Name
Jacopo De Grossi Mazzorin
Organisation Name
Università degli Studi di Lecce, Dipartimento Beni Culturali

Season Team

  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2009
    Nella campagna di scavo che si è svolta nel mese di settembre del 2009 si è operato in cinque diverse aree, con particolare riferimento ai livelli dell’età del Bronzo. 1) Nei quadrati F1R, F2D, G1O, G1P, G2A, G2B si è proceduto da un lato a definire meglio le operazioni connesse con la realizzazione del fossato, in particolare per quel che riguarda la sua prima fase, ascrivibile all’Appenninico Recente, dall’altro si è proseguito nell’indagine delle strutture attribuibili a una fase avanzata del Protoappenninico, interessate da un incendio. L’esplorazione delle strutture protoappenniniche, anche se non totalmente completata, ha consentito di porre in luce nella parte est dell’area in esame due strutture di combustione di forma sub-circolare, mentre quasi tutta la restante parte appare occupata da una preparazione in calcare giallastro frantumato, alla quale si sovrappone parzialmente un piano in argilla. 2) Nei settori G2H, H2E, H2I è proseguita l’esplorazione dei livelli ascrivibili all’Appenninico Antico, addossati alla parte basale dello spezzone delle relative mura, che appare ora chiaramente di forma trapezoidale, con lato corto verso l’interno. Verso nord-est queste sono intercettate dal rivestimento del fossato della fine della prima età del Ferro e non è quindi possibile ricostruire la loro larghezza originaria. Nei pressi dell’angolo sud-orientale è stato individuato un focolare ospitato in una piccola depressione sulla superficie del terreno. Il limite meridionale dei livelli dell’Appenninico Antico è costituito dalle mura protoappenniniche: è qui proseguita l’indagine della parte anteriore della postierla coperta, individuata nella precedente campagna di scavo. 3) In G2M, G2N, G2R si è indagata la faccia interna delle mura protoappenniniche, con le relative trasformazioni da esse successivamente subite. Tale faccia interna sembra essere stata oggetto di un fenomeno di depredazione di gran parte delle pietre che dovevano costituirne la fronte, con un’operazione di risistemazione della fronte stessa mediante un paramento in pietrame poco regolare. 4) Nei quadrati G2Q, G3C, G3D è proseguita l’indagine dei livelli riferibili al Subappenninico. E’ stato posto in luce un ampio piano in argilla. Tale piano sembra superare verso nord anche un allineamento di pietre di grandi dimensioni, mentre a nord-ovest venne tagliato da una fossa sub-circolare, non molto profonda, colma di ciottoli marini. Tale accumulo potrebbe essere collegato con l’uso della grande fossa cilindrica a suo tempo rinvenuta poco più a nord. 5) In una vasta area corrispondente con i quadrati F3D, F3G, F3H, G3A, G3C (parte), G3E, G3F, G3G si è proceduto all’esplorazione di livelli attribuibili a un momento antico del Subappenninico e avanzato dell’Appenninico. In diversi di questi quadrati è stata asportata una preparazione realizzata con terreno misto a calcare giallo, probabilmente posta in opera agli inizi del Bronzo Recente per pavimentare un ampio spazio in corrispondenza della stradina di accesso all’abitato. Tale sistemazione sembra sostituirne una precedente, ascrivibile all’Appenninico Recente, realizzata, però, con un consolidamento mediante pietrisco del piano di calpestio. A quest’ultima fase risalgono le tracce di una struttura delimitata da un elemento curvilineo in terreno misto a calcare giallo.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2010
    Nella campagna di scavo che si è svolta nel mese di settembre del 2010 si è operato in cinque aree, con particolare riferimento ai livelli dell’età del Bronzo. 1) Nei settori F2H, F2R, G1O, G2A da un lato si è continuata la messa in luce della struttura individuata nelle precedenti campagne e dall’altro si è avviato un approfondimento dell’esplorazione relativa al tratto di mura protoappenniniche presente nel primo dei quadrati citati. Per quel che riguarda la struttura, sono stati individuati subito a nord quattro buchi di palo che dovevano sorreggere la copertura e si sono riconosciute le tracce del battuto precedente quello già messo in luce. Nella parte settentrionale di F2H si è condotto un saggio nel riempimento delle mura dell’Appenninico Antico, realizzato con terreno misto a calcare giallo frantumato, con lo scopo di verificare se in questo punto si potesse riconoscere l’esterno della postierla individuata a suo tempo nel settore F2N. La fronte esterna della postierla è conservata fino alla sua copertura ed è stata messa in luce per gran parte della sua altezza originaria, raggiungendo la base dei livelli del Protoappenninico Recente, costituiti da un piano in terreno misto a calcare giallastro. 2) Nei settori G2H, H2E, H2I (parte nord) è proseguita l’esplorazione dei livelli del Protoappennico Recente posti al di fuori delle prime mura di fortificazione, interessati da tracce di incendio. E’ stata così messa in luce una parte più bassa della postierla coperta qui presente, senza raggiungere ancora la base. Le mura protoappenniniche sono qui conservate in elevato per almeno 2 m, ma anche di queste non si è raggiunta la base. Nel settore H2E, alla base dei livelli d’incendio riferibili al Protoappenninico Recente, è stata posta in luce una struttura di combustione di forma circolare. E’ stata riconosciuta inoltre una precedente fase di occupazione relativa al medesimo periodo, caratterizzata dalla presenza di un acciottolato e di numerosi buchi di palo, che in parte seguono l’andamento della fronte esterna delle mura protoappenniniche. 3) In G2R, H2I (parte sud), H2O è proseguita l’esplorazione del lato interno delle mura protoappenniniche e dei successivi rifacimenti. Anche in H2I e H2O, come già visto in G2M e G2N, tale lato interno subì in antico una vasta depredazione delle pietre, ma anche una risistemazione non accurata del paramento interno. A tale paramento fu addossata una certa quantità di terreno giallastro. A sua volta al di sopra e a contenimento parziale di esso fu realizzata una nuova fronte interna. Quando anche questa andò in rovina, i residui furono coperti con una gettata di terreno argilloso, al di sopra del quale, almeno in parte, fu realizzato un acciottolato; ancora al di sopra di esso, nel Subappenninico Antico, fu accumulato nuovamente uno strato di terreno giallastro. La parte meridionale dei settori G2R e H2O risulta pesantemente disturbata dall’intervento della ruspa del 1979: in gran parte questo ha asportato il riempimento di due strutture sub-cilindriche di grandi dimensioni, simili ad altre tre già messe in luce precedentemente nei settori adiacenti, probabilmente scavate alla fine del Subappenninico Recente. 