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AIAC_270 - Jure Vetere Sottano area Jacoi - 2001
Le indagini archeologiche a Jure Vetere hanno preso le mosse in seguito ad una segnalazione del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, relativa alla presenza di un muro con andamento E/W, visibile per alcuni metri sul punto più alto settentrionale della collina di Jure Vetere Sottano che, secondo alcune testimonianze, era da mettere in relazione con la prima fondazione dell’insediamento monastico voluto da Gioacchino da Fiore negli ultimi anni del XII secolo.
Nel mese di ottobre del 2001 a Jure Vetere è stato effettuato un breve intervento, mirato alla ricognizione preliminare e autoptica dell’area, alla pulizia del muro USM 1 già in vista, alla definizione della sua estensione, dei componenti e delle sue caratteristiche strutturali e al rilievo del muro stesso. Inoltre, sulla collina, immediatamente a sud del muro in affioramento, è stata realizzata una campagna di prospezioni georadar. Le prospezioni, avvalendosi di una maglia con i vertici distanziati, a seconda dei punti, ogni 2,5 - 5 m., hanno messo in evidenza che, nell’area immediatamente a sud del muro in vista e a partire da una profondità di 40-50 cm dal livello di campagna, erano presenti strutture murarie e crolli di una certa compattezza e spessore. Le strutture murarie, messe in risalto dai radargrammi, hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di un imponente corpo di fabbrica di forma rettangolare, orientato est-ovest con ambienti addossati alle estremità nord-est e sud-est.
Ulteriori dati sono stati forniti inoltre dalla lettura delle foto aeree della zona che, una volta analizzate, hanno permesso di osservare una serie di anomalie sul terreno da mettere in relazione con il corpo di fabbrica sepolto e con possibili fasi di frequentazione del pianoro
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AIAC_270 - Jure Vetere Sottano area Jacoi - 2002
Nel mese di luglio 2002 ha avuto inizio la prima campagna di indagini archeologiche presso la località denominata Jure Vetere Sottano, ubicata a circa km 5 ad ovest dal centro di S. Giovanni in Fiore (CS), sull’altopiano silano.
L’area interessata dalle indagini, si sviluppa su due terrazze digradanti dolcemente verso sud a livelli diversi (da 1090 a 1041 m s.l.m), appartenenti ad una piccola collina di forma allungata, orientata in senso E/W e delimitata verso il lato settentrionale dalla strada asfaltata Garga-Ceraso e da un torrente denominato “Pino bucato”, affluente del fiume Arvo, e verso meridione dal percorso dello stesso Arvo. Nel punto più alto settentrionale della collina, dove sono concentrate le indagini archeologiche, il terreno è composto prevalentemente da strati di consistenza friabile a matrice sabbiosa; sotto lo strato superficiale (spesso dai 20 ai 40-50 cm) la stratificazione archeologica raggiunge, fino al banco di terreno vergine, la profondità di 1,10 – 1,20 m.
Le prime notizie documentarie in nostro possesso riguardanti la costituzione di una prima comunità di monaci voluta da Gioacchino da Fiore nel sito di Jure Vetere sono legate ad un privilegio dell’anno 1191, con il quale il re normanno Tancredi, succeduto a Guglielmo il Buono e fattosi incoronare re di Sicilia a Palermo nel gennaio del 1190, concede a Gioacchino il possesso del territorio “nel luogo chiamato Fiore”.
L’intervento di scavo archeologico ha avuto inizio realizzando un saggio esplorativo con il lato lungo orientato nord-sud, nel punto in cui - secondo i risultati delle indagini georadar del 2001 - doveva ricadere la parte terminale orientale dell’edificio. Il saggio del 2002 ha consentito di individuare due fasi costruttive successive relative a due diversi edifici a carattere religioso, il più recente con abside semicircolare e il più antico con abside quadrangolare e una fase di frequentazione databile ad età post-medievale.
