Name
Giacomo Vizzino

Season Team

  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2018
    Nel mese di ottobre 2018, nell’area del complesso paleocristiano di Vaste, si è svolta una breve campagna di scavo in regime di Concessione Ministeriale. I lavori sono stati condotti in continuità con le indagini del 2016, quando, nella zona a sud-ovest della chiesa a tre navate, edificata poco dopo la metà del VI sec. d.C., era stato aperto un saggio di m 5x5, a breve distanza dall’angolo sud-ovest del nartece. A ca. 1,25 m dal piano di campagna fu intercettato l’angolo di un edificio; non fu possibile determinarne la funzione, né definirne l’esatta cronologia. Nella campagna del 2018 le indagini hanno avuto come obiettivo quello di continuare a mettere in luce la struttura cercando di definirne pianta, tipologia e datazione. Il saggio del 2016 è stato ampliato ad est e sud, raggiungendo una superficie di 74 mq. Un potente strato di accumulo agricolo moderno, al di sopra dei livelli archeologici, è stato rimosso con l’ausilio di una ruspa. Il primo livello di accumulo antico (2360) ha restituito reperti databili tra l’età tardoromana ed il periodo altomedievale (sigillata africana, ceramica da fuoco, vetri, laterizi, resti faunistici). Al di sotto di esso è stata messa in luce la prosecuzione della struttura muraria già emersa; inoltre, è stato intercettato un livello di distruzione argilloso, di colore giallino-biancastro (2361), che conteneva materiali databili ad età tardoromana; da esso proviene anche una moneta di bronzo. Lo strato 2361 copriva una spessa gettata di terreno, ricca di manufatti, distribuita in un’area circolare all’interno dei setti murari ed interpretata come livellamento (2362); comprende terreno misto a piccole pietre e calcare sbriciolato, con frammenti di malta, tegole, vetri e frammenti ceramici del V-VI sec. d.C. Lo strato ha restituito anche un fr. di manufatto lapideo, in pietra leccese, pertinente alle transenne o alle grate delle finestre delle chiese. L’US 2362 copre un altro strato di livellamento (2363), molto più spesso, composto da terreno argilloso di colore bruno-arancio, di consistenza morbida, contenente frammenti ceramici misti a ossa animali e antracoresti. Sono state rinvenute anche 3 monete tardoromane in bronzo, ed un anello, anch’esso in bronzo. Per quanto concerne l’edificio, il muro settentrionale (2345), è ora documentato per una lunghezza di 6,60 m, mentre quello ovest (2346) per 5,40 m; entrambi presentano doppio filare di pietre, più grosse sul filo esterno, ed hanno uno spessore totale compreso tra 60 e 70 cm. Il filo interno è in gran parte coperto da uno strato di crollo (2364). Pur nell’impossibilità di identificare i limiti della costruzione, è possibile affermare che i setti murari delimitano un ambiente di grandi dimensioni, probabilmente connesso alla chiesa di II fase, alla quale sembra accostabile sia sulla base della tecnica di costruzione che per i reperti associati. In realtà gli elementi diagnostici per la cronologia sono modesti, in assenza dei livelli di frequentazione. Frammenti di Sigillata Africana D e di anfore Late Roman I e II suggeriscono una datazione tra V e VI sec. d.C., comunque non posteriore al VII secolo. Sulla funzione, a causa della limitatezza dell’indagine, si possono avanzare varie ipotesi: un altro edificio di culto, un battistero, un vano di servizio.
  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2019
    Nell’autunno del 2019 è stata svolta la campagna annuale di ricerche in regime di concessione ministeriale. Sono proseguite le indagini a sud-ovest della chiesa paleocristiana, dove fin dal 2016 è stato avviato lo scavo di un saggio volto a valutare la presenza di altri elementi relativi all’occupazione dell’area. Poiché in precedenza era stato identificato l’angolo nord-occidentale di un edificio con orientamento omogeneo alla chiesa di II fase, si è stabilito di ampliare il saggio in direzione est al fine di definire l’estensione della struttura. Il muro perimetrale nord (2345), coperto dall’accumulo 2370, è risultato conservato per tutta la lunghezza del saggio (9 m ca.); inoltre, la lettura della sezione in parete consente di affermare che esso prosegue oltre l’attuale limite di scavo. All’interno dell’edificio l’accumulo 2370 copre uno strato di livellamento con andamento in pendenza verso ovest (2371=2361); esso ha colore giallognolo e composizione tufacea, con presenza di numerosi frammenti di tegole, vetri, ceramica e ossa di animali. A sua volta, nella porzione orientale, esso copre un altro strato di livellamento (2373), di color arancio e composizione argillosa, con ricca presenza di carboncini. Al centro dell’ambiente esso copre una sequenza stratigrafica che include un’area di terreno bruciato con pietre (2374), due chiazze cinerose (2375, 2376), una sistemazione di tegole in piano (2380) e, leggermente discosta, una buca a pianta circolare (2377, riempimento 2378). Gli elementi elencati si riferiscono ad un piano di frequentazione (2379) costituito da terreno bruno-rosso, compatto, a matrice argillosa, con focolare. La buca risulta in fase con il focolare e dal suo riempimento provengono frammenti di ceramica da fuoco e resti faunistici associati a cenere. A nord del muro 2345, nell’area esterna all’edificio da esso delimitata, si è riconosciuto un altro strato di accumulo, diverso per composizione da quello soprastante (maggiore concentrazione di laterizi e pietre). Nel settore più occidentale del saggio sono proseguite le indagini in corrispondenza di una traccia rettilinea di colore scuro già interpretata come ghost-wall relativo all’asportazione di una struttura a blocchi. In sostanza la trincea 2383 taglia uno strato di accumulo (2382) di colore bruno chiaro; il riempimento è costituito da terreno bruno scuro, con pietrame (2384). Al di sotto dell’accumulo e della trincea con il suo riempimento si è messo in luce un livello di frequentazione (2385=2344=2346) in continuità con quello già indagato in precedenza e in fase con la struttura 2364-2345. Al termine delle operazioni di scavo si è proceduto alla copertura dell’area, con TNT e terreno (ca. 20 cm) e si è messa in opera una recinzione (altezza 1,20 m). In conclusione, la campagna di scavo ha permesso di stabilire che nell’area a sud-ovest degli edifici ecclesiastici, nell’ambito della fase di vita della II chiesa (seconda metà del VI-VII sec. a.C.) si sviluppa un’occupazione di tipo abitativo e/o di servizio: un grande vano contiene elementi destinati all’accensione di fuochi, funzionali alla preparazione ed alla cottura di cibi. A ovest dello stesso ambiente, probabilmente in seguito al suo abbandono venne realizzata una trincea la cui funzione appare ora quella di canale di scolo delle acque meteoriche.