AIAC_225 - Frazione S. Cassiano - 2005Lo scavo, cui hanno partecipato oltre cinquanta tra studenti e ricercatori di numerose Università italiane ed europee, ha interessato una villa romana occupata dal II sec. a.C. al VII sec. d.C., con livelli d’uso anteriori alla sua edificazione.
_Fase I_ (sec. II-I a.C.): ad una fase anteriore all’edificazione della villa sono riferibili frammenti ceramici, monete in bronzo e un focolare rinvenuti in livelli soprastanti il substrato sterile.
_Fase II_ (I sec.-V d.C.): è stato riportato in luce la pars rustica della villa romana, distante circa 60 m dai vani pertinenti alla parte residenziale individuata nelle precedenti campagne e da essa separato da un ampio cortile. I materiali rinvenuti confermano la fondazione dell’edificio in età augustea o tiberiana.
_L’edificio_
Il corpo di fabbrica presenta pianta rettangolare orientata nord-sud, di cui sono stati riportati in luce il perimetrale meridionale, occidentale e orientale. La tecnica edilizia prevede l’impiego di ciottoli morenici e radi frammenti di laterizio accuratamente disposti lungo i filari esterni, legati da abbondante e tenace malta di calce di colore biancastro.
_Il cortile_
Individuato un piano di calpestio composto da matrice limo-sabbiosa compatta di colore bruno-grigiastro mista a notevole percentuale di ghiaia e ciottoli di piccole dimensioni con numerosissimi frammenti ceramici, ossi e frustoli carboniosi. Al disotto si trovava uno strato di abbandono originato da un ristagno idrico, che copriva a sua volta un piano di calpestio strutturato, costituito da ciottoli morenici di piccole dimensioni, frammenti di laterizio, ceramici e grumi di malta immersi in matrice limo-sabbiosa compatta di colore bruno.
_Fase III_ (sec. VI-VII d.C.): consistente strato pertinente ad un’area esterna, forse ortiva. I livelli indagati presentano buche di incerta funzione e hanno restituito grande quantità di reperti ceramici, pietra ollare e alcuni reperti in metallo (seconda metà VI-inizio VII secolo), tra i quali si segnala una fibbia in bronzo di produzione bizantina. A questa fase potrebbe essere attribuita anche una fossa di scarico di residui di fusione ferrosi; la fossa ha forma ellissoidale (m 2,50 x 2) con pareti sub-verticali e fondo piatto (profondità media: 25 cm) ed era riempita da cenere, radi frustoli e frammenti carboniosi, da un livello a matrice limo-sabbiosa compatta di colore bruno-grigiastro mista a scorie di fusione ferrose, radi ciottoli e radi frammenti di laterizio. (Alberto Crosato)
AIAC_236 - S. Pietro - 2006Attestata per la prima volta nel 765, la chiesa di San Pietro in Mavinas è l’unico sopravvissuto dei cinque edifici religiosi che nel medioevo esistevano all’interno dell’ampia cerchia muraria che racchiudeva la civitas e l’intero promontorio della penisola di Sirmione. La chiesa conserva praticamente intatto l’impianto d’età romanica, costituito da una navata rettangolare (il cui fianco sud con finestre arcuate appartiene all’edificio già esistente nell’VIII secolo) terminata da tre absidi semicircolari plausibilmente datate attorno al Mille e affiancata da un campanile nel quale si distinguono due fasi costruttive romaniche.
La prima campagna di scavo, pur circoscritta solo ad alcuni saggi, ha permesso di ricostruire quasi completamente il disegno della chiesa originaria, costituita da un’aula preceduta da un atrio e affiancata da due annessi laterali di uso funerario. Tale impianto, derivante da modelli tardo antichi, è ben diffuso tuttavia fino al IX secolo sia in area mediterranea che nell’arco alpino e nell’Italia padana dal Friuli fino al Piemonte. Al centro dell’abside si situava un ampio podio intonacato curvilineo che doveva ospitare l’altare maggiore e forse i sedili del clero - _synthronos_; tra il podio e l’abside correva un comodo deambulatorio comunicante con due _pastophoria_ posti in capo agli annessi laterali. Tanto l’atrio quanto gli annessi traboccavano letteralmente di sepolture; tale abbondanza suggerisce che S. Pietro sia stata, ben oltre l’altomedioevo, la chiesa cimiteriale dell’abitato di Sirmione. Le inumazioni più antiche, quasi una trentina, scavate nella roccia e talora foderate da un accurato rivestimento di lastre, appartenevano per certo al cimitero primitivo ed erano precisamente contenute all’interno dell’atrio e delle ali laterali, il cui pavimento era costituito dai lastroni ben squadrati di copertura dei loculi e dalla roccia livellata. I pochi ma significativi oggetti di corredo consentono di datare questa prima fase del cimitero - e quindi la costruzione dell’atrio, degli annessi e dell’intera chiesa - non oltre il primo trentennio del VII secolo. Rimane tuttavia il dubbio che in verità le sepolture siano state riutilizzate e che pertanto la fondazione dell’edificio di culto sia da porre in età prelongobarda. (Andrea Breda, Alberto Crosato)
AIAC_4504 - Tosina - 2017In giugno e luglio 2017 si è svolta la sesta campagna di indagini archeologiche alla Tosina di Monzambano (MN), un insediamento del Neolitico Recente - Finale connotato da elementi della tarda Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata e della Cultura Chassey-Lagozza (fine V-primi secoli del IV millennio a.C.).
