AIAC_869 - Timpone della Motta - 2018Nei mesi di settembre e ottobre 2018 si è svolta la seconda campagna di scavo del Dipartimento di Studi Umanistici nell’abitato del Timpone della Motta di Francavilla Marittima (CS). Le indagini si sono concentrate sul cosiddetto pianoro II, una delle principali aree di insediamento. Contestualmente, sono stati condotti i primi sopralluoghi sul pianoro I, che si prevede di indagare il prossimo anno.
Gli scavi sono stati preceduti da indagini geofisiche realizzate col georadar e col magnetometro, che hanno segnalato la presenza di importanti anomalie. Nella campagna 2018 è proseguito lo scavo dei saggi 2 e 3 e sono stati aperti i saggi 4 (9 x 8,5 m) e 9 (3,4 x 2 m), per ampliare la superficie di indagine precedente. Di nuova apertura sono i saggi 5 (5 x 5 m), 8 (5 x 3,10 m) e 7 (14 x 12 m), tutti localizzati sulla terrazza inferiore del pianoro.
Lo scavo dei saggi 2, 3, 4 e 9 ha messo in luce una sequenza stratigrafica di tre strutture realizzate in momenti diversi. La costruzione più antica è costituita da un allineamento di ciottoli e pareti di pithoi, rinvenuto finora per una lunghezza di circa 2 m. Tali resti sono obliterati da uno strato sul quale si imposta un imponente muro, conservato per circa 6,5 m, realizzato con grandi ciottoli e blocchi di conglomerato squadrati, già individuato lo scorso anno. Il muro a blocchi è obliterato da uno strato di terra su cui viene realizzato un grande muraglione di contenimento, costituito da parti informi di conglomerato e grandi ciottoli, intercettato nel 2017 e quest’anno messo in luce per un’estensione di circa 15 m. Per quanto riguarda la datazione delle strutture, in via del tutto preliminare, si riconosce una fase maggiormente monumentale del VI secolo a.C. e periodi di frequentazione più antichi (prima età del ferro e VII secolo a.C.) e più recenti (V-IV secolo a.C.), che indicano la continuità di vita nel pianoro.
Nei saggi 5 e 8 sono stati rinvenuti apprestamenti pertinenti ai resti di una capanna collocata ai margini del pianoro. Tra i reperti rinvenuti si segnalano frammenti di concotto e materiali riferibili alla prima età del ferro.
Nel saggio 7 è stata riscoperta la cosiddetta “Casa della cucina”, edificio già parzialmente indagato negli anni ’60 da Marianne Kleibrink, della quale si erano perse le tracce e risultava impossibile la localizzazione puntuale sulla base delle planimetrie edite. Riscoperta grazie all’impiego del georadar, la struttura è da subito apparsa in ottimo stato di conservazione. Soprattutto nella parte orientale si conserva integralmente lo zoccolo di fondazione in ciottoli dell’abitazione (altezza di circa 70 cm). Nella campagna del 2018 è stato esposto l’intero perimetro della casa (lunga circa 15 m e larga circa 5 m) ed è iniziato lo scavo degli ambienti (non indagati negli anni ’60); per il 2019 si prevede di ultimare l’indagine.