4) In G2O, G2P, G3B, G3C da un lato è proseguita l’esplorazione dei livelli subappenninici, dall’altro si è proceduto nello scavo del riempimento di una struttura in pietrame che si presentava a pianta semicircolare, successiva all’età del Bronzo. Dai livelli del Subappenninico Recente indagati in quest’area provengono diversi frammenti di metallo, alcuni elementi in corno di cervo segati e un vago in cristallo di rocca. Tali livelli non sembrano essere riferibili a una struttura ben definita: la presenza di un allineamento di pietre di grandi dimensioni è forse da interpretare come una banchina più che come base di un muro. In due punti localizzati si hanno tracce di combustione con presenza di fibre vegetali, forse tavole connesse con una copertura piana o un soppalco soggetto a un crollo parziale. La struttura sopra citata, che appare a pianta semicircolare (ma non si può escludere che fosse in origine circolare), risulta realizzata con più filari in pietrame sovrapposti, il cui diametro aumenta scendendo verso il basso. All’esterno non c’è una faccia vista, per cui si può ipotizzare che la struttura fosse stata costruita scavando una grande fossa e appoggiando il pietrame alle sue pareti. 5) L’ampia area pavimentata con pietrisco non è stata oggetto di ulteriori indagini, ma sono stati scavati alcuni settori nelle sue adiacenze. Nel quadrato F3D, o meglio nella parte a L di esso non scavata precedentemente al di sotto dello strato 1, si è effettuata l’asportazione dei livelli subappenninici precedenti la realizzazione della struttura a pianta sub-rettangolare qui presente: in particolare nei quadrati di 1 m di lato F e G è stata individuata una concentrazione di materiali ceramici, con indizi di frammentazione sul posto. A sud-est, invece, sono stati aperti due nuovi quadrati (G3H, H3E). Il primo dei due è interessato per un’ampia parte dall’azione della ruspa, di cui si sono individuate le tracce; nella restante parte e in H3E, invece, il deposito archeologico risulta conservato a partire da circa 20 cm sotto l’attuale superficie. Si conservano, sia pure in modo discontinuo, diversi elementi, tra cui tre piani di cottura e accumuli di concotto.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2011
    Nella campagna di scavi 2011 a Coppa Nevigata sono state messe in luce testimonianze relative a diverse fasi dell’età del Bronzo. E’ continuata l’esplorazione delle mura protoappenniniche (1700 a.C. circa) nella zona orientale, individuando il punto in cui queste iniziano a piegare verso sud-est. In quest’area è riconoscibile un’ulteriore postierla presso quella che sembra essere un’apertura posta a circa 1 m dalla base delle mura stesse, tamponata in occasione dei rifacimenti di epoca appenninica. E’ stata inoltre scavata completamente, fino alla base, la seconda postierla di cui si conserva anche la grande lastra di copertura, posta nel settore F2H. Nell’area antistante la postierla sono stati indagati i livelli del Protoappenninico Recente (XVI sec.), interessati da un esteso incendio: sono stati messi in luce diversi frammenti di concotto con impronte di canne/paletti, presumibilmente riferibili al lato occidentale della struttura quadrangolare in gran parte individuata negli anni precedenti, e un’ampia struttura di combustione a pianta circolare. All’Appenninico Antico (XV sec.) sono riferibili i resti, fortemente disturbati, di una struttura realizzata con un muretto di delimitazione e un riempimento ottenuto con calcare giallastro misto a terra che sembra rientrare in quella serie di elementi presumibilmente ricollegabili con un’esigenza difensiva posti lungo una linea parallela al circuito delle prime mura protoappenniniche. Al livello corrispondente al suo uso sembrano essere riferibili alcuni resti umani selezionati, posti non lontano dalle mura protoappenniniche stesse. In questa stessa fase o nel Protoappenninico Recente la parte delle prime mura verso l’abitato fu asportata e fu ricostruita una fronte in modo grossolano: anche nel settore H2P si è riscontrato tale fenomeno, ma è stato individuato anche un forno da pane, collocato nell’area interna della probabile postierla ricordata all’inizio. Tra l’Appenninico Antico e l’inizio dell’Appenninico Recente il forno fu in parte smantellato e fu accumulata una notevole quantità di terreno ricco di calcare giallastro. Su tale livello furono impostate le mura dell’Appenninico Recente. A loro volta queste furono disturbate nel corso del Subappenninico: si sono rinvenute parti di due strutture circolari ad esse addossate. Nell’area sud-orientale dello scavo si è aperto un intero nuovo quadrato (H3F), che aggiunto a quelli indagati nella precedente campagna costituisce un’area di circa 120 mq. Qui sono state individuate parti di due ampie fosse cilindriche, analoghe a quelle già messe in luce negli anni passati a nord-ovest della trincea prodotta dalla ruspa. Nella restante area sono presenti numerose strutture di combustione, tra cui almeno un probabile forno da pane, realizzate con piani di frammenti ceramici, fino a tre, sovrapposti e separati dalla stesa di un piano di argilla, presumibilmente in relazione ad altrettanti rifacimenti. In un’ultima area è stato effettuato lo scavo dei livelli subappenninici recenti fino a raggiungere, nei punti in cui era presente, l’ampia sistemazione realizzata con terreno misto a calcare giallo frantumato già riconosciuta in altri settori negli anni passati. Al di sopra di questa, in quasi tutta l’area indagata, è stato rinvenuto un acciottolato realizzato con pietre piccole e ciottoli marini: si tratta probabilmente di una terza sistemazione dell’area, a partire dal basso. Sono state individuate inoltre diverse buche di palo, al momento non facilmente riconducibili a una struttura di forma definita, e parte di una piastra di cottura. Sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un peso da bilancia in pietra e, oltre a diversi frustuli di metallo non attribuibili con certezza a oggetti specifici, un coltello a lingua da presa con i chiodetti conservati.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2012
