AIAC_4660 - Grotta dell’Artofago - 2018La seconda campagna di scavi (15-28 luglio 2018) a Grotta dell’Artofago aveva l’intento principale di proseguire le ricerche all’interno della cavità e di iniziare lo scavo del deposito antropico adiacente l’attuale ingresso della caverna.
Verificata l’assenza di danni al deposito archeologico, dopo aver provveduto all’ampliamento del reticolo di riferimento (quadrati di 1 m di lato) in direzione dell’ingresso della cavità, il lavoro è iniziato con la pulitura della zona predisposta all’ingresso e di un’area prospiciente una piccola volta, esterna alla grotta, che si apre nella parete rocciosa posta ad est dell’entrata. L’indagine nella zona della piccola volta è stata presto abbandonata poiché a pochi centimetri dalla superficie è comparsa una spessa formazione stalagmitica che ne ha impedito il proseguimento. Dal poco deposito scavato provengono scarsi resti faunistici di epoca attuale.
Nell’area atriale (denominata area C) sono stati demarcati 13 quadrati nei quali, come prima azione, è stato asportato l’humus superficiale, che iniziava a partire da una quota media di circa -120 cm dal livello di riferimento stabilito in questa zona, per uno spessore di 10/15 cm. Questo strato, avvicinandosi verso la parete ovest della cavità, appariva leggermente inclinato verso il basso. Sotto l’humus è stato affrontato uno strato di colore bruno, con pietre a spigoli vivi, dello spessore di circa 25 cm e tracce di focolari attuali, che ha restituito materiali moderni (vetri, resti di scatolette, ecc.). Approfondendo lo scavo, intorno a quota -160, il sedimento è diventato gradualmente più sciolto e rossastro, sempre con abbondante scheletro. Lo strato rossastro è apparso interessato, soprattutto nella zona nord, dalla presenza di alcune buche riempite con pietre. A quota -178 cm il sedimento rossastro è risultato totalmente libero da pietre. Dal quadrato -H1, a circa 60 cm dalla superficie (quota -180), proviene un piccolo pugnale di rame, reperto completamente isolato. Lo scavo è proseguito nello strato rossastro, completamente sterile per ulteriori 10 cm per divenire, verso quota -190, assai più tenace, con presenza clasti di dimensioni medio piccole. Intorno a quota -200, nel quadrato L, sono cominciate a comparire schegge e strumenti di diaspro di piccole dimensioni che in seguito apparivano diffusi un po’ in tutta l’area presa in esame. A -215, nel terreno delle unità L e I era presente una macchia scura, probabile struttura di combustione, e alla stessa quota, in prossimità della sezione est di –H2, compariva una zona grigia con frammenti di ossa annerite e numerosi manufatti litici. Da questo momento lo scavo è proseguito nella fascia H, -H1 e - H2, mentre è stato interrotto nel resto dell’area la cui estensione si era andata progressivamente riducendo per la presenza di blocchi crollati dalla volta. In - H2 la macchia scura, testimonianza di focolare, era larga circa 1 metro e sembrava interessare anche i quadrati limitrofi. A quota -200 il sedimento tornava nuovamente rosso, sia in - H2 che nelle altre unità. Le industrie litiche, che erano presenti in tutti e tre i quadrati, andavano progressivamente a diminuire in H e - H1, mentre persistevano in quantità notevole in - H2. In H, a -230, è comparsa una nuova chiazza scura contenente abbondanti materiali e piccole schegge di osso bruciato.
Dopo circa 10 cm (-240) anche in - H1 è ricominciata a comparire una discreta quantità di industria. Alla stessa quota, in - H2, il deposito appariva molto più sciolto di quello degli altri 2 quadrati. Tutte le chiazze di colore più scuro sono state rilevate, documentate e campionate, così come tutti gli altri sedimenti incontrati durante i lavori. Giunti al termine dei lavori 2018, lo scavo dell’area C si è interrotto dopo aver raggiunto quota -240 nella fascia composta dalle unità H, -H1 e -H2, alla presenza di uno strato rossastro meno tenace, assai ricco di industria litica.
Contemporaneamente ai lavori nell’area atriale è stato effettuato un saggio all’interno della grotta, in prossimità della parete meridionale della nicchia posta a sud della sala principale. In questo caso, il deposito è risultato completamente rimaneggiato e sono state recuperate ceramiche di varia età e tipologia, oltre a qualche rarissimo frammento umano (piccola parte di resto di cranio, testa di femore), anch’essi di epoca imprecisata. Il saggio è stato interrotto una volta raggiunta la roccia di base posta intorno a quota -120.
I lavori si sono conclusi con l’esecuzione della documentazione fotografica e dei rilievi grafici di pianta e sezioni. Infine si è proceduto alla copertura della zona di scavo con retino plastico traspirante sopra al quale sono stati depositati una parte dei materiali (terra e pietre) rimossi in precedenza.
I reperti litici rinvenuti nell’area C, di dimensioni generalmente molto piccole o piccole, ad un esame preliminare effettuato sul campo, rivelano una progressiva evoluzione tecnologica che, insieme alla loro tipologia, ne consentono un inquadramento culturale che da un contesto Mesolitico si sviluppa verso una fase terminale del Paleolitico superiore. Inoltre, nell’area C, nonostante l’estensione limitata della superficie indagata, è significativa la presenza di diversi “punti di fuoco” che costituiscono chiara testimonianza della ripetuta frequentazione umana.