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Valentina Mantovani – Università di Padova

Season Team

  • AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2018
    Nel 2018 le ricerche si sono concentrate su più settori, in parte già indagati nelle campagne precedenti. Nella porzione settentrionale dell’area, si è potuto precisare la prosecuzione, ad est, della stanza con mosaico con medaglione con pantera, il cui accesso era marcato da una soglia musiva. Essa venne poi pavimentata in mattoni, prima della definitiva obliterazione connessa con la costruzione dell’abside tardoantica. Sulla natura dello spazio di rispetto tra le domus, il procedere dello scavo ha messo in luce la prosecuzione occidentale di quello che nel 2017 era stato interpretato come ambitus tra due unità abitative. Alla luce di una più dettagliata analisi, questo spazio parrebbe più adeguatamente interpretabile come corridoio interno ad una abitazione, che ad ovest si apriva su uno spazio scoperto. Nel settore sono state inoltre individuate attestazioni di una fase precedente all’impianto dell’abitazione, con piani riferibili ad attività produttive, ma forse connesse in qualche modo con l’impianto delle abitazioni stesse. Tale sistemazione andò incontro a numerosi interventi nel corso dei secoli. Per il corridoio, il più sostanziale intervento, effettuato in età tardoantica, condusse alla messa in opera di due grandi pavimentazioni in cementizio, mentre a ovest, venne ripavimentata l’area scoperta in lastre di arenaria. Nella porzione centrale, lo scavo mirato delle evidenze in parte già indagate ha permesso di chiarire l’assetto planimetrico della casa nella sua prima fase di vita. Seppure non di grandi dimensioni, l’abitazione è caratterizzata da una divisione funzionale degli spazi, con ambienti di servizio, spazi “privati” e aree scoperte. L’organizzazione delle infrastrutture idriche garantiva un ottimale afflusso di acqua potabile e deflusso delle acque nere. Dai pochi piani pavimentali conservati è possibile cogliere una preferenza per l’impiego del materiale fittile, se non addirittura per semplici battuti. L’analisi stratigrafica ha inoltre dimostrato che la casa iniziò a subire variazioni planimetriche di piccole entità già nel giro di una o due generazioni. Nella porzione meridionale del saggio, le evidenze individuate, seppur di difficile lettura a causa degli scassi, sembrano indicare che questo settore del quartiere residenziale fosse destinato a vicolo di passaggio ed accesso alle diverse unità abitative, attraversato da un tratto del sistema fognario. È possibile che lo spazio mantenne tale funzione dal momento dell’impianto del quartiere fino all’abbandono delle case in epoca tardo-antica. Nel settore meridionale dell’insula, è stato possibile mettere in luce i resti di una serie di strutture distribuite su tre macro-fasi edilizie, che riprendono la scansione cronologica registrata nel Saggio principale. La prima edificazione si riconduce alla fine del I sec. a.C., cui sono riferibili le sottofondazioni di un muro orientato nord-sud. Dalla metà del I secolo d.C., se non dopo, l’area subì un rifacimento generale, finalizzato alla realizzazione di un esteso ambiente riscaldato. La sua distruzione si documenta al principio del V secolo d.C., quando si datano alcuni lacerti di cocciopesto lisciato, pesantemente danneggiati dagli scassi successivi e dalle arature. A meridione, nell’area gravitante sull’antico asse stradale, si è rivenuta una stesura di malta e dei blocchi allineati in senso est-ovest, probabilmente riferibili alla crepidine e al marciapiede