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AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2018Durante la campagna 2018 è proseguito lo scavo estensivo del deposito archeologico identificato nel 2011 e in precedenza indagato tra gli anni 2012 e 2017, ampliando l’area d’intervento verso Est (qq. H-N1 e M-N1-105), su una superficie di 3,75 m2.
Dopo la rimozione della cotica erbosa (per riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1(suolo attuale) fino a mettere in luce il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Solo su una limitata porzione dell’area aperta (qq. M-N/1), questo appariva eroso e affiorava direttamente US 18 (un suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale con manufatti litici e resti carboniosi).
In seguito allo scavo di US 12 è apparsa una situazione stratigrafica piuttosto articolata. Nella porzione più settentrionale è stata identificata una struttura di combustione. Al tetto, questa presentava un’estensione ampia (qq. M-N/101-105) ed era caratterizzata da un solo bruno ricco di carboncini (US 33 e 34) dello spessore di qualche centimetro. La struttura si approfondiva solo nell’area interessata dai qq. M-N/103-105, caratterizzandosi come un livello a matrice limosa di colore rosso intenso contenente abbondanti carboni, associati a sedimento fine di colore grigio chiaro (cenere?) (US 35) contenuto in una lieve depressione di origine naturale o antropica (US 36) ricavata all’interno di US 18.
Nell’area meridionale (qq. H-L1) US 18 appariva, invece, tagliato da due strati sovrapposti: US 8b, interpretata come il sollevamento di una porzione di US 8 per effetto dell’azione delle radici, e US 27 (identificata nel 2016), livello argilloso di colore grigio scuro-nerastro riconducibile al riempimento di una cavità originata da una ceppaia.
Completata la rimozione delle suddette UUSS, su tutta la superficie aperta (ad eccezione delle zone dove questa era stata rimossa per effetto della ceppaia) è stata scavata US 18. Nell’area corrispondente ai qq. M1, M-N/1,101-103, sotto questa ultima, è apparso un livello di colore marcatamente bruno-aranciato con concrezioni calcitiche (US 30 -alterazione della porzione basale di US 18 per arricchimento di ossidi di ferro). L’intervento si è chiuso con la messa in luce di US 8 (strato limo-argilloso con ghiaino di arenite sterile che costituisce la base della sequenza).
Complessivamente la campagna di scavo ha permesso il recupero di oltre 800 manufatti litici il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione del Mesolitico antico.
Contestualmente alla prosecuzione dello scavo del sito principale, sono stati effettuati dei carotaggi manuali (n. 14) e dei sondaggi (n. 9 di 50 x 50 cm di lato) presso una zona umida posta circa 200 m più a valle, alla base del dosso morenico prospiciente il sito, con il fine di ricostruire la morfologia originaria e comprendere il potenziale di questo contesto per la ricostruzione della storia vegetazionale e antropica dell’area. Solo due saggi (12 e 17) hanno restituito rispettivamente 10 e 2 manufatti litici, facendo ipotizzare la presenza di un secondo insediamento paleo-mesolitico nell’area di Casera Staulanza.