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AIAC_3299 - Nora, Area E, Terme Centrali - 2017L’Università degli Studi di Milano è ormai giunta al suo quindicesimo anno di attività a Nora. Con la recente missione si è scelto da un lato di proseguire in estensione lo scavo di alcune aree “chiave” della città antica, e dall’altro di inaugurare indagini in aree mai esplorate in precedenza, per ampliare la comprensione e la fruibilità del parco archeologico.
Nelle Terme Centrali, l’esecuzione di piccoli sondaggi di verifica nelle aree meno indagate ha permesso di recuperare lacerti di stratigrafia utili alla ricostruzione delle diverse fasi d’uso del complesso. In particolare, le ricerche hanno interessato tre vani situati presso il limite meridionale: To e Tq, occupati dai due _praefurnia_ del _ tepidarium_ meridionale e del _ calidarium_ , e uno stretto ambiente di servizio compreso tra i primi due. Lo scavo ha analizzato parte della stratigrafia precedente alla costruzione delle terme, permettendo di raccogliere materiali utili alla scansione cronologica delle fasi più antiche. Si è inoltre portato alla luce un nuovo segmento del sistema fognario dell’edificio: un condotto con copertura in grandi blocchi litici proveniente dall’area del _ frigidarium_ , che si connette al già noto impianto di smaltimento diretto a mare.
Nella “Casa del Direttore Tronchetti” (CdT) lo scavo del cortile centrale ha rivelato la presenza di muri e piani pavimentali precedenti alla fase severiana, connessi a una grande cisterna a bagnarola strutturata in blocchi di arenaria. La cisterna ha un fondo in opera cementizia a base fittile in eccezionale stato di conservazione, oltre a un rivestimento in malta che lascia intravedere il substrato di cenere usato come impermeabilizzante. Il crollo della parete settentrionale - che ha forse determinato la defunzionalizzazione del grande serbatoio poco prima della ricostruzione severiana - ha permesso di osservare come la struttura sia stata scavata nel banco roccioso sottostante.
Tra la “Casa del Direttore Tronchetti” e le Terme a Mare sta riaffiorando un quartiere mai scoperto in precedenza, occupato da uno o più nuclei abitativi abbandonati e livellati con le grandi realizzazioni di età severiana. Durante le campagne 2016 e 2017 si erano identificate le vestigia di un primo edificio composto da almeno sei vani (temporaneamente nominato “Casa del Pozzo”, CdP, per la vicinanza del cd. “Pozzo nuragico”) sicuramente abitato tra I e II secolo d.C. Quest’area è di fondamentale importanza per la comprensione delle fasi di ristrutturazione dell’intero isolato: i primi studi evidenziano infatti come alcuni spazi di CdP siano stati utilizzati come discarica di materiale edilizio proveniente anche dalle vicine Terme a Mare, come un frammento di intonaco bianco che presenta graffiti tre numeri (III, VIII, VIIII) e la base di una colonnina in giallo antico forse rilavorata come elemento pavimentale.
L’ultimo intervento dedicato alle cd. “Case del Signino” (CdS), già oggetto di scavo da parte di G. Pesce e riapprocciate dall’Università di Milano nel 2016, ha permesso di ricostruire i volumi di una _domus_ imperniata su un ampio cortile centrale, da porsi in relazione ad alcuni spazi commerciali aperti sull’antistante piazzetta. Parallelamente alle indagini concentratesi nei vari ambienti della _ domus_ , si è proseguito il rilievo delle strutture murarie e pavimentali dell’intero complesso.