    Nei settori H2L, H2M, H2P e H2Q è stato messo in luce un ulteriore tratto delle mura protoappenniniche, riutilizzate nell’Appenninico Recente con alcune modifiche. Si è così potuta comprendere meglio la situazione solo indiziata in base agli scavi del 2011. Tra H2L e H2M venne realizzata in una fase avanzata dell’Appenninico Recente una torretta quadrangolare, appoggiata alla fronte delle mura; una seconda torretta è stata individuata pochi metri più a est. La prima delle due torrette venne costruita in corrispondenza di una postierla appenninica, tamponata nel corso della medesima fase; in tale occasione fu presumibilmente realizzato il forno da pane all’interno delle mura, messo in luce nel 2011. La postierla, ricavata sopra la base delle mura protoappenniniche riutilizzate, era inserita tra due avancorpi, uno poco sporgente a est e uno più prominente a ovest. Quest’ultimo, che sembra essere stato realizzato con la tecnica del muro esterno di contenimento in pietrame e riempimento di terreno misto a calcare giallastro frantumato, probabilmente si riconnette con il bastione posto a est della porta appenninica. In sintesi si può pensare che la ristrutturazione della fronte interna delle mura protoappenniniche e la costruzione della postierla furono realizzate agli inizi dell’Appenninico Recente. Il segmento murario esterno andava anche ad ispessire le mura appenniniche, nella zona in cui erano state maggiormente ridotte di spessore all’interno. La nuova postierla fu quindi incorniciata fra due elementi sporgenti, di cui quello orientale di minori dimensioni, come sembra avvenire anche in rapporto con la postierla appenninica già nota, posta immediatamente a est della porta protoappenninica tamponata e a ovest di un avancorpo a profilo curvilineo, successivamente trasformato in torretta quadrangolare. Anche questa postierla sembra non essere stata più utilizzata in un momento avanzato dell’Appenninico Recente, quando fu realizzata una struttura circolare in corrispondenza di essa, verso l'abitato. A differenza di quanto avviene nel Protoappenninico, quindi, nell'Appenninico Recente le postierle sembrano essere state in numero minore, ma visibili dall'esterno. Ben presto, tuttavia, le postierle appenniniche furono eliminate e, in corrispondenza di quella messa in luce nella campagna 2012, all'interno, fu realizzato un forno da pane. E’ probabile che quando fu scavato il primo fossato, nel corso dell’Appenninico Recente, anche gli avancorpi, nell'area recentemente scavata, furono defunzionalizzati, sostituiti da torrette impostate a partire da un piano posto a quota più elevata, parallelamente alla chiusura della postierla inserita tra di essi. Infine, in un momento avanzato dell’Appenninico Recente fu accumulata una certa quantità di terreno misto a calcare giallastro, addossata alla faccia interna delle mura usate nella prima fase, accumulo sul quale fu impostata la nuova fronte interna delle mura appenniniche, rinvenuta nel 2012 anche in H2Q. Anche il forno da pane fu abbandonato, danneggiato e inglobato entro la nuova fronte muraria. Questa complessa serie di trasformazioni nell'arco di un periodo di tempo che non dovrebbe aver raggiunto i 150 anni (da poco dopo la metà del XV alla fine del XIV secolo) indica la frequenza con cui avvenivano modifiche, anche rilevanti, nel sistema delle fortificazioni in tale periodo.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2013
    Nella campagna di scavi 2013 sono stati aperti diversi settori nella parte nord-orientale dell’insediamento, fino ad arrivare ai confini con il moderno percorso in terra battuta che segue all’esterno la recinzione dove sono ospitate le bufale, percorso che attualmente impedisce di esplorare la prosecuzione delle fortificazioni stesse verso sud-est. Per sfruttare al massimo lo spazio disponibile in questa direzione è stata data una forma triangolare o poligonale ad alcuni settori. In particolare sono stati aperti: la parte sud-orientale (triangolo) del settore H2A, la parte sud-occidentale (triangolo) del settore H2F, la parte orientale (rettangolo privo di un piccolo angolo) del settore H2Q, la parte sud-occidentale del settore H2R (triangolo), il settore H3D (quasi completo) e i settori H3C, H3G e H3H (completi). I risultati ottenuti sono di particolare interesse. In H2A è stato posto in luce un allineamento di grandi pietre che delimitano un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato. Tale allineamento si ricollega presumibilmente (c’è solo una piccola lacuna, dovuta all’erosione che in quest’area deve aver avuto particolarmente effetto) con la parte di struttura analoga posta in luce nel 2012. In H2Q è stata individuata la prosecuzione delle mura appenniniche (XIV secolo a.C.: figg. 3-4), con la fronte impostata al di sopra di quella protoappenninica, nonché della torretta quadrangolare tardoappenninica e dell'avancorpo orientale riferibile a un momento iniziale dell'Appenninico Classico. La fronte delle mura è stata seguita anche nell'adiacente settore H2R e per un breve tratto in H3D, dove inizia a curvare verso sud-est. Allo stesso periodo sono riferibili le testimonianze poste in luce in G3E, dove è stato effettuato un approfondimento al di sotto del piano di calpestio dello spiazzo consolidato con pietrisco, esplorando una serie di livelli che appaiono ancora tutti riferibili all'Appenninico Classico (XIV secolo a.C.), anche con sistemazioni ad acciottolato (fig. 5). In H3C e in H3H è stata individuata una grande struttura delimitata verso sud-ovest da una fila di pietre di medie dimensioni e caratterizzata dalla presenza a nord-est di uno strato di pietrame medio-piccolo (figg. 6-7). Il confine di quest'ultimo verso nord-est appare mal definito: è probabile che l'erosione, come sopra ricordato, abbia provocato la sua cattiva conservazione su tale lato a causa della pendenza della collinetta artificiale in tale direzione. Questa struttura, presumibilmente databile al XIII secolo a.C., appare essere successiva alle mura appenniniche e precedente agli ultimi livelli subappenninici conservati in posto e non è ancora interpretabile con precisione. Nel quadrato H3E sono presenti più livelli riferibili al XII secolo a.C., costituiti alternativamente da terreno ricco di elementi organici e sottili preparazioni in calcare giallastro frantumato, che fanno pensare a una serie di episodi ripetuti di occupazione e di rifacimento dei piani di calpestio. E' stata posta in luce in quest'area una porzione corrispondente a circa un quarto di una struttura di combustione, a pianta circolare o a ferro di cavallo (fig. 10). Anche in H3L è stata individuata la base di preparazione di una piccola area di combustione (fig. 11). In parte di H3G e più estensivamente in H3F e nella zona nord di H3L è stata esplorata un'ampia area interessata dalla presenza di concotto, anche con impronte di elementi vegetali sottili (rami, canne), e da diversi frammenti di vasi rotti in posto (fig. 12). In H3G, infine, è stato scavato il riempimento di un silos costituito da una grande fossa cilindrica (fig. 13), che si aggiunge a quelle già note nella medesima area (probabilmente scavate alla fine del XII secolo, ma riempite con scarichi nei secoli immediatamente successivi), oltre alla parte orientale di un'ulteriore fossa, già individuata in H3F.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2014
