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Gabriella Sabatini - Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria

Season Team

  • AIAC_3745 - Pietrarossa - 2019
    Le indagini archeologiche condotte nel corso della quinta campagna di scavo (2019) hanno continuato a far emergere importanti aspetti topografici propri del _municipium_ romano di _Trebiae_, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo si è concentrata unicamente nel settore II, con una indagine di tipo estensiva. Nel corso della campagna di scavo è stato possibile intercettare nello specifico due nuovi vani, denominati rispettivamente Ambiente N e Ambiente P. Il vano N risulta in connessione con gli Ambienti G, H, F ed I, emersi nelle passate compagne di scavo. Il complesso che pare delinearsi può essere riferito, seppur in via ancora ipotetica, ad un sistema di tipo pubblico, la cui natura deve essere ancora accertata. Il piano pavimentale dell’ambiente risulta realizzato mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di due grandi immagini antropomorfe raffiguranti un tritone e una nereide, dell’immagine mitologica di scilla e di un grande cavallo con corpo pisciforme, tutte incorniciate da due teorie di motivi geometrici alternati. Le diverse immagini non sembrano essere impaginate con intenti narrativi ma sembrano essere state pensate singolarmente, senza un particolare legame tra di loro. Per quanto l’iconografia marina del tappeto musivo induca un accostamento dell’ambiente in questione con strutture di tipo termale, la totale assenza di elementi architettonici strettamente connessi alla gestione dell’acqua pare poter escludere al momento tale ipotesi interpretativa. Sembra invece possibile ipotizzare la presenza di un piccolo ninfeo nella parete Ovest del vano. La presenza di una apertura absidata finemente decorata, caratterizzata da un basamento realizzato con un architrave di travertino modanato e stipiti laterali con semicolonne in laterizio, consente di spingersi verso questa ipotesi interpretativa. Strettamente connesso all’Ambiente N risulta il vano P, ad esso adiacente. I due ambienti sono in comunicazione tra loro attraverso una piccola apertura dotata di soglia in travertino. Il vano P presenta una pavimentazione in coccio pesto di buona fattura, con limitati interventi di restauro, segno di un suo prolungato utilizzo. Merita di essere evidenziata la presenza di tre diverse sepolture di individui adulti e sub adulti in nuda terra, intercettate all’interno dell’ambiente, a ridosso di uno dei suoi muri perimetrali. Evidentemente il vano, nella sua ultima fase di frequentazione, dopo aver perso l’originaria destinazione d’uso, venne utilizzato per accogliere le spoglie degli ultimi abitanti del sito, verosimilmente attorno al V - VI secolo d.C. Difficile allo stato attuale delle ricerche poter avanzare ipotesi ricostruttive più puntuali di quanto appena riportato o riconoscere con certezza l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Le murature intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere tuttavia interpretate, seppur al momento in via del tutto ipotetica, quali elementi strutturali pertinenti ad una o più _domus_ di età romana inquadrabile all’interno di un complesso insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita. Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.