Il sito, ubicato nelle colline moreniche a Sud del Lago di Garda si sviluppa sui versanti di un basso rilievo collinare prospiciente aree un tempo paludose, oggi bonificate, che costituiscono una sorta di difesa naturale attorno all’insediamento che è prossimo a due rivi d’acqua.
L’abitato, che rappresenta uno straordinario segno plurimillenario nel paesaggio storico attuale che ancora conserva l’assetto circolare dell’antico impianto preistorico, è stato oggetto di cinque campagne di ricerca condotte nel 2006 (ricerche di superficie sistematiche su tutta l’area della collina), nel 2007 (scavo in estensione: Settori A e B), nel 2011-2012 (apertura di 18 sondaggi stratigrafici per definire l’estensione del sito), 2014-2015 e 2016 (scavo Settori A e B), sotto la direzione della Soprintendenza. Nel 2014 fu edita una prima monografia delle ricerche (POGGIANI KELLER R., a cura di, Contadini, allevatori e artigiani a Tosina di Monzambano (Mn) tra V e IV millennio a.C. Una comunità neolitica nei circuiti padani e veneti, Calcinato 2014).
Dal 2017 lo scavo si svolge in concessione al Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria.
Gli obiettivi della campagna 2017 erano due:
1- completamento dell’indagine nel Settore di scavo A che era stato oggetto delle cinque Campagne di ricerca 2006-2016
2- apertura di un nuovo Settore di scavo in estensione in corrispondenza del Sondaggio 8 (aperto nel 2011 e ubicato nella particella catastale 54): il Settore C.
Lo scavo stratigrafico ha previsto la setacciatura ad acqua della terra di risulta per raggiungere due risultati:
- la ricostruzione paleoambientale di massimo dettaglio attraverso il recupero di tutti gli elementi di microfauna che offrono migliori indicazioni sulle variazioni climatiche e sugli aspetti ecologici generali dell’abitato neolitico di Tosina e del contesto territoriale circostante;
- la definizione, attraverso la raccolta di ogni utile elemento, nell’ambito della catena operativa di lavorazione della selce (scarti di lavorazione, tecniche di confezionamento dei manufatti, provenienza materia prima), dell’assetto lavorativo ed economico del gruppo umano di Tosina dedito ad una produzione artigianale di manufatti in selce confezionati con materia prima proveniente dai Lessini veronesi, con tecniche mediate sia dai gruppi della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata dell’Italia settentrionale centro-orientale, sia dai Gruppi occidentali della Cultura Chassey-Lagozza.
Nel corso della Campagna 2017 è stato elaborato anche il progetto di ricerca "Valorizzazione della Preistoria dell'Alto Mantovano: cultura, economia, ambiente e relazioni interregionali a Tosina di Monzambano", co-finanziato da Regione Lombardia sul Bando - Avviso unico 2017 relativo ad interventi per attività culturali - Anni finanziari 2017 e 2018 (D.D.G. del 05/06/2017)- Area d'intervento A7 – «Aree archeologiche e siti iscritti o candidati alla lista Unesco» (ultimazione LL prevista a fine 2017).
Obiettivo primo del progetto è lo studio del sito di Tosina nel più ampio quadro dell’Italia settentrionale nel Neolitico tardo mediante ricerche mirate su temi di carattere generale quali:
• l’approvvigionamento delle materie prime (selce soprattutto)
• i percorsi di diffusione di materie prime, prodotti e tecnologie
• le caratteristiche paleoambientali e climatiche
• le relazioni culturali.
Infatti la collocazione geografica della Tosina di Monzambano, non distante dai depositi selciferi della Lessinia, unita alla rilevante quantità di reperti litici rinvenuti (oltre 30.000 manufatti), rende lecito ipotizzare che durante il Neolitico il sito svolgesse un ruolo primario nella circolazione, nella gestione e distribuzione delle risorse litiche provenienti dalla regione alpina orientale che, in forma di semilavorati e prodotti finiti, erano destinati agli insediamenti dei territori posti ad West e a Sud.
Allo scavo, infine, sono connessi interventi di divulgazione e valorizzazione (Incontro di studio su “La Tosina di Monzambano. Una comunità neolitica nel territorio padano-veneto tra V e IV millennio a.C.”, tenutosi a Castellaro di Monzambano il 23.4.2017), attività didattiche rivolte alle scuole del territorio e curate dall’archeologa R. Tremolada, un Corso di aggiornamento per docenti, organizzato al Museo Archeologico di Cavriana il 1° dicembre 2017, e un documentario, a cura del regista Piavoli, sulle attività di scavo, le ricerche specialistiche e gli incontri di divulgazione rivolti alla Comunità locale.