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Stefano Benazzi - Università di Bologna

Season Team

  • AIAC_3763 - Grotta di Castelcivita - 2018
    La campagna di scavo 2018 ha avuto luogo tra l’8 e il 25 Luglio e ha interessato esclusivamente i quadrati G15 e H15. La scelta di dare la precedenza all’indagine in quest’area è dovuta al fatto che questi quadrati occupano un’area completamente isolata dal resto dello scavo, con il sedimento antropico appoggiato in modo precario su un enorme masso con superficie superiore inclinata. Questa posizione fa sì che l’intero blocco di sedimento possa andare soggetto ad uno scivolamento verso il centro della cavità con la conseguente perdita dei dati stratigrafici. L’intervento di quest’anno ha permesso di chiarire la situazione emersa alla fine della campagna 2017. In questi quadrati era affiorata un’interessante situazione alla base del tg. 4 dello strato rsa’ (rosso sabbioso), con la messa in luce di quello che sembrava un unico grande focolare in parte sconvolto da disturbi post-deposizionali, avente base su un livello denominato sabbia arancio (differente dall’ rsa’ in quanto dotato di una certa quantità di argilla e completamente privo di clasti calcarei). Quest’anno, con la prosecuzione dello scavo, è stato possibile accertare che quanto ipotizzato nel 2017 non era corretto, in quanto si trattava non di una, ma di due differenti aree di combustione, l’una (A) leggermente più antica dell’altra (A’). Si tratta di piccoli focolari (circa 70 cm di diametro) alloggiati ciascuno in una fossetta poco profonda, aventi uno spessore massimo di 6-7 cm e formati da uno straterello di carbone sovrimposto ad un livelletto di cenere biancastra con terreno di base fortemente arrossato a causa del calore. Entrambi i focolari hanno restituito materiali riferibili alla facies proto-aurignaziana. La fossetta del focolare A scavata nella sabbia arancio era, nella parte basale, a diretto contatto con un’area di cenere pertinente ad un terzo focolare più antico, correlabile ad una superficie con materiali emersa sotto il taglio 5 nella sabbia arancio, risultato praticamente sterile. Quest’ultima area di combustione, denominata C, è molto probabilmente da attribuire alla fase più recente della frequentazione uluzziana. Infatti, dall’osservazione della sezione tipo di Gambassini, si evince che lo strato da noi denominato sabbia arancio corrisponde, sia nella posizione stratigrafica che nello spessore, allo strato denominato da Gambassini rsa”, caratterizzato dalla presenza di clasti calcarei assenti invece nell’area attualmente indagata, e pertinente alla facies uluzziana. Un ulteriore attività ha riguardato il proseguimento della verifica della documentazione degli scavi Gambassini con la digitalizzazione della sezione tra H e G 12-15. Si è dovuto inoltre procedere al consolidamento della sezione della trincea Gambassini corrispondente ai Q.ti H e I 12-13 perché il distacco di terreno, a seguito del cedimento di una grossa pietra nella parte bassa della sezione, aveva creato un vuoto nel deposito che metteva a serio pericolo di crollo il livello uluzziano più recente.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2018
    Il 2018 registra l’anniversario del quarantennale della scoperta del sito preistorico di Isernia La Pineta. Durante la campagna di scavo stratigrafico, che si è svolta dal 2 al 28 luglio, è stata organizzata una giornata studio con la partecipazione di alcuni dei ricercatori che hanno effettuato le primi indagini (Proff. Mauro Coltorti, Laura Cattani, Carlo Peretto, Benedetto Sala). La manifestazione è stata correlata dall’annullo filatelico celebrativo. Le attività di esplorazione all’interno del padiglione degli scavi hanno interessato i qq. 154, 155, 164, 165 del settore I-1, facenti parte di un’area più ampia di 18 mq. per mettere in luce l’unità stratigrafica denominata 3c, caratterizzata da una discreta concentrazione di reperti faunistici e litici. Si tratta dell’archeosuperficie più profonda impostata sulle cosiddette “Sabbie rosse” grossolane dello spessore di qualche centimetro, contenenti materiale vulcanico che poggiano sulla superficie erosa del travertino. Lo scavo dei 4 quadrati è stato caratterizzato dall’asportazione di sedimenti sabbiosi e colluviali ricchi di materiale archeologico composto da significativi resti paleontologici che vanno ad arricchire e completare le conoscenze sulla fauna pleistocenica di quest’area. A questi si associa un numero rilevante di frammenti ossei indeterminabili oltre a reperti litici in calcare e in selce. Tra i reperti in selce si annoverano in particolare schegge di piccole dimensioni e alcuni nuclei. Il materiale raccolto è stato cartografato in ambito GIS, restaurato e catalogato con l’utilizzo di schede opportunamente predisposte per la registrazione delle caratteristiche tassonomiche e conservative. Lo scavo ha visto la partecipazione di studenti afferenti a diverse università nazionali e internazionali. Le attività di esplorazione sono state accompagnate da lezioni e attività laboratoriali allo scopo di completare nel modo migliore la formazione specialistica dei partecipanti. Alle attività di indagine stratigrafica hanno fatto seguito anche escursioni sul territorio allo scopo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale molisano. L’attività di scavo è stata condotta dal Prof. Carlo Peretto, dell’Università degli Studi di Ferrara, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise.