Name
Claudia Mangani
Organisation Name
Museo civico G. Rambotti, Desenzano

Season Team

  • AIAC_249 - Lavagnone - 2005
    Gli scavi del bacino torbificato del Lavagnone, intrapresi dal 1989, mirano ad una precisa definizione della cronologia e della tipologia degli abitati, soprattutto del Bronzo Antico. Nel BA, le strutture abitative emergono come un fitto campo di pali: si distinguono l’impianto delle palificate più antiche (2010-2008±10 BC) del BA IA (Lavagnone 2), e l’abitato su plinti (1984±10-1916±10 BC) del BA I B (Lavagnone 3). I livelli sono caratterizzati da scarichi (prevalentemente ceramiche e resti di pasto) da strutture abitative; notevoli alcuni resti di intrecci vegetali. In corrispondenza di un altro settore, allineamenti di pali (fase Ia: 2080-2067±10 BC e sottofasi Ib/c: 2048, 2032±10 BC) potrebbero verosimilmente costituire una delimitazione del villaggio palafitticolo nel tratto verso la sponda nord-orientale, dove la base del deposito ha restituito resti di una struttura interpretata come una timber trackway, cronologicamente coerente con le strutture palafitticole (impianto 207710 BC; intorno al 2048 e 2010-200810 BC successivi interventi). Al Lavagnone la fondazione dell’abitato, con l’impianto delle palafitte, la realizzazione della trackway e forse di una palizzata, sembra configurarsi come un intervento di pianificazione e organizzazione degli spazi e confermerebbe che, inizialmente, l’opzione di un insediamento spondale venne scartata, privilegiando aree almeno periodicamente esondate. Il BM è il periodo di maggiore espansione dell’insediamento. Sono stati indagati contesti di BM I in tutti i settori di scavo aperti; è del BM II A una capanna costruita a livello del suolo, con perimetro rettangolare (m 13x6), al cui interno si individua un focolare. L’occupazione durante il BM II B è ancora attestata, tra l’altro, da lembi di strutture presso la sponda nord-orientale e presso il centro del bacino. Lo studio paleoambientale mostra un passaggio brusco dalla foresta naturale a un paesaggio antropogenico caratterizzato da colture, pascoli, prati e di aree forestate di ridotta estensione. Dati preliminari sui resti faunistici riferiscono di una minima incidenza di fauna selvatica rispetto a quella domestica (superiore al 90%), con una predominanza di ovi-caprini. La base documentaria è costituita da molto materiale in osso e corno, notevole anche per ciò che riguarda le tracce di lavorazione e uso. (Raffaele C. de Marinis, Marta Rapi)
  • AIAC_249 - Lavagnone - 2008
    _Settore E, luglio 2008_ Il settore denominato E, aperto per la prima nel 2007, ha una superficie totale di 126 m2. Lo scavo ha proseguito l’indagine dei livelli del Bronzo Medio avanzato. Si asportava l’US 3013, in cui sono stati rinvenuti un vago d’ambra, un frammento di tazza del cd. tipo Isolone, una piccola spatola in corno di cervo con impugnatura distinta e parte lavorante a paletta quadrangolare, una fusarola con la base decorata a denti di lupo incisi e alcune anse pertinenti a tazze-attingitoio. Al di sotto appariva quasi l’US 3006, dove è emersa una chiazza di limo giallo e ghiaia di aspetto cumuliforme, caratterizzata dalla presenza sulla superficie di concotti a faccia piana spalmata di pigmento bianco. A distanza di qualche metro verso Est, lungo la parete Sud dello scavo, affiorava un’altra struttura cumuliforme, probabile residuo del degrado di strutture in battuto limo-ghiaioso che insistevano sulla superficie di US 3006=3044 e 3015. In US 3039 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, del tipo con piccola presa quadrangolare forata e decorato su tutta la superficie a occhi di dado, delle fasi centrali della media età del Bronzo. Alla base di US 3015 emergevano uno strato di sabbia bruna e un’area di ghiaia sciolta in cui vengono individuate tre buche. Nello strato 3006/3044 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, due piccole spatole frammentarie e un lungo punteruolo in corno di cervo, un affilatoio in pietra, diversi frammenti di tazze con anse sopraelevate e di tazze tipo Isolone. Sotto l’US 3006 apparivano gli strati di limo torbificato marrone scuro (US 3041/3054), e un accumulo di limo nocciola compatto (3061) che sembrava essere delimitato da grosse pietre. In questa fase dello scavo risultavano esposti i livelli di accrescimento (US 3065 e 3041), mentre cominciavano ad affiorare livelli sottostanti (US 3062: strato ghiaioso, US 3043: strato di limo carbonioso e sabbia gialla, US 3057: cumulo ghiaioso giallo, e US 3058, strato formato da ciottoli sciolti). L’US 3041 ha restituito un frammento di crogiolo e un ugello da mantice, una lama di pugnale in bronzo di forma triangolare con base semplice trapezoidale fornita di due grossi ribattini di grosso spessore e con grande capocchia a calotta, mentre