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AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2018
Nel corso del mese di settembre 2018 è proseguito lo scavo del testimone Nord, il quale si estende nei quadrati C11-C15, già oggetto di indagine nelle tre precedenti campagne. Non si segnalano tracce di effrazioni nell’area di scavo, mentre sembra essersi intensificata, nel corso dell’anno, l’attività di roditori, rettili e vegetali nei sedimenti del testimone.
Lo scavo ha inizialmente interessato l’unità stratigrafica 8, caratterizzata da una scarsa quantità di materiali sia litici che faunistici. La minor compattezza del sedimento nei quadrati C12-C13 ha semplificato il recupero dei reperti, mentre in parte del quadrato14 e nel quadrato 15 lo scavo è risultato più difficoltoso a causa del sedimento concrezionato. Una volta rimossa l’unità 8 è iniziata l’indagine della sottostante US 9, asportata in due tagli artificiali di cinque centimetri di spessore l’uno. L’Unità 9, oltre ad aver restituito maggiori quantità di reperti, è contraddistinta anche dalla presenza di focolari. In particolare, nel quadrato C14 sono state individuate le unità stratigrafiche 92 (Fig. 2) e 94, entrambi focolari impostati in fossette, costituiti da livelli di ceneri e carboni, e l’unità 93, interpretata come una circoscritta concentrazione di materiale carbonioso.
Anche l’unità stratigrafica 9, così come alcune delle unità soprastanti, in questa parte dell’area di scavo è interessata dal sistema di tane US 90, costituito da un terreno molto più sciolto e quindi facilmente riconoscibile. In particolare, il sedimento rimaneggiato dall’attività di roditori (e ulteriormente rielaborato da gechi, lucertole e radici) è presente nei quadrati C11, C12 e, solo marginalmente, in C13.
La maggior parte dei resti faunistici ritrovati nell’Unità 9 è riconducibile all’uro, anche se sono stati riconosciuti alcuni elementi scheletrici di cavallo e daino. I frammenti più comuni sono relativi a porzioni di diafisi di ossa lunghe (fratturate per il recupero del midollo) e denti.
In alcune aree, soprattutto in vicinanza della parete rocciosa del riparo, i reperti si presentano spesso verticali o immersi obliquamente nel sedimento, a testimonianza di possibili disturbi nella deposizione degli stessi. Ulteriori analisi di archeologia spaziale chiariranno se in quest’area può essere avvenuto un accumulo caotico di materiali di scarto da parte dei gruppi neandertaliani che hanno frequentato il riparo. La rimozione dell’US 9, proseguita per tutta la campagna di scavo, è avvenuta nei quadrati C12-15, mettendo in evidenza il tetto della US 11. Nel quadrato C11, fortemente sconvolto dal sistema di tane US 90, l’Unità 9 non è stata scavata in modo da mantenere stabile il testimone in quell’area a fine campagna di scavo.
Infine, nel quadrato C14 sono stati scavati altri due focolari (rispettivamente US 10 e US 95), entrambi a tetto di US 11 e considerati in fase con essa. I due focolari risultano impostati in fossette di circa 25-30 cm di diametro, e costituiti da uno strato carbonioso coperto da una crosta di cenere notevolmente indurita. Alla base della fossetta di US 95 è emerso il tetto di un altro focolare, denominato US 96.
Dai focolari scavati (US 10, 92, 93, 94 e 95) sono stati prelevati blocchetti di sedimento per condurre analisi microstratigrafiche.
In data 19 settembre, i colleghi Tom Higham e Marin Fruen (Università di Oxford) hanno registrato la radioattività naturale del sito in corrispondenza delle Unità stratigrafiche 26, 20-21 e 11 per calibrare le datazioni OSL eseguite su sedimenti prelevati l’anno precedente.
Lo stato del testimone Nord a fine campagna è il seguente: US 90 in C11 I-II e C12 II; US 9/1 in C11; tetto US 11 in C12, C13, C14, C15; tetto US 96 in C14 IV.