    Le aree indagate sono state essenzialmente tre: 1) la parte nord-orientale delle mura appenniniche, con le successive sistemazioni subappenniniche (XIV-XII secolo a.C.); 2) una parte dell’insediamento riferibile al Subappenninico Recente (XII secolo a.C.), con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco; 3) l’area a sud-est della porta di accesso all’abitato nella fase di passaggio dall’Appenninico al Subappenninico, da collocare intorno al 1300 a.C. 1) Nella prima area è proseguita la ricerca dell’andamento delle mura. Il relativo riempimento in pietrame risulta visibile soltanto per una fascia molto stretta, in parte obliterato dai livelli subappenninici. Gli elementi successivi nell’area di pendio in corso di scavo sono costituiti da parti di strutture a pianta curvilinea (probabilmente in origine circolari, di circa 2 m di diametro, ma fortemente disturbate dall’erosione), delimitate da pietre di medie dimensioni e con acciottolati di pietre più piccole all’interno. I livelli subappenninici più recenti immediatamente a monte del riempimento delle mura appenniniche e della fila di strutture a pianta circolare sono caratterizzati dalla presenza di un allineamento di pietre di medie dimensioni che è stato seguito per quasi 20 m. Tale allineamento è verosimilmente da interpretare come un elemento di delimitazione dell’area posta a sud-ovest di esso; la sua scarsa consistenza fa comunque escludere che si tratti di una sistemazione di carattere difensivo. Potrebbe essere anche il limite sud-occidentale di una stradina che in parte seguiva all’interno il percorso delle precedenti mura, ma non è conservato l’altro limite che confermerebbe questa ipotesi. 2) Lo scavo della parte dell’insediamento subappenninico recente con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco ha interessato numerosi settori. L’aspetto maggiormente caratterizzante è costituito dalla diffusa presenza di resti di concotto in diversi punti, che fanno ipotizzare l’esistenza di strutture in elevato realizzate con pareti con intelaiatura vegetale rivestita di fango. Nel settore H3N tale tecnica è particolarmente ben documentata in quanto si è conservata la parte basale di una di queste pareti, spessa circa 15 cm. In alcuni punti sono presenti anche tracce di strutture di combustione. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti frammenti ceramici, anche di grandi dimensioni, e in alcuni casi scodelle integre o interamente ricostruibili e frammenti di macine. In un’area ristretta si ha inoltre una concentrazione di resti di fauna, connessa con un punto di accantonamento di carattere pratico o simbolico. 3) Infine la terza area di intervento è costituita dall’area a sud-est della porta di accesso all’abitato utilizzata dall’Appenninico fino almeno al Subappenninico. Qui è proseguita l’indagine dei livelli subappenninici, raggiungendo in alcuni settori quelli ascrivibili all’Appenninico. Nella parte più settentrionale si è completata l’asportazione di un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato, deposto in più fasi. Complessivamente questo formava un modesto rilievo con pendenza da est verso ovest (cioè in direzione della strada che attraversava la porta stessa, il cui piano di calpestio nel tempo via via si rialzava) e da nord verso sud. Sia in un momento finale di tale accumulo sia in un momento intermedio furono realizzati basamenti in pietrame a secco, con elementi litici medio-grandi, riferibili quindi a strutture di una certa dimensione, costruite in due momenti successivi in posizione analoga.
  • AIAC_319 - Kerameikos di Metaponto - 2006
    Il Parco archeologico del Metaponto comprende il santuario urbano, l’agorà, il c.d. castro romano, un settore del porto di età imperiale, la rete dell’impianto stradale ed il Kerameikos ubicato a ridosso della porta nord. Qui lo scavo stratigrafico ha messo in evidenza una frequentazione che inizia nella seconda metà del VI sec. a.C., in concomitanza con la grande organizzazione urbanistica del centro, e prosegue fino al III sec. a.C., quando tutta la città subisce le conseguenze della sconfitta con Roma e della partenza degli eserciti mercenari greci. Sono state evidenziate dallo scavo le strutture del quartiere dei ceramisti, distribuite tra un asse stradale e la linea della fortificazione settentrionale; vari gli impianti artigianali riconosciuti, caratterizzati dalla presenza di piccole fornaci, ambienti per la conservazione delle ceramiche, vasche per la decantazione e la lavorazione delle argille. Sono stati rinvenuti anche scarti di produzione di ceramica a vernice nera e figurata. Oltre alla sicura attività dei pittori lucani di Creusa e di Dolone, è stata anche indiziata quella dei pittori protolucani di Pisticci ed Amikos. In particolare nel 2005 si è individuato il limite del quartiere artigianale, situato a ridosso dello stenopos E-W, parallelo alla linea della fortificazione. Lo scavo ha permesso anche di documentare le fasi cronologiche dell’intero impianto artigianale. La frequentazione a scopo produttivo dell’area, compresa tra lo stenopos, la plateia N-S e le mura del lato settentrionale, inizia già nel corso della seconda metà del VI a.C. Alla fine del V a.C., gli impianti produttivi interessano anche il margine meridionale dell’isolato, come dimostrano i 2 pithoi già identificati nel 1977 ed alcuni piani pavimentali ottenuti con scarti di fornace. La frequentazione prosegue senza alcuna apprezzabile soluzione di continuità, nel corso del IV secolo. Solo nell’ultima fase di attività, riferibile alla fine del IV-prima metà III a.C., le officine sembrano ridursi di numero e spostarsi di nuovo verso nord, a ridosso delle mura. Non è per ora possibile ipotizzare la funzione e l’articolazione complessiva dell’intero isolato: L’area di scavo è ancora piuttosto limitata. Tuttavia, la presenza di materiale databile alla fine del III-II a.C con chiari difetti di cottura (orlo di coppa mastoide con decorazione sovraddipinta, matrice di coppa di tipo megarese), non permette di escludere che la zona sia stata interessata anche da una fase di produzione più tarda. (MiBAC)
  • AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2012
    _Area II_ Le operazioni svolte all’interno dell’Area II, la cui superficie è interamente occupata – a partire dalla tarda età neroniana – da una terrazza disposta su due livelli, hanno comportato lo scavo di stratigrafie comprese tra l’età adrianea e l’età moderna. Al primo orizzonte cronologico è possibile attribuire un radicale restauro del sistema fognario, la costruzione di alcuni setti in opera mista che tramezzano alcuni degli ambienti neroniano-flavi ed il rifacimento dei piani pavimentali. Circa un secolo più tardi la statica del complesso è consolidata tramite la costruzione di pilastri laterizi di rinforzo per le coperture; vengono inoltre stesi nuovi piani pavimentali, tra cui un mosaico in tessere bianche e nere a motivi geometrici di notevole pregio. Una prima cesura nell'utilizzo dei vani seminterrati si registra tra la seconda metà del III e gli inizi del IV secolo, quando viene realizzata, subito ad Est dell'Ambiente 4, una pavimentazione in basoli ed altri elementi litici di reimpiego; al V secolo è stato invece attribuito il restauro di un