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Season Team
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AIAC_148 - Centes - 2003
Il sito, collocato in zona di risorgive, è costituito da un modesto rialzo morfologico di forma subcircolare, delimitato su due lati dall’ampio alveo del fiume Varmo, su un terzo lato da una roggia di risorgiva, a sud da una bassura oggi colmata. Non vi è traccia riconoscibile o documentazione storica di rilievi difensivi perimetrali lungo i margini del sito. Il sito venne individuato nel 1998 a seguito di ricerche di superficie e indagato con tre campagne di scavo svolte in regime di concessione ministeriale nell’ambito del Progetto Celti della Provincia di Udine sostenuto con fondi regionali. Alla prima campagna di scavo partecipò anche l’École Française de Rome. In tre campagne di scavo sono state scavate 8 trincee, per una superficie complessiva di m 2670, tutte con la medesima sequenza stratigrafica: arativo (40-45 cm), suolo grigiastro sterile (10-15 cm), limi argillosi bruno chiaro sterili. I piani di frequentazione protostorica risultano asportati dai lavori agricoli; resta solamente traccia di una fittissima distribuzione di cavità antropiche residue, troncate in testa dall’aratura, di forme e misure diverse: da buche per pali a pozzetti subcircolari ad ampie fosse irregolari poco profonde a fosse ampie e profonde quadrangolari o subcircolari. Le concentrazioni di strutture antropiche si alternano a zone con strutture più rarefatte o assenti; in particolare non vi sono tracce di cavità antropiche in una fascia di ampiezza variabile tra 20 e 40 m lungo i margini del sito, forse per l’originaria presenza di un terrapieno perimetrale o per una maggiore incidenza degli spianamenti agrari sulla fascia periferica dell’area. Quasi tutte le cavità esplorate (circa 150) presentano riempimento scarsamente antropizzato, prodotto dal calpestio in area periferica d’abitato e gradualmente depositatosi nelle strutture. Solo in rari casi si riconoscono scarichi domestici (in un caso con una parte del raccolto di cereali carbonizzata) e selettivi, connessi alla lavorazione o alla defunzionalizzazione di manufatti in concotto: anelloni, pareti di vasi silos e/o di parti mobili di fornaci. Il materiale ceramico recuperato in frammenti di piccole dimensioni non ricomponibili e con superfici piuttosto consunte, attesta una prima frequentazione del sito in VIII-VII sec. a.C. ed una seconda fase, più ampiamente documentata, di VI-V sec. a.C. (Maurizio Buora)
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AIAC_150 - Bosco Nogali, Piancada - 2003
La località si colloca in un’area adiacente al Fiume Stella, nei pressi dell’attuale linea di costa; le indagini hanno sinora restituito una serie di strutture archeologiche che testimoniano una frequentazione forse prolungata del territorio, si tratta di gruppi di pozzetti, alcune officine litiche, una struttura di combustione, un tratto di canaletta, un ampio canale ed una sepoltura. In particolare meritano di essere segnalati l’ampio canale con sezione a U, sul cui fondo erano presenti numerosi resti di fauna domestica, e la sepoltura di un individuo di sesso femminile di cinque anni di età, deposta insieme allo scarico di centinaia di molluschi marini (gusci di Cerastoderma) e di alcuni grandi frammenti di ceramica riconducibili forse ad un originario corredo.
In base ai materiali sinora rinvenuti sembra possibile riferire la maggior parte delle evidenze alle prime fasi del Neolitico, anche se la scarsità di reperti ceramici non consente di definire culturalmente tali presenze.
Nell’area più settentrionale del sito – in località Latteria – sono stati inoltre rinvenuti alcuni frammenti di Vaso a Bocca Quadrata.
Le dimensioni complessive dell’area interessata dall’occupazione neolitica risultano considerevoli. Ricerche di superficie hanno infatti permesso di accertare che anche ad occidente dell’attuale corso dello Stella, nel comune di Precenicco, affiorano materiali neolitici su una superficie di decine di ettari. (Andrea Pessina)