un terzo ribattino di minori dimensioni era collocato al centro della base, una ventina di anse di capeduncole, la maggior parte con sopraelevazione ad espansioni laterali coniche e a corna tronche, alcune di tipo lunato. Il pugnale e le anse indicano un orizzonte cronologico delle fasi centrali della media età del Bronzo (BM II B). L’unità stratigrafica principale sottostante è uno strato di limo molto scuro (US 3043) con frequenti carboniche copriva il sottostante strato di sabbia sciolta (US 3040). Sempre nella zona a contatto con il settore C si evidenziava una gettata fortemente antropizzata (US 3070) composta da grossi accumuli di cenere e frequente ceramica, che colmava un avvallamento dello strato sottostante marcato da cocci in scivolata. Tra i materiali rinvenuti si segnala una perla di ambra. L’US 3043 ha restituito una quindicina di anse del tipo a espansioni laterali e a corna tronche e due anse ad apici leggermente espansi e una a gomito che sembrerebbe riferibile a fasi più antiche. L’analisi preliminare dei materiali rinvenuti e la sequenza stratigrafica indagata nel settore E sembrano indicare l’esistenza di lacerti di strutture e livelli databili a fasi avanzate del Bronzo Medio, in particolare al BM II B. A favore di questa datazione depongono la tipologia delle sopraelevazioni delle anse, la maggior parte a espansioni laterali a muso animale e il pugnale in bronzo tipo Bacino Marina dall’US 3010. Inoltre, sono meno frequenti le anse a corna tronche e del tutto assenti quelle ad ascia (un solo esemplare dal terreno agrario).
  • AIAC_886 - Lucone - 2009
    Nel 2009 si è avviata la terza fase delle nuove ricerche archeologiche al Lucone di Polpenazze. Innanzitutto, col sostegno economico di Regione Lombardia, il Comune di Polpenazze del Garda ha acquistato l’area interessata dagli scavi, costituendo il primo nucleo di quello che nelle intenzioni sarà il Parco Archeologico del Lucone. Si è provveduto ad ampliare la recinzione dell’area di interesse archeologico e a dotare definitivamente di collegamento elettrico e di acqua corrente il cantiere di scavo. Per agevolare le attività di scavo e per permettere una migliore conservazione delle strutture lignee è stata predisposta una tensostruttura a doppio spiovente, larga 16 m e lunga 20 m. Si è poi realizzato il microrilievo dell’area del Lucone, e in collaborazione con l’Università di Pisa (Prof. Carlo Baroni) sono state avviate prospezioni geomagnetiche e geoelettriche con il duplice scopo di definire l’estensione dell’insediamento e di saggiare queste strumentazioni nell’ambito di siti umidi. In contemporanea con le attività di scavo si sono invece realizzati transetti di carotaggi (alcune campionature sono già state studiate dal punto di vista palinologico da V. Valsecchi: VALSECCHI et alii 2005), ma esse sono state prelevate da un’area prospiciente il Lucone A, purtroppo al di fuori di un progetto multidisciplinare) e trincee esplorative fuori dall’area dell’abitato, in collaborazione con l’IDPA - CNR (dott. Cesare Ravazzi) per intraprendere uno studio ambientale del bacino. L’intervento del 2009 è nato con l’intento di ampliare l’area di scavo fin qui aperta per comprendere tutti gli interventi fatti dal 1986 a oggi in un unico scavo di forma pressappoco quadrata, in modo da acquisire e standardizzare tutta la precedente documentazione. L’area generale di scavo, comprendente anche i precedenti interventi, misura 14 m x 13 m per un totale di 182 mq. La campagna di scavo 2009 è durata dal 1 luglio al 12 ottobre, con alcune interruzioni per motivi organizzativi. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario (US 1). Sotto l’agrario si è documentata la presenza del già noto strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (US 2). Asportato questo strato si evidenzia bene una situazione generale costituita da alcuni grandi cumuli compositi di forma allungata, composti da livelli di differente natura, spesso ricoperti o circondati da lenti con ceramica fortemente frammentata. Nelle zone non occupate da queste grandi strutture di scarico, come ad esempio la fascia meridionale dello scavo, la sequenza stratigrafica è piuttosto uniforme. Predominano strati limosi di colore bruno/grigio (USS 40, 41, 50, 51, 58, 60) formatisi in ambiente più o meno umido, che alternano zone di accumulo di materiali ceramici con aree più libere. In questi livelli, tutti affini all’US 3 del 2007, i materiali ceramici sono maggiormente conservati rispetto a quelli posti nei cumuli di scarico. A volte si tratta di vasi integri o frammentati sul posto e con i pezzi ancora in connessione. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. In alcuni fortunati casi anche da livelli così alti sono documentati oggetti in legno, come un frammento di immanicatura di pugnale.