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AIAC_270 - Jure Vetere Sottano area Jacoi - 2003
Nei mesi di giugno e luglio si è svolta la seconda campagna di scavo archeologico presso la località denominata Jure Vetere. In questa seconda campagna si è ampliata l’area di scavo verso occidente, comprendendo la porzione dell’edificio religioso relativo alla seconda fase costruttiva (CF- Corpo di fabbrica 1) che corrisponde alla navata centrale, fino ai muri perimetrali ovest dove doveva essere ubicato l’ingresso; verso nord per mettere in luce l’ala settentrionale dell’intero complesso delimitata dal muro conservato in affioramento ed infine verso sud per completare la lettura dell’articolazione planimetrica dell’edificio monastico nella parte meridionale. L’area di scavo, estesa durante la prima campagna 2002 su una superficie di c.ca 225 mq, è stata ampliata fino a raggiungere c.ca 540 mq.
Dei due edifici a carattere religioso già identificati, il più recente (CF 1) risulta articolato in una navata centrale larga m 8.10 e lunga c.ca m 26, desinente in un coro rettilineo largo m 5.10 e profondo m 4.65. La navata è affiancata sui due lati nord e sud da due ambienti speculari terminanti con due piccole absidi semicircolari, larghi circa m 3.80, la cui estensione in lunghezza risulta al momento valutabile solo per l’ambiente a sud, delimitato da un muro ad ovest e pertanto interpretabile come una cappella laterale. L’ambiente a settentrione è definito da strutture murarie conservate per un’altezza variabile tra m 0.30 e m 0.60, realizzate con una tecnica irregolare senza corsi che utilizza blocchi di microgranito locale e conci di granodiorite (granito grigio silano) di reimpiego.
Nell’ambiente a sud i muri perimetrali sono presenti solo relativamente alle platee di fondazione, larghe c.ca m 1.10; un’ulteriore estensione del complesso monastico verso sud (ala orientale del chiostro?) è suggerita dalla presenza di due setti murari con andamento nord-sud, che proseguono oltre l’attuale limite di scavo. Alla navata centrale si accedeva tramite un ingresso principale ubicato sul lato corto occidentale ed un ingresso secondario ubicato a metà circa del lato lungo meridionale, il quale metteva probabilmente in comunicazione la chiesa con gli annessi a sud; tali ingressi risultavano definiti da stipiti in pietra, spoliati in antico. Un ulteriore ingresso è stato identificato all’estremità occidentale dell’ala che si sviluppa a nord della navata centrale all’esterno della quale è stato messo in luce il piano di calpestio relativo al cantiere per la realizzazione dell’edificio, reso evidente da abbondanti chiazze di malta a base di calce e da residui di lavorazione del materiale lapideo. In base ai manufatti archeologici rinvenuti, è possibile quindi ipotizzare che le strutture rinvenute, relative ai due edifici religiosi siano da mettere in relazione con la fondazione e la breve fase di frequentazione del protocenobio di Gioacchino da Fiore, avvenuta in questo luogo dell’altipiano silano inter frigidissimas alpes, come ricordato dalle fonti, tra gli ultimi anni del XII secolo e i primi decenni del secolo successivo.
Nell’ambito delle indagini 2003 si è provveduto inoltre ad effettuare alcuni interventi di ricognizione topografica sul pianoro stesso e nel bacino di approvvigionamento del materiale edilizio utilizzato per la costruzione degli edifici ed inoltre interventi di precatalogazione dei manufatti mobili e delle tecniche edilizie, nonché un primo intervento sullo scavo di analisi dei reperti macrobotanici.
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AIAC_270 - Jure Vetere Sottano area Jacoi - 2004
Nei mesi di giugno e luglio 2004 si è svolta la terza campagna di scavo archeologico presso la località denominata Jure Vetere. L’indagine ha ampliato ed integrato i risultati ottenuti durante le prime due campagne di scavo del 2002 e del 2003 e ha comportato l’ampliamento dell’area di scavo verso occidente, comprendendo la porzione dell’edificio religioso relativo all’ingresso della navata centrale e al prospetto occidentale dell’intero corpo di fabbrica; verso nord per mettere in luce l’intera ala nord del complesso delimitata dal muro conservato in affioramento ed infine verso sud per completare la lettura dell’articolazione planimetrica dell’edificio monastico nella parte meridionale.
