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Alfredo Buonopane– Università di Verona

Season Team

  • AIAC_2873 - Colle Massari Medievale - 2018
    Nel corso della campagna di scavo condotta nel Luglio 2018, l’indagine archeologica si è concentrata sul complesso meridionale, rappresentato da due ampi edifici (Edificio A ed Edificio B) ed una cisterna. La ricerca cominciata in questa parte dell’insediamento nel 2013 aveva consentito di rimettere in luce parte delle planimetrie di un edificio a carattere forse residenziale, provvisto sin dalla sua fondazione di un piccolo _balneum_, e di un altro coevo, o di poco successivo, concepito come _balneum _ pubblico. I due edifici erano collegati mediante un corridoio ad L, che si sviluppa tra essi ed una cisterna che serviva entrambi i _balnea _ . Sulla base delle tecniche costruttive ( _opus mixtum_ , _vittatum _ e _testaceum _ ) e dei caratteri stilistici ed iconografici di un mosaico la fondazione del complesso è stata assegnata alla prima metà del II secolo d.C., o più precisamente all’età adrianea. Già in precedenza, sebbene gli scavi si fossero principalmente concentrati sulle fasi di riutilizzo ed abbandono del complesso tra metà V ed inizio VII secolo d.C., era stato possibile definire la presenza di diverse fasi di trasformazione comprese tra II ed inizio V secolo d.C. Lo scavo 2018 si è rivelato fondamentale per chiarire i caratteri e la cronologia di una fase di trasformazione che ebbe un notevole impatto sulla planimetria e sui percorsi di fruizione dell’edificio termale (Edificio B). In una porzione di un ampio vano absidato dove i mosaici erano stati asportati dalle arature, è stato possibile effettuare dei saggi di scavo che hanno permesso di cogliere il mutamento di funzione. Tale ambiente, infatti, nella fase originaria della prima metà del II secolo d.C. funzionava come _caldarium _ provvisto di _schola _ _labri _ e vasca riscaldata ad essa perpendicolare. In età severiana, quando anche il resto dell’Edificio B conobbe ampliamenti e trasformazioni, il _caldarium _ venne convertito in _frigidarium _ , attraverso l’asportazione di tutte le _pilae _ ed il riempimento degli ipocausti con strati di terra. In questa fase venne realizzato un tamponamento in muratura del canale che collegava gli ipocausti del _caldarium _ e dell’adiacente _tepidarium. Lo spazio precedentemente occupato dalla vasca calda, venne trasformato in due piccoli ambienti (vestibolo ed _apodyterium_ ). Lo spazio absidale della _schola_ _labri_ venne ristretto e trasformato in vasca fredda, ed una seconda vasca fu aggiunta sul lato occidentale della stanza. Tali dati, assieme alle coeve trasformazioni già osservate nelle campagne precedenti, permettono di comprendere come l’edificio termale conobbe la realizzazione di due percorsi indipendenti. Gli scavi si sono poi concentrati sul lato occidentale dell’Edificio A, per il quale, almeno nelle fasi originarie, si è ipotizzata una destinazione residenziale. Lungo il lato occidentale dell’edificio venne realizzata, nel pieno III-inizio IV d.C., una grande struttura a ferro di cavallo dotata di contrafforti radiali che dovette servire come cortile per accogliere i viandanti. In questa fase, infatti, il sito sembra avere conosciuto un potenziamento della sua funzione di stazione di sosta lungo un tracciato viario secondario, ma di notevole importanza che collegava trasversalmente le direttrici del _cursus_ _publicus_ tra costa ed interno.
  • AIAC_4945 - Doss Penede - 2019
    Nel 2019, attraverso un accordo triennale tra l’Università di Trento, la Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento ed il Comune di Nago-Torbole, è iniziato il progetto di scavi e ricerche archeologiche presso il sito preromano e romano del Doss Penede a Nago (TN). Il sito si colloca su un dosso calcareo che, nonostante gli appena 285 m s.l.m., ne consente uno straordinario controllo visivo a 360° su un’ampia porzione di territorio che comprende gran parte del Lago di Garda, la bassa valle del Sarca, il terrazzo di Nago e attraverso esso il corridoio naturale che collega la valle del Sarca con quella dell’Adige. Nonostante l’attuale pertinenza alla Provincia di Trento, il comprensorio alto-gardesano dove si trova il sito fu attribuito nel tardo I secolo a.C. all’ager di Brixia. Il sito era noto localmente a partire dai primi anni Novanta del secolo scorso, grazie ad una serie di segnalazioni seguite ad operazioni di ripulitura effettuate da appassionati locali. Dato il notevole livello di conservazione delle strutture, alcune delle quali emergenti prima dello scavo, e l’ampio arco cronologico indicato sia dalle murature visibili che dai reperti mobili raccolti in passato, si è ritenuto che il Doss Penede potesse costituire il punto di partenza di un più ampio progetto volto ad indagare le trasformazioni della rete insediativa, dei sistemi economici e dei paesaggi nell’area compresa tra Alto Garda e valle del fiume Sarca tra la seconda età del Ferro e la tarda età imperiale (VI a.C.-V d.C.). Lo scavo del 2019 si è concentrato su quattro aree poste alle pendici occidentali del dosso, dove è stata messa in luce parte dell’abitato d’altura organizzato mediante terrazzi isorientati a cui si addossano edifici di varia funzione. Le trasformazioni in chiave monumentale e l’addensarsi delle costruzioni sembrano collocarsi a cavallo tra il I secolo a.C. ed il I d.C., mentre l’occupazione, laddove si sono potute raccogliere datazioni certe non pare superare il III/IV d.C. Particolarmente significativo il fatto che in almeno tre delle quattro aree di scavo siano presenti evidenze riferibili all’occupazione della seconda età del Ferro. Esse sono rappresentate da attività di rettifica della roccia calcarea per realizzare spazi edificabili e da resti di opere di terrazzamento a grandi blocchi posti in opera a secco e successivamente incorporati nelle murature a sacco romane, che invece fanno largo uso di malta di calce. La resilienza dei siti d’altura sviluppatisi nell’ambito della cultura di Fritznes-Sanzeno o retica diffusa in area trentina nella seconda età del Ferro e caratterizzati da continuità insediativa in età romano-imperiale è un fenomeno di grande interesse, ben documentato anche più a nord nel territorio anaune. Attraverso una convenzione triennale, le ricerche proseguiranno nel 2020-2021 con l’obiettivo di completare gli scavi iniziati e di investigare nuove aree, anche al fine di rendere fruibile nel medio termine una porzione del sito.