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AIAC_1037 - San Martino di Tour - 2005
The investigation undertaken in 2005 inside the church of San Martino di Tour at Besenate (VA) led to the identification of the building’s various construction phases. The first chapel with a square re-entrant apse dated to the 7th-8th century A.D. A larger Romanesque church was built in the 10th-first quarter of the 11th century with a single nave and semicircular apse and was further enlarged in the 12th century. In the 13th-14th century the apse was rebuilt in square form. The third church dates to 15th-beginning of the 16th century, again it was larger, had a single nave and four bays and a square apse. In the 16th century two chapels were built. The addition of the transept and apsidal presbytery gave the church its present form. The church contains many burials. (Barbara Grassi, Roberto Mella Pariani)
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AIAC_1037 - San Martino di Tour - 2006
La chiesa odierna è un edificio con abside ad emiciclo preceduta da un transetto, mentre la sua antichità è sottesa dalla torre campanaria edificata in stilemi romanici che rimandano al primo quarto del XI secolo. Con lo scavo eseguito nel 2005 sono state individuate 111 unità stratigrafiche che corrispondono a varie fasi cronologiche.
La prima vede l’edificazione della prima cappella ad abside quadra rientrante, volta ad est attribuibile al VII-VIII secolo, della quale restano pochi lacerti. Due attacchi murari a sud dell’abside sono indice della presenza di un vano accessorio esterno. In un momento successivo, mantenendo il limite del perimetrale nord, con l’abbattimento del primo oratorio si ha la ricostruzione in forma ampliata della chiesa romanica (X - primo quarto XI secolo), ad aula unica e con abside ad emiciclo persistente sull’area del precedente coro quadrato.
Il notevole sviluppo longitudinale del nuovo edificio è da attribuire ad un successivo ampliamento (XII secolo), realizzato attraverso l’avanzamento della facciata oppure con la costruzione - a ridosso della facciata stessa (perduta) - di un nuovo corpo di fabbrica costituente un esonartece.
Il campanile, contemporaneo o di poco posteriore a questa seconda chiesa, viene così tolto dall’odierna anomala ubicazione per trovare la propria originaria contestualizzazione nell’adiacenza nord della facciata romanica, prima dell’aggiunta a ovest del supposto esonartece.
Durante il XIII-XIV secolo si ha la ricostruzione dell’abside in forma quadra.
Databile al XV-inizi XVI secolo è la terza chiesa, ampliata, che della precedente mantiene il perimetrale nord e la facciata dell’esonartece. Nel XVI secolo si ha l’erezione ai lati della quarta campata delle cappelle del Sacro Cuore a sud (abbattuta) e della Vergine Maria a nord.
Infine, con la quarta chiesa - l’odierna - si ha un nuovo ampliamento verso est con l’edificazione del transetto e del presbiterio absidato. (Barbara Grassi, Roberto Mella Pariani)
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AIAC_1717 - Viale della Repubblica - 2006
Nella progressiva definizione archeologica dell’antico assetto della città romana di Angera, nel periodo tra il 2005 e il 2006 lo scavo per una piscina in proprietà privata, adiacente all’abside dell’ex chiesa di S. Vittore, a ovest dell’abitato, ha permesso di indagare un’ampia stratigrafia tra I secolo a.C. ed altomedioevo, con articolate fasi edilizie di una _domus_ d’età romana.
Le origini dell’area insediativa su cui verrà edificato il primitivo edificio di culto al martire Vittore sono attestate dall’indagine al I sec. a.C.: si tratta delle tracce in negativo di un edificio ligneo, probabilmente con copertura in materiale organico deperibile data la totale assenza residuale in situ di tegulae. L’allineamento ENE-WSW della costruzione è desumibile dalle relative impronte di pali.
La fase successiva vede l’impianto della prima _domus_, di cui sono stati indagati quattro vani disposti ad L attorno ad un presunto cortile. Ad una fase successiva si data la probabile divisione della prima _domus_ in due proprietà con la realizzazione di un andito. All’ultimo quarto del III secolo d.C. o al IV secolo si data un ulteriore intervento edilizio che vede la costruzione di un nuovo edificio settentrionale. I livelli di abbandono sono datati al V-VI secolo grazie ai frammenti di ceramica invetriata, terra sigillata e pietra ollare rinvenuti.
In età altomedievale si ha la deposizione estemporanea di due sepolture a inumazione entro loculo litico, in area aperta e nell’adiacenza di due preesistenti muri.
