- Name
- Cagnazzo Letizia, Calò Paula, Carmenati Riccardo, Casolino Chiara, Cesaretti Giacomo, Cicchelli Teodora, Colella Miriana Concetta , Cricchio Luigina, D’Onofrio Armando, Deta Lorena, Di Leo Francesca, Dicanio Giuseppe, Filannino Salvatore, Gadaleta Chiara, Genovasi Matteo, Giunca Sara, Guglielmo Alessandro, Lucatuorto Roberta, Miccolis Michela, Perrone Gianluigi, Persia Maurizia Martina, Piemontese Pier Fabio, Pierini Cristina, Potenza Aurora Cristina, Savino Francesco, Trani Dalila, Vergori Samantha
Season Team
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AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2018Le scoperte archeologiche emerse dalla campagna di scavo 2018 presso il castello “Carlo V” di Lecce hanno contribuito a chiarire meglio l’evoluzione della conformazione del castello in un arco cronologico compreso tra i secoli XI e XVI. Le indagini finora svolte nell’Ambiente I hanno confermato che lo strato su cui le strutture normanne poggiano risale al periodo romano imperiale. La presenza di un battuto in tufina al di sotto del più superficiale dei livelli di età romana porterebbe inoltre a scartare l’ipotesi precedentemente avanzata della presenza di un’area di necropoli, avvalorando invece la tesi dell’esistenza di un edificio antecedente a quello normanno. Ad una fase tardo antica sembra invece rimandare il setto murario rinvenuto nella porzione sud-orientale dell’Ambiente VI in cui è stata rinvenuta una moneta databile presumibilmente al V secolo. Alla prima fase della contea normanna potrebbe invece rimandare il piano in tufina rinvenuto nell’ambiente III, la cui preparazione pavimentale ha restituito un follis bizantino databile alla seconda metà del XI secolo. Tale piano sembra essere stato demolito ed utilizzato insieme a quello superiore (XII-XIII sec.) per creare una superficie omogenea di appoggio ad un nuovo pavimento duecentesco in terra battuta. Quest’ultima pavimentazione risulta in quota con l’ingresso occidentale dell’ambiente e potrebbe essere quindi contemporanea alla creazione dell’accesso ad ovest del vano. La trasformazione duecentesca dell’area potrebbe pertanto avere a che fare con la _reparatio castrorum_. I nuovi basoli rinvenuti al di sotto del setto murario orientale dell’ambiente VI e durante l’allargamento verso nord dello stesso ambiente mostrano come l’ampia area basolata proseguisse sia a oriente che verso nord. Alla fase angioina appartengono invece i numerosi strati rinvenuti all’interno degli ambienti VI e VII. Sebbene non siano ancora chiare le destinazioni d’uso dei singoli vani, i livelli stratigrafici testimoniano molteplici fasi di frequentazione. Scendendo nel particolare, l’Ambiente VI dovrebbe aver assunto le dimensioni oggi visibili a partire dal XIV – prima metà del XV secolo. L’ambiente però doveva già esistere poiché il muro orientale si appoggia al setto murario meridionale risalente probabilmente al periodo federiciano. A periodi di frequentazione dell’area precedenti al XIV – prima metà del XV secolo rimandano anche le gettate di materiale rinvenute nella porzione occidentale dell’Ambiente VI dove sono stati rivenuti due strati databili a partire dal XIII secolo. Sempre al periodo angioino sembrano risalire i materiali recuperati negli strati pavimentali nell’Ambiente VII intaccati dalla fornace per campana. Nella stessa area però il rinvenimento di un silos tra gli strati più profondi indicherebbe una fase più antica ancora da indagare. Alla fase aragonese invece rimandano sia il piano pavimentale in terra battuta e grandi conci nell’ambiente IV, sia alcune delle gettate di materiale scavate a sud del setto murario con orientamento est-ovest nell’ambiente VII. Allo stato degli scavi sono inoltre riconoscibili almeno due fasi riguardanti questo muro. Una prima fase sembrerebbe essere precedente o contemporanea alla sistemazione del cortile di età aragonese. A questo periodo infatti apparterrebbero due camminamenti che si interrompono all’altezza della fossa di spoliazione del muro. Una seconda fase potrebbe essere invece quella relativa alla costruzione della scalinata cinquecentesca. Allo stato attuale degli scavi non è chiaro quando il primo setto murario sia stato demolito, l’unico dato certo è che esso fu in parte intaccato dai buchi di palo che trovano corrispondenza con altri tre tagli pseudocircolari collocati poco più a sud. Tali buchi potrebbero essere relativi ad un porticato o ad impalcature lignee allestite durante il cantiere di costruzione della scalinata cinquecentesca. Altre testimonianze di XVI secolo provengono dagli ambienti IV e V dove sono stati intercettati i residui della pavimentazione in tufina della piazza d’armi. Negli stessi ambienti sono stati registrati anche due piani in tufina seicenteschi.