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Carlotta Sala - UNIMI, CdL in Archeologia

Season Team

  • AIAC_249 - Lavagnone - 2018
    La campagna di scavi dell’Università degli Studi di Milano dell’anno 2018 si è svolta tra il 20 giugno e 3 agosto ed ha interessato esclusivamente il settore D. Siamo verso il centro dell’antico bacino del Lavagnone, in un’area che normalmente è ancora paludosa. Quest’anno però, come già nel precedente, si riscontravano condizioni ambientali eccezionali: un notevole abbassamento della falda freatica semplificava da un punto logistico le operazioni di scavo e, in particolare, permetteva l’approfondimento stratigrafico ricorrendo all’utilizzo delle idrovore in modo limitato e sporadico. L’indagine si è rivolta innanzitutto al completamento dello scavo di un deposito cumuliforme (ES 4016) riferibile agli inizi della media età del Bronzo. Si interveniva su una serie di livelletti stratificati, in cui si riconoscevano lenti di cenere e carboni, avanzi di pasto come fauna, semi e resti carpologici talora carbonizzati e, soprattutto, accumuli di ceramiche con cocci in grandi pezzature spesso ricomponibili e non disturbati da calpestio e rimaneggiamento. Si riscontravano inoltre numerosi elementi lignei strutturali, sia in giacitura orizzontale che pertinenti a palificazioni verticali. L’interpretazione è che si tratti di scarichi da strutture d’abitato sopra-elevate dal suolo. Il contesto, interamente inquadrabile nel BM 1, si distingue dagli altri complessi coevi di Lavagnone per i caratteri strutturali di tipo palafitticolo: strutture a livello del suolo negli orizzonti del Lav. 5-6 documentati dagli scavi di R. Perini nel settore I (Lav. 5-6) e materiali ridepositati in stesure di bonifica negli scavi dell’Università di Milano dei settori A, B ed E. Secondariamente, si realizzava un sondaggio in profondità per andare ad accertare i caratteri della parte inferiore del deposito archeologico e degli orizzonti culturali eventualmente presenti. Anche se su una limitata estensione, a circa m-4,70 - -4,80 dal piano di campagna è stato raggiunto lo sterile; stando ai rari materiali culturali rinvenuti e alle caratteristiche del deposito, si ipotizza che in quest’area corrispondente ad una sponda dell’antico bacino del Lavagnone il primo orizzonte insediativo documentato da consistenti attività antropiche si riferisca al BM1 e che, per l’antica età del Bronzo, si attesti solo una frequentazione, testimoniata da materiali culturali sporadici in livelli anaerobi formati da gyttja di consistente spessore. L’esplorazione in profondità metteva in luce altresì alcuni eccezionali reperti lignei: due tronchi cavi in quercia, interpretabili come monossili, rinvenuti uno vicino all’altra, verticalmente tra le palificate, uno dei quali racchiudeva una tavola e un remo. Inoltre, un giogo completo ed apparentemente mai utilizzato. Il carattere eccezionale di questi manufatti richiede una prosecuzione delle ricerche arealmente più estesa per acquisire ulteriori elementi atti a comprendere il significato di questo settore del bacino nel quadro degli insediamenti palafitticoli di Lavagnone.