Name
Cristina Longhi
Organisation Name
Civico Museo Archeologico, Bergamo

Season Team

  • AIAC_2323 - Le Torbiere, Aga e Val Camisana (Area delle incisioni rupestri) - 2009
    Le ricerche svoltesi a Carona tra il 2007 e il 2009 hanno permesso di individuare una vasta area tra le quote 2100 e 2450 m s.l.m., dove sono localizzati massi incisi. Si tratta di blocchi rocciosi di arenaria argillosa (pelite), di distacco dalla parete rocciosa della montagna e di dimensioni variabili, caratterizzati da una superficie piatta e liscia, adeguata ad accogliere le incisioni, realizzate con la tecnica filiforme tramite uno strumento metallico; assai rare sono le figure ottenute a picchiettatura. Le incisioni riguardano motivi simbolici (nodi di Salomone, croci, stelle, cuori, scali formi, reticoli, ecc.), figure di animali, figure antropomorfe sia maschili che femminili, guerrieri e armi, lunghe iscrizioni e date di epoca medievale e moderna. L’area delle incisioni rupestri è stata suddivisa in 3 settori, denominati Le Torbiere (LTB) e Aga (AGA), le più alte in quota, si trovano alle falde del Monte Aga, la Val Camisana (CMS), invece, è la valle percorsa dal fiume Brembo che lì ha le sue sorgenti e che scende verso la località Armentarga. Gli interventi hanno riguardato la numerazione e la georeferenziazione dei massi incisi, il rilievo a contatto delle incisioni, le riprese digitali. Nel 2009 è stato effettuato anche un piccolo saggio di scavo presso la roccia CMS 1, finalizzato al ritrovamento di tracce di frequentazione, che tuttavia non ha dato i risultati sperati. La roccia più interessante è proprio la n. 1 di Val Camisana (CMS 1), completamente rilevata, sulla quale sono state riconosciute alcune figure confrontabili con l’arte delle situle del V sec. a.C. e una serie di iscrizioni in alfabeto leponzio di III-II sec. a.C., che riportano nomi propri, talvolta con patronimico; si tratta probabilmente, in analogia con le dediche rinvenute al passo del Gran San Bernardo, di ex voto di viandanti alle prese con le difficoltà di attraversamento dei monti. Per due volte, infatti, è ripetuto il nome del dio Pennino (in caso nominativo e in dativo), il dio celtico delle vette e dei passi di Montagna. La lettura delle iscrizioni e delle figure più antiche è resa difficoltosa dalle innumerevoli incisioni che sono state praticate sulla superficie rocciosa nel tempo, ma l’utilizzo della luce radente artificiale ha permesso attualmente di leggere 11 iscrizioni sicure. Il prosieguo delle ricerche è finalizzato alla decifrazione delle restanti iscrizioni, alla documentazione di altre rocce e all’apertura di un altro piccolo saggio di scavo nei pressi della roccia CMS 1.
  • AIAC_2323 - Le Torbiere, Aga e Val Camisana (Area delle incisioni rupestri) - 2010
    Nel 2010 l’indagine archeologica è proseguita lungo i lati orientale e settentrionale della roccia CMS 1, per evidenziare eventuali tracce di frequentazione antica. Gli interventi non hanno dato i risultati sperati, a causa dell’intensa attività di erosione e di dilavamento che interessa quel punto. Una prospezione autorizzata con il metal detector in prossimità del masso CMS 1, finalizzata a comporre una mappa di dispersione di materiali sul versante interessato dai fenomeni erosivi, ha permesso il recupero di una fibula di tipo Certosa in bronzo, databile al V sec. a.C., alcuni pezzi di aes rude, databili tra V e IV sec. a.C. e numerosi chiodi in ferro di epoca imprecisata. I punti di ritrovamento dei reperti sono stati registrati con una stazione topografica totale, mantenendo come origine del sistema di coordinate la medesima del cantiere di scavo del 2009. Il programma di rilievi a contatto e di schedatura delle incisioni rupestri ha riguardato in primo luogo i massi della Val Camisana. Allo stato attuale sono state individuate, numerate e georeferenziate n. 133 rocce con incisioni. Nella campagna di ricerche del 2010 sono state rilevate e schedate le rocce CMS nn. 39, 51, 54,56, 58, 62, 66, 67. Sono state, inoltre, rilevate, ma non schedate le rocce nn. 60, 63, 119, 121, 123. Rocce schedate ma non rilevate 53, 55, 57, 61, 64, 65, 68, 69, 124. Sono state, inoltre, ricontrollate 6 iscrizioni leponzie di CMS 1, che verranno pubblicate nell’immediato futuro. Nella loc. Le Torbiere sono state rilevate e schedate le rocce LTB nn. 35, 36, 37, 38. Nella località AGA le rocce nn. 36 e 37. Nella loc. Valsecca (VLS) sono state localizzate e georeferenziate n. 28 rocce. Al fine di valorizzare la roccia CMS 1 e renderla visibile nel suo ambiente anche a chi non può raggiungerla in quota, è stato realizzato dal PROGETTO AZIMUT un rilievo con laser scanner, con il quale sarà realizzato un supporto digitale da porre in consultazione all’interno delle sale del Museo.