tratto piuttosto limitato (Ambiente 1) della fogna adrianea che proviene dall’area Area IV e che attraversa in senso E-W tutta l’Area II. E' stato infine quasi completato lo scavo delle spoliazioni post-antiche, con la rimozione di fosse e cunicoli di età medievale e la definitiva eliminazione della grande spoliazione seicentesca che occupava per intero questo settore del cantiere (vd.Relazione 2011) _Area III_ Lo scavo ha riguardato la fascia orientale dell’Area III, prospiciente l’attuale Piazza del Colosseo, dove la rimozione delle stratigrafie tardoantiche, medio-imperiali e neroniane hanno apportato nuovi elementi spettanti alle _Curiae veteres_ nella loro fase tardo-repubblicana, augustea e giulio-claudia. Nel settore settentrionale dell’Area, lo scavo ha interessato le concamerazioni sottostanti l’ambiente pavimentato in cocciopesto, decorato con _crustae_ di basalto (definito _opus scutulatum_ nella Relazione del 2011), databile agli inizi del I secolo a.C., mettendo in luce una canaletta contenente due _fistulae_ bollate da _Ti. Cutius Ciltius_, console suffetto del 55/56. L’intervento è da collegare alle attività edilizie claudie o neroniane (ante 64) ben documentate nell’Area della _Meta Sudans_. Le tubature, che provengono da Sud, dovevano servire ad alimentare l’“esedra” posta a valle di questo vano, già individuata nella campagna del 2011, anch’essa databile ad età claudia o proto-neroniana. Nel settore meridionale possono essere attribuite alle _Curiae_ due grandi fondazioni rispettivamente del I secolo a.C. e di età claudia, con andamento all’incirca E-W, rinvenute al di sotto delle fosse di spoliazione e dei livellamenti neroniani post 64. Poco resta, infine, della maglia struttiva della _Domus Aurea_, manomessa, come nell’Area II, dalla costruzione di pilastri, tramezzi e tamponature che scandiscono la storia di questo versante del Palatino dall’età flavia al IV/V secolo. _Area IV_ (c.d. Terme di Elagabalo) Nelle “Terme di Elagabalo” le indagini si sono concentrate nell’area del cortile e all’estremità occidentale dell’edificio severiano, occupato agli inizi del IV secolo d.C. da un _balneum_ e da un emiciclo con _stibadium_ e _lacus_ antistante. Le pavimentazioni marmoree di tutti gli ambienti sono state interamente spogliate nel corso del Medioevo, ma in alcuni casi è possibile ricostruirne il disegno grazie alle tracce conservate nella malta di preparazione. Anche il cortile del complesso severiano viene ristrutturato nella stessa fase con una pavimentazione a grandi tessere marmoree, vasche e fontane. Tutto l’assetto di età tardoantica è dunque ora quasi completamente in luce. Lo svuotamento di numerose fosse di età medievale e moderna ha consentito di mettere in evidenza anche parte delle strutture che precedono l’impianto dell’_horreum_ severiano e di ampliare così la conoscenza della maglia planimetrica degli isolati tardo-repubblicano e adrianeo. Si è completato infine lo scavo dei livelli della capanna della prima età del ferro (fasi laziali IIA-IIB1), già indagata nel corso delle campagne precedenti; al di sotto di tali stratigrafie antropiche, compare un cospicuo insieme di depositi naturali di natura erosiva, deposti a diretto contatto con il substrato geologico.
  • AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2013
    _Area II_ Le operazioni svolte all’interno dell’Area II hanno comportato lo scavo di stratigrafie comprese tra IV secolo a.C. e l’età moderna. Al primo orizzonte cronologico è possibile attribuire una radicale trasformazione dei livelli d’uso del santuario delle _Curiae Veteres_, con rialzamenti stratificati, ricchissimi di materiale ceramico effettuati con riporti di terreno che scandiscono il secolo e che rialzano i piani d’uso precedenti. Ordinatamente disposti in questa stratigrafia reperti più antichi (fine VI/V secolo a.C.) sicuramente appartenenti all’area sacra: grandi _labra_ in terracotta augitica dipinti, di cui uno conserva intatta la testa di un giovane (470-460 a.C.), dolii in impasto rosso rinvenuti quasi interi, ma in pezzi. Una fogna in cappellaccio databile al IV secolo a.C. indica i livello dei piani d’uso della fase medio-repubblicana. Oltre ad aver individuato il marciapiede meridionale della strada diretta dalla valle al Foro nella fase di III secolo a.C., lo scavo ha rimesso in luce parti della fogna sottostante tale via, di età augustea, e gran parte della maglia fondale di età tardo-repubblicana (cesariana) raggiunta dal taglio della pendice operato dalle maestranze neroniane dopo l’incendio del 64. Si tratta di muri in direzione N-S che imbrigliavano gli spazi interni del santuario con una logica molto simile a quella delle posteriori costruzioni neroniane, che in parte li riadopera. _Area III_ Nel settore settentrionale dell’Area III, prospiciente l’attuale Piazza del Colosseo, sono state indagate le concamerazioni sottostanti l’ambiente pavimentato in signino decorato con _crustae_ di basalto degli inizi del I secolo a.C. (vd. Relazione 2012). Nel settore meridionale dell’Area, lo scavo di alcune fosse di spoliazione moderne ha riportato in luce una successione di murature che datano dall’età repubblicana all’età tardoantica. Al di sotto di un intrico di fondazioni tardoimperiali e severiane e alla pavimentazione in travertino del complesso edilizio neroniano spettante alla _Domus Aurea_, qui costituito da corridoi scanditi da pilastri, è comparso l’angolo NW del presunto tempio restaurato da Claudio all’interno delle _Curiae Veteres_. Un _piaculum_ in prossimità di questa struttura sembra suggerire l’esistenza di una ristrutturazione del luogo di culto agli inizi del I secolo a.C., registrata nello scavo dell’Area della _Meta Sudans_ (G. P.). Area IV (c.d. Terme di Elagabalo) Nell’area occupata dal monumento severiano noto come “Terme di Elagabalo” sono state messe in luce le fondazioni dell’isolato di età giulio claudia che si sviluppava subito a E del “Tempio di Giove Statore” e che, tagliato dalla via porticata neroniana, proseguiva verso NE nell’area dell’attuale via Sacra. Le strutture occidentali del complesso e il loro orientamento sono indicati in Lanciani, F.U.R., tav. 29. Nell’area occidentale del cortile severiano è ancora conservata in più punti la preparazione del pavimento pertinente alla fase tardoantica, costituita da pezzame di marmo e travertino, che indica la presenza originaria della pavimentazione a grandi tessere di marmo bianco, rinvenuta in altre zone dello stesso cortile. Alla fase tardoantica è pertinente anche la fondazione di una muratura che reimpiega una notevole quantità di frammenti scultorei, tra i quali si segnalano una doppia erma con _Hermes_ (si conserva solo la metà con _Hermes_ giovane), un ritratto di Settimio Severo e un ritratto di fanciulla di età severiana.Alla fase di abbandono (VI-VII secolo) appartiene una sepoltura in anfora (Samos cistern type).