Entrambi gli edifici a carattere religioso identificati nelle precedenti campagne sono stati interessati da alcuni sondaggi mirati a chiarire in particolare la successione delle fasi costruttive, la fisionomia e l’estensione dell’apparato planimetrico relativo all’edificio desinente nel coro quadrangolare (CF 1) più antico, le caratteristiche dell’intervento architettonico relativo all’inserimento dell’abside semicircolare (CF 2) più recente, l’estensione dei piani pavimentali nonché la definizione degli ingressi. L’edificio CF 1, in base all’integrazione dei dati desunti da quest’ultima campagna si scavo, risulta articolato in una navata centrale (UF-Unità Funzionale 2), larga m. 8.10 e lunga c.ca m. 26, desinente in un coro rettilineo largo m. 5.10 e profondo m. 4.65. La navata è affiancata sui due lati nord e sud da due ambienti speculari terminanti con due piccole absidi semicircolari, larghi c.ca m. 3.80, la cui estensione in lunghezza risulta fortemente difforme tra ambiente a nord e ambiente a sud. La comunicazione tra la navata centrale e l’ala settentrionale era assicurata da una porta larga m 1.20, messa in luce durante questa campagna, definita da stipiti ben lavorati, in conci di granodiorite spianati e squadrati.
Dell’edificio più antico CF 1 sono stati messi in luce quest’anno i piani pavimentali, costituiti da livelli di terra battuta identificati sia nella parte absidata dell’ala settentrionale, che all’interno del coro quadrangolare, realizzati su strati di preparazione piuttosto spessi in sabbia di granito locale, nei quali risultavano evidenti numerose buche di palo per i ponteggi della fabbrica. Tali piani pavimentali risultavano coperti da accumuli di terreno combusto frammisti a travi lignee bruciate, da mettere in relazione alle tracce dell’incendio, documentato nelle fonti scritte, che avrebbe distrutto nel primo decennio del XIII secolo buona parte del monastero. Tracce di quest’incendio sono state messe in luce anche all’interno dell’ingresso principale della navata e nella fascia esterna alla facciata principale della chiesa. In relazione alla fase di cantiere dell’edificio sono stati identificati consistenti livelli di accumulo di calce e sabbia di granito funzionali alla lavorazione della malta per le murature e, nella parte meridionale della chiesa, in corrispondenza con la cappella sud, un fossa di fusione per campana. Tale fossa, scavata nel terreno in posto, risultava rivestita in parte di laterizi anneriti dal fuoco e riempita di materiale di risulta del processo di produzione del manufatto, attestato da numerose scorie di lavorazione del bronzo e da frammenti sagomati dello stampo in argilla (anima e mantello), frammisti a terreno combusto.
In seguito ai danni causati dall’incendio sulle macerie del precedente edificio (CF 1), viene realizzato il secondo corpo di fabbrica ad aula absidata (CF 2), che si appoggia alle strutture precedenti. La costruzione di questo nuovo edificio comportò un restringimento dell’area presbiteriale, all’interno del coro rettilineo, attraverso la realizzazione dell’abside semicircolare, la cui fossa di fondazione ha tagliato il piano pavimentale dell’edificio CF1. Di tale edificio è stato possibile riconoscere la fase di cantiere, di cui resta testimonianza nella fossa di fondazione per la costruzione del muro absidale e dei due muri di spalla nord e sud e nelle buche realizzate a ridosso delle murature per l’alloggio dei ponteggi. La frequentazione dell’edificio risulta attestata dal riuso del battuto pavimentale dell’edificio precedente.
La fase di frequentazione dell’area in età post-medievale (XVII-XVII) riconosciuta già durante la campagna del 2002, è stata confermata anche nella campagna del 2004, grazie al rinvenimento di numeroso materiale ceramico negli strati archeologici che obliteravano i crolli nella porzione orientale dell’area indagata, a ridosso del coro rettilineo dell’edificio religioso.
Nell’ambito delle indagini 2004 si è continuato inoltre ad effettuare gli interventi di ricognizione topografica sul pianoro stesso e nel bacino di approvvigionamento del materiale edilizio utilizzato per la realizzazione dell’edificio e gli interventi di precatalogazione dei manufatti mobili e delle tecniche edilizie, nonché un primo intervento sullo scavo di analisi dei reperti macrobotanici.