Non si sono osservate diversità sostanziali riguardo le modalità di produzione/trasformazione dei manufatti litici: nuclei e prodotti indiziano la presenza del sistema integrato Levallois, soprattutto unipolare ricorrente, accanto a sistemi addizionali, tutti volti all’ottenimento di prodotti generalmente allungati. Anche il rapporto fra i manufatti trasformati tramite ritocco non cambia: raschiatoi in genere su supporto laminare, seguiti da punte. Fra queste ultime si segnalano morfologie vicine al grattatoio. Come già nella campagna precedente sono stati rinvenuti alcuni ciottoli possibili percussori/ritoccatoi. Sono stati infine individuati due rimontaggi.
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AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2019
Nel corso del mese di settembre 2019 è proseguito lo scavo del testimone Nord, esteso nei quadrati C11-C15 (Fig. 1). Tale testimone è già stato oggetto di indagine nelle quattro precedenti campagne. Lo scavo ha interessato gli ultimi lembi dell’unità stratigrafica 9 nei quadrati C11-C12 e l’unità stratigrafica 11 in tutta l’area di indagine. L’unità 11, ricca di materiali faunistici e litici presenta, lungo i suoi 10-15 cm di spessore, alcuni livelli di rarefazione dei reperti, a testimonianza del fatto che si tratta di un palinsesto composto dalla somma di differenti fasi di occupazione. Come già notato negli anni precedenti, i quadrati C14 e 15 presentano un sedimento più concrezionato e tenace; al contrario, il recupero dei reperti risulta meno impegnativo man mano che ci si sposta verso l’angolo N-W del riparo (quadrati C10-11).
Nei quadrati C13 e C14 sono state individuate rispettivamente le unità stratigrafiche 97 e 96, 98 e 99 (Fig. 2), tutte relative a focolari impostati in fossette di piccole dimensioni, che vanno a chiudere contro la parete settentrionale del riparo l’allineamento di punti di fuoco messo in luce nell’Unità stratigrafica 11 durante le precedenti campagne. Interessante anche un’area di materiale carbonioso, forse dovuta alla pulizia di un focolare, nel quadrato C14.
La maggior parte dei resti faunistici ritrovati nell’Unità 11 è riconducibile al bue selvatico, anche se sono stati riconosciuti alcuni elementi scheletrici di cavallo e di cervide. I frammenti più comuni sono relativi a porzioni di diafisi di ossa lunghe (fratturate per il recupero del midollo) e denti.
L'industria litica non mostra novità rispetto a quanto già conosciuto per il resto dell’US. Le materie prime usate per la scheggiatura sono locali e sembrano essere presenti tutte le fasi della catena operativa. Gli elementi ritoccati risultano scarsi.
In prossimità della parete rocciosa del riparo, i reperti hanno spesso giacitura verticale o fortemente inclinata, a testimonianza di possibili disturbi nella deposizione degli stessi. Ulteriori analisi di archeologia spaziale permetteranno di valutare un possibile accumulo caotico di materiali di scarto in quest’area del sito da parte dei gruppi neandertaliani che lo hanno frequentato.
Nelle aree nelle quali l’Unità Stratigrafica 11 è stata rimossa completamente (attraverso lo scavo di due tagli artificiali) è emersa la sottostante unità 13, caratterizzata da una differente matrice (al sedimento originatosi dal disfacimento della locale calcarenite si aggiunge in questa unità una frazione di sabbia vulcanica, legata alla presenza del tefra US 14).
Come per i livelli superiori, anche l’unità stratigrafica 11 è interessata dal sistema di tane e gallerie US 90 (Fig. 3), dovuto all’azione congiunta di radici, roditori e rettili. La porzione rimaneggiata del deposito è molto ampia nei quadrati C10-11 (ne intacca la quasi totalità) e si riduce nei quadrati C12-13 fino a scomparire nella parte orientale del deposito (C14-15). Nel quadrato C11 è stata raggiunta la base della sacca di deposito sconvolto che sembra quindi non aver intaccato la parte più profonda dello strato 11.
Dai focolari scavati (US 96, 97, 98 e 99) sono stati prelevati blocchetti di sedimento per condurre analisi microstratigrafiche.
