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AIAC_207 - Chiesa di S. Maria del Lavello - 2005
Lo scavo ha interessato l’interno della chiesa più antica (fase I) e le vasche dell’acqua miracolosa (fasi II e III).
_Fase I (XI-XIV secolo)_
_Ia_: costruzione della chiesa ad aula semplice ed abside circolare con muri in ciottoli e pietre legati da malta bianca, paramenti interni a trama regolare, con stilature accurate. Nella zona absidale era una piattaforma (alt. cm 40) sottostante l’altare, affrescata con motivi “a velario” in giallo su fondo rosso forse collegata a due gradini.
_Ib_: si amplia la piattaforma e viene rialzato il pavimento della chiesa di cm 20.
_Ic_: ulteriore innalzamento del piano pavimentale ora in lastre di calcare e scisti. In corrispondenza della soglia d’ingresso è inserito un sasso che permetteva di rialzare anche la porta. Quasi nel punto dell’attacco dell’abside, viene messo in luce un grosso blocco di pietra scalpellato per ottenere un catino interno (cm 100 x 70 x 33) con probabile alloggiamento di un coperchio. Il masso potrebbe essere preesistente ed essere stato sollevato perché risultasse in quota con il nuovo pavimento.
_Id_: ulteriore rifacimento del piano di calpestio, che presenta tracce di carboni e resti di un focolare, forse riferibile ad un momentaneo abbandono della chiesa e un suo sporadico uso.
_Ie_: una serie di cinque alluvioni con susseguenti attività di ripristino, rendono inagibile la struttura per diversi periodi.
La chiesa più antica, dopo il crollo e la parziale asportazione dei materiali, fu rasata prima della costruzione del nuovo santuario (fase II) nel XV secolo. Sono state parzialmente indagate due vasche per l’acqua miracolosa riferibili alle fasi Ia e III.
Finora solo documenti dell’inizio del XVII secolo davano notizie di una fonte di acqua miracolosa che sarebbe stata portata in luce dall’eremita Giacomino durante la costruzione di una chiesa sul luogo ove sorgevano i ruderi di un edificio sacro ormai distrutto nel complesso del castello del Lavello.
(Jolanda Lorenzi)
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AIAC_209 - Prato della Chiesa - 2005
Nel mese di agosto 2005 è proseguito lo scavo nel riparo sottoroccia dove erano state trovate residue sepolture in grotticella datate al Bronzo Antico. Sono stati asportati completamente gli strati riferibili alle fasi più recenti di utilizzo dell’area per valutare l’effettiva esistenza di una struttura realizzata in pietre a secco collocata a metà della sezione E-W.
Gli strati asportati rispettivamente ad est e ad ovest delle pietre, hanno messo in luce un allineamento di pietre (lungo circa m 1,5) che va ad appoggiarsi ad un blocco roccioso di grosse dimensioni, messo parzialmente in luce, e collocato trasversalmente alla struttura. La situazione è residuale, poiché la maggior parte del manufatto si trovava nella zona asportata dai lavori precedenti il rinvenimento.
Al di sotto è stato messo in luce uno strato antropizzato con una notevole quantità di resti carboniosi che si ipotizza in fase con la struttura.
In altri strati invece si hanno pochissime tracce di antropizzazione e restituiscono frammenti di ceramica grossolana databili al Bronzo Antico.
Nella zona delle sepolture è stata messa in luce la struttura adiacente a quella indagata in precedenza, asportando alcuni strati costituiti da limo e clasti di piccole dimensioni. Sono state individuate alcune lenti di cenere frammiste agli strati, segno evidente di momenti diversi di accensione di focolari, da mettere probabilmente in relazione con le attività legate alla ritualità del sito.