Anche in questo sito, come già rilevato nei recenti scavi urbani di via Greppi, il periodo di instabilità dell’altomedioevo, caratterizzato da una grave crisi politica ed economica, vede la contrazione delle aree abitate, il loro abbandono ed in alcuni casi la conversione a zone di pascolo o di coltivazione, fenomeni che portano ad un utilizzo episodico delle antiche strutture fatiscenti per sepolture “private”, al di fuori dei complessi cimiteriali.
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AIAC_1718 - Via Mazzini - via San Martino - 2006
La demolizione dell’ex distilleria Rossi, sita su un’ampia area di circa mq 2.700, posta ad angolo tra via Mazzini e via San Martino, cui è seguito il controllo archeologico tra il gennaio 2005 e il febbraio 2006, ha permesso di individuare distinti settori di interesse archeologico di ridotte dimensioni, privi di rapporti stratigrafici tra loro perché separati dallo strato sterile e intaccati dalle fondazioni della distilleria. Sono stati risparmiati, però, un tratto di strada realizzata nella prima età imperiale e un pozzo di età romana, oltre ad una notevole quantità di ceramica romana, concentrata in particolare in alcune fosse. In epoca successiva, probabilmente in media-tarda età imperiale, la strada è abbandonata
Il pozzo in pietra, di media età imperiale, conteneva una notevole quantità di ceramica che copre un ampio arco cronologico dal II al III-IV sec. d.C. Tra i materiali rinvenuti i pezzi più significativi e databili alla tarda età imperiale sono diversi frammenti di grossi bacili listati, di cui uno con orlo modanato con pressione digitale, un frammento di ciotola in ceramica invetriata e un frammento di grosso bacile listato in pietra ollare.
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AIAC_176 - Parrocchia della Purificazione della Beata Vergine - 2005
Il principale edificio storico di Mesero è la parrocchiale della Purificazione della Beata Vergine, già citata come Santa Maria nel duecentesco Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero, ma da quell’epoca completamente rifatta.
L’edificio religioso si presenta oggi nella sua veste settecentesca che è andata a sovrapporsi al nucleo cinquecentesco. L’interno presenta evidenti segni lasciati dagli anni d’abbandono e sono in corso i lavori per il consolidamento e il restauro conservativo della chiesaLa necessità di rimuovere l’intera pavimentazione ha consentito di effettuare un’indagine archeologica che ha permesso di riconoscere tre fasi costruttive, tutte circoscritte nell’area oggi occupata da coro e presbiterio. La prima fase pre-romanica caratterizzata da due porzioni di muri che offrono i due limiti sud ed est dell’area di un primitivo impianto che non ha restituito però elementi di sicura datazione. Una seconda fase, genericamente riferibile all’età romanica, costituita da una chiesa a unica navata con abside a emiciclo. A questa fase si riferiscono il basamento di un altare, un bel piano pavimentale in cotto e frammenti di affreschi di ottima fattura trovati nei livelli di demolizione. La terza fase, rinascimentale, vede una chiesa più ampia che imposta il proprio presbiterio sulle rasature della chiesa romanica. La nuova abside, pur mantenendo le stesse proporzioni della precedente, non ha più una forma ad emiciclo ma è trapezoidale, “cucita” sulla rasatura dei muri precedenti da quattro lesene/pilastri che ne scandiscono i lati. (Laura Simone Zopfi, Monica Motto)
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AIAC_182 - Villa Paradiso - 2005
A Cornate d’Adda - l’antica Coronate indicata da Paolo Diacono come la località in cui nel 688 fu combattuta la battaglia tra re Cuniperto e l’usurpatore Alachis - nel 1997 si effettuarono, in località Villa Paradiso, svariati saggi su una vasta area (circa mq 20.000) che risultava interessata da tracce di occupazione antica. Nel 1999 vi si condusse una campagna di scavo che ne indagò mq 1.000. Furono così messi in luce i resti, molto superficiali e compromessi dai lavori agricoli, di nove ambienti di una villa romana che fu in uso dal I sec. d.C. alla tarda età imperiale. Inoltre, impostate sulle rasature delle strutture romane cadute in disuso, si trovarono tombe longobarde del VII secolo, nonché buche da palo e focolari della stessa epoca. Tutta l’area fu sottoposta a vincolo archeologico. Nel febbraio 2005, la realizzazione di un nuovo collettore fognario ha permesso di rinvenire le pareti residue di una grande cisterna e tombe ad incinerazione databili al III-IV secolo. Anche se è noto che nel III secolo si colloca il passaggio al rito inumatorio in tutta l’Italia settentrionale, il perdurare del rito della cremazione nella necropoli di Cornate d’Adda avvalora quanto già riscontrato in tombe coeve di Milano - Cortile Università Cattolica, delle aree varesina e lariana e in altre dell’area gardesana, dove l’incinerazione perdura fino agli inizi del IV secolo, pur se in modo minoritario. (Laura Simone Zopfi)
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AIAC_240 - Via Fogazzaro - 2005
Nel giugno 2005, in via Fogazzaro, in un terreno di proprietà comunale, ubicato di fronte all'ingresso del civico n. 24, durante lo scavo a mezzo ruspa, di una trincea per la posa di un servizio fognario, si è rinvenuta una tomba ad incinerazione.
