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AIAC_1140 - Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio - 2005
La campagna di scavo svolta nel 2005 ha previsto l’esecuzione di tre saggi posti a ridosso del monumento.
Il saggio I è stato praticato in corrispondenza dell’abside occidentale esterna della basilica e nella zona posta a nord di essa a cavallo del muro perimetrale della chiesa e in prossimità del fianco ovest del basamento del tempio ellenistico. Fra le evidenze riconducibili al primitivo impianto e ai posteriori sviluppi del santuario italico, particolare interesse desta la presenza di una canaletta in blocchi di calcare bianco compatto che corre in senso nord-ovest/sud-est all'interno dell'abside: verso sud prosegue al di sotto e oltre il muro dell’abside, mentre a nord essa risulta tagliata ed interrotta. Adiacente e parallela alla canaletta sul lato ovest giace una seconda struttura muraria: si tratta di una fila continua di blocchi di calcare grezzo che si ritrova anche a nord dell’abside della basilica.
Il saggio II ha interessato una zona a ridosso dello spigolo nord-orientale della basilica, dove sono emerse situazioni riconducibili alle fasi tardo-antiche e alto-medievali di occupazione del sito e fenomeni post-deposizionali seguiti all’abbandono del luogo. In particolare si segnala un crollo in situ, riferibile ad una grande struttura muraria originariamente orientata in senso nord-sud e realizzata con ricorsi regolari di mattoni. Esso ricopre un ulteriore strato di crollo costituito da tegole e coppi.
Il saggio III è stato eseguito a 20 m a sud-est del monumento presso l'Antiquarium. Poco sotto lo strato di humus è stata evidenziata una fossa circolare il cui svuotamento ha fatto capire che essa era stata praticata all’interno di un enorme deposito o scarico sia di materiale votivo che edilizio (stipe), riconducibile alla vita e alle dinamiche cultuali del santuario italico.
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AIAC_2736 - Villa di Collesecco - 2011
Le indagini riavviate nel 2010 presso la villa romana di Collesecco si svolgono a quarant’anni di distanza dagli scavi che portarono alla luce il complesso (scavi Santangelo 1969-1970-1972). Presentando allo stato attuale l’estensione di circa 40 x 40 m, grazie alle ultime indagini è stato possibile appurare come la villa copra un’area ben superiore a quella sin’ora nota: la pulizia e l’analisi delle sezioni di terreno che delimitano le strutture scavate in passato hanno dimostrato la presenza di ulteriori ambienti di cui si sono rinvenuti lacerti musivi, nonché di una prolungata occupazione del sito nel corso dei secoli (almeno sino al VI sec. d.C.), ben oltre la principale fase edilizia di I sec. d.C. – II sec. d.C., a sua volta anticipata da una fase di III-I sec. a.C.
Le strutture attualmente visibili consistono in una trentina di vani, tra cui un atrio, sale di ricevimento, un peristilio colonnato, nonché un impianto termale. Sin dalla sua scoperta, l’importanza della villa fu subito chiara per alcuni aspetti: innanzi tutto per l’articolazione della pianta, secondo per i mosaici, che si è scelto giustamente di lasciare in situ con la protezione di una copertura che si è rivelata efficace e terzo per il ritrovamento di numerosi frammenti della decorazione architettonica fittile.
Le campagne 2010-2011 hanno visto anche il parziale scavo di uno dei due criptoportici (quello nord-sud), che sostruiscono la villa. Tale indagine ha permesso il rinvenimento, a contatto con il pavimento in cocciopesto del corridoio, di almeno due dei dolii utilizzati per la conservazione di derrate. Uno dei contenitori presenta sulla tesa dell’orlo il bollo M. COTTAE, già noto da rinvenimenti svolti durante gli scavi passati, che permette di confermare la connessione del toponimo di Cottanello con l’edificio.
