-
AIAC_1666 - Viale Sabotino - 2005
The construction of a large underground car park in the area between viale Sabotino and the walls of Spanish date visible near Porta Romana, made it necessary to undertake an open area rescue excavation.
The zone corresponds to the strip of land between the fortified walls built in the second half of the 16th century (on the orders of the governor Ferrante Gonzaga in the name of Philip II of Spain) and the land outside the moat of the same walls. At only one metre further south of the line of the wall which for a long period constituted the boundary between city and countryside, a common grave 2.5 m wide and over 46 m long had been dug and probably very quickly refilled. There were at least 157 individuals whose skeletons were still articulated but in jumbled positions, often in a prone position (47 individuals) but also supine (74 individuals) and on their side (13 individuals). The remaining individuals were too fragmented to establish their position. Most of them were adults and only 14 individuals were identified as children or babies.
The deceased were found in 16 distinct groups separated by dumps of rubble. The jumbled way in which they lie suggests that the bodies, without shrouds, were dumped directly from wagons into the pit. The haste to dispose of these bodies and their particular position inside the common grave suggests that death was caused by an epidemic, which in this period may be identifies as the plague. The presence of a “foppone” (a word from Lombard dialect meaning “great pit”) or emergency burial ground just outside the city limits conforms to the procedure documented in historic sources of the period.
-
AIAC_198 - Calvatone - 2005
Investigations were undertaken in two distinct sectors: Eastern sector 2005 and North-western sector 2005.
In Eastern sector 2005 the earliest phase of the “domus del Labirinto” was investigated. Datable to between the mid 1st century B.C. and the Tiberio-Claudian period, all that remains are traces of an open area with service structures (a well and a hearth). The construction of the building was preceded by the digging of a ritual foundation pit which was then deliberately filled. The finds recovered from the pit are particularly well conserved (either intact or completely reconstructable) and comprise a black glaze bowl (Lamb. 28) placed upside down over a loom weight, an olpe and jar in coarse ware, a black glaze pyxis (Lamb. 3), a situliform black glaze jar (3rd century B.C.) and Lamboglia 2 amphorae. Thirty broken stones (porphyry from the Valcamonica) had also been deposited in the pit. The first domus remained in use until the Tiberio-Claudian period, when the floors in the reception area of the house were laid using opus caementicium and various types of marble, and the eastern open area was obliterated and partially raised using dumps of rubble and earth.
In the North-western sector, not previously investigated, a small rectangular room (5,70x4,00m), oriented on a north-west/south-east alignment emerged. It conserves the collapse of the roof and walls in perishable material and a beaten earth floor. At present it is difficult to propose a strict link between this structure and the open area to the south, however, their contemporary use and abandonment must be noted. It does not seem possible to propose a residential use for this small complex and it is more likely to be a service area (storeroom, workshop?).
A preliminary chronological horizon for use of the complex can be placed within the first decades of the 1st century A.D. (Maria Teresa Grassi)
-
AIAC_198 - Calvatone - 2006
Le indagini hanno interessato due settori distinti: Settore est 2006 e nord-ovest 2006.
Nel Settore est 2006 si è proseguita l’indagine della fase più antica dell’area della Domus del Labirinto. Lo scavo del settore a nord della domus di età tiberiano-claudia ha rivelato numerose tracce di azioni di riempimento e taglio, che vanno a intaccare uno strato di sabbia sterile, sigillate da spessi livelli di riporto, riconducibili alla prima frequentazione sporadica dell’area, cronologicamente ascrivibile a un orizzonte compreso tra la fine del II e la prima metà del I sec. a.C. I contesti individuati non hanno subito interventi successivi e risultano, in quanto contesti chiusi, di particolare interesse, restituendo un quadro chiaro delle associazioni di materiale, in particolare ceramico, in uso nella prima fase di frequentazione dell’area. Le buche, di forma e dimensioni variabili, furono utilizzate per accogliere macerie (resti di strutture carbonizzate, intonaci, laterizi e tegole), e in primo luogo i residui delle attività domestiche. Due contesti risultano particolarmente significativi, per la quantità e la qualità del materiale conservato: l’indagine ha permesso, infatti, di individuare i riempimenti di due buche caratterizzati da un congruo numero di manufatti ceramici (alcuni dei quali integri o in frammenti ma perfettamente ricostruibili), confrontabili con altre fosse di scarico già rinvenute nell’area. Questo settore, successivamente occupato dalle strutture di un’altra unità abitativa coeva alla Domus del Labirinto, sembra, dunque, aver svolto funzioni di spazio periferico del vicus, destinato alla cava di materiale edile (sabbia da aggregare) e al deposito di rifiuti.