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AIAC_270 - Jure Vetere Sottano area Jacoi - 2005
Nel mese di luglio del 2005 si è svolta la quarta campagna di scavo archeologico presso la località denominata Jure Vetere. L’indagine ha integrato con nuovi dati i risultati ottenuti durante le precedenti campagne di scavo (2002, 2003 e 2004) concentrandosi all’interno dell’area di scavo dove ricade l’edificio religioso, senza ulteriori allargamenti dei limiti di scavo visto che la lettura dell’articolazione planimetrica dell’edificio era stata completata nel 2003.
L’ambiente a settentrione dell’edificio di culto (UF-Unità Funzionale 3) è definito da strutture murarie conservate per un’altezza variabile tra m. 0.30 e m. 0.60, realizzate con una tecnica irregolare con alcuni corsi di orizzontamento che utilizza blocchi e spezzoni di piccole e medie dimensioni di microgranito locale e conci di granodiorite (granito grigio silano); esso costituisce un’ala, messa in luce quest’anno per intero in seguito alla rimozione dei crolli murari che la obliteravano, che si sviluppa lungo tutto il perimetrale settentrionale della navata della chiesa. La presenza di alcune buche per palo (escluse quelle prossime alle strutture murarie interpretabili come buche di palo relative ai ponteggi per la messa in opera delle murature in alzato), realizzate a distanze regolari e in posizione simmetrica potrebbe indurre ad ipotizzare la loro funzione per qualche diaframma strutturale che ne scandiva lo spazio interno. Lungo il fianco meridionale dell’ala, in corrispondenza delle fondazioni del muro perimetrale della stessa, è stata messa in luce una fossa per una sepoltura, orientata est-ovest, realizzata sul livello di cantiere. Tale sepoltura risultava priva dei resti dell’inumato ed era accuratamente riempita del terreno di risulta e coperta da uno strato compatto di pietre e terra; l’azione è da riferirsi probabilmente alla preparazione di una sepoltura per una inumazione mai realizzata oppure al seppellimento di un individuo e alla successiva riesumazione dei resti dell’inumato.
Nella parte settentrionale dell’area presbiteriale definita dal coro rettilineo, in prossimità del vano di passaggio verso la cappella absidata nord e compresa nell’angolo tra i due muri perimetrali, è stata scavata quest’anno una sepoltura che, per la sua ubicazione e per la sua connotazione strutturale, è da considerarsi una sepoltura privilegiata, peraltro in fase con l’edificio CF 1 La fossa per l’inumazione era sovrastata da un altarolo quadrangolare costituito da conglomerato di pietre e malta e rivestimento di laterizi di grandi dimensioni (analoghi a tutti gli altri laterizi rinvenuti nell’area di scavo) disposti su alcuni filari orizzontali e legati con malta; tale struttura, realizzata per dare enfasi al luogo della sepoltura, è stata rinvenuta, come del resto la fossa sottostante, in gran parte alterata dal crollo dei muri perimetrali del presbiterio. La fossa di inumazione, tagliata nel terreno vergine, si presentava di forma rettangolare e di dimensioni e profondità piuttosto considerevoli; la sua peculiarità è costituita dall’assenza dell’inumato che deve essere stato rimosso in un momento imprecisato, dopo lo smantellamento della cassa lignea, la cui presenza è attestata dal rinvenimento di numerosi chiodi di ferro rimasti ancora sia sul fondo della fossa lungo i lati, sia nel terreno di riempimento successivo all’esumazione. I manufatti ceramici e vitrei rinvenuti nelle stratigrafie relative alle fasi di costruzione-frequentazione-distruzione e riuso del complesso confermano pienamente la datazione ad un arco cronologico compreso a cavallo tra XII e XIII secolo.
Le indagini sono state inoltre estese su una porzione della collina in direzione sud e sud-est rispetto all’edificio ecclesiastico. In tale area sono state effettuate delle indagini geofisiche integrative (indagini georadar all’interno e nelle vicinanze della chiesa e, soprattutto, geomagnetiche e geoelettriche sulla collina) appoggiandosi ad una quadrettatura a maglie fitte. Poiché tali ricerche geofisiche, insieme alle informazioni provenienti dalle immagini filtrate satellitari, hanno subito evidenziato la presenza delle anomalie localizzate in più punti della collina si è successivamente proceduto ad effettuare dei saggi mirati per verificare anche stratigraficamente i risultati delle indagini geofisiche ed intercettare possibili fasi di frequentazione del pianoro (strutture abitative, recinti, canalizzazioni). I dati delle indagini permettono di avanzare l’ipotesi che tutta l’area centrale della collina, a sud dell’edificio ecclesiastico e fino al fiume Arvo, era stata perimetrata da una palizzata di legno affiancata da una canalizzazione per il deflusso delle acque. All’interno di tale spazio chiuso sono quindi da localizzare le zone per le coltivazioni, per le attività ortive, per i ricoveri degli animali e le strutture di abitazione del monastero.