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2010
    La campagna di scavo del 2010 ha interessato il settore immediatamente a nord dell’area del Santuario Monumentale, che corrisponde ad un settore nevralgico del comprensorio archeologico: la fascia di confine tra l’abitato, fondato sulla costa verso la fine del VII secolo, e il duplice complesso santuariale che si sviluppa dalla seconda metà avanzata del VI secolo in corrispondenza della terminazione dell’asse stradale Caere-Pyrgi. L’indagine di scavo è stata impostata a cavallo della via glareata provvista di una cunetta laterale di scolo, che si raccorda ad angolo retto con il monumentale asse viario della via Caere-Pyrgi e che corre in direzione della costa ad una distanza di circa m 48 dal Tempio A. Tale strada è stata utilizzata con continuità fino all’epoca dell’impianto della colonia romana del III sec. a.C., sopravvivendo agli isolati che si sviluppano lungo il suo percorso. Lungo il lato nord della sede stradale sono state portate alla luce, sotto la coltre di humus, una serie di strutture murarie realizzate con diversa tecnica costruttiva e provviste di orientamenti non omogenei, riferibili a più fasi costruttive di almeno due diversi edifici. Il primo edificio, sul lato dell’entroterra, appare delimitato da strutture con zoccolo in pietrame e ciottoli e con impiego di blocchi di tufo in posizione cantonale. Esibisce per intero due ambienti, l’uno di forma stretta ed allungata (cm 200 x 630), con possibile funzione di corridoio di ingresso, aperto con una soglia sul percorso stradale; l’altro a pianta quadrangolare (cm 520 x 630), provvisto di un pavimento in scaglie di tufo pressate e di un intervento di (parziale) ripavimentazione in tegole. Il secondo edificio, presumibilmente a carattere pubblico-monumentale, è stato parzialmente portato in luce estendendo lo scavo in direzione del mare ed è caratterizzato da strutture perimetrali in opera quadrata di tufo che rispondono a due diversi orientamenti. Allo stato attuale dell’indagine è possibile osservare almeno un corpo di fabbrica a pianta trapezoidale (m 9,80 x 8,50) suddiviso in due vani e conservato alla quota di fondazione. Di notevole interesse è la presenza, presso l’intersezione dei muri perimetrali nord ed est della struttura, di una offerta di fondazione costituita da una olla piena di ossa combuste e carboni. Sul lato sud della strada è in corso di scavo un edificio preceduto da un portico, ed articolato in più ambienti, uno dei quali destinato a magazzino di dolia. Sul robusto piano pavimentale in scaglie di tufo pressate, è stato evidenziato un dolio ricomponibile, coricato in orizzontale e schiacciato, ed inoltre tracce dell’alloggiamento di almeno altri due esemplari. Alla copertura di tale edificio è attribuibile un tetto decorato di tipo ceretano, databile intorno al 530-520 a.C. E’ possibile che si tratti di un edificio L’edificio, abbandonato in seguito ad un evento distruttivo entro la prima metà del V sec. a.C., era forse destinato alla gestione pubblica delle derrate, sotto il controllo politico-religioso del Santuario di età arcaica. In corrispondenza della cunetta di scolo della strada, è stata indagata una fossa denominata “dei pesi da telaio”, riempita con un consistente scarico di materiale architettonico e ceramico. La presenza di almeno 30 pesi da telaio tronco piramidali, di un braciere e di due grandi olle d’impasto ricomponibili sottolinea il carattere femminile del contesto, la cui pertinenza ad ambito santuariale appare sottolineata anche dalla presenza di ossa animali, di aes rude e di terrecotte.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2011
    La campagna di scavo del 2011 ha interessato la fascia di confine tra l’abitato etrusco, fondato sulla costa verso la fine del VII secolo, e il duplice complesso santuariale che si sviluppa dalla seconda metà avanzata del VI secolo in corrispondenza della terminazione dell’asse stradale Caere-Pyrgi. Lungo il lato nord della strada glareata che si raccorda con l’asse stradale Caere-Pyrgi, sono in corso di definizione due edifici, delimitati da strutture realizzate con diversa tecnica costruttiva e orientate in maniera non omogenea, riferibili a più fasi edilizie. Il primo edificio appare delimitato da strutture con zoccolo in pietrame e ciottoli e con impiego di blocchi di tufo in posizione cantonale. Esibisce per intero due ambienti, l’uno di forma stretta e allungata (m 2x6,30), con possibile funzione di corridoio di ingresso, aperto con una soglia sul percorso stradale; l’altro a pianta quadrangolare (m 5,20x6,30), provvisto di un pavimento in scaglie di tufo pressate e di un intervento di parziale ripavimentazione in tegole. Un terzo ambiente è stato parzialmente portato alla luce sul lato nord e si mostra ricchissimo di materiale edilizio, di vasellame, molto del quale di importazione, e di reperti zoologici, inquadrabile alla metà del V secolo a.C. Il secondo edificio, presumibilmente a carattere pubblico-monumentale, appare delimitato da strutture perimetrali in opera quadrata di tufo con due diversi orientamenti. E’ possibile osservare almeno un corpo di fabbrica a pianta trapezoidale (m 9,80x8,50) suddiviso in due vani e conservato alla quota di fondazione, provvisto di un avancorpo sul lato della strada. Di notevole interesse è la presenza, presso l’intersezione dei muri perimetrali nord ed est della struttura, di un’offerta costituita da una anfora etrusca piena di ossa combuste e carboni, collocata in verticale; recuperata con un pane di terra, l’anfora sarà sottoposta a microscavo. L’edificio in opera, conservato per un solo filare di blocchi di fondazione, appare preceduto da strutture in pietrame, livelli pavimentali e crolli che ne suggeriscono un inquadramento cronologico post metà del VI secolo a.C. Sul lato sud della strada è in corso di scavo un edificio porticato, articolato in più ambienti, alla cui copertura originaria è stato attribuito un tetto decorato di tipo ceretano, databile intorno al 530-520 a.C.. In base alle risultanze dello scavo, è ipotizzabile che l’edificio fosse destinato alla gestione pubblica delle derrate, sotto il controllo politico-religioso del Santuario di età arcaica. Sul consistente pavimento in scaglie di tufo pressate sono state riscontrate le tracce