Fa certamente parte della vasta necropoli romana, già scavata a più riprese in località "Casina Pace": nel 1957 dall’ing. Sutermeister e tra il 1998 e il 2002 dalla Soprintendenza, che ha finora restituito un totale di centocinquantadue sepolture. La fossa, orientata E-W, era di forma quadrangolare con pareti diritte e fondo piatto. Le dimensioni erano cm 60 x 90 e la profondità cm 50. La quota del fondo della fossa risultava a cm -90 dal piano stradale. A SE è stata intercettata dallo scavo della trincea che ne ha asportato una parte. All’interno del riempimento si sono trovati alcuni frammenti di tegolone, facenti parte della probabile struttura a cassetta di laterizi della tomba. Del corredo funerario restavano frammenti di: un’olpe, un piatto, una o due olle, una pinzetta da toletta (?) di bronzo, un piccolo rasoio di ferro, alcuni chiodini.
Alcuni dei materiali potrebbero essere provenienti dall’ustrino, poiché presentano tracce di rogo sulla superficie. Si può ipotizzare che la sepoltura sia stata depredata o quantomeno sconvolta in antico perché gli oggetti di corredo erano in frammenti e ributtati sul fondo della fossa, adiacenti al lato nord e la struttura in laterizi era stata asportata quasi totalmente.
Nonostante la scarsità e la pessima conservazione dei materiali si può ipotizzare la datazione della sepoltura al sec. II-III d.C. (Cristiano Brandolini)
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AIAC_275 - Via Visconti - 2005
L'area di circa 1000 mq. che affaccia sulla Via Visconti è stata oggetto di controllo archeologico preliminari alla realizzazione di nuove abitazioni.
Il controllo ha messo in evidenza un fabbricato produttivo, un piano acciottolato e una grande cisterna.
Nella porzione sud dell'area si rinviene un edificio formato da due vani (a e b). All'interno del vano b il piano di calpestio presentava numerosi chiodi da maniscalco, frammenti di metallo, scorie metalliche di lavorazione, carbone da forgia e qualche frammento di ceramica invetriata. Nel pavimento del vano a sono state rinvenute quattro buche contenenti frammenti ceramici e metallici e scorie metalliche di lavorazione. All'esterno è stato messo in luce un altro piano di calpestio interessato da resti di strutture murarie a base quadrata e tre residui di focolare, di cui uno conteneva, oltre a carboni, scorie e frammenti di lavorazione di metallo. Si tratta probabilmente di uno zoccolo murario sul quale si impostava l'alzato dell'edificio, strutturato in opera a graticcio; il tetto doveva essere in paglia, vista la totale assenza di laterizi. I rinvenimenti fanno supporre che operasse in loco un artigiano maniscalco
Nell'area NE sono stati individuati i resti di un piano acciottolato delimitato ad ovest da un cordolo formato da beole allineate e fondate nel terreno verticalmente. Sulla superficie e nelle immediate vicinanze si sono rinvenuti scarsi frammenti di ceramica invetriata databili tra il XIV e il XV secolo. Si può ipotizzare che si tratti di una piccola strada a carreggiata singola acciottolata.
Poco distante è stata individuata una cisterna per la raccolta dell'acqua. Una botola quadrata (cm. 70 x 70) immette nel vano di forma circolare (diam. m. 3-4 metri, h. 4,50-5) con soffitto a cupola semisferica; il pavimento è in malta, i rivestimenti in cocciopesto. Sulla parte alta della parete vi sono tre strutture d'ingresso che in origine immettevano l'acqua; non si notano strutture d'uscita e ciò fa supporre che si prelevasse dalla botola come se fosse un pozzo. (Cristiano Brandolini, Barbara Grassi)