In data 15 settembre, il collega dott. Ivan Martini (DSFTA, Università degli Studi di Siena) ha eseguito un campionamento di sedimenti lungo tutta la sequenza del riparo. Le analisi sedimentologiche vengono svolte nell’ambito del progetto finanziato dalla National Geographic Society “The key role of cave and shelter clastic successions in defining the replacement of Neandertals by Modern Human”, di cui il dott. Martini è direttore. Oltre ad aver portato avanti lo studio stratigrafico, sono state posizionate alcune “trappole sedimentologiche” sotto le pareti del riparo per misurare la deposizione naturale di calcarenite nel sito durante il corso dell’anno. Questo permetterà di valutare il tasso di accumulo di sedimenti dovuti al disfacimento della parete rocciosa e ottenere delle stime sui tempi di formazione di alcuni livelli del deposito archeologico.
Lo stato del testimone Nord a fine campagna è il seguente: US 90 in C10 e localmente in C11 e C12. Tetto US 13 in C11, C12, e C13 I; US 11/2 in C13 II, C14 I-II e C15; US 11/3 in C13 III-IV e C14 III-IV (Fig. 4).
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AIAC_3763 - Grotta di Castelcivita - 2018
La campagna di scavo 2018 ha avuto luogo tra l’8 e il 25 Luglio e ha interessato esclusivamente i quadrati G15 e H15. La scelta di dare la precedenza all’indagine in quest’area è dovuta al fatto che questi quadrati occupano un’area completamente isolata dal resto dello scavo, con il sedimento antropico appoggiato in modo precario su un enorme masso con superficie superiore inclinata. Questa posizione fa sì che l’intero blocco di sedimento possa andare soggetto ad uno scivolamento verso il centro della cavità con la conseguente perdita dei dati stratigrafici.
L’intervento di quest’anno ha permesso di chiarire la situazione emersa alla fine della campagna 2017. In questi quadrati era affiorata un’interessante situazione alla base del tg. 4 dello strato rsa’ (rosso sabbioso), con la messa in luce di quello che sembrava un unico grande focolare in parte sconvolto da disturbi post-deposizionali, avente base su un livello denominato sabbia arancio (differente dall’ rsa’ in quanto dotato di una certa quantità di argilla e completamente privo di clasti calcarei). Quest’anno, con la prosecuzione dello scavo, è stato possibile accertare che quanto ipotizzato nel 2017 non era corretto, in quanto si trattava non di una, ma di due differenti aree di combustione, l’una (A) leggermente più antica dell’altra (A’).
Si tratta di piccoli focolari (circa 70 cm di diametro) alloggiati ciascuno in una fossetta poco profonda, aventi uno spessore massimo di 6-7 cm e formati da uno straterello di carbone sovrimposto ad un livelletto di cenere biancastra con terreno di base fortemente arrossato a causa del calore. Entrambi i focolari hanno restituito materiali riferibili alla facies proto-aurignaziana.
La fossetta del focolare A scavata nella sabbia arancio era, nella parte basale, a diretto contatto con un’area di cenere pertinente ad un terzo focolare più antico, correlabile ad una superficie con materiali emersa sotto il taglio 5 nella sabbia arancio, risultato praticamente sterile. Quest’ultima area di combustione, denominata C, è molto probabilmente da attribuire alla fase più recente della frequentazione uluzziana. Infatti, dall’osservazione della sezione tipo di Gambassini, si evince che lo strato da noi denominato sabbia arancio corrisponde, sia nella posizione stratigrafica che nello spessore, allo strato denominato da Gambassini rsa”, caratterizzato dalla presenza di clasti calcarei assenti invece nell’area attualmente indagata, e pertinente alla facies uluzziana.
Un ulteriore attività ha riguardato il proseguimento della verifica della documentazione degli scavi Gambassini con la digitalizzazione della sezione tra H e G 12-15.
Si è dovuto inoltre procedere al consolidamento della sezione della trincea Gambassini corrispondente ai Q.ti H e I 12-13 perché il distacco di terreno, a seguito del cedimento di una grossa pietra nella parte bassa della sezione, aveva creato un vuoto nel deposito che metteva a serio pericolo di crollo il livello uluzziano più recente.