per l’alloggiamento di almeno due esemplari di dolia e diverse colature di piombo. Nel nuovo settore di splateo la presenza di ulteriori esemplari di dolia, ma anche di tabelloni pavimentali e di terrecotte architettoniche di rivestimento è indiziata dai numerosi frammenti restituiti dagli strati superficiali disturbati dalle attività agricole. Il consistente affioramento di pietre e ciottoli, anche di grandi dimensioni, consentono di delineare il perimetro dell’edificio lungo la sede stradale e suggerisce l’ipotetico andamento dei muri di tramezzo. Quanto alla sede stradale, è stato possibile portare il luce il manto superiore in pietrisco e ghiaia che, in corrispondenza dell’edificio in opera quadrata e del suo avancorpo, assume l’aspetto di vero e proprio lastricato. In corrispondenza della cunetta di scolo meridionale della strada, cunetta che accoglieva la fossa dei “pesi da telaio” (con forte connotazione rituale), è stato individuato e recuperato un dolio di medie dimensioni, collocato in verticale all’interno di una buca. In attesa dell’analisi della terra di riempimento ricca di carbone isolata alla quota del fondo, si segnala il rinvenimento di uno skyphos attico a figure nere, parzialmente ricomponibile, recante una serie di personaggi seduti su diphroi, databile alla seconda metà del VI sec. a.C.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2012
    L’indagine del 2012 è stata indirizzata alla definizione della fascia di confine tra l’abitato etrusco, fondato sulla costa verso la fine del VII secolo, ed il duplice complesso santuariale che si sviluppa dalla seconda metà avanzata del VI secolo in corrispondenza della terminazione dell’asse stradale Caere-Pyrgi, attraverso la prosecuzione dello scavo stratigrafico e delle prospezioni di tipo geofisico. Nel 2012 è stato operato un ulteriore allargamento dell’area di scavo. L’estensione del saggio è stata indirizzata in primo luogo ad indagare il raccordo tra le due arterie stradali. In corrispondenza dello snodo tra i due percorsi, è stato evidenziato un intervento di ristrutturazione del tracciato della Caere-Pyrgi, caratterizzato da una lastricatura con grandi pietre e ciottoli allettata su un poderoso riporto di argilla scura, che interessa una fascia larga circa cm 950 con andamento parallelo al mare; tale intervento risulta posteriore all’abbandono degli edifici in corso di scavo e si riferisce alla sopravvivenza del sistema di collegamento viario, almeno fino all’epoca dell’impianto del _castrum_ repubblicano. Lungo il lato nord della via glareata, l’indagine ha interessato i due edifici parzialmente portati in luce, distinti tanto dal punto di vista funzionale quanto dal punto di vista architettonico. Il primo edificio è delimitato da strutture con zoccolo in pietrame e ciottoli e da blocchi di tufo in posizione cantonale e presenta un corridoio di ingresso, aperto con una soglia sul percorso stradale; a ovest del corridoio di ingresso è stato evidenziato per intero un ambiente a pianta quadrangolare (cm 520 x 630), provvisto di un pavimento in scaglie di tufo pressate e di un intervento di parziale ripavimentazione in tegole; a nord è stato parzialmente portato alla luce un ulteriore ambiente, caratterizzato da due strati di accumulo pavimentale ricchissimi di materiale edilizio (spezzoni di tegole e coppi di I e II fase), e di frammenti di vasellame da mensa . Il secondo edificio, delimitato da muri in opera quadrata di tufo, si configura come un corpo di fabbrica a pianta trapezoidale (m 9,80 x 8,50) suddiviso in due vani e provvisto di un avancorpo sul lato della strada. La fronte di tale edificio sul versante della strada presenta un andamento fortemente obliquo, non coerente con la maglia urbanistica del settore in corso di scavo ma piuttosto rispondente all’orientamento degli edifici templari A e B. E’ pertanto legittimo ipotizzare che la struttura rispetti un orientamento di tipo rituale, e che rientri in un intervento di ristrutturazione collegabile alle fasi edilizie del Santuario. Sul lato sud della strada è in corso di scavo un edificio porticato, articolato in più ambienti delimitati da muri in pietrame e ciottoli e tramezzati con muri in materiale deperibile, alla cui copertura originaria è stato attribuito un tetto decorato di tipo ceretano, databile intorno al 530-520 a.C.. In base alle risultanze dello scavo, è ipotizzabile che l’edificio fosse destinato alla gestione pubblica delle derrate, sotto il controllo politico-religioso del Santuario di età arcaica. La campagna di scavo del 2012 ha definitivamente confermato la pertinenza degli edifici che si sviluppano lungo la sede stradale glareata all’area santuariale di Pyrgi, documentando la progressiva monumentalizzazione degli isolati che si sviluppano lungo la sede stradale glareata ed evidenziando la presenza di infrastrutture, strutture a carattere cultuale e contesti a carattere rituale.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2013
    L’indagine del 2013 è stata indirizzata alla definizione della fascia di confine tra l’abitato etrusco, fondato sulla costa verso la fine del VII secolo, il duplice complesso santuariale che si sviluppa dalla seconda metà avanzata del VI secolo in corrispondenza della terminazione dell’asse stradale Caere-Pyrgi e l’area portuale, attraverso la prosecuzione dello scavo stratigrafico avviato in estensione nel 2009 e di saggi mirati alla verifica dei risultati delle prospezioni geofisiche. L’indagine di scavo è stata condotta all’interno dell’ampio saggio (m. 28 x 36) che abbraccia il tratto urbano della via di collegamento Caere-Pyrgi, sul lato dell’entroterra; l’innesto ad angolo retto con la via Caere-Pyrgi e lo sviluppo in direzione dell’area portuale di una larga _via glareata_, che si configura come importante elemento di demarcazione topografica; una serie di edifici diversi per tecnica edilizia e destinazione funzionale che si sviluppano lungo il percorso di quest’ultimo asse stradale. A nord della _via glareata_ è proseguito lo scavo nel sottosuolo dell’edificio monumentale in opera quadrata, arrivando ad evidenziare strutture murarie e livelli di abbandono pertinenti a un preesistente edificio, distrutto in seguito ad incendio e databile entro il terzo quarto del VI sec.a.C. A sud della _via glareata_ lo scavo