Un altro saggio esplorativo (Saggio VI), tracciato sempre all’interno di questo spazio perimetrato in un punto in cui le indagini geoelettriche mostravano delle anomalie di forte intensità, ha messo in luce una serie di cavità riempite successivamente con massi di pietre (da collegarsi con le attività agricole).
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AIAC_3047 - Broglio di Trebisacce - 2010
Sono proseguiti gli interventi nel solo settore di scavo tuttora attivo, il numero 7, nel tratto occidentale dell’acropoli prossimo alla sella, complessivamente esteso circa 170 metri quadrati. L'indagine è stata contenuta a causa delle limitazioni dei finanziamenti.
Nella zona principale del settore, si è approfondito lo scavo nell’area sud-occidentale, al di sotto dell’ampliamento realizzato nel corso degli ultimi anni. Lo scavo mira, in questa zona, a riportare in luce l’imponente cumulo formato dalle macerie e dalle colmate sotto cui sono sepolte le strutture con pareti in pietrame, legno e argilla del grande complesso edilizio semi-interrato del Tardo Bronzo, databile a partire dal 1300-1200 circa a.C.
Al di sotto dei livelli basali dei complessi a vespai e battuti di argilla databili nel corso della prima età del ferro, e di spessi livelli caratterizzati da piani databili all’età del bronzo finale, è emersa una spessa stesura in argilla selezionata, estremamente compatta ed estesa per almeno 4x3 metri, inclinata da Sud verso Nord, probabile rivestimento basale di un’ampia depressione la cui funzione rimane incerta. Potrebbe trattarsi di un bacino di trattamento dei materiali o di un impianto di raccolta idrica, impostato al di sopra della grande struttura seminterrata, che risulta da esso tagliata. L'opera si data in una fase antica del Bronzo finale.
I reperti rinvenuti confermano l'importanza del sito di Broglio nel corso del Bronzo finale.
Nella zona nord-est del settore ("7 Nord"), esterna e posta al di sopra di un terrazzamento protostorico (a quota più alta) rispetto alla grande cavità che ospita l’imponente struttura residenziale a fondazione semi-interrata del Tardo Bronzo, è continuata l’esplorazione, iniziata negli anni passati, della serrata successione di fasi abitative, che delineano una plurisecolare continuità di edificazioni di capanne sovrapposte (finora 5 fasi, a partire almeno dal Bronzo recente, fino al Bronzo finale, senza evidenti discontinuità, ovvero per almeno 2 secoli).
Nella campagna 2010 si è intervenuti in particolare ampliando lo scavo verso Est, sui piani abitativi più antichi del Bronzo finale e su quelli del Bronzo recente, al fine di esporre completamente il forno domestico del Bronzo recente con forma a ferro di cavallo, già venuto in luce: il suo asporto è ora programmato per l'anno 2011. In fase con il battuto successivo al forno sono venute in luce le tracce di un pianetto sub-quadrangolare e contenente residui scottati, contraddistinto da una concentrazione di concrezioni calcaree (0,6 x 0,6 m ca.); il piano poggiava su una sottofondazione drenante di cocci ("potsherd pavement"), perfettamente coestesa. A Broglio, simili concentrazioni di concrezioni sono generalmente associate con i livelli drenanti sottostanti a piani di cottura.
Sono state intraprese nuove iniziative per cercare di giungere al completamento del Parco archeologico e alla ricostruzione della capanna sperimentale dell'età del bronzo recente, andata a fuoco nel tremendo incendio del territorio avvenuto nel corso dell'estate 2007. Infatti, il Comune di Trebisacce ha partecipato al Bando ARCUS 2010 per interventi relativi alla tutela, ai beni ed alle attività culturali ed allo spettacolo, con una richiesta pari a Euro 1.000.000; si attende l'esito della selezione.
