AIAC_2452 - Grotta di Santa Maria di Agnano - 2015La campagna di scavo archeologico nel Parco Archeologico e Naturalistico di Santa Maria di Agnano, eseguita sotto direzione scientifica del prof. Donato Coppola e condotta nel 2015, ha rivolto la strategia di indagine all’analisi stratigrafica di tre aree di scavo.
La prima zona d’indagine fa riferimento all’area situata in prossimità della parete rocciosa occidentale, in continuità con il saggio di approfondimento degli anni 2010-2011. Le operazioni hanno interessato un ampliamento del saggio di scavo delle aree H-I-P-Q mirando sia all’individuazione della fondazione dei massi calcarei del peribolo sacro arcaico-classico sia all’intercettazione di probabili livelli non sconvolti dalla continua attività antropica di modifiche sostanziali nel sito. La stratigrafia archeologica della zona S risulta variamente composta e articolata da livelli di terreno ad uso agricolo e depositi archeologici riferibili al Neolitico. Sul piano di frequentazione neolitica si impiantano diversi residui di focolari, evidenziati da aree più o meno estese di residui carboniosi di difficile attribuzione: tra questi, addossato alla ripida parete rocciosa che delimita il saggio archeologico a W, è disposto un piano in argilla concotta riferibile ad un ampio focolare (Focolare 1/Fossa-Focolare1 bis) e, nelle vicinanze, il Focolare 2, privo di una struttura di combustione in argilla concotta come il precedente, che è composto da un primo livello caratterizzato da scarsi frammenti di ceramica neolitica e un piano basale con affioramenti di fauna pleistocenica e industria litica epipaleotica-mesolitica.
Addossata al peribolo, sul lato N, è stata rinvenuta una piccola opera muraria con evidente carattere rituale, denominata Area Rituale 1: la struttura è foderata di lastre e blocchi calcarei appiattiti, impreziosita dalla presenza di due altari in pietra calcarea conservati _in situ_. Tra i rinvenimenti che sostengono la datazione dell’evidenza tra il IV e il III secolo a.C. vi sono una protome fittile con capigliatura fluente e alto copricapo, collegata ad una divinità femminile e verosimilmente Demetra con pòlos, e un’anfora miniaturistica. Ad est dell’Area rituale 1 è stato individuato un ulteriore settore rituale, denominato Area Rituale 2. L’area è definita da una struttura muraria, realizzata con blocchi in calcare e secondo un andamento semicircolare. Il record archeologico segnala la presenza di una _hydria_ frammentaria dipinta con esili fasce rosse e decorata, sulla superficie esterna dell’ansa a nastro verticale, con il simbolo di una “fiaccola a quattro bracci”, usuale attributo del culto demetriaco, e una punta lanceolata in ferro deposta verticalmente e databile al IV sec. a.C.
Un’ulteriore esplorazione archeologica è stata effettuata sulla terrazza inferiore, antistante alla grotta (area M e L). Nell’allargamento sud dell’area M si sono messe in luce pietre di grandi dimensioni situate ad una quota superiore rispetto al crollo esplorato nel 2011, dal quale sono separate da uno strato di terra; questo induce a pensare che il crollo si sia svolto in due fasi. Nella parete sud-ovest dell'area L, è affiorato un blocco quadrangolare di grandi dimensioni che presenta delle modanature sui due lati a vista e un foro per l’inserimento di una grappetta, che suggeriscono la sua appartenenza ad una struttura di importanti dimensioni. Lo scavo nell’angolo nord-ovest dell’area ha messo in luce uno strato dove il terreno di colore giallo si presenta molto friabile. Esso corrisponderebbe allo sbriciolamento di una pietra locale, chiamata «tufina», e potrebbe essere un piano costruito di cui bisognerà indagare sia l'andamento che l'estensione. L'indagine archeologica effettuata quest'anno ha evidenziato una maggiore estensione del crollo, in particolare nell’area M verso sud e verso. Verso nord il crollo sembra seguire un pendio piuttosto marcato.