  • AIAC_886 - Lucone - 2010
    Nel giugno 2010 ha preso inizio la seconda campagna di scavo che ha interessato l’area definita nel 2009, con lavori preliminari di sistemazione del cantiere. Le indagini archeologiche vere e proprio hanno avuto inizio giovedì 1 luglio e si sono concluse il 14 ottobre in occasione della visita dell’ispettore ICOMOS determinata dall’inclusione del Lucone tra i siti della candidatura transnazionale seriale delle “Palafitte dell’arco alpino” presso la Lista del Patrimonio dell’UNESCO. Lo scavo archeologico è stato preponderante nei mesi di luglio e di agosto, mentre nel mese di settembre si è soprattutto curato il censimento delle strutture lignee. La strategia di scavo 2010 era quella di portare in fase tutta l’area del Settore 1, dal momento che nel 2009 si era abbandonata la ricerca nell’area NE per questioni di tempo e forza lavoro. La caratteristica principale di questa zona era la presenza di due grandi “cumuli di scarico” dalla struttura stratigrafica particolarmente complessa. Con questo termine, forse inappropriato, si indicano delle strutture di forma allungata in senso E-W composte da lenti eterogenee, spesso chiaramente definibili butti di materiali di varia natura. Il senso di queste strutture ancora sfugge, dal momento che le loro caratteristiche suggeriscono un’interpretazione più complessa che quella di semplici aree di scarico. Per questo motivo lo scavo di queste strutture è stato svolto a definizione piuttosto elevata con frequente campionamento per sezioni sottili ed analisi polliniche ed antracologiche. Le due strutture cumuliformi citate sono indicate con le denominazioni complessive di US 84, quella più a nord, e di US 88, quella più a sud, parzialmente scavata nel 2009. Il cumulo di scarico US 84 occupa tutta la porzione N dell’ampliamento a W del 2009, arrivando quasi a ridosso dell’altro cumulo di scarico già individuato nel 2006 (US 10). Esso è composto da numerose lenti eterogenee che si sovrappongono parzialmente e a volte si interdigitano. Si nota una sorta di stratigrafia orizzontale, con le lenti depostesi in un momento più antico posizionate nella parte più orientale della struttura, quella per intenderci più prossima alla riva dell’antico bacino. Il cumulo più meridionale (US 88) presenta una struttura simile, ma più semplificata. Lo scavo non è stato ancora ultimato, poiché si è deciso di preservarne un testimone per due scopi. Innanzitutto per fini didattici, per mostrare la struttura di un cumulo di scarico, anche in previsione dell’ispezione UNESCO. In secondo luogo, a fini scientifici, per preservare una parte di cumulo per l’analisi geomorfologica con lo scopo di ricostruire le modalità di formazione dei singoli elementi costitutivi. Altra situazione riguarda le aree libere dai cumuli di scarico, dove sono presenti i vari strati di limo, più o meno ricchi di fibre vegetali che si sono accumulati intorno ai grandi cumuli di scarico della fase due. Dal momento che questa deposizione in un ambiente che alternava momenti secchi a momenti più umidi è stata progressiva e continua durante l’accrescimento dei cumuli attraverso i butti che li compongono, i livelli esterni spesso si interdigitano con le lenti dei cumuli rendendo la lettura stratigrafica molto complessa. Su tutta l’area di scavo compaiono ormai numerosissimi elementi lignei verticali che sono stati catalogati e inseriti nel database di scavo. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra, metallo e legno.