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AIAC_2736 - Villa di Collesecco - 2012
La campagna 2012 ha previsto la documentazione delle murature e delle pavimentazioni del complesso: il rilievo grafico e fotogrammetrico degli elevati e dei pavimenti risultava infatti indispensabile al fine di mappare i settori originali e i relativi rivestimenti, distinguendo i restauri dalle murature antiche. Contestualmente al rilievo è apparsa necessaria una nuova analisi tecnica dell’edificio, rivolta nello specifico al settore termale. Il numero e l’articolazione degli ambienti del _balneum_ rimaneva infatti poco chiara data la difficile lettura delle strutture, spesso meno conservate che nel resto dell’edificio, soprattutto per ciò che concerne le pavimentazioni. Le indagini si sono dunque soffermate sull’individuazione dei percorsi funzionali del quartiere termale, sul sistema di afflusso e smaltimento delle acque, sul posizionamento delle vasche calde e fredde, sulle tracce di impianti di riscaldamento.
Oltre al lavoro sul campo, con la campagna 2012 si è portato avanti anche il laboratorio sui reperti, affrontando lo studio non solo dei materiali relativi alle ultime indagini, ma anche quello dei reperti degli scavi ’69-’72 (158 cassette). L’esame dei vecchi e dei nuovi materiali si è soffermato in particolare sui frammenti di intonaco dipinto (50 cassette), che risultano ancora del tutto inediti. L’analisi comparata dei materiali recuperati con metodi non stratigrafici durante i vecchi scavi con quelli relativi alle sequenze oggi meglio documentate, permette infatti da una parte di inquadrare con maggiore precisione la cospicua mole di reperti degli scavi passati e da un’altra di possedere abbondanti elementi di confronto tipologico per gli esemplari rinvenuti in questi anni. In tal modo si è avviata la ricostruzione di un quadro più ampio della suppellettile domestica, nonché della decorazione sia fittile che pittorica e litica rinvenute nel sito, nonché l’elaborazione di una sintesi che investa le problematiche economiche, sociali e generalmente storiche connesse con la villa di Collesecco.
A seguito delle attività si è infine tenuto a Cottanello un incontro pubblico sui risultati dei lavori sulla villa e sulle locali cave di calcare.
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AIAC_294 - Contrada Casale - 2006
Dal 2004 al 2006 si sono svolte presso la Villa del Casale di Piazza Armerina tre campagne di scavo che hanno portato alla messa in luce dell’insediamento arabo-normanno sorto sopra e nei pressi della nota residenza tardoantica.
Le strutture scavate possono ascriversi a tre fondamentali fasi di vita: un primo periodo posto tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, un secondo periodo collocabile in piena età normanna (XI secolo) ed un terzo periodo a cavallo tra la fine dell’età normanna e l’inizio della dominazione sveva (fine XI – prima metà XII secolo). Per quanto riguarda le fasi più antiche, sono attestate una prima fase di frequentazione del sito di periodo tardo-romano e tracce di occupazione dell’area anche di età bizantina. Esistono, infine, tracce di una sporadica occupazione di periodo post-medievale (XIV – XV secolo).
L’area scavata restituisce strutture relative a edilizia domestica costituite da ambienti rettangolari posti secondo planimetrie note anche da altri contesti medievali siciliani quali Segesta e Monte Iato. Si segnala in particolare il complesso detto “casa con cortile”, un’abitazione costituita da una serie di vani collocati intorno ad un’area scoperta centrale. Il cortile poneva in comunicazione gli ambienti e veniva utilizzato per lo svolgimento di piccole lavorazioni: al suo interno si sono rinvenuti focolari coperti da tettoie in corrispondenza di un ambiente destinato alla conservazione di derrate alimentari.
Nella zona più vicina al fiume Gela si collocava il quartiere artigianale dell’insediamento, come testimoniano resti relativi ad attività di lavorazione ceramica e metallurgica.
Le strutture dell’abitato subirono nel tempo cambiamenti a causa delle frequenti alluvioni che devastarono l’area provocando crolli e smottamenti; le tecniche di ricostruzione prevedevano in genere il riutilizzo dei precedenti muri opportunamente livellati.