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Roberta Albertoni – Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

Season Team

  • AIAC_3299 - Nora, Area E, Terme Centrali - 2018
    Anche nell’autunno del 2018 le attività di scavo, studio e valorizzazione dell’ateneo milanese a Nora hanno interessato un’ampia porzione dell’Area E compresa tra il teatro, le _domus_ occidentali e la punta di Su Coloru. Oggetto di indagine sono state le Terme Centrali (ambienti Tt, Tr, Tq,), la Casa del Direttore Tronchetti (ambiente F2, H), la Casa del Pozzo, la porzione meridionale della Casa dell’Atrio Tetrastilo e le Case a Mare. Come ogni anno i lavori sono stati affiancati dalla catalogazione e dallo studio preliminare dei reperti rinvenuti, coordinati dalla dott.ssa Gloria Bolzoni. Nelle Terme Centrali si è ripresa l’analisi delle aree di servizio del complesso, concentrando le attività intorno ai quattro _praeufurnia_: nel 2017 si era scavato il forno del _tepidarium_ meridionale (ambiente To), mentre la recente ricerca si è orientata verso gli impianti del _calidarum_ (ambienti Tq, Tr) e del _tepidarium_ settentrionale (ambiente Tt). I dati emersi dai bacini stratigrafici di To, Tr e Tt, tendenzialmente omogenei, evidenziano il susseguirsi di opere di rifacimento dei condotti dei forni, da associare a quanto già ricostruito per gli altri settori termali, interessati da chiare trasformazioni strutturali. Anche nel vano Tq questa tendenza è confermata dalla successione di strutture di smaltimento idrico che sembrano tamponarsi, sovrapporsi e sostituirsi, a indicare una sequenza di fasi d’uso ben distinte tra loro. Solo la sistematizzazione di questi numerosi interventi permetterà di ricostruire e datare le dinamiche di ristrutturazione del complesso termale e dell’intero quartiere. Nella “Casa del Direttore Tronchetti” (CdT) i recenti scavi si sono concentrati in un ampio vano che segna il confine meridionale della casa (ambiente H), e nelle _fauces_ che collegano l’atrio alla fascia costiera (ambiente F2). In entrambi i settori sono emerse strutture murarie, pavimentali e idriche riferibili almeno ad almeno tre momenti distinti, testimonianza di come l’area fosse occupata da nuclei abitativi di pregio dall’alta età imperiale fino al III secolo d.C. inoltrato. Non lontano, dallo scavo estensivo della “Casa del Pozzo” sono riaffiorati almeno sei ambienti pavimentati, livellati dai cantieri di età severiana e usati dalle vicine Terme a Mare come discarica di materiale edilizio. Buona parte delle ricerche è stata dedicata all’asportazione del riempimento di abbandono del cosiddetto “Pozzo Nuragico”, mettendone in luce la struttura e chiarendone la funzione: attraverso una scalinata in blocchi lapidei si accede a un pozzo circolare intagliato nel banco roccioso ancora interessato da fenomeni di risalita dell’acqua, indice di come la vena acquifera di alimentazione sia ancora attiva. Gli interventi nella “Casa dell’Atrio Tetrastilo” si sono concentrati nel corridoio meridionale e nell’attiguo ambiente absidato (W1 e W2), caratterizzati da fasi di vita più tarde rispetto al noto nucleo mosaicato. I vani sono stati studiati dal punto di vista planimetrico e stratigrafico, giungendo a una visione d’insieme meglio intellegibile nelle sue linee essenziali e aprendo a nuovi interrogativi – non da ultimo il rapporto con la lussuosa domus confinante – che potranno trovare risposta solo grazie al prosieguo delle ricerche. L’ultima area indagata è collocata nel quartiere abitativo prospiciente la cala meridionale, le “Case a Mare”. Un interessante sondaggio nel vano Ad, oltre ad avere portato alla luce almeno quattro piani pavimentali sovrapposti, ha restituito livelli di calpestio intaccati da buche di palo che sembrano riferirsi a una fase molto antica di sfruttamento dell’area, probabilmente di età tardopunica.