  • AIAC_886 - Lucone - 2011
    Dal luglio all’ottobre 2011 sono riprese le ricerche nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze. La nuova campagna di scavo ha soprattutto interessato la parte occidentale del Settore 1, l’area delimitata nel 2009. Lo scavo è stato tenuto in attività fino al 6 ottobre in modo da essere visitabile in corrispondenza del Convegno Internazionale “Le palafitte: ricerca, conservazione, valorizzazione, tenutosi a Desenzano del Garda. Le finalità di scavo erano di portare tutta l’area al tetto dell’incendio che segnò la fine della prima fase insediativa dell’abitato. Lo scopo è stato solo parzialmente raggiunto poiché si è scoperto che la potenza stratigrafica pertinente alla seconda fase si amplia notevolmente verso il lago, dove le operazioni di scavo sono state spesso rallentate dalla decisa presenza di acqua di falda. Le ricerche hanno evidenziato la complessità dei fenomeni occorsi tra l’incendio e il crollo delle strutture abitative di prima fase e l’impianto delle strutture della seconda. Lo scavo ha innanzitutto accertato che l’incendio ha coinvolto tutta l’area dell’abitato corrispondente al Settore 1, con l’evidente differenza che, mentre nella parte orientale i livelli corrispondenti a questo evento traumatico hanno andamento suborizzontale piuttosto regolare, nell’area occidentale, quella verso il lago, hanno un andamento irregolare e in alcuni casi formano una specie di sponda, lungo la quale si accumulano elementi lignei orizzontali. Lo scavo accurato di un notevole numero di lenti e lenticelle sovrapposte fa inoltre ipotizzare che le strutture coinvolte dall’incendio non siano crollate completamente durante esso, ma abbiano avuto un degrado successivo, che ha coinvolto elementi strutturali che non si erano completamente bruciati: si tratta di parti di pavimenti in argilla, pareti, materiali lignei ecc., nonché di una notevole quantità di grandi pietre che dovevano avere una funzione strutturale. Questi livelli si sono deposti interdigitandosi con strati di origine naturale, provenienti dallo specchio d’acqua, che hanno contribuito a livellare l’originale morfologia dell’area e a rendere meno evidente il limite spondale. Si è avuta dunque la conferma che durante la fase più antica vi era un maggiore apporto lacustre, con più decisa presenza di acqua nella zona occidentale dell’abitato, mentre nella seconda fase l’area diviene relativamente più asciutta e lo specchio d’acqua si allontana. L’individuazione di vari elementi strutturali in legno consentirà inoltre di avviare alcuni tentativi di ricostruzione degli alzati, dove trovavano spazio sia elementi squadrati e ben lavorati accanto a molti altri utilizzati grezzi ancora con la corteccia. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. Grande interesse rivestono i materiali in legno, tra i quali spiccano un falcetto integro con lame in selce trattenute da mastice, varie immanicature, un tronco cavo e alcuni frullini. Di grande interesse sono poi i dati riguardanti i macroresti vegetali, tra i quali si può citare l’eccezionale rinvenimento di un vaso coinvolto dall’incendio colmo di spighe integre di un cereale ancora poco conosciuto.
  • AIAC_886 - Lucone - 2012
    La campagna 2012 ha interessato i livelli della palafitta della prima fase insediativa a partire da quelli dell’incendio che ha portato alla sua distruzione. Questo evento, che ora possiamo dire con sicurezza coinvolse l’intero areale del settore scavato, determinò il crollo di vari elementi strutturali in legno lavorati che, cadendo direttamente nell’acqua o comunque in un contesto molto umido, si sono conservati e consentono osservazioni piuttosto dettagliate sulla tecnologia delle costruzioni in legno dell’epoca. Sono infatti stati rinvenuti vari elementi appartenenti all’alzato delle case come assicelle forate o un travetto con terminazioni sbiecate e incavo quadrangolare al centro, probabilmente facente parte delle capriate del tetto. Si segnala inoltre la presenza di elementi frammentari di origine edilizia in terracotta, anch’essi frantumati al suolo. Quest’anno è stato infatti individuato un accumulo di blocchetti di argilla o di impasto argilloso con vario grado di cottura. Un numero piuttosto notevole di questi elementi erano cotti in maniera sufficiente da mantenere la forma originaria e presentavano bordi sagomati di varia natura e tracce di incannucciato, nonché impronte di pali verticali. Alcuni poi presentano una caratteristica ricorrente: un bordo appiattito su