato in _opus reticulatum_ e allargato, attraverso due successive trasformazioni, sino ad assumere l’attuale forma rettangolare absidata con nicchie alle estremità della base. Il ninfeo, rivestito di intonaco dipinto sull’esterno, recava in elevato delle absidi riccamente decorate con un mosaico parietale in pasta vitrea policroma e cannelli tortili, che formavano disegni geometrici ad imitazione di una palizzata, ovvero incannucciata. Notevole la presenza, nella parete di fondo della vasca costituente il _lacus_, di tre olle di ceramica da fuoco inserite nel muro in posizione simmetrica, alle quali ne corrispondono altre tre in quello opposto, ma obliterate nella fase più recente del rivestimento del ninfeo. La mancanza di fori e il posizionamento delle olle suggeriscono una funzione per alloggiarvi piante acquatiche, ovvero per costituire un rifugio per pesci.