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Riccardo Montalbano
Organisation Name
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Season Team

  • AIAC_2508 - c.d. clivus Palatinus - 2009
    Tra i monumenti posti sul percorso del c.d. clivo Palatino vi è un ampio podio in cementizio subito a ovest del pilone occidentale dell'arco di Domiziano. I resti del podio misurano 24 m sulla fronte e 47 m sui lati; il suo lato breve è rivolto a est, verso il clivo Palatino. Il podio si presenta spezzato in 6 grossi frammenti di aspetto diverso e che affiorano dal terreno con differenti altezze. Questo pessimo stato di conservazione è dovuto alla presenza di profonde cavità poste al di sotto, rilevate da P. Rosa durante gli scavi. I vuoti hanno causato i cedimenti della soprastante struttura nelle quali alcune parti sono sprofondate, causando l’apertura di grosse lesioni nel nucleo. Il podio in cementizio fu scavato da P. Rosa nel 1866. Sulla base della interpretazione delle fonti, egli contava di rimettere in luce i resti del tempio di Giove Statore. La scavo fu impegnativo, in quanto il monumento giaceva sotto un interro di oltre 9 metri. Secondo quanto affermato da Rosa, la parte posteriore del podio fondava sul tufo del colle, mentre al suo interno, al livello della fondazione, si rinvennero dei blocchi di tufo, alcuni dei quali con l'iscrizione “Pilocrate/Diocle". Infine, lo scavo condotto da Rosa portò alla scoperta anche di altre evidenze monumentali esistenti nell’area, fra cui si segnala una grande struttura in opera cementizia posta immediatamente a ovest del podio ed estesa sia in senso nord-sud che in direzione del criptoportico neroniano della domus Tiberiana. Dopo le indagini di Rosa seguirono gli interventi nell'area di G. Boni del 1918, il quale intraprese lo scavo del pilone ovest dell’arco di Domiziano, interpretando tuttavia i resti messi in luce da Rosa non come pertinenti a un tempio, bensì alla "Turris Iniquitatis", un fortilizio medioevale. Il merito di aver riaperto la discussione al riguardo fu di F. Castagnoli, che nel 1964 propose di riconoscere nel nucleo cementizio, datato alla prima età imperiale, il tempio della Vittoria. Successivamente, in un importante studio del 1987, M. Torelli ha individuato ipoteticamente nel basamento le vestigia dell'aedes Iovis in Palatio, noto con l'epiteto di Victor nei Cataloghi Regionari. Simile è la tesi di F. Coarelli, ma con qualche differenza: a suo avviso il basamento del tempio andrebbe riconosciuto con quello di Iuppiter Invictus e non di Iuppiter Victor. Da ultimo vanno registrate le ipotesi di M. A. Tomei, basate su una ricostruzione della topografia del Palatino che rimette in parte in discussione le posizioni tradizionali. Sulla base di quanto sopra esposto si sono svolte, nel periodo tra ottobre e novembre 2009, una serie di attività di indagine finalizzate sia alla revisione dei dati già noti e alla successiva indagine archeologica, sia al controllo strutturale delle murature conservate, in vista della programmazione di interventi di restauro e valorizzazione del monumento e dei settori adiacenti. A questo studio preliminare dovrà seguire un’analisi sul campo più specifica, con l’apertura di nuovi aree per l’inizio di sondaggi stratigrafici utili alla comprensione scientifica del complesso.