Lo scavo nel settore nord-ovest 2006 ha inteso proseguire, verso nord e verso sud, le indagini intraprese nel 2005, durante le quali era stato individuato un piccolo ambiente con cortile con destinazione di servizio (un magazzino? una bottega?) ascrivibile cronologicamente ai primi decenni del I sec. d.C. A nord, l’allargamento di un saggio effettuato nel 2005 ha permesso di indagare i livelli pertinenti alla prima fase insediativa dell’area (I sec. a.C.). Di notevole interesse lo scavo di una canalina in laterizi, che, ben conservata nel settore orientale, si biforca in due canali minori nel suo settore occidentale. A est la canalina taglia una fossa di scarico, il cui riempimento comprende materiali inquadrabili nella prima metà del I sec. a.C., mentre a ovest è tagliata da una seconda fossa di scarico, il cui riempimento ha restituito molti frammenti ceramici, tra cui due fondi in Terra Sigillata con bollo L. TETI SAMIA.
A sud, l’indagine ha permesso di individuare un nuovo ambiente di più ridotte dimensioni rispetto a quello identificato nel 2005. I muri perimetrali presentano uno stato di conservazione precario, poiché risultano intaccati da innumerevoli scassi e pesanti interventi di spoliazione, ed è possibile ipotizzare una ricostruzione planimetrica del vano soltanto attraverso le tracce delle relative trincee di asportazione. Il pavimento è costituito da un semplice piano in terra battuta, e la mancanza di un livello di crollo di materiali laterizi induce a ipotizzare l’assenza di un tetto in tegole, e a preferire la soluzione di una copertura più modesta in materiali deperibili.
-
AIAC_198 - Calvatone - 2007
Le indagini hanno interessato un unico grande settore, denominato Settore nord-ovest 2007.
L’apertura di un’area di notevole ampiezza, adiacente al margine orientale del settore indagato nel 2006, ha permesso l’indagine dei livelli stratigrafici superficiali, con l’individuazione delle evidenze strutturali immediatamente al di sotto dell’attuale piano di campagna. Sono stati identificati una serie di ambienti in perfetto allineamento con l’ambiente scavato nel 2005. Nella porzione occidentale del settore sono stati messi in luce il crollo in situ di una copertura laterizia, un consistente livello di argilla compatta e depurata, da interpretarsi come un deposito originato dallo scioglimento di alzati parietali in argilla cruda, ed estesi livelli di limo scuro, forse pertinenti a una fase di crollo o distruzione di alzati parietali, e al conseguente disfacimento di strutture lignee. Tutte queste evidenze stratigrafiche risultano delimitate, a nord e a sud, da due lunghe trincee di asportazione muraria, che corrono in parallelo con andamento NW-SE: la trincea settentrionale, in particolare, è in perfetto allineamento con un breve lacerto di muro individuato presso l’angolo sud-orientale del settore, di cui si conserva il livello di fondazione e un singolo filare dello zoccolo di elevato. E’ possibile riconoscere, sulla base delle analogie con quanto emerso dallo scavo degli Ambienti 2005 e 2006, la presenza di almeno due (forse tre) ambienti affiancati, tutti apparentemente di dimensioni molto simili e perfettamente allineati lungo una direttrice NW-SE.
Sia i crolli della copertura laterizia sia i livelli di argilla e/o limo provenienti dal disfacimento degli alzati parietali trovano infatti precisi confronti con le evidenze relative agli Ambienti 2005 e 2006. A ridosso del margine nord del settore di scavo è stato messo in luce un lacerto di pavimentazione in cocciopesto, il cui stato di conservazione appare compromesso da pesanti interventi distruttivi, che ne hanno completamente devastato il livello superficiale. Si tratta di un pavimento di qualità non particolarmente elevata, in cui appaiono inserite numerose tessere litiche di colore bianco e nero, apparentemente collocate senza un preciso ordine o un disegno predefinito. La presenza di un elemento di questo tipo risulta estremamente interessante, ed è possibile ipotizzare una sua pertinenza a un edificio di carattere residenziale piuttosto che funzionale/produttivo, relativo, dunque, a un complesso edilizio differente rispetto a quello identificato nella porzione meridionale del settore.
Le caratteristiche costruttive degli ambienti, le loro dimensioni piuttosto ridotte e la loro stessa disposizione planimetrica sono tutti elementi che contribuiscono all’interpretazione di queste strutture come parte di un complesso unitario a destinazione utilitaria e funzionale, forse destinato ad attività di stoccaggio/immagazzinamento di merci e prodotti. In via del tutto preliminare, le evidenze strutturali possono essere ascritte a un orizzonte cronologico di I-II sec. d.C., anche se solo la prosecuzione delle indagini e lo studio dei materiali potranno fornire indicazioni più precise su funzione e cronologia.