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Pier Giorgio Cesco Frare, Nicoletta Cesco Frare, Mauro Rottoli, Elisa Possenti, Umberto Tecchiati, Martina Andreoli

Season Team

  • AIAC_3803 - Busa delle Vette - 2017
    La campagna di ricerca 2017 ha visto l’attività di prospezione della conca della Busa delle Vette e il versante meridionale delle Vette Grandi. È stata confermata la presenza di materiale archeologico e strutture in vari punti della conca e nelle aree di accesso alla stessa. Tra agosto e settembre le ricerche si sono concentrate sul settore NE della Busa delle Vette, presso i recinti in pietra a secco, area già oggetto d’indagine nel corso delle campagne 2014 e 2016. Sono state estese le ricerche geofisiche tramite magnetometro, integrate da altre analisi eseguite tramite georadar e gradiometro. A queste indagini non intrusive si sono affiancate verifiche stratigrafiche finalizzate ad indagare le aree con maggiore potenziale archeologico e ad indirizzare la prosecuzione delle analisi geofisiche stesse. Le indagini archeologiche si sono concentrate al di fuori dei recinti sulla sommità del dosso dove era stato aperto nel 2016 il sondaggio S3/16, che aveva rivelato un complesso archeologico di interesse. Il decorticamento di un’area pari a 30 m2 ha messo in luce un ampio ammasso di pietre differenziate a volte per dimensione, orientamento dell’asse maggiore, inclinazione, litologia o morfologia. Al centro dell’area aperta (denominata Area B) risulta evidente la concentrazione di sedimento limoso di colore nero che contiene la maggior parte dei reperti. Questo strato è delimitato da una sorta di canaletta artificiale, riempita da sedimento nero, che si approfondisce tra le lastre di pietra, ben visibile nella zona E e S dell’area di scavo. Esternamente a quest’area sono state identificate delle chiare buche per palo con inzeppatura, mentre altre rimangono dubbie. Tutto il complesso pare originariamente cinto da una struttura in pietra a secco, molto caotica e difficilmente interpretabile, che delimita un’area sub-rettangolare, all’esterno della quale il sedimento si presenta di colore bruno e meno organico. Nella parte interna a SE dell’area B è stato documentato un focolare strutturato costituito da una superficie in grandi lastre calcaree (fino a 40 cm) adagiate sulla ghiaia sterile e delimitato da lastre di arenaria di medie dimensioni (20-25 cm) poste di taglio. Un’altra area a fuoco, in questo caso non strutturata, si trova nella parte NW ed era già nota in quanto intercettata nel sondaggio S3/16. La rilevante quantità di frammenti di ceramica e la loro variabilità tipologica, si accompagna all’abbondante presenza di fauna domestica, semi, carboni, industria su osso e corno e alla presenza di metalli, tra cui una fibula a tenaglia in bronzo, oltre a chiodi, borchiette e oggetti informi. La cronologia dei materiali rinvenuti concorda con le date al radiocarbonio ottenute dai sondaggi S2/16 e S3/16 (metà V – inizio VI secolo d.C.), e potrebbe anche suggerire un periodo di frequentazione più esteso, tra il II e il VII secolo d.C.