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AIAC_2408 - Montaccianico - 2017
Il progetto archeologico concernente il castello di Montaccianico, sviluppatosi all’interno di un programma di ricerche avviato dal 2005 e avente sullo sfondo l’esperienza pionieristica dello scavo di Ascianello, è giunto alla nona campagna di scavo stratigrafico. Le indagini hanno l’obiettivo di studiare, in questa fase, elementi della fase declinante delle signorie feudali, nelle concrete dinamiche della signoria degli Ubaldini, antecedente alla creazione della ‘Terra nuova’ di Castel S. Barnaba, in relazione al proprio contesto territoriale di epoca medievale. Le operazioni di scavo sono proseguite nelle aree 2000, 1300 e 5000, già aperte negli anni precedenti, con lo specifico intento di giungere a sequenze stratigrafiche relative alle fasi di vissuto del sito contribuendo, auspicabilmente, a chiarificare alcuni degli aspetti topo-planimetrici del castello.
La campagna 2017, per quel che concerne l’area 2000, posta nella parte sommitale del sito, si è incentrata sulla prosecuzione dello scavo in tutto il settore 2 del saggio E e nel suo ampliamento ai margini N/E. Non è stato possibile, infatti, continuare l’approfondimento nel settore 1 per motivi di sicurezza, data l’instabilità di alcuni blocchi scarsamente ammorsati relativi al grande blocco di muratura in crollo USM 2090. Nell’area 5000, invece, la campagna del 2017 ha visto l’apertura di un nuovo ampliamento lungo la sezione S/E dell’area di scavo dell’anno precedente, per continuare l’analisi di alcune sepolture che erano già state messe in luce. La campagna di scavo 2017 ha visto il proseguimento delle indagini nell'area 1300, aperta nel 2014 poco a nord dell'area 1000 e individuata sulla base dei risultati delle prospezioni geoelettriche che avevano identificato qui una anomalia la cui natura era da chiarire e che il nuovo saggio intendeva verificare). Si è deciso di continuare lo scavo in tutta l’area, compresa la porzione meridionale, fatta eccezione per la parte nelle immediate vicinanze del blocco di muratura in crollo USM 1005 che presenta lesioni consistenti, dove, per ragioni di sicurezza, già lo scorso anno si era deciso di non intervenire.
Uno degli obiettivi della campagna 2017 è stato quello di indagare la porzione relativa alla “struttura quadrangolare”, all’interno della quale è stata completata la colonna stratigrafica. Le indagini si sono concentrate anche all’esterno della struttura, in particolare lungo il setto murario Nord (UUSSMM 1305 e 1386) ed Est (USM 1354), poiché lungo i muri Sud ed Ovest, UUSSMM 1319/1320 e 1318/1314, era già stata raggiunta la roccia naturale durante le campagne precedenti.
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AIAC_2409 - Poggio Uccellaia - 2009
The site is situated on a hill, on the summit of which the collapsed remains of ‘a structure’ were visible (in reality these are the remains of the latest restructuration of the architectural complex CA 1 dating in its present form (UF 1) to the mid 20th century). It is a rectangular structure (the internal dimensions are 1.68 x 3.40 metres) with two openings, one on the north and one on the eastern side. The building, a tower (in 2005), lies in an oval shaped area bounded by two collapsed structures, and separated by a gap of about 2 -3 metres at the narrowest point. This seems to indicate the presence of a double curtain wall which protected the settlement, a hypothesis which is confirmed by the discovery during field survey in 2006, in some points, of the shaved crests of the outer walls of the settlement
The field season began in 2006 with the removal of the upper level of humus covering the entire area around the tower. Only the inside of the tower was visible given that it had already been excavated. Field seasons carried out during 2006 to 2008 brought to light two sides of the tower and confirmed that from the very beginning the construction of the walls was of a very high quality, in squared and levelled blocks of _alberese_, bound by an exceptionally strong and adherent mortar. The foundations, also in squared blocks, were laid out in a ditch dug directly into the natural bed of _alberese_ to a depth of circa 15 centimetres.
Near the tower and parallel to the north east side is a second wall, with at least three different construction phases and different building techniques, much more irregular than those of the tower. A paved area was discovered which abutted both walls. This probably relates to an open area which surrounded the tower itself, a characteristic sign of the seigneurial area of the _castello_, perhaps a piazza with its own drainage system. (Laura Torsellini)
The study of the ceramics recovered during the excavation seasons (2006-2008) of the archaeological site of Poggio Uccellaia (Calenzano – FI) has produced the first interesting results.