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AIAC_3047 - Broglio di Trebisacce - 2011
Sono proseguiti gli interventi nel solo settore di scavo attivo da diversi anni, il numero 7, nel tratto occidentale dell'acropoli prossimo alla sella.
L'indagine è stata contenuta a causa delle limitazioni dei finanziamenti.
Nella zona principale del settore, si è approfondito lo scavo nell’area sud-occidentale, in corrispondenza della spessa stesura in argilla selezionata venuta in luce nel 2010.
Si conferma trattarsi di un rivestimento pluristratificato (sono stati individuati almeno due rivestimenti successivi in argilla selezionata), inclinato da Sud verso Nord nel tratto scavato, che definisce un'ampia depressione, dall'aspetto di una vasca. L'estensione massima verificata finora è circa 5 x 3 m. La funzione della struttura rimane incerta.
Dai piani estesi orizzontalmente a lato della struttura, caratterizzati da materiale argilloso meno compatto e continuo e da accumuli di pietrame (i quali potrebbero in parte derivare dalle macerie della sottostante grande struttura seminterrata del Tardo Bronzo) sono venuti in luce nuovi frammenti, non ricombacianti, di statuine di cavallino in argilla depurata e dipinta in stile protogeometrico. Si tratta in particolare di un muso molto naturalistico, con dipinta la bardatura a pittura rosso-bruna, e un treno posteriore con coda dipinta. Anche questi frammenti recano fori passanti per le ruote (alle zampe) e in corrispondenza del morso. In tutto, i cavallini ritrovati negli anni dall'area di questa struttura sono almeno 4, ma potrebbero essere stati fino a 6, in base al numero di pezzi venuti in luce. Oltre ai cavallini, sono stati scoperti anche i frammenti di almeno 3 cassoni di carretti, che dovevano essere da essi trainati, e alcune ruote.
I reperti rinvenuti confermano la datazione dei livelli a una fase non avanzata del Bronzo finale.
Gli scavi sono proseguiti anche nella zona nord-est del settore ("7 Nord"). È stato asportato il forno domestico del Bronzo recente con forma a ferro di cavallo, messo in luce negli anni precedenti, rimuovendolo in frammenti posizionati, per la futura ricostruzione museale. Si conferma l'esistenza di una lacuna nel forno, sul lato nord-orientale, probabilmente realizzata nel corso dello spianamento per la realizzazione del battuto successivo, nell'ambito della plurisecolare continuità di edificazioni di capanne sovrapposte (almeno 6 fasi, a partire almeno dal Bronzo recente, fino al Bronzo finale, senza evidenti discontinuità, per almeno 2 secoli). Il forno poggiava su una sottofondazione drenante di cocci ("potsherd pavement"), coestesa, che è stata asportata. La cronologia al Bronzo recente non terminale è confermata.
È stato eseguito il rilievo mediante Laserscanner 3D dell'intero settore di scavo.
È stato approvato nel 2011 il progetto di sviluppo del Parco archeologico, nell'ambito del Bando ARCUS 2010 per interventi relativi alla tutela, ai beni ed alle attività culturali ed allo spettacolo, per un importo di 500.000 €, pari alla metà della richiesta. Il Comune ha affidato la progettazione esecutiva dell'intervento, considerando la riduzione del finanziamento.
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AIAC_3047 - Broglio di Trebisacce - 2012
Sono proseguiti gli interventi nel solo settore di scavo attivo da diversi anni, il numero 7, nel tratto occidentale dell'acropoli prossimo alla sella; il lavoro - benché ridotto sul campo, e concentrato sugli aspetti di completamento di indagine stratigrafica e di studio e di riordino dei reperti e della documentazione - è proceduto a pieno ritmo, aiutato dal clima estremamente favorevole.
L'indagine ha potuto disporre di finanziamenti sempre più limitati.
Gli scavi sono proseguiti solo nella zona nord-est del settore ("7 Nord"). La sottofondazione del forno domestico del Bronzo recente con forma a ferro di cavallo, asportata nel 2011, poggia su diversi livelli di riempimento, in parte caratterizzati da scarichi di frammenti ceramici, in parte da materiale scottato concotto, che testimoniano probabilmente della distruzione di altre precedenti infrastrutture pirotecnologiche.
