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Martine Dewailly - Ecole Française de Rome

Season Team

  • AIAC_2452 - Grotta di Santa Maria di Agnano - 2018
    Le indagini archeologiche del 2018 a Santa Maria di Agnano hanno interessato sia le aree di scavo già esplorate nell’anno precedente, sia due nuovi saggi di approfondimento: l’esplorazione dei livelli olocenici e pleistocenici sottostanti la parete rocciosa del riparo nell’Area H-P; i settori identificati come “Scavo esterno”, riferibile alle stratificazioni paleo-epipaleolitiche; le Aree L-M, pertinenti alla terrazza inferiore dove sono attestati strati d’epoca ellenistica; le aree Re e T impostate sulla terrazza inferiore e nella grotta occidentale. Anche nelle brevi indagini di quest’anno nell’area HP, viene evidenziata una sequenza di frequentazioni antropiche epipaleolitiche-mesolitiche meno definite rispetto alle precedenti e strutturate a cui si susseguono episodi periodici, ma non isolati, rappresentati da pratiche cultuali con disposizione di pietre con incisioni lineari. È stato aperto un nuovo saggio di approfondimento denominato Area Re, nella zona E del santuario. Alla rimozione dell’unità stratigrafica contenente humus è seguito il rinvenimento di una fossa (o taglio) contenente i resti di una deposizione canina (collocabile dopo il III secolo a.C.) La deposizione si configura all’interno di rituali di purificazione e sacralizzazione dell’area, nonché di protezione delle aree votive sottostanti. Dall’ US 5006, tagliata dalla sepoltura del cane, si attesta una fase di frequentazione antica in cui la ceramica dipinta a fasce e a vernice nera diviene cronologicamente caratterizzante. Le forme della ceramica comune acroma rimandano a forme (ad una prima analisi non approfondita) tipiche del VI-III secolo a.C. che ben si accordano con la ceramica a vernice nera e alle ceramiche da fuoco di chiara natura rituale relative ad una ultima fase di utilizzo dell’area sacra. Con la rimozione dell’US successiva alla deposizione si è posta in luce una particolare realtà stratigrafica: un circolo di pietre (bothros) contenente ancora l’offerta di una kylix a vernice nera e piede alto, una moneta in bronzo di arpi (del tipo toro/cavallo) e un monile circolare in bronzo. A seguito di uno strato di accumulo di pietrame abbastanza compatto, viene messa in luce una nuova e corposa frequentazione databile alla seconda metà del quarto secolo con strati ricchi di frammenti ceramici e tegole. Lo strato, spesso circa 25-30 cm., parrebbe essere un rigetto non disordinato del materiale votivo e cultuale del santuario. Riprova della natura di questo strato è il rinvenimento di un frammento di iscrizione messapica su pietre, antefisse e lamine in bronzo. Gli strati successivi mostrano una graduale, seppur netta rispetto alla realtà precedente, diminuzione della frequentazione dell’area. È verosimile che nelle fasi più antiche (precedenti la metà del IV secolo) questa area fosse marginale o non rientrasse pienamente nella frequentazione santuariale. Ad una profondità di 180 cm. circa dal piano di campagna, viene individuata una sistemazione dell’area ad opera di blocchi di grande e medio modulo. Si è deciso di aprire un nuovo saggio d’indagine nella volontà di comprendere le dinamiche antropiche e votive all’interno della grotta occidentale. Data la difficoltà e delicatezza delle operazioni, si è deciso di preparare l’area per uno scavo futuro, ripulendo e delimitando un saggio di scavo di circa 3x4 m e rimuovendo solo la prima unità stratigrafica. Si segnala il rinvenimento di lucerne integre antiche (IV-III a.C.) scialbate in bianco che rimandano ai rituali notturni relativi alle divinità ctonie. Si evidenzia anche il rinvenimento di un frammento di colonnina e un grosso blocco modanato e decorato dalla incerta cronologia.