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AIAC_4945 - Doss Penede - 2019
Nel 2019, attraverso un accordo triennale tra l’Università di Trento, la Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento ed il Comune di Nago-Torbole, è iniziato il progetto di scavi e ricerche archeologiche presso il sito preromano e romano del Doss Penede a Nago (TN). Il sito si colloca su un dosso calcareo che, nonostante gli appena 285 m s.l.m., ne consente uno straordinario controllo visivo a 360° su un’ampia porzione di territorio che comprende gran parte del Lago di Garda, la bassa valle del Sarca, il terrazzo di Nago e attraverso esso il corridoio naturale che collega la valle del Sarca con quella dell’Adige.
Nonostante l’attuale pertinenza alla Provincia di Trento, il comprensorio alto-gardesano dove si trova il sito fu attribuito nel tardo I secolo a.C. all’ager di Brixia. Il sito era noto localmente a partire dai primi anni Novanta del secolo scorso, grazie ad una serie di segnalazioni seguite ad operazioni di ripulitura effettuate da appassionati locali. Dato il notevole livello di conservazione delle strutture, alcune delle quali emergenti prima dello scavo, e l’ampio arco cronologico indicato sia dalle murature visibili che dai reperti mobili raccolti in passato, si è ritenuto che il Doss Penede potesse costituire il punto di partenza di un più ampio progetto volto ad indagare le trasformazioni della rete insediativa, dei sistemi economici e dei paesaggi nell’area compresa tra Alto Garda e valle del fiume Sarca tra la seconda età del Ferro e la tarda età imperiale (VI a.C.-V d.C.).
Lo scavo del 2019 si è concentrato su quattro aree poste alle pendici occidentali del dosso, dove è stata messa in luce parte dell’abitato d’altura organizzato mediante terrazzi isorientati a cui si addossano edifici di varia funzione. Le trasformazioni in chiave monumentale e l’addensarsi delle costruzioni sembrano collocarsi a cavallo tra il I secolo a.C. ed il I d.C., mentre l’occupazione, laddove si sono potute raccogliere datazioni certe non pare superare il III/IV d.C. Particolarmente significativo il fatto che in almeno tre delle quattro aree di scavo siano presenti evidenze riferibili all’occupazione della seconda età del Ferro. Esse sono rappresentate da attività di rettifica della roccia calcarea per realizzare spazi edificabili e da resti di opere di terrazzamento a grandi blocchi posti in opera a secco e successivamente incorporati nelle murature a sacco romane, che invece fanno largo uso di malta di calce. La resilienza dei siti d’altura sviluppatisi nell’ambito della cultura di Fritznes-Sanzeno o retica diffusa in area trentina nella seconda età del Ferro e caratterizzati da continuità insediativa in età romano-imperiale è un fenomeno di grande interesse, ben documentato anche più a nord nel territorio anaune. Attraverso una convenzione triennale, le ricerche proseguiranno nel 2020-2021 con l’obiettivo di completare gli scavi iniziati e di investigare nuove aree, anche al fine di rendere fruibile nel medio termine una porzione del sito.