ha interessato in primo luogo il settore in cui ricade il basamento quadrangolare, delimitato da blocchi di tufo e pavimentato con lastroni poligonali in calcare e arenaria, portato in luce nel 2012 sul limite ovest del saggio. L’interpretazione del basamento come altare ha ricevuto una conferma dallo scavo del contiguo ambiente/recinto, delimitato da strutture in pietrame, al cui interno era presente una depressione colmata con carbone di legna, cenere e ossa animali, assimilabile a una _eschara_. Alla funzione cultuale del basamento si riferisce inoltre un eccezionale atto rituale compiuto nei pressi: la deposizione, all’interno di una piccola buca, di una olpe locale in argilla depurata, fissata sul fondo con un chiodo da carpenteria. Lo scavo del livello pavimentale approntato a sud del basamento, oltre a fornire un termine di datazione al secondo quarto del V sec.a.C., ha consentito di portare parzialmente in luce strutture in opera quadrata con orientamento SE-NW, obliterate mediante scarichi di tegole e coppi di I fase; la presenza di due incassi circolari a carico dei blocchi potrebbe suggerirne la pertinenza a un edificio preceduto da una tettoia. Sul medesimo versante della via glareata, lo scavo ha permesso di esaurire gli strati di abbandono e di precisare ulteriormente l’articolazione planimetrica del cd edificio porticato, la cui funzione di magazzino è stata confermata dal ritrovamento di un ulteriore esemplare di dolio. Resta da rintracciarne il muro di delimitazione sul lato dell’entroterra, dove l’edificio si interrompe per la presenza di un fossato agricolo post-antico. L’indagine è stata avviata aprendo una trincea esplorativa, che ha evidenziato una struttura muraria probabilmente riferibile all’edificio e, immediatamente all’esterno, una pavimentazione lastricata sconvolta dalle arature, riferibile alla sistemazione dello snodo tra i due percorsi stradali. La trincea ha inoltre permesso di evidenziare in tutta la sua estensione (largh. cm 520) la massicciata tufacea della Caere-Pyrgi, di intercettarne la crepidine orientale in blocchi di tufo (parzialmente smantellata in antico) ma soprattutto di chiarire che la strada correva su un rilevato artificiale, contenuto da un potente terrapieno di argilla sterile foderata con detrito tufaceo, con andamento a scarpa; la strada era affiancata una profonda depressione, parzialmente indagata, che sulla base delle risultanze della prospezione geofisica potrebbe riferirsi ad un fossato. Per verificare le risultanze delle prospezioni geofisiche eseguite nel 2011-2013, è stato infine aperto un saggio misurante m 15 x 10 ad ampliamento dell’area di scavo in direzione del Santuario Monumentale. Tale saggio, confermando la corrispondenza delle anomalie lineari con altrettante strutture murarie, ha evidenziato la presenza di una serie di vani affiancati, che si sviluppano in direzione NW/SE, e che affacciano su un piazzale; di estremo interesse è la presenza, all’interno del piazzale, di un basamento in blocchi di tufo, purtroppo quasi completamente divelto dalle arature.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2014
    La campagna di scavo del 2014 ha interessato prevalentemente la fascia a Nord del Santuario Monumentale, proseguendo lo scavo in estensione avviato nel 2009. A nord della via glareata, è proseguito lo scavo all’interno dell’edificio monumentale in opera quadrata di primo quarto del V sec. a.C., purtroppo rasato alla quota di fondazione. Di estremo interesse è il rinvenimento di una offerta nel cavo del muro occidentale, che contribuisce a segnalare il carattere del tutto eccezionale dell’edificio: si tratta dei resti di un cane, fatto in pezzi e deposto all’interno di una buca rivestita e sigillata con frammenti di tegole. Tale offerta riveste un chiaro significato infero e probabilmente segnala la funzione liminare del fabbricato, per il quale è forse possibile avanzare l’interpretazione di casa-torre in prossimità di un importante varco di accesso. Lo scavo di questo settore ha permesso inoltre di perfezionare la lettura delle fasi di vita preesistenti, databili entro la seconda metà del VI sec. a.C, evidenziando strutture in pietrame a secco riferibili ad almeno due diverse fasi edilizie, connesse a piani pavimentali in battuto di tufo e in materiale deperibile recanti tracce di incendio e sigillati da una coltre di tegole e coppi di prima fase. A sud della via glareata, lo scavo è stato invece condotto in estensione ed è stato mirato a perfezionare la lettura planimetrica del complesso di strutture che, delimitato dai percorsi della Caere-Pyrgi e della via glareata, si sviluppa verso sud in direzione del Santuario Monumentale. Lo scavo, limitato agli strati di abbandono, ha permesso di identificare la presenza di almeno due diversi isolati. Il primo isolato a partire da nord si attesta contro la sede stradale glareata e presenta lungo il perimetro una serie di vani di diverse dimensioni, delimitati da strutture in pietrame a secco e affacciati su un’area cortilizia centrale. La serie di strutture comprende sul lato ovest il basamento pavimentato in lastroni di calcare già interpretato come altare e la contigua eschara; sul lato est, il cd. “edificio porticato” di cui è stato possibile evidenziare, oltre al muro di fondo del portico, la presenza di almeno due ambienti affiancati e, nel sottosuolo, di un canale di drenaggio in blocchi di tufo. Resta da chiarire il rapporto dell’edificio con il percorso della Caere-Pyrgi. Il secondo isolato, sul versante del Santuario Monumentale, appare occupato da un poderoso basamento in blocchi di tufo in gran parte divelto dalle arature e da strutture in blocchi di tufo che, con andamento parallelo al tempio A proseguono in direzione dell’entroterra e risultano obliterate da un consistente strato di abbandono, databile entro il IV sec. a.C: si tratta di uno strato ricco di ossa di animali di grande taglia e ceramiche in gran parte ricomponibili, tra cui figurano olle di grandi dimensioni e coperchi di impasto, coppette miniaturistiche e piattelli in argilla depurata acroma e a vernice nera etrusco-arcaica, ma anche frammenti di terrecotte architettoniche. La campagna del 2014 ha infine segnato la ripresa delle indagini nel Santuario Monumentale, interessando la terrazza davanti al TpA.