AIAC_1184 - Egnazia - 2017Le ricerche del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, anche per il 2017 svolte nella forma di cantiere didattico, hanno approfondito l’indagine della _domus_ ad atrio già nota per la fase imperiale e tardoantica nell’ampio isolato a Sud del Foro e dell’edificio scavato a partire dallo scorso anno nel comparto a SW del Foro, che la via Traiana separa dal precedente.
Nell’area della _domus_ ad atrio è stata individuata in modo più completo la consistente preesistenza messapica, che si configura come un’ampia area sacra in cui si distinguono al momento tre recinti disposti sui lati S, W e E di uno spazio aperto, non edificati in maniera simultanea, ma nell’ambito di una progressiva monumentalizzazione tra il VI e il IV-III sec. a.C.
Comune risulta la tecnica costruttiva con il ricorso all’opera quadrata di fattura accurata, con fondazione in grandi lastre sistemate di piatto sulle quali si conserva in alcuni casi parte del primo filare in blocchi squadrati, obliterato dalle strutture successive dell’articolato palinsesto. Il nucleo architettonico noto in maniera più completa presenta uno spazio rettangolare (m 4,90 x 4,35) preceduto sul lato orientale da un ambito di minore estensione (m 1,56 x 4,38), forse con funzione di accesso alla maniera di un vestibolo. Da quest’ultimo era possibile, infatti, passare all’ambiente più ampio attraverso una soglia posta al centro della struttura che fungeva da diaframma.
Nonostante gli invasivi interventi per l’edificazione della casa ad atrio tra le fine del III e il II sec. a.C. e quindi per la costruzione della chiesa cristiana agli inizi del V sec. d.C., si conserva una ‘stratigrafia’ del culto che accompagna l’intera vicenda del santuario. Per l’età arcaica, in associazione con un piano di cottura, si rinvengono diverse deposizioni, di solito di un unico animale, con netta prevalenza di _Sus scrofa_ sp. e con individui in età neonatale. Il confronto con il ricco repertorio di contesti di culto pugliesi, studiati in maniera approfondita soprattutto per la Messapia, induce in via di ipotesi a ritenere la non frequente prevalenza di suini, peraltro di giovanissima età, come elemento distintivo del culto di Demetra, molto ben attestato ad Egnazia in età ellenistica Si potrebbe dunque trattare della più antica testimonianza di culto demetriaco ad Egnazia, peraltro in un santuario di valenza collettiva, finora mai documentato per l’insediamento messapico.
Per il periodo compreso tra la fine del IV e il III sec. a.C., l’area accoglie il recinto del lato orientale e mostra sul piano rituale, oltre al suino, la deposizione di ovicaprini, in associazione con forme ceramiche ricorrenti, soprattutto con coppette a vernice nera concavo-convesse e con coppette monoansate a fasce rosse interne, sempre in connessione con dispositivi di cottura.
La lettura più completa delle evidenze relative alla costruzione della _domus_, oltre a precisarne la cronologia, permette di verificare, durante tutta la storia di questa casa aristocratica, una sostanziale persistenza dell’articolazione planimetrica e del complesso sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio ora del tutto in evidenza.
L’attestazione del culto a Demetra anche nella casa romana, documentato dalla scultura della divinità con la fiaccola di prima età imperiale rinvenuta nel 2015, segnala una inconsueta continuità che permette nuove acquisizioni sulla ritualità ad Egnazia tra l’età messapica e il periodo romano, quando Demetra è legata a Cibele, a cui la città riserva uno spazio significativo del suo comparto monumentale.
Nel settore a SW del Foro, l’approfondimento dell’indagine inizia a restituire un palinsesto altrettanto articolato, a partire da un ambiente di età messapica evidente solo in parte, all’esterno del quale è attestata, sempre tra la fine del IV e il III sec. a.C., la deposizione rituale di un ovicaprino, ancora una volta insieme ad una coppetta monoansata a fasce rosse interne.
AIAC_5585 - Lampopoli, S. Sofia - 2023The excavations undertaken on the site of Lamapopoli at Canosa di Puglia (BT) concentrated on a number of sectors in catacomb C, so-called ‘s. Sofia’. The plan, size and intensive use of the funerary structures in this Christian catacomb suggests it was destined for collective use. It is formed by four communicating galleries (CI – CIV), on orthogonal axes, along which several cubicula opened. The catacomb, partially investigated in 2004-2006, has been the subject of systematic excavations by the PCAS from 2018 onwards. The chronology, as regards its construction and use, falls between the mid 4th and the early 6th century A.D. After the first decades of the 6th century A.D., there was a gradual decline in its funerary use, which finally ended in the structure’s definitive abandonment. The 2023 excavations concentrated in particular on the western part of gallery CII, where several elements suggested the presence of the original entrance to the ambulacrum, hidden by collapsed terrain, and where a group of ‘a cassa’ tombs (tt. 175, 205, 206) emerged, in relation to which a painted and inscribed shelf was built in the first half of the 5th century A.D., probably to mark and monumentalize one or more burials with the aim of preserving their memory.
Investigations also took place in gallery CIV where important new elements were documented. In fact, in the preliminary reports and preceding bibliography, contrary to what has emerged from the excavations, it was held that the gallery belonged to a different hypogeum (structure D). As far as it is possible to see at the moment, it appears to be almost exclusively occupied by carefully-made arcosolia – some for multiple burials.