  • AIAC_2323 - Le Torbiere, Aga e Val Camisana (Area delle incisioni rupestri) - 2011
    Nel 2011 l’indagine archeologica è proseguita alla base del pendio del piccolo terrazzo dove è localizzata la roccia CMS 1, allo scopo di ricercare eventuali materiali trasportati dall’erosione. Anche questo intervento, come quelli dell’anno precedente non hanno dato i risultati sperati. Il programma di rilievi a contatto e di schedatura delle incisioni rupestri ha riguardato in primo luogo i massi dell’area di Aga. Nella località AGA si è completata la raccolta dei dati delle prime 24 rocce, si è provveduto al rilievo delle rocce nn. 36, 37, 40, 44, 45 e 48 e sono state schedate le rocce nn. 31, 34-45, 47-48. Nella località Le Torbiere è stato eseguito il rilievo della n. 39 ed è stata compilata la scheda della n. 41. Poiché risultavano incongruenze nella prima battuta di georeferenziazione si è proceduto a riposizionare tutte le rocce. Relativamente all’area Camisana, ci si è dedicati alla lettura delle iscrizioni in alfabeto di Lugano della roccia CMS 1, di cui ne sono state trascritte altre 18 (oltre alle 11 già pubblicate). Alcuni survey in altre aree della valle hanno permesso di localizzare rocce incise. In particolare nella loc. Masoni, lungo il sentiero che porta al passo Venina, sono state localizzate e georeferenziate 17 rocce incise con figure e, soprattutto, iscrizioni di epoca storica. Presso il Lago del Becco è stata localizzata una roccia con un gran numero di incisioni con date e scritte riferibili ad un ampio arco cronologico a partire dal 1600.
  • AIAC_2323 - Le Torbiere, Aga e Val Camisana (Area delle incisioni rupestri) - 2012
    La campagna del 2012 aveva come scopo il completamento della documentazione parziale di alcuni massi, soprattutto per quanto riguarda il rilievo a contatto di AGA 29, CMS 73A, CMS 73B, CMS 119 e CMS 172. Si prefiggeva, inoltre, di verificare con un sondaggio stratigrafico eventuali tracce di frequentazione antropica di una struttura a recinto quadrangolare (dial. baréch), formata da un poderoso muro di enormi blocchi di roccia, adibita probabilmente, almeno per una parte della sua storia, a ricovero per animali. Si è proseguito, inoltre, nella decifrazione e nella lettura delle iscrizioni in alfabeto di Lugano incise sul masso CMS1. È stato effettuato un _survey_ al passo Cigola, dove, tuttavia, non sono state localizzate rocce incise. In collaborazione con il CNR-IDPA di Dalmine, Università degli Studi Bicocca Milano si è provveduto ad effettuare nuovi carotaggi nella torbiera principale, per ottenere ulteriori campionature da sottoporre ad analisi pollinica e datazione C14.