Si è potuta chiarire la posizione stratigrafica di reperti italo-micenei venuti in luce nel corso degli anni passati, tra cui un vaso largamente ricomponibile: suoi frammenti sono venuti in luce negli strati al di sotto del forno. Questo chiarimento assume una notevole importanza sul piano crono-tipologico e per la definizione della sequenza ceramica locale del Bronzo recente.
Inoltre, nella porzione meridionale del settore 7 Nord sono state indagate le tracce di due distinte cunette di fondazione delle capanne più volte ricostruite sul posto: tali tracce vengono ad integrare le pareti NW individuate negli anni precedenti, restituendo con precisione l'andamento di alcune delle fasi costruttive succedutesi in continuità sul terrazzamento artificiale protostorico (sono note almeno 6 fasi, a partire almeno dal Bronzo recente, fino al Bronzo finale).
Sono state effettuate ricognizioni di superficie di controllo, verificando il sito di Valle Carlodraga, trovato nel 1979, non distante da Broglio e caratterizzato da scarsi reperti ceramici, non precisamente databili, e da una posizione difforme rispetto al modello dominante durante le fasi protostoriche, in quanto ubicato su moderato pendio, in posizione non difesa naturalmente, lungo la piccola valle del torrente omonimo. I reperti rinvenuti nel 2012 sono esclusivamente da riferire al Neolitico tardo, dimostrando che non si tratta di un sito protostorico.
Ai piedi dell'altura di Broglio, sul versante nord della stessa, al contatto con la fiumara Marzuca, si è rinvenuto, su indicazione dei colleghi geologi dell'università della Calabria, un livello in frana da Broglio, forse parzialmente rielaborato dal torrente, che conteneva esclusivamente reperti di fase classica o ellenistica (V-IV sec. a.C.), tra i quali un frammento di bacino su piede (louterion), forse indizio di attività votive sull'altura, in una fase ancora poco documentata.
Le attività di ricerca hanno compreso un accurato riordino del magazzino, con il perfezionamento del database dei reperti, che ha ora assunto una struttura pienamente articolata e funzionale. Tale riordino consente la predisposizione di dettagliati rapporti preliminari e definitivi, ora in preparazione.
Per quanto riguarda i lavori per il completamento del Parco archeologico, secondo il finanziamento ottenuto dal Comune dalla società Arcus spa, sul bando 2010, la progettazione esecutiva è stata di recente ultimata, con l'approvazione della Soprintendenza. Si auspica che si possa pervenire al più presto all'inizio dei lavori.
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AIAC_869 - Timpone della Motta - 2004
Il sito, tra i più importanti insediamenti precoloniali, è costituito da un villaggio presso l’altopiano del Timpone della Motta, dove Strabone colloca l’antica Lagaria, fondata dal mitico Epeo, costruttore del cavallo di Troia, una ricca necropoli in località Macchiavate, dove sono stati riportati in luce da P. Zancani negli anni ’60 vasi enotri e ricchi oggetti di bronzo di ornamento personale (armi, fibule, cinture, diademi, monili in metallo, ambra e paste vitree) ed un Athenaion sull’acropoli (da cui un’epigrafe con il nome di Athena).
