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Donatella Scortecci – Università degli Studi di Perugia, Dipartimento di Lettere, Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne

Season Director

  • AIAC_3745 - Pietrarossa - 2018
    Le indagini archeologiche condotte nel corso della quarta campagna di scavo (2018) hanno continuato a far emergere importanti aspetti topografici propri del municipium romano di Trebiae, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo si è concentrata unicamente nel settore II, con una indagine di tipo estensiva. Difficile allo stato attuale delle ricerche poter riconoscere con certezza l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Le murature intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere tuttavia interpretate, seppur al momento in via del tutto ipotetica, quali elementi strutturali pertinenti ad una o più domus di età romana inquadrabile all’interno di un complesso insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita. Decisamente incerta risulta la comprensione ed interpretazione dell’Ambiente G, vano di grandi dimensioni contraddistinto da una pavimentazione realizzata mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di nove grandi immagini disposte in maniera regolare su tre diversi registri. Si alternano rappresentazioni di animali, quali cervo, cavallo, toro e serpente, a figure antropomorfe, entrambe dotate di corpi pisciformi. Alcune delle figure animali risultano inoltre cavalcate da piccoli eroti alati. La pavimentazione, in discreto stato di conservazione, è ancora in fase di studio. Risulta pertanto da definire l’orizzonte cronologico entro cui poterla collocare, cosi come l’originaria destinazione d’uso del vano. Per quanto l’iconografia marina del tappeto musivo induca un accostamento dell’ambiente in questione con strutture di tipo termale, la totale assenza di elementi architettonici strettamente connessi alla gestione dell’acqua pare poter escludere al momento tale ipotesi interpretativa. Strettamente connesso all’Ambiente G risulta il grande Corridoio I. Le murature del lungo vano si appoggiano infatti alle strutture che delimitano l’ambiente mosaicato. Nel punto di contatto tra i due complessi è stato possibile rinvenire una soglia dotata di cardini funzionali ad un portone di grandi dimensioni a doppio battente. Tale apprestamento pare potersi collocare in un periodo cronologico immediatamente successivo alla realizzazione del piano pavimentale in mosaico dell’Ambiente G. La soglia va infatti a colmare le lacune della pavimentazione musiva, consentendo di inquadrare la sua realizzazione in un tempo successivo a quello in cui venne approntato il mosaico stesso. Ad una quota leggermente superiore è stato possibile intercettare un piano di calpestio in terra battuta che pare possibile riferire ad età altomedievale. La pavimentazione risulta infatti in fase con la struttura muraria che costituisce il limite Nord del Corridoio I. Tale muratura nel suo sviluppo in alzato denuncia evidenti tracce di reimpiego. Dalla base in blocchetti pertinente alla struttura di età romana la parete muraria, realizzata con materiale di reimpiego, si sviluppa restringendo il proprio ingombro rispetto allo spessore originario. Una tecnica costruttiva e una fattura molto ricorrenti in età altomedievale. In questo periodo quindi la quota del Corridoio dovette alzarsi di alcuni centimetri rispetto al piano di calpestio di età romana. Ancora in fase di scavo risulta invece l’Ambiente N, di cui al momento non si conosce l’esatto sviluppo planimetrico. Il vano risulta in ogni caso in connessione con gli Ambienti G, H, F ed I. Anche in questo caso il piano pavimentale risulta realizzato mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di due grandi immagini antropomorfe raffiguranti un tritone e una nereide, incorniciate da due teorie di motivi geometrici. Parte del piano pavimentale in mosaico deve essere ancora riportato alla luce, impedendo di fatto al momento di dare una lettura esaustiva del motivo iconografico. Per quanto il tema marino del tappeto musivo induca un accostamento dell’ambiente in questione con strutture di tipo termale, la totale assenza di elementi architettonici strettamente connessi alla gestione dell’acqua pare poter escludere al momento tale ipotesi interpretativa. Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.