The pottery was produced in two fabrics: one more coarse with argillaceous inclusions of medium dimensions, the other more refined with small inclusions. That of the testelli is an exception, these are of a different fabric: with abundant limestone and mica of medium and small dimensions used for the bases of the vessels. This technique made the vessels more resistant to contact with direct and continuous heat. Numerous fragments of building materials were also recovered (bricks and tiles, including roof tiles). The even firing probably indicates a high quality of production.
The ceramic products are characterized by the noticeably high percentage of closed forms (jars, jugs, some with handles and generic closed forms) compared to open vessels (paioli, large bowls, pans, testi and generic open forms). The majority of the fragments belong to jars, testi and paioli. The forms have parallels with other Tuscan productions (Ascianello, Florence, Prato and Pistoia) of the 12th to 13th centuries.
In conclusion, the pottery from Poggio Uccellaia is almost entirely characterized, firstly by the absence of glazed vessels and secondly by the high quality of production whose forms are relatively standardized. The pottery conforms perfectly with that from other late medieval contexts in Tuscany in use from the early 12th century until the mid 13th century, when unglazed pottery was still used both for table wares and storage and cooking vessels. Only in the second half of the 13th century does glazed pottery begin to appear, but the site of Poggio Uccellaia was probably already abandoned by this period. (Alessandro Neri)
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AIAC_2410 - Buca Dei Paladini - 2009
Il sito di Castel Vaiolo sorge sulle pendici occidentali del Monte Labbro (massiccio del Monte Amiata) sulla sommità di un modesto rilievo calcareo di forma ellittica. Le prime ricognizioni effettuate nel 2005 hanno evidenziato la presenza di un piccolo insediamento, databile sulla scorta delle indagini successive alla seconda metà del X sec., caratterizzato da resti di elementi fortificatori in muratura a secco e la presenza di un piccolo vallo artificiale che separava gli affioramenti rocciosi ad est. Il sito inoltre sfruttava con molta probabilità anche il notevole dislivello presente sul lato Sud i cui affioramenti rocciosi a bancate erano stati regolarizzati e utilizzati come mura di cinta.
La prima campagna di scavo archeologico è stata effettuata nel 2006 ed ha interessato l’area più occidentale del sito. Qui il deposito archeologico non si presentava molto potente sebbene molto ricco di reperti ceramici, archeobotanici e occasionalmente metalli e vetro. La notevole quantità di reperti ceramici, per lo più rinvenuti in situ, ha permesso quindi di ipotizzare che si trattasse di un importante palinsesto archeologico relativo ad un castello di ‘prima generazione’ dell’area amiatina che non abbia avuto un seguito insediativo e che rappresenta un contesto sigillato. Le successive campagne archeologiche hanno inoltre portato alla luce alcune buche di palo di forma sub-circolare tagliate direttamente nell’affioramento roccioso.
Durante le campagne del 2007-2008 è stata inoltre aperta un’altra area di scavo all’estremità orientale del sito che ha permesso di rinvenire, al di sotto di pietre di crollo, due brevi setti murari a secco, ortogonali tra loro, realizzati con conci di calcare disposti su corsi piuttosto regolari. (Michele Nucciotti)
I reperti ceramici di Castel Vaiolo presentano una discreta standardizzazione dei manufatti e una ristretta varietà di forme che porta a collocare il contesto in quella fase di trasformazione dell’attrezzatura ceramica che caratterizza il X e l’XI secolo in tutta la Toscana. Lo studio ceramologico ha inoltre permesso di individuare due produzioni distinte: una costituita dai manufatti importati dal Lazio settentrionale che consiste perlopiù in olle e forme chiuse; l’altra, che potrebbe essere locale, che comprende i testi e alcune delle olle. Al fine di analizzare i residui alimentari presenti all’interno dei contenitori sono stati predisposti alcuni campioni per gli spot test. (Jacopo Fabbri)
Il campionamento del terreno in scavo ha permesso il rinvenimento di una notevole quantità di reperti archeobotanici. Lo studio di questi materiali è ancora in corso, ma fin d’ora emerge la presenza di diverse varietà di cereali (orzo, farro e frumento) e leguminose (vicia faba minor e piselli). Inoltre molto rilevante dal punto di vista scientifico è il ritrovamento di una quantità cospicua di castagne tostate; queste sembrano al momento essere le più antiche rinvenute in Italia. (Roberta Sciortino)
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AIAC_287 - Castello di Pietrarubbia - 2006
Gli scavi archeologici condotti nell’area su cui sorgeva il castello di Pietrarubbia (iniziati nel 2001), preceduti (1999-2000) da accurate indagini di archeologia ‘leggera’ (ricognizioni e analisi stratigrafica degli elevati), si inseriscono in un più ampio progetto di ricerca volto all’analisi del popolamento dell’area di Montefeltro tra età feudale ed origine del potere signorile.
