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Daniela Puzio - Università degli Studi di Firenze

Season Team

  • AIAC_4660 - Grotta dell’Artofago - 2017
    La Grotta dell’Artofago fu individuata nel 1957 dal Prof. Vincenzo Guerrini, presidente del Gruppo Speleologico Maremmano, che vi raccolse un discreto quantitativo di ceramiche e oggetti (ascrivibili ad un a periodo che va dall’Eneolitico all’età contemporanea) e reperti ossei animali, fra i quali furono identificati anche resti di specie estinte (Guerrini 1968). Tutti i reperti suddetti sono conservati nei magazzini del Museo di Storia Naturale della Maremma di Grosseto e sono stati oggetto in un primo momento, nel 1993, di una revisione a scopo inventariale e in seguito, nel 2002, di una pubblicazione scientifica che ne ha confermato l’importanza (Aranguren, Perazzi 2006). Dopo una visita preliminare al sito, il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Firenze ha deciso, in accordo e con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Gavorrano, di richiedere la concessione di scavo, affidandone la direzione scientifica al sottoscritto. L’ambiente della grotta, posta a quota 260 m circa s.l.m., è costituito da una sala principale, nella quale è presente un grosso pilastro, e da alcuni ambienti laterali più piccoli. La superficie della cavità, che si estende per oltre 700 mq, è occupata in parte da molteplici massi di crollo. Fino a non molti anni fa, da una parete composta da mammelloni calcitici, denominata dagli abitanti del luogo “pocce della Madonna”, colava dell’acqua di colore biancastro alla quale venivano attribuite proprietà taumaturgiche. L’intervento di scavo, finalizzato ad accertare la consistenza del deposito di interesse archeologico e ad iniziarne l’esplorazione scientifica, ha avuto luogo dal 10 al 28 del mese di luglio e ha visto la partecipazione attiva di laureati e laureandi in Archeologia preistorica delle Università degli Studi di Firenze, di Pisa, di Sassari e di Milano oltre che di membri della Società Naturalistica Speleologica Maremmana. Dopo aver provveduto alla quadrettatura dell’area di scavo con un reticolo di quadrati di 1 m di lato, aver posizionato il livello zero di riferimento ed aver allestito l’area per la vagliatura, nella parte settentrionale dell’ambiente posto subito dopo l’ingresso della cavità è stato aperto un saggio, che inizialmente ha interessato, in toto o parzialmente, 13 quadrati. In tutta l’area del saggio, dopo circa 10 cm di humus, è comparso un deposito caratterizzato da una superficie compatta, ma che diviene gradualmente più sciolto, sabbioso, contenente ceramiche e ossa animali. Al limite orientale del saggio, in prossimità dell’ingresso della grotta, sono presenti alcuni accumuli di pietre, derivanti dall’attività di bonifica del sedimento posto nella parte centrale dell’ambiente in periodo non determinabile. Il deposito sabbioso continuava per circa 60/70 cm di spessore terminando sulla superficie di una estesa formazione stalagmitica che procede leggermente inclinata in direzione nord. Dalla ripulitura dell’humus superficiale provengono soltanto pochi residui di frequentazione e elementi faunistici di età attuale; viceversa, dal sottostante strato sabbioso, sono emersi diversi resti animali e moltissimi frammenti ceramici che interessano un arco cronologico assai ampio. La stessa situazione stratigrafica si ripete nei quattro quadrati che sono stati scavati in un secondo momento per ampliare il saggio verso l’interno della grotta. Oltre alla suddetta area, i lavori di scavo hanno interessato anche tre anfratti, due dei quali situati a metà circa della grotta e il terzo nella zona più profonda della cavità. Anche i tre anfratti hanno restituito una discreta quantità di reperti di diversi ambiti culturali tra i quali sono da segnalare abbondanti resti ceramici (impasti protostorici, frammenti acromi e parti di maioliche rinascimentali), rari strumenti litici e pochi elementi di ornamento (vaghi di collana), questi ultimi attribuibili tipologicamente alla media età del Bronzo. Al termine dei lavori, le aree di scavo, protette da un telo di tessuto non tessuto, sono state ricoperte con una parte dei materiali rimossi.