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Riccardo Benedetti

Season Team

  • AIAC_4486 - Castello di Val di Sur - 2018
    Nella prima campagna di scavi (2017), dopo una ricerca da remoto e in superfice, erano stati eseguiti saggi di scavo in tre settori che avevano documentato una sequenza pre-protostorica, romana e medievale. Nella campagna del 2018 le ricerche si sono concentrate in due settori. Nel settore B è proseguito lo scavo in rapporto ad una piattaforma quadrangolare delimitata da murature a secco messa in luce denl 2017; nel settore D2 è stata indagata una fase del Bronzo Antico. Settore B Nel settore B, al limite del crinale in prossimità di una faglia geotettonica, è proseguito lo scavo nell’area della piattaforma quadrangolare di circa 8 metri di lato. Costituita da un ammasso di pietre è delimitata, nei lati verso valle, da due murature a secco dello spessore di più di 1 metro e ha al centro un pozzetto rettangolare. Lo strato più antico, messo in luce ma non scavato, corrisponde ad un piano di calpestio (US 1120) che declina da nord ovest verso sud est ed è coperto e presenta in superficie pietre piatte e roccia degradata con argilla giallastra. È coperto a un altro piano d’uso (US 1119) delimitato verso sud da alcune pietre (due strati di roccia in posto e due pietre del successivo muro sud della piattaforma US 1113). Verso nord si infila invece al di sotto di altre pietre disposte con andamento circolare, non meglio documentate (e quindi non indicate con numero di US), in quanto si estendono al di sotto di un grosso ceppo di carpine che non è stato ancora rimosso. Verso est si estende per un tratto al di sotto dello strato US 1111, per poi scomparire. In relazione con il piano d’uso 1119, anteriore alla costruzione della piattaforma, vi erano alcuni frammenti di ceramica di impasto grossolano, riferibili ad una fase preistorica che si prevede di indagare in estensione nella campagna del 2019. Settore D2 Nell’ambito della campagna 2018, è stato aperto un saggio di scavo sul terrazzo meridionale (quota 625 m slm), in connessione con la trincea D del 2017. Lo scavo, denominato D2, è di forma rettangolare (12,60 mq) con andamento SW-NE. La stratigrafia riscontrata è composta da una sequenza di quattro strati principali, in genere erosi verso valle, poggianti sullo strato sterile di fondo (US 1311). Il primo è uno strato superficiale (US 1300) povero di materiali archeologici. Tolto questo strato su tutta l’area appaiono in sequenza due livelli (US 1307, 1309) di limo ghiaioso piuttosto compatto di colore marrone, che hanno restituito un buon numero di materiali archeologici, in gran parte ceramici, in genere poco diagnostici. Questi livelli sono probabilmente legati alle forti trasformazioni che ha subito l’area sommitale del Monte Castello in una fase successiva all’età romana. Successivamente è stato messo in luce uno strato limo-argilloso (US 1310) di colore particolarmente scuro, decisamente ricco di materiali archeologici, che spesso si conservano in larghe porzioni frammentate in situ. I materiali comprendono in gran parte frammenti di ceramica, ma anche manufatti in terracotta e in selce. Tra le ceramiche, interessante è la presenza di frammenti di un boccale con bassa carena e di un frammento di ansa ripiegata a gomito che rimandano a contesti della Cultura di Polada. Una fusaiola di forma piramidale in terracotta attesta la pratica della filatura, mentre un elemento di falcetto in selce può essere riconnesso a pratiche agricole. L’attribuzione alla Cultura di Polada e la conseguente datazione al Bronzo Antico (2200 – 1600 a.C.) sono confermate dal rinvenimento sporadico lungo il versante di una lama di pugnale triangolare
  • AIAC_4504 - Tosina - 2018
    Dall’11 giugno al 20 luglio 2018 si è svolta la VII campagna di scavo e ricerche alla Tosina di Monzambano (MN), insediamento del Neolitico Recente - Finale connotato da elementi della tarda Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata e della Cultura Chassey-Lagozza. L’abitato, ubicato nelle colline moreniche a Sud del Lago di Garda, si sviluppa su una superficie di 5 ha sui versanti di un basso rilievo collinare prospiciente aree un tempo paludose. Nella campagna 2018 si è approfondito l’assetto stratigrafico del Settore C che è stato allargato verso Nord, per studiare in senso diacronico il rapporto tra insediamento preistorico e apprestamenti agricoli di età storica (muri di terrazzamento settecenteschi) e verso Sud per verificare