cui risultano evidenti le impronte di una serie di cannucce parallele. Da alcune osservazioni fatte _in loco_ e dai primi tentativi di rimontaggio, la struttura in argilla scottata sembrerebbe di pianta sub circolare, forse desinente a cupola. Potrebbe trattarsi di una sorta di silos per contenere vettovaglie o un fornetto per la cottura dei cibi. Insieme agli elementi strutturali l’incendio e il crollo coinvolsero manufatti di varia tipologia e materiale (ceramica, pietra, osso, metallo), spesso in eccezionale stato di conservazione, come un grande vaso di forma biconica, parzialmente frammentato e deformato dall’esposizione al calore, conservante ancora parte del suo contenuto di spighe di cereali. Questa campagna di scavo è stata poi caratterizzata da un rinvenimento molto particolare: nella parte dello scavo rivolta verso il centro del lago, immediatamente sopra allo strato pertinente all’incendio, è stato rinvenuto un cranio umano, attribuibile per dimensioni e attraverso una sommaria analisi dentaria a un bambino di 3-4 anni. Il cranio, privo di mandibola, è stato rinvenuto in corrispondenza di un sottilissimo livello torboso, sopra a due grandi travi subparallele in giacitura orizzontale. Per una superficie di circa 2 mq l’area risultava coperta da un sottile strato di corteccia di albero (ontano?), che copriva anche il reperto umano. La scoperta riveste naturalmente un’importanza straordinaria, innanzitutto perché si ricollega al tema del culto dei crani in ambito palafitticolo, questione ampiamente dibattuta e scarsamente corredata di dati provenienti da scavi moderni. In secondo luogo il fatto che sia di bambino apre un’altra serie di interrogativi sul trattamento dei subadulti nelle pratiche funerarie. Per le deduzioni finali si rimanda a un momento più avanzato della ricerca. Le indagini 2012 si sono interrotte, per la stagionale risalita della falda, durante lo scavo degli strati appartenenti al deposito accumulatosi durante la vita della prima fase della palafitta. Operazione che è stata rimandata alla prossima stagione di scavo.
  • AIAC_886 - Lucone - 2013
    L’annuale campagna di scavo ha consentito definitivamente di raggiungere su tutta l’area del Settore 1 il fondo del lago, dopo aver asportato la parte più antica della stratigrafia. Di importanza fondamentale sarà ultimare il programma di datazioni dendrocronologiche previsto per tutti gli elementi lignei verticali. Per le caratteristiche degli elementi lignei verticali del Lucone D, è stato necessario raggiungere il punto di infissione nel fondo del lago per poter operare il campionamento e per fissare definitivamente la posizione del palo; dati che serviranno per la ricostruzione planimetrica del villaggio. Il campionamento, iniziato quest’anno nell’angolo NE dello scavo, sarà ultimato nella prossima campagna. Al momento è emersa chiaramente la possibilità di suddividere la vita dell’insediamento nelle seguenti fasi e sottofasi: 1. Fase di impianto (post 2037-4 ± 10 a.C.) 2. Incendio dell’abitato (da datare con precisione) 3. Fase di ristrutturazione (da datare con precisione) 4. Abbandono (post 1967 ± 10 a.C.) Alle fasi 2 e 3 sono pertinenti differenti fasi di abbattimento di alberi che devono essere ancora correttamente correlate. Tra la fase di impianto e quella di ristrutturazione l’abitato presenta un ampliamento verso il centro del bacino. Ciò è riscontrato sia nella stratigrafia, poiché nella fascia verso il lago è praticamente assente il deposito pertinente alla prima fase, sia dalla dendrocronologia, che ha mostrato come i pali in assoluto più recenti provengano dalla trincea verso il lago. Si è deciso di aprire una trincea di circa 11 metri a partire dall’angolo Sud-Ovest dello scavo principale con orientamento verso Ovest, cioè verso il centro del bacino. Dopo l’asportazione manuale del terreno superficiale agrario (US 1) si è messa in luce la superficie dello strato di matrice carbonatica che sigilla tutto il deposito archeologico (US 2). Durante l’asportazione di quest’ultimo, si è notato che quello strato piuttosto omogeneo, spesso da 15 a 20 cm, e di consistenza friabile tipico dell’area corrispondente all’insediamento, diviene uno strato particolarmente spesso, anche 80/90 cm, procedendo verso il centro del lago, e si suddivide in differenti livelletti. Grazie a queste osservazioni si è potuto finalmente riconoscere con sicurezza questo strato anche nelle sezioni delle trincee precedentemente aperte. Asportata US 2 si è constatata con chiarezza la grande