Name
Francesco Mallegni
Organisation Name
Università degli Studi di Pisa, Dipartimento di Biologia

Season Director

  • AIAC_1055 - Grotta all’Onda - 2009
    Grotta dell’Onda si apre a 708 m alle pendici del Monte Matanna, nel territorio di Camaiore. La grotta presenta un’ampia apertura, con il bordo superiore della volta esterna che richiama per la sua morfologia una grande onda marina nel punto di massima espansione. Il Museo Archeologico di Camaiore, a partire dal 1996, ha effettuato campagne di scavo che hanno permesso di individuare sia la sequenza stratigrafia relativa alla frequentazione umana nei diversi periodi, sia il susseguirsi di eventi naturali che hanno determinato l’attuale fisionomia della cavità. Al di sopra della stalagmite di base (datata con il metodo Uranio /Torio a 174.030±550 B.P) sono state individuate 5 sequenze deposizionali, naturali ed antropiche, con fasi di frequentazione del Paleolitico medio, del Paleolitico superiore iniziale, dell’Epigravettiano finale, del Neolitico finale e dell’Età dei Metalli. Riferibile al Paleolitico medio è la frequentazione della grotta da parte di _Homo Neandertalensis_ nella fase finale della cultura del Musteriano, con industria litica in selce e diaspro costituita da raschiatoi, grattatoi, punte e denticolati. La fauna vede la prevalenza di _Ursus spelaeus_ e comprende resti di _Capra ibex_, _Rupicapra Rupicapra_, _Cervus elaphus_, _Capreolus capreolus_, _Panthera leo_, _Panthera pardus_, _Crocuta crocuta_, _Meles meles_, _Marmota marmota_, varie specie di roditori e di avifauna. Le ricerche relative alla fase più antica del Paleolitico superiore, iniziate nel 2002, hanno permesso di individuare che la grotta fu abitata sporadicamente anche nella fase climatica precedente all’acme dell’ultima glaciazione. La fase finale del Paleolitico superiore, riferibile alla cultura dell’Epigravettiano finale, è documentata dal ritrovamento di un focolare sottostante al deposito stalagmitico datato a 10.710±550 B.P., ricco di resti faunistici combusti e manufatti in selce. Lo strato del Neolitico finale ha restituito ornamenti personali in conchiglia, dente, steatite e marmo, abbondante industria ossea, strumenti in ossidiana sarda e selce anche di importazione settentrionale (Provenza e Monti Lessini) e reperti legati ad attività quotidiane agro-pastorali: macine per cereali, fusaiole e manufatti in ceramica, riferibili principalmente alla cultura Chassey-Lagozza e con decorazioni che richiamano la cultura sarda di Ozieri. Nella fase dell’età del Rame sono presenti grandi contenitori di ceramica decorati con motivi ornamentali a digitopressione o applicazioni plastiche. Non sono stati ritrovati oggetti finiti in rame ma solo scorie di fusione. Nelle campagne di scavo 2008 e 2009 le indagini archeologiche hanno interessato un’area attigua alla grotta denominata “Riparo sud-est”, posta in prossimità dell’ingresso, al di sotto di una porzione aggettante della volta rocciosa esterna. La stratigrafia messa in luce ha evidenziato un’area di frequentazione relativa all’Epigravettiano finale con industria litica microlitica, costituita da numerosi nuclei e prodotti di lavorazione. Lo strumentario è caratterizzato da grattatoi corti e subcircolari, da raschiatoi su microlamelle, da troncature e da un buon numero di frammenti di dorsi. L’abbondanza dei manufatti litici, che mostrano tutte le fasi del processo di débitage, dal nucleo al prodotto finito, suggerisce l’ipotesi che l’area del “Riparo Sud-Est” sia stata scelta e utilizzata con la funzione specifica di atelier-officina per la scheggiatura litica. Sequenze deposizionali: Paleolitico medio (Sequenza deposizionale 1): 37.139±530 B.P.; 36.996±565 B.P. Paleolitico superiore iniziale (Sequenza deposizionale 3): 35.130±550 B.P.; 33.326±640 B.P. Paleolitico superiore finale (Sequenza deposizionale 4): 12.485 ±100 B.P.; 10.194±40 B.P. Neolitico/Eneolitico (Sequenza deposizionale 5): 4.920 ±65 B.P.; 4.865±65 B.P.

Season Team

  • AIAC_150 - Bosco Nogali, Piancada - 2003
    La località si colloca in un’area adiacente al Fiume Stella, nei pressi dell’attuale linea di costa; le indagini hanno sinora restituito una serie di strutture archeologiche che testimoniano una frequentazione forse prolungata del territorio, si tratta di gruppi di pozzetti, alcune officine litiche, una struttura di combustione, un tratto di canaletta, un ampio canale ed una sepoltura. In particolare meritano di essere segnalati l’ampio canale con sezione a U, sul cui fondo erano presenti numerosi resti di fauna domestica, e la sepoltura di un individuo di sesso femminile di cinque anni di età, deposta insieme allo scarico di centinaia di molluschi marini (gusci di Cerastoderma) e di alcuni grandi frammenti di ceramica riconducibili forse ad un originario corredo. In base ai materiali sinora rinvenuti sembra possibile riferire la maggior parte delle evidenze alle prime fasi del Neolitico, anche se la scarsità di reperti ceramici non consente di definire culturalmente tali presenze. Nell’area più settentrionale del sito – in località Latteria – sono stati inoltre rinvenuti alcuni frammenti di Vaso a Bocca Quadrata. Le dimensioni complessive dell’area interessata dall’occupazione neolitica risultano considerevoli. Ricerche di superficie hanno infatti permesso di accertare che anche ad occidente dell’attuale corso dello Stella, nel comune di Precenicco, affiorano materiali neolitici su una superficie di decine di ettari. (Andrea Pessina)