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AIAC_1184 - Egnazia - 2021
Le ricerche del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ nel 2021 si sono svolte nella forma consueta di cantiere didattico con la partecipazione di circa 70 studenti e hanno previsto approfondimenti in due settori dell’impianto urbano antico.
Nell’insula a S del foro, indagata in maniera intensa negli ultimi anni, per la fase più antica databile tra la fine del IV e i primi del II sec. a.C., sono state individuate alcune tombe pertinenti all’abitazione indigena già evidenziata e forse un settore specifico destinato alla sepoltura degli infanti. In questo stesso spazio, per il rifornimento idrico del nucleo residenziale è attivo un pozzo costruito in opera quadrata a grandi blocchi, con la stessa perizia tecnica che connota le strutture dell’abitazione.
L’approfondimento nell’area di collegamento tra la domus ad atrio e la casa a peristilio, che obliterano l’abitazione indigena, ha confermato che le due case vengono realizzate come nuclei architettonici distinti nella prima metà del II sec. a.C., nel periodo a cui i risultati delle ricerche recenti inducono a riferire l’impostazione della maglia stradale e la formazione degli isolati, almeno nella zona centrale della città. La conferma dell’autonomia delle dimore proviene dalla lettura dei dispositivi di approvvigionamento idrico. Alla prima età imperiale, dunque al periodo di costruzione del foro e all’edificazione delle terme in questo isolato, si può riferire la fusione dei due nuclei in una casa ad atrio e peristilio, in posizione di massima evidenza a pochi metri dal foro.
La questione della gestione della risorsa idrica emerge anche dai risultati nell’altro settore di indagine, alla periferia SE della città. Della imponente canalizzazione in calcarenite, rinvenuta nel 2019 a chiusura di un’area quadrangolare destinata alla raccolta dell’acqua piovana, è stata individuata la diramazione sotterranea che sembra convogliare l’acqua nella struttura ipogea nota come ‘criptoportico’. Se questo collegamento sarà confermato, si acquisirà un ulteriore elemento a sostegno della rilettura in corso di questo monumento come il più grande collettore idrico della città, in un settore che sempre maggiormente si configura come area di approvvigionamento e di distribuzione pubblica, dedita allo sfruttamento sistematico delle risorse idriche naturali che ha reso non necessario il ricorso ad un acquedotto. Di notevole interesse è anche il fatto che, a partire dal V secolo, l’area di raccolta idrica e il quadriportico che la inquadra sono rifunzionalizzati come fabbrica di metalli, della quale sono state individuate la forgia e la fossa di spegnimento, vicine a quattro ambienti per la lavorazione e per lo stazionamento degli operatori, secondo la modalità di occupazione polivalente che caratterizza la città in età tardoantica