differenza, dal punto di vista deposizionale, tra l’area all’interno dell’abitato palafitticoloe l’area esterna. Tra i due ambienti ben evidente la presenza di una fascia di passaggio che presenta frequente interdigitazione di livelletti torbosi e di apporti antropici. Durante lo scavo di questa fascia si è documentata una serie di elementi lignei orizzontali di notevole interesse per la ricostruzione planimetrica del sito. Particolarmente interessanti sono un plinto a racchetta (EL 995) e una trave rinvenuta in posizione orizzontale, forse connessa al plinto (EL 996). Si tratta del primo esemplare di plinto rinvenuto al Lucone D e presuppone una tecnica costruttiva ben testimoniata al Lavagnone di Desenzano nell’orizzonte Lavagnone 3. I due elementi non sembrano in posto, ma riutilizzati in qualche modo in una fase successiva alla loro realizzazione. Lo scavo ha restituito materiali ceramici, vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo, materiali in legno e in materia deperibile
  • AIAC_886 - Lucone - 2014
    Anche nel 2014 sono proseguiti gli scavi nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze (BS), organizzati dal Museo Archeologico della Valle Sabbia e sostenuti economicamente dal Comune di Gavardo con il contributo di Regione Lombardia e con il supporto del Comune di Polpenazze del Garda. La campagna si è svolta da lunedì 21 luglio a venerdì 5 settembre 2014. Quest’anno l’intervento è stato più breve di quello degli altri anni, per permettere la realizzazione di strutture di valorizzazione dell’area archeologica (nuova strada di accesso, totem di segnalazione). Uno dei principali interventi è stato costituito dalla campionatura a tappeto di tutti gli elementi lignei verticali del Settore 1 non campionati precedentemente, soprattutto nell’altra campagna generale di campionamento avvenuta nel 2008. Gli Elementi lignei Verticali (EV) sono infatti campionati secondo un preciso protocollo che prevede un approfondimento nei livelli naturali di circa 80 cm e il prelievo di due rondelle di legno per ogni palo. Nell’operazione di campionatura, che ha coinvolto quasi 200 pali, è stato di fondamentale importanza tenere costantemente aggiornata la documentazione e fare il raffronto continuo con le planimetrie pregresse. Non è infatti raro dover dirimere questioni piuttosto complesse con vari elementi lignei che si dimostrano del medesimo palo o viceversa. Dal momento che uno degli scopi delle ricerche al Lucone è quello di chiarire le dinamiche deposizionali di un sito archeologico in ambiente umido e di confrontarle con quelle naturali presenti nell’ambiente esterno al villaggio, anche nel 2014 si è continuato l’escavazione della trincea di circa 11 metri che parte dall’angolo Sud-Ovest dello scavo principale e va verso il centro del bacino. Durante la campagna di scavo 2013 si era individuato un grande cumulo di scarico posto immediatamente a Nord della trincea, che era stato interessato dallo scavo solamente in maniera marginale. Si è dunque deciso di allargare la trincea lungo il confine orientale dello scavo per poter studiare meglio questo cumulo di scarico e per far ciò si è definita una procedura con il geoarcheologo dott. Cristiano Nicosia che accompagnasse l’attività di scavo con un continuo prelievo di campioni indisturbati per poter ricostruire in dettaglio le modalità di deposizione del complesso insieme di lenti. Si è dunque proceduto allo scavo del cumulo composto da varie lenti che si interdigitano tra di loro, a volte composte da argilla giallastra, altre volte da terreno di origine vegetale o da depositi di cenere e carboni. Asportati i vari livelli che componevano questa zona di scarico, nella porzione settentrionale dello scavo a questo punto è emerso un elemento strutturale piuttosto interessante. Si tratta di un elemento ligneo orizzontale caratterizzato da due fori quadrangolari alle estremità. Negli ultimi giorni di scavo il manufatto è stato asportato e trasportato immediatamente in cella frigorifera per una conservazione in attesa di restauro. Insieme con le strutture a plinto rinvenute l’anno scorso, questo elemento sembra rivoluzionare tutte le congetture precedentemente espresse sui sistemi costruttivi di questa fase del Bronzo Antico. Inoltre la presenza di evidenti tracce di animali xilofagi potrebbe comprovare una pratica di stoccaggio del legname o un utilizzo delle strutture a plinto per l’alzato delle palafitte e non per gli elementi di sostegno. Con questa scoperta si è conclusa la campagna di scavo 2014.