il rapporto tra abitato e le circostanti paludi. La stratificazione archeologica individuata mostra una costante giacitura fortemente inclinata da Nord verso Sud che sembra il prodotto di scarichi colluviali, sia naturali (US 185) sia con forti contributi antropici (UUSS 174,175=181,164=182,165,159,160). Unico elemento strutturato è rappresentato da US 178, una struttura rettilinea in pietrame a secco con andamento NW-SE interpretata come sistemazione e arginatura del versante in età neolitica; essa si confronta, per componenti e quota altimetrica (m 85,23 slm), con altri tratti della medesima cordonatura indagata nel Settore A-scavo 2006-2016 (US 117, m 85,56 slm) e nel sondaggio 6 (US 162). Il Settore C era posto al piede di un insediamento abitativo che occupava la sommità della collina e che fu fortemente manomesso dalla realizzazione di terrazzamenti agricoli di età storica moderna. Il contesto territoriale, ricostruito sulla base dei dati palinologici e paleobotanici, ci suggerisce l’immagine di un’altura circondata da un ambiente umido, testimoniato dalla granulometria del sedimento, dall’abbondantissima quantità di malacofauna, di marker vegetali di natura ripariale e da una importante presenza osteologica di fauna ittica e anfibia. A differenza di quanto si ipotizzava nel corso della campagna 2017, ossia che la superficie archeologica esposta più a Nord (US 174) si potesse ancora estendere orizzontalmente verso settentrione, conservando tracce insediative più strutturate (fondi di capanna e piani di calpestio), si è invece constatato che poco oltre il limite del settore raggiunto nel 2018 la stratigrafia preistorica risulta asportata da uno scasso artificiale di età storica, relativo alle lavorazioni agrarie. I materiali archeologici sono rappresentati da una gran quantità di frr. ceramici attribuibili al tardo Neolitico: frammenti di vasellame della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata (RR 463 da US 182, RR 289 da US 165, frammento di pintadera fittile RR 295 da US 160, che ha restituito anche un ciottolo inciso con decorazione concentrica RR 546) e della Cultura della Lagozza. L’abbondantissima industria litica (finora oltre 40.000 pezzi) presenta caratteri tecno-tipologici omogenei ascrivibili alla cultura della Lagozza e in particolare ad un aspetto locale che sembra essere circoscritto al territorio che si estende dalla sponda bresciana del lago di Garda fino ai margini meridionali del Veronese. Tutto ciò è associato ad una grande quantità fauna, prevalentemente resti di animali allevati (bovini, suini, ovo caprini) ma anche animali domestici (canidi e muridi) e selvatici (ungulati, suinidi, mustelidi, canidi, plantigradi). Pochi reperti ceramici, metallici e litici provenienti dai depositi più superficiali indicano una rifrequentazione del sito, in discontinuità, anche nelle età del Rame (cuspidi di freccia) e del Bronzo (frr. di boccali poladiani, industria litica). La presenza di molti studenti delle Università toscane in attività di formazione didattica ha consentito uno scavo di grande dettaglio con flottazione e setacciatura totale del deposito di risulta, seguita dalla vagliatura per l’individuazione selettiva (clipping) di debitage litico minuto e della microfauna. Inoltre nel corso del 2018 si è concluso il progetto di ricerca "Valorizzazione della Preistoria dell'Alto Mantovano: cultura, economia, ambiente e relazioni interregionali a Tosina di Monzambano", co-finanziato da Regione Lombardia sul Bando 2017 relativo ad interventi per attività culturali - Anni finanziari 2017 e 2018 (D.D.G. del 05/06/2017)- Area d'intervento A7 – «Aree archeologiche e siti iscritti o candidati alla lista Unesco». Obiettivo del progetto era lo studio del sito di Tosina nel più ampio quadro dell’Italia settentrionale nel Neolitico tardo mediante ricerche mirate su temi di carattere generale (approvvigionamento e percorsi di diffusione di materie prime litiche, prodotti e tecnologie; caratteristiche paleoambientali e climatiche; relazioni culturali). Allo scavo, infine, sono connessi interventi di divulgazione e valorizzazione promossi dall’ Associazione Culturale Amici di Castellaro: il documentario di M. Piavoli Tosina di Monzambano; attività didattiche rivolte alle scuole del territorio (curate dall’archeologa R. Tremolada); il Seminario di approfondimento per docenti, organizzato a Mantova (9 nov. 2018) in collaborazione con la Soprintendenza ABAP di CR-LO-MN (dr. Leonardo Lamanna) e la Provincia di Mantova.