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AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2017La campagna di scavo 2017, svoltasi tra i mesi di settembre ed ottobre presso la piazza d’armi del castello di Lecce ha restituito ulteriori importanti dati sulla sua storia ed evoluzione in un arco cronologico compreso tra i secoli XII e XVI.
Le indagini si sono concentrate nella porzione orientale dei settori meridionale (Ambiente I), centrale (Ambiente IV) e settentrionale (Ambienti VI e VII) dell’area.
Le stratigrafie riportate alla luce nell’area dell’Ambiente I confermano una prima fase normanna del castello. Strati di demolizione rinvenuti su resti murari hanno, infatti, restituito materiale riferibile al XII secolo. I setti murari venuti alla luce appartenevano ad un edificio dotato di una fondazione in pietre sbozzate, prive di malta. Le buche da palo ed i tagli rinvenuti solo all’interno di questi resti farebbero ipotizzare un alzato in legno e altro materiale deperibile, mentre la grande quantità di coppi registrati negli strati di demolizione indicherebbe una copertura in laterizi. La pavimentazione era invece costituita da un battuto in tufina. L’attuale esiguità dei resti, collocati principalmente nella porzione sud-orientale dell’area di scavo rende attualmente impossibile risalire alla forma e all’estensione dell’edificio. Il rinvenimento però nell’Ambiente VI di un setto murario simile nella fattura alle fondamenta della struttura sopra descritta potrebbe, con la prosecuzione degli scavi, gettare nuova luce sull’assetto dell’area in questo periodo.
Numerose risultano le attestazioni di età angioina. Alla fase comitale dei Brienne sembra rinviare un piano di frequentazione rinvenuto nell’Ambiente I che ha restituito, insieme ai reperti ceramici, compresi la RMR, anche tre denari di Carlo I D’Angiò (1266-78). Il piano si appoggiava ad un lungo setto murario (US 8030) che tagliava le strutture di età normanna. Tale muro costituisce il limite meridionale di un pavimento lastricato composto da grossi basoli differenti tra loro nella squadratura e nella planarità. Altri resti di una pavimentazione sono stati rinvenuti anche nella porzione centrale dell’area di scavo. Essi potrebbero indicare una fase in cui il castello era caratterizzato da un’area lastricata, riconducibile verosimilmente al periodo federiciano, come suggeriscono i rapporti stratigrafici con il muro US 8030 riferibile a questo momento storico.
Due piani di tufina rinvenuti nell’Ambiente VI attestano almeno due momenti di vita del vano. Lo scarico di materiali recuperato tra i due livelli pavimentali daterebbe il disuso del più antico a partire almeno dalla seconda metà del XIV secolo. Il piano più recente potrebbe invece essere stato utilizzato in un range cronologico compreso tra la seconda metà del XIV e la seconda metà del XV secolo, fase in cui il vano venne sigillato. La presenza di uno strato di apparente accumulo eolico o limoso tra il pavimento più recente ed il terreno utilizzato per riempire il vano suggerirebbe, inoltre, un periodo di disuso dell’ambiente prima della colmatura di XV secolo.
A partire dal XIV secolo sono databili invece i materiali rinvenuti nello strato di preparazione del pavimento in tufina intercettato nell’Ambiente VII. In questa fase il vano comunicava con l’Ambiente VI tramite una porta, successivamente tamponata.
Tra la fine del XIII secolo ed il XV secolo sono invece databili i due strati di riempimento più profondi dell’Ambiente IV. Gli strati sigillavano una vasca a sezione trapezoidale scavata nella roccia ed avente le stesse dimensioni del vano. Lo scavo parziale dell’ambiente non permette al momento di avanzare ipotesi certe circa la sua funzione, ma la presenza di una vasca farebbe presupporre la sua funzione nell’impiego di materiale liquido. L’ipotesi è avvalorata anche dal rinvenimento di residui di uno spesso strato di bolo e tufina che foderava le pareti rocciose e che probabilmente fu impiegato insieme ai blocchi e alla terra per tamponare e rendere impermeabili due cavità carsiche che solcavano la roccia della vasca.