Le precedenti indagini avevano già messo in luce una struttura residenziale di grandi dimensioni organizzata su due piani, con quello inferiore composto da un unico ambiente dotato al centro di un pilastro, realizzato con pietre spaccate e disposte in maniera irregolare. Le pareti dell’edificio sono formate da pietre in arenaria di piccole, medie e grandi dimensioni, sbozzate o spaccate, disposte su filari molto irregolari e con gran numero di zeppe litiche; l’ampia entrata è occupata da una soglia monolitica. In un momento successivo vengono costruiti i muri che collegano il pilastro centrale con le pareti sud e nord. Forse nello stesso momento venne chiusa la porta che permetteva l’accesso dal lato ovest. Di conseguenza l’ingresso al locale doveva necessariamente avvenire dal piano superiore, attraverso una scala di legno. Con la rimozione degli ultimi strati, avvenuta nell’ultima campagna di scavo, è riemerso un rudimentale sistema di canalizzazione, scavato nella roccia madre – quasi sicuramente precedente all’edificio – che serviva per convogliare le acque in una piccola cisterna.
Sono stati recuperati numerosi frammenti di scodelle e ciotole in maiolica rinascimentale, di ceramica acroma grezza e acroma depurata, alcune invetriate, qualche frammento di ingobbiata graffita e di maiolica rinascimentale; alta è la percentuale di oggetti metallici (punte, chiodi, un cardine). (Cristiano Cerioni)
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AIAC_818 - Rocca Conti Guidi - 2006
Le indagini archeologiche sulla Rocca di Modigliana si riferiscono al progetto dal titolo “Alle origini della Signoria comitaleguidinga. Strutture insediamenti e territorio” che ha come oggetto principale lo studio delle modalità con cui ebbe origine e si realizzò materialmente la signoria guidinga fra IX e XIII secolo.
L’obbiettivo della ricerca è quindi quello di ricostruire le dimensioni strutturali dell'incastellamento guidingo; nello specifico l’analisi archeologica delle strutture murarie delle tecnologie edilizie adottate per una loro contestualizzazione cronotipologica in ambito territoriale. Il progetto così concepito si coniuga bene con il programma di restauro della Rocca. Le indagini sulle murature del _palatium_ e della cinta muraria hanno finora permesso di individuare 3 fasi costruttive comprese fra XII e XV secolo e la redazione del relativo atlante cronotipologico murario. Tale atlante ha permesso di identificare nel territorio alcune strutture riferibili all’incastellamento guidingo di XII secolo, individuando caratteristiche materico-costruttive di tecnologie edilizie attribuibili a maestranze itineranti volute dai conti.
In base alle analisi delle murature sulla rocca, coniugate alle esigenze di restauro, a partire dal 2005, sono state indagate 2 aree di scavo per la comprensione dell’interrato all’interno della terza cinta muraria: il Saggio A e il Saggio B, rispettivamente nell’angolo nord/ovest e sud/est. In base a queste indagini è stato possibile individuare 3 fasi di vissuto caratterizzate da strati con una forte componente argillosa. La fase più recente si compone di livelli formatisi dopo il completo abbandono del castello, caratterizzati da materiale di riporto di epoche diverse. Per il saggio A la fase intermedia è individuata da uno strato argilloso in cui è stata scavata una fossa con andamento est/ovest che copriva un muro riferibile alla terza fase. Anche per il Saggio B si segnala la presenza di una fase sottostante agli strati superficiali, caratterizzata da una struttura muraria e strati composti di pietre, laterizi e componenti argillose. (Giovanni Vannini, Chiara Molducci)