  • AIAC_249 - Lavagnone - 2005
    Gli scavi del bacino torbificato del Lavagnone, intrapresi dal 1989, mirano ad una precisa definizione della cronologia e della tipologia degli abitati, soprattutto del Bronzo Antico. Nel BA, le strutture abitative emergono come un fitto campo di pali: si distinguono l’impianto delle palificate più antiche (2010-2008±10 BC) del BA IA (Lavagnone 2), e l’abitato su plinti (1984±10-1916±10 BC) del BA I B (Lavagnone 3). I livelli sono caratterizzati da scarichi (prevalentemente ceramiche e resti di pasto) da strutture abitative; notevoli alcuni resti di intrecci vegetali. In corrispondenza di un altro settore, allineamenti di pali (fase Ia: 2080-2067±10 BC e sottofasi Ib/c: 2048, 2032±10 BC) potrebbero verosimilmente costituire una delimitazione del villaggio palafitticolo nel tratto verso la sponda nord-orientale, dove la base del deposito ha restituito resti di una struttura interpretata come una timber trackway, cronologicamente coerente con le strutture palafitticole (impianto 207710 BC; intorno al 2048 e 2010-200810 BC successivi interventi). Al Lavagnone la fondazione dell’abitato, con l’impianto delle palafitte, la realizzazione della trackway e forse di una palizzata, sembra configurarsi come un intervento di pianificazione e organizzazione degli spazi e confermerebbe che, inizialmente, l’opzione di un insediamento spondale venne scartata, privilegiando aree almeno periodicamente esondate. Il BM è il periodo di maggiore espansione dell’insediamento. Sono stati indagati contesti di BM I in tutti i settori di scavo aperti; è del BM II A una capanna costruita a livello del suolo, con perimetro rettangolare (m 13x6), al cui interno si individua un focolare. L’occupazione durante il BM II B è ancora attestata, tra l’altro, da lembi di strutture presso la sponda nord-orientale e presso il centro del bacino. Lo studio paleoambientale mostra un passaggio brusco dalla foresta naturale a un paesaggio antropogenico caratterizzato da colture, pascoli, prati e di aree forestate di ridotta estensione. Dati preliminari sui resti faunistici riferiscono di una minima incidenza di fauna selvatica rispetto a quella domestica (superiore al 90%), con una predominanza di ovi-caprini. La base documentaria è costituita da molto materiale in osso e corno, notevole anche per ciò che riguarda le tracce di lavorazione e uso. (Raffaele C. de Marinis, Marta Rapi)
  • AIAC_249 - Lavagnone - 2008
    _Settore E, luglio 2008_ Il settore denominato E, aperto per la prima nel 2007, ha una superficie totale di 126 m2. Lo scavo ha proseguito l’indagine dei livelli del Bronzo Medio avanzato. Si asportava l’US 3013, in cui sono stati rinvenuti un vago d’ambra, un frammento di tazza del cd. tipo Isolone, una piccola spatola in corno di cervo con impugnatura distinta e parte lavorante a paletta quadrangolare, una fusarola con la base decorata a denti di lupo incisi e alcune anse pertinenti a tazze-attingitoio. Al di sotto appariva quasi l’US 3006, dove è emersa una chiazza di limo giallo e ghiaia di aspetto cumuliforme, caratterizzata dalla presenza sulla superficie di concotti a faccia piana spalmata di pigmento bianco. A distanza di qualche metro verso Est, lungo la parete Sud dello scavo, affiorava un’altra struttura cumuliforme, probabile residuo del degrado di strutture in battuto limo-ghiaioso che insistevano sulla superficie di US 3006=3044 e 3015. In US 3039 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, del tipo con piccola presa quadrangolare forata e decorato su tutta la superficie a occhi di dado, delle fasi centrali della media età del Bronzo. Alla base di US 3015 emergevano uno strato di sabbia bruna e un’area di ghiaia sciolta in cui vengono individuate tre buche. Nello strato 3006/3044 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, due piccole spatole frammentarie e un lungo punteruolo in corno di cervo, un affilatoio in pietra, diversi frammenti di tazze con anse sopraelevate e di tazze tipo Isolone. Sotto l’US 3006 apparivano gli strati di limo torbificato marrone scuro (US 3041/3054), e un accumulo di limo nocciola compatto (3061) che sembrava essere delimitato da grosse pietre. In questa fase dello scavo risultavano esposti i livelli di accrescimento (US 3065 e 3041), mentre cominciavano ad affiorare livelli sottostanti (US 3062: strato ghiaioso, US 3043: strato di limo carbonioso e sabbia gialla, US 3057: cumulo ghiaioso giallo, e US 3058, strato formato da ciottoli sciolti). L’US 3041 ha restituito un frammento di crogiolo e un ugello da mantice, una lama di pugnale in bronzo di forma triangolare con base semplice trapezoidale fornita di due grossi ribattini di grosso spessore e con grande capocchia a calotta, mentre un terzo ribattino di minori dimensioni era collocato al centro della base, una ventina di anse di capeduncole, la maggior parte con sopraelevazione ad espansioni laterali coniche e a corna tronche, alcune di tipo lunato. Il pugnale e le anse indicano un orizzonte cronologico delle fasi centrali della media età del Bronzo (BM II B). L’unità stratigrafica principale sottostante è uno strato di limo molto scuro (US 3043) con frequenti carboniche copriva il sottostante strato di sabbia sciolta (US 3040). Sempre nella zona a contatto con il settore C si evidenziava una gettata fortemente antropizzata (US 3070) composta da grossi accumuli di cenere e frequente ceramica, che colmava un avvallamento dello strato sottostante marcato da cocci in scivolata. Tra i materiali rinvenuti si segnala una perla di ambra. L’US 3043 ha restituito una quindicina di anse del tipo a espansioni laterali e a corna tronche e due anse ad apici leggermente espansi e una a gomito che sembrerebbe riferibile a fasi più antiche. L’analisi preliminare dei materiali rinvenuti e la sequenza stratigrafica indagata nel settore E sembrano indicare l’esistenza di lacerti di strutture e livelli databili a fasi avanzate del Bronzo Medio, in particolare al BM II B. A favore di questa datazione depongono la tipologia delle sopraelevazioni delle anse, la maggior parte a espansioni laterali a muso animale e il pugnale in bronzo tipo Bacino Marina dall’US 3010. Inoltre, sono meno frequenti le anse a corna tronche e del tutto assenti quelle ad ascia (un solo esemplare dal terreno agrario).