  • AIAC_294 - Contrada Casale - 2006
    Dal 2004 al 2006 si sono svolte presso la Villa del Casale di Piazza Armerina tre campagne di scavo che hanno portato alla messa in luce dell’insediamento arabo-normanno sorto sopra e nei pressi della nota residenza tardoantica. Le strutture scavate possono ascriversi a tre fondamentali fasi di vita: un primo periodo posto tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, un secondo periodo collocabile in piena età normanna (XI secolo) ed un terzo periodo a cavallo tra la fine dell’età normanna e l’inizio della dominazione sveva (fine XI – prima metà XII secolo). Per quanto riguarda le fasi più antiche, sono attestate una prima fase di frequentazione del sito di periodo tardo-romano e tracce di occupazione dell’area anche di età bizantina. Esistono, infine, tracce di una sporadica occupazione di periodo post-medievale (XIV – XV secolo). L’area scavata restituisce strutture relative a edilizia domestica costituite da ambienti rettangolari posti secondo planimetrie note anche da altri contesti medievali siciliani quali Segesta e Monte Iato. Si segnala in particolare il complesso detto “casa con cortile”, un’abitazione costituita da una serie di vani collocati intorno ad un’area scoperta centrale. Il cortile poneva in comunicazione gli ambienti e veniva utilizzato per lo svolgimento di piccole lavorazioni: al suo interno si sono rinvenuti focolari coperti da tettoie in corrispondenza di un ambiente destinato alla conservazione di derrate alimentari. Nella zona più vicina al fiume Gela si collocava il quartiere artigianale dell’insediamento, come testimoniano resti relativi ad attività di lavorazione ceramica e metallurgica. Le strutture dell’abitato subirono nel tempo cambiamenti a causa delle frequenti alluvioni che devastarono l’area provocando crolli e smottamenti; le tecniche di ricostruzione prevedevano in genere il riutilizzo dei precedenti muri opportunamente livellati.
  • AIAC_3334 - Vigna Barberini - 2010
    Nel 2010, lo scavo ha coinvolto un primo settore, a sud dell'area precedentemente indagata, e un altro (settore 2) ad est della stessa area. E' stato inoltre completato lo scavo sopra il pilone centrale della costruzione neroniana. Nel settore 1 lo scavo ha interessato fosse di spoliazione che hanno intaccato i resti del complesso severiano e parte del riempimento. Nel settore 2 le spoliazioni moderne consistono in grandi fosse; la più profonda è stata colmata da frammenti architettonici del monumento severiano, frammisti a poca terra. Il ritrovamento, nei nuovi settori di scavo, di due aiuole vicine, già parzialmente messe in luce nel 2009, ha permesso di completare la restituzione del giardino severiano, fondata fino ad ora sui risultati delle ricerche realizzate tra il 1985 e il 1998, che non avevano raggiunto questa zona. Al di sotto di queste sistemazioni sono stati individuati degli apprestamenti di cantiere della fase severiana fra cui tre fosse, probabilmente utilizzate per una macchina di cantiere mentre un’altra aveva contenuto calce viva. I resti appartenenti alle sistemazioni della terrazza, introdotte durante il II secolo e in età flavia, sono stati evidenziati solo nel settore 1, mentre nel settore 2 l'indagine è stata interrotta in corrispondenza del piano d'inizio del cantiere severiano. Nel settore 1 è stato evidenziato un altro tratto del sistema di canalette costruito in età adrianea e una struttura contemporanea. Quest'ultima si appoggia ad un muro orientato E-W che raggiunge e si unisce alla grande massicciata già in parte evidenziata lungo il margine occidentale dello scavo realizzato nel 2009. In questa struttura, di probabile datazione flavia, erano inseriti dei grossi blocchi sui quali poggiavano delle basi di colonne. A sud delle strutture probabilmente flavie sono stati scavati i resti di diverse pavimentazioni successive. La presenza di queste varie costruzioni ha ridotto radicalmente lo spazio disponibile per raggiungere il riempimento post-neroniano, rimasto intatto solo immediatamente a sud della struttura cilindrica ipoteticamente identificata con la _coenatio rotunda_. Riguardo quest'ultima lo scavo ha permesso di mettere in luce la faccia sud del breve tratto del muro anulare già identificato. E' stata così liberata totalmente la porta già identificata precedentemente, insieme ad un breve tratto del pavimento in _opus caementicium_ dello spazio esterno. In questo pavimento è presente un'apertura che probabilmente dava luce ad un ambiente posto al di sotto, all'altezza del pianterreno della "torre". Questo spazio "esterno" è delimitato verso est da un elemento legato alla costruzione di pianta circolare, di cui forma un'appendice. L'appendice insieme al tratto del muro anulare sul quale si innestava sono stati oggetti di una demolizione accurata al fine di recuperare degli oggetti, apparentemente in metallo, inseriti all'interno della muratura al momento della costruzione. Di questi oggetti è rimasto un testimone (in ferro) e delle impronte. Le indagini condotte sopra il pilone centrale dell’edificio neroniano hanno evidenziato la presenza di una cavità di 16 cm di diametro e 24 cm di profondità posta al centro esatto della struttura e quella di altre cavità emisferiche simili a quelle messe in luce nel 2009.

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