Skip to main content
Season Team
-
AIAC_2297 - Rocca Di Altavilla - 2009
Il castello di Altavilla viene documentato per la prima volta nel diploma imperiale di Ottone III dell’anno Mille e viene riconosciuto quale fortilizio di pertinenza episcopale anche dai successivi diplomi del 1008 e del 1084. Nel corso del conflitto tra papato e impero, e in particolare all’epoca del confronto tra il vescovato e le aristocrazie comunali cittadine per il controllo di Vicenza, il castrum di Altavilla, costruito a pochi chilometri dalla città, rimase un centro strategico di primaria importanza sotto la giurisdizione del vescovo. Della fortificazione, che perse il suo ruolo nel corso del XV secolo, si conservano i resti della cinta sommitale con ruderi in elevato per un massimo di un metro e di una seconda cinta, collegata alla prima, che si sviluppa sul versante meridionale del colle e di cui si leggono alcune strutture nei muri di terrazzamento.
La prima campagna di ricerche archeologiche, finanziata dal Comune di Altavilla e condotta dal 23 settembre al 9 ottobre 2009, aveva lo scopo di valutare la consistenza e la potenzialità della stratificazione archeologica in due settori della Rocca: la sommità e il terrazzo antistante (verso sud) alla chiesa di Sant’Urbano, ricostruita nel XV secolo nel pianoro sottostante la cinta sommitale in sostituzione di un precedente luogo di culto intitolato a San Felice. I risultati hanno documentato una discreta conservazione delle strutture difensive sommitali e una stratificazione antropica di età medievale e moderna con spessore variabile da uno a 3 metri nell’area della villa.
Una eventuale prosecuzione delle ricerche sulla sommità dovrà essere preceduta da una verifica delle condizioni di dissesto naturale del basamento roccioso che presenta una serie di consistenti lesioni e distacchi e deve essere coordinata con un progetto di restauro delle murature. Nell’area del terrazzo, una prosecuzione delle ricerche è subordinata all’asportazione del vigneto, onde poter procedere con uno scavo in estensione. Entrambe le operazioni hanno peraltro un senso in una prospettiva di valorizzazione dell’intera Rocca.
-
AIAC_248 - Tignale - 2006
Si tratta di un insediamento piuttosto esteso composto da covoli utilizzato da eremiti.
_Covolo 3_
E’ formato da due piccolissime celle chiuse da una muratura a secco. Nella cengia sottostante larga un paio di metri, è stato documentato un vano costruito contro la parete rocciosa, nella quale sono una serie di buchi per travi pertinenti alla copertura ad una falda e al pavimento dell’edificio; altri sembrano invece riferibili ad una struttura forse porticata a sud dell’edificio, mentre quelli ricavati a nord del vano servivano plausibilmente per un’impalcatura di sostegno ad una piattaforma in legno raggiungibile tramite una scalinata. All’esterno è stato messo in luce un focolare databile per i reperti al VI secolo.
_Covolo 4_
Al limite sud est della parete rocciosa, è stato individuato un grande covolo formato da cinque successive cenge. Delle cinque cenge, la seconda e la terza (denominate rispettivamente 4b e 4c) presentano tracce di strutture a vista. Nella cengia 4b si conservano un muro legato con malta e impronte di travi orizzontali sul piano. La cengia 4c presenta solo impronte di travi orizzontali. Nelle altre tre cenge non vi è alcuna evidenza di utilizzo abitativo o funzionale: in quella inferiore (4a) vi è un deposito di terreno piuttosto spesso che potrebbe celare eventuali strutture, mentre in quelle superiori (4d, 4e) la rada vegetazione non sembra nascondere tracce di frequentazione.
_Cengia 4b_
Presenta l’impronta di un trave orizzontale, mentre, al centro, si conserva in alzato un tratto di muro costruito con pietre di roccia locale e un paio di grossi ciottoli legati da malta scarsa ma tenace. Verso monte, l’impronta di un palo verticale con funzione di stipite, indica la posizione della porta. All’esterno della cella uno strato di ceneri con carboni ha restituito frammenti di ceramica grezza e alcuni ossi.
_Cengia 4c_
Presenta una distinzione funzionale in due settori: uno spazio aperto verso W e una cella di ca. mq 7 sul lato opposto, ricavata nel covolo chiudendolo con pareti di legno, testimoniate dalle impronte nella roccia di travi orizzontali e buche per montanti verticali; il pavimento era in legno. (Gian Pietro Brogiolo)