Il santuario dell’acropoli è costituito da edifici cultuali e di servizio; quello denominato V, che ha preso il posto del Tempio X di epoca arcaica ipotizzato dalla W.M. Stoop nell’area della Chiesetta bizantina, presenta diverse fasi. Nella prima è documentata una abitazione del Bronzo Medio, poi tagliata da costruzioni più recenti e con abside orientata verso ovest, a cui segue una casa in legno e altro materiale deperibile della prima età del Ferro (la Casa delle Tessitrici), con focolare nella parte occidentale, un telaio nella stanza centrale e ad est una zona absidata. Oggetti di bronzo presso il focolare, dello stesso tipo di quelli presenti nei corredi delle tombe muliebri del Macchiabate, attestano la funzione anche cultuale di questa parte della casa, mentre la zona esterna conserva un ruolo domestico. Pendagli bronzei a forma di ochette su basi decorate (VIII sec. a.C.), di matrice laconica sull’acropoli testimoniano un primo influsso greco nell’area. Le dimensioni dei pesi da telaio nella stanza centrale indicano una “macchina” per la tessitura monumentale e perciò destinata alla realizzazione di stoffe da dedicare alla divinità. Il vasellame rinvenuto nella casa si data al tardo Geometrico Medio (775-725 a.C.). La struttura absidata della casa, paragonabile ad alcuni edifici coevi in Grecia, doveva essere rappresentativa del prestigio delle famiglie dominanti e costituire un luogo di culto, anche se non è possibile sapere se fosse destinata sin dall’inizio ad una divinità o se appartenesse a rappresentanti dell’aristocrazia locale che vi svolgevano lavori connessi alla realizzazione di stoffe destinate a scopi religiosi. Su questo edificio fu costruito un nuovo tempio, riutilizzando le stesse buche di palo della capanna precedente. La ceramica d’importazione (coppe, brocche e _kantharoi_ di tipo acheo) e di produzione locale è legata al rituale del bere, mentre i _kantharoi_ a traforo, le _lekytoi_ a becco stretto o trilobate, _aryballoi_ e _alabastra_ per olii e balsami profumati, dimostrano la venerazione ad una dea legata alla tessitura e all’attività artigianale.
All’inizio del VI secolo la parte meridionale dell’acropoli fu ricoperta con uno strato di ghiaia asportata dal pendio durante i lavori per la costruzione del muro difensivo che cingeva il santuario, databile da alcuni _alabastra_ del Corinzio Antico al 625-590 a.C. Al di sopra del riempimento fu eretto un nuovo tempio (fase e dell’Edificio V) la cui struttura venne poi distrutta per l’erezione della cappella bizantina (X sec. d.C.).
La presenza di _hydriskai_ e servizi per bere nel santuario collega l’acqua al culto della dea protettrice della tessitura che fu assimilata alla greca Athena; la relazione sembra fornita dalla figura dell’eroe _Epeios_ , assimilabile ad Efesto nella sua abilità di artigiano e per il trasporto dell’acqua per i comandanti greci nella guerra di Troia. (MiBAC)
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AIAC_948 - Grotta della Monaca - 2006
La Grotta della Monaca, è una cavità naturale che si apre nei calcari dolomitici del Trias. E’ formata da 3 macrosettori morfologici a se stanti: un’ampia condotta di ingresso (alta 3-4m.) con al suolo depositi clastici; un enorme ambiente centrale (cosìdetta “Sala dei Pipistrelli”, 60x30m., h. 6m.), in pendenza verso il fondo; una serie di stretti e lunghi cunicoli terminali, impraticabili dall’uomo.
Le indagini, in corso regolarmente dal 2000, nel corso del 2005 si sono concentrate in 2 settori della pregrotta, all’ingresso della cavità, denominati “S6” e “m0”. Il primo ha messo in evidenza un esteso gradino di estrazione mineraria aderente alla parete sinistra della roccia colpi di piccone metallico, visibili sui lembi residuali del minerale di ferro coltivato (la goethite), testimoniano una fase estrattiva in età post-medievale. Si è raggiunto un livello un livello di frequentazione antropica collocabile, sulla base dei reperti ceramici rinvenuti, nella media età del Bronzo.
Le tipologie di contenitori ceramici rinvenuti, le specie di animali (_ovis vel capra_) e le condizioni di giacitura dei sedimenti (presenza dei cosiddetti “depositi a torta”), fa propendere per una occupazione a fini di stabulazione.
La presenza di ceramica figulina a bande rosse, conferma la presenza neolitica. Sempre nella pregrotta iniziale è stato esplorata una breve condotta ipogea, detta “m0” che rappresenta una piccola diramazione secondaria impostata sul lato destro del corridoio principale del sistema sotterraneo, in cui sono stati recuperati ceramica eneolitica, macine litiche, punteruole e spatole.
Alcune ricognizioni esplorative sono state condotte nel vestibolo dei “Cunicoli terminali”, nella parte più profonda della Cavità. Le ceramiche recuperate rimandano ad un orizzonte cronologico compreso tra l’Eneolitico iniziale e le media età del Bronzo. (MiBAC)