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Diego Voltolini-Funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle Marche

Season Team

  • AIAC_3584 - Grotta delle Nottole - 2018
    Tra il 7 e il 29 giugno 2018 è stata condotta la quinta campagna di scavo nella Grotta delle Nottole in località Fondarca, presso Pieia nel Comune di Cagli (PE – Marche). La grotta, collocata sul Monte Nerone nelle Marche settentrionali, costituisce un contesto importante per la conoscenza delle cavità naturali utilizzate per scopi rituali dalle popolazioni dell’età del Bronzo in Italia centrale. Le prime ricerche furono condotte tra il 2001 e il 2005 dall’Università della Tuscia, ma le nuove indagini furono riprese nel 2013. La cavità si pone in relazione al gruppo di grotte della gola del Sentino, con elementi che suggeriscono rapporti nell’ambito della facies di Grotta Nuova lungo la fascia medio-tirrenica con una utilizzazione dal Bronzo antico al Bronzo recente. Le ricerche hanno confermato la frequentazione periodica della grotta, cui si aggiunge la mancanza di sepolture e di strutture abitative, ma la presenza di numerosi focolari in un ambiente dominato da acque di stillicidio. La fauna è costituita da ovicaprini, bovini e, in un caso, di orso. Le tracce di macellazione sulle ossa sono molto evidenti. Una spessa sequenza stratigrafica ha confermato una frequentazione in epoca romana nella zona interna di accesso alla grotta. L’uso della cavità in epoca romana è accertato dal III secolo avanti al III secolo dopo Cristo. Gli ultimi giorni della campagna di scavo 2017 hanno permesso di identificare, ancora in modo poco definito, strutture di epoca preistorica direttamente sotto gli strati romani. La campagna 2018 ha chiarito che la sequenza di epoca romana copre direttamente quella dell’età del Bronzo. I quadrati prospicienti l’ingresso sono stati oggetto di un ulteriore approfondimento, che ha permesso di mettere in luce per la prima volta una piccola costruzione in pietra, probabilmente una struttura di fondazione, al centro della quale sono stati riconosciuti due profondi buchi di palo circondati da ulteriori pietre di sostegno e un focolare parzialmente conservato, ma ben riconoscibile, collocato ad una estremità del muretto, sull’asse centrale dell’ingresso. Esso è costituito da pietre disposte in forma circolare e uno spesso “concotto” in argilla con la superficie liscia, alterata dal fuoco. Il materiale ceramico messo in luce, sempre in quantità molto limitata, sembra attribuibile al Bronzo antico. Con la campagna 2018 l’area di scavo complessiva non è stata ampliata rispetto allo scorso anno, quasi 100 metri quadrati di esposizione, ma si è raggiunto stratigraficamente per la prima volta, il livello più antico di frequentazione, costituito da elementi strutturali ben definiti, anche se parzialmente esposti.