L’asportazione degli strati ha evidenziato grosse pietre collocate in modo da realizzare una delimitazione per le deposizioni. Elemento di rilievo dal punto di vista della cultura materiale è il rinvenimento di un orecchino in filo di bronzo nei pressi di una tomba e che, data la somiglianza tipologica con il braccialetto rinvenuto in essa, potrebbe far parte dello stesso corredo. (Paolo Corti)
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AIAC_210 - Chiesa di S. Calocero - 2005
Il progetto generale di restauro del complesso della Casa del Cieco a Civate, di cui fanno parte la chiesa di S. Calocero con affreschi e strutture a partire dal XII secolo, il chiostro e i locali dell’ex monastero, ha comportato anche un primo intervento di scavo nei locali della ex penitenzieria – che collegava chiesa e monastero in origine staccati. Sia il passaggio che la sacrestia sono elementi accessori ricavati con interventi di trasformazione della struttura nel sec. XIX quando, sconsacrata, era adibita ad uso deposito; qui è stato effettuato lo scavo archeologico.
Al di sotto del piano pavimentale attuale, si è rinvenuto un strato di macerie di livellamento, la cui asportazione ha messo in luce i resti di un tracciato di accesso alla zona dell’altare. Questo, costituito da un sottile strato di malta di calce, era gettato su uno strato di maceria mista (pietre, blocchi di malta e frammenti di laterizi).
Il tutto poggiava sui resti di un altro sottofondo pavimentale in malta magra di calce che a sua volta copriva un lacerto di abside relativo ad una precedente fase edilizia, tagliato dal muro della cripta e dal muro perimetrale del monastero.
L’asportazione della maceria ha consentito di mettere in luce il residuo in alzato di circa cm 60 - realizzato in pietra locale squadrata legata da malta di calce - e i resti a questa sottostanti di una struttura di forma circolare realizzata in pietra naturale a secco, collocati direttamente sulla roccia affiorante. Poiché nel muro della sacrestia erano stati inseriti in tempi recenti frammenti architettonici e di lapidi altomedievali confrontabili con altri rinvenuti con lo scavo attuale in stratigrafia, si può ipotizzare una datazione per il residuo di abside al sec. VII d.C., termine ante quem per la precedente struttura, in quanto non sono stati rinvenuti reperti che consentano una datazione più precisa. (Paolo Corti)
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AIAC_212 - Via S. Nicolò - 2005
Durante gli scavi per la costruzione di un edificio per l’ampliamento della Casa di Riposo per Anziani è stato messo in luce un tratto della cinta muraria bassomedievale della città di Lecco. Sulla stessa area sorgeva un vecchio cinema - demolito per l’occasione - la cui costruzione aveva già in parte intaccato sia la sommità delle mura in tutta la lunghezza per la costruzione delle fondazioni, sia la loro base nei punti dove erano collocati gli impianti tecnologici del riscaldamento e i locali di servizio.
I resti strutturali venuti in luce appartengono alla cinta muraria medievale realizzata agli inizi del XIV secolo. Si tratta di due muri antistanti tra loro e con pareti inclinate a leggera sponda, con lo scopo di realizzare il vallo difensivo della città, a forma grosso modo di “V” con il vertice a monte e l’apertura a lago.
La tecnica costruttiva è semplice, realizzata con grossi blocchi a pezzatura mista - squadrati e naturali - posizionati in modo regolare sul paramento a vista e legati da malta di calce. Il vallo venne completamente interrato nel corso del XIX secolo e successivamente nel secolo scorso venne costruito il cinema le cui fondazioni e servizi hanno parzialmente intaccato i resti murari ed in particolare il tratto di camminamento interrato che viene evidenziato in alcune mappe ma di cui non è rimasta traccia.
Sono stati, invece, evidenziati i resti di un torrione circolare, visibile sulle carte storiche, e la base di una cannoniera di forma pentagonale la cui esistenza non era nota. Interessante la presenza di una palizzata costituita da grossi pali con punta rinforzata in ferro di traverso tra i due muri, la cui funzione strategica era quella di spezzare la traiettoria dei proiettili di cannone nei tratti più esposti.
(Paolo Corti)