  • AIAC_886 - Lucone - 2011
    Dal luglio all’ottobre 2011 sono riprese le ricerche nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze. La nuova campagna di scavo ha soprattutto interessato la parte occidentale del Settore 1, l’area delimitata nel 2009. Lo scavo è stato tenuto in attività fino al 6 ottobre in modo da essere visitabile in corrispondenza del Convegno Internazionale “Le palafitte: ricerca, conservazione, valorizzazione, tenutosi a Desenzano del Garda. Le finalità di scavo erano di portare tutta l’area al tetto dell’incendio che segnò la fine della prima fase insediativa dell’abitato. Lo scopo è stato solo parzialmente raggiunto poiché si è scoperto che la potenza stratigrafica pertinente alla seconda fase si amplia notevolmente verso il lago, dove le operazioni di scavo sono state spesso rallentate dalla decisa presenza di acqua di falda. Le ricerche hanno evidenziato la complessità dei fenomeni occorsi tra l’incendio e il crollo delle strutture abitative di prima fase e l’impianto delle strutture della seconda. Lo scavo ha innanzitutto accertato che l’incendio ha coinvolto tutta l’area dell’abitato corrispondente al Settore 1, con l’evidente differenza che, mentre nella parte orientale i livelli corrispondenti a questo evento traumatico hanno andamento suborizzontale piuttosto regolare, nell’area occidentale, quella verso il lago, hanno un andamento irregolare e in alcuni casi formano una specie di sponda, lungo la quale si accumulano elementi lignei orizzontali. Lo scavo accurato di un notevole numero di lenti e lenticelle sovrapposte fa inoltre ipotizzare che le strutture coinvolte dall’incendio non siano crollate completamente durante esso, ma abbiano avuto un degrado successivo, che ha coinvolto elementi strutturali che non si erano completamente bruciati: si tratta di parti di pavimenti in argilla, pareti, materiali lignei ecc., nonché di una notevole quantità di grandi pietre che dovevano avere una funzione strutturale. Questi livelli si sono deposti interdigitandosi con strati di origine naturale, provenienti dallo specchio d’acqua, che hanno contribuito a livellare l’originale morfologia dell’area e a rendere meno evidente il limite spondale. Si è avuta dunque la conferma che durante la fase più antica vi era un maggiore apporto lacustre, con più decisa presenza di acqua nella zona occidentale dell’abitato, mentre nella seconda fase l’area diviene relativamente più asciutta e lo specchio d’acqua si allontana. L’individuazione di vari elementi strutturali in legno consentirà inoltre di avviare alcuni tentativi di ricostruzione degli alzati, dove trovavano spazio sia elementi squadrati e ben lavorati accanto a molti altri utilizzati grezzi ancora con la corteccia. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. Grande interesse rivestono i materiali in legno, tra i quali spiccano un falcetto integro con lame in selce trattenute da mastice, varie immanicature, un tronco cavo e alcuni frullini. Di grande interesse sono poi i dati riguardanti i macroresti vegetali, tra i quali si può citare l’eccezionale rinvenimento di un vaso coinvolto dall’incendio colmo di spighe integre di un cereale ancora poco conosciuto.