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AIAC_2197 - Pra’ di Got - 2009
A partire dal 2004, l’insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Friuli Venezia Giulia, ha avviato il progetto denominato “Alta Valle del Tagliamento” relativo allo studio di alcuni siti fortificati della Carnia. All’interno di questo progetto rientra l’indagine svolta, a partire dal 2005, nel sito di Pra’ di Got, comune di Forni di Sotto, Udine.
Il sito è individuato da ben due toponimi riscontrati nella Carta Tecnica Regionale, Piazza Castello e Pra’ di Got, che hanno permesso di riconoscere il punto esatto in cui si sono individuate poi le strutture. Della storia del luogo si sa poco o nulla e l’unica attestazione certa si trova nell’atto di vendita del castello alla famiglia Savorgnano datato al 1326.
L’area sommitale del sito è molto ampia, allungata in senso est-ovest, con pareti molto ripide lungo i versanti sud e nord e la presenza di un avvallamento nella parte ovest, interpretato come un fossato, da cui probabilmente era possibile accedere al sito.
Sono stati individuati due corpi di fabbrica distinti, uno nella porzione ovest del sito e uno a est. Il primo, completamente indagato, sembra aver avuto due fasi di vita ben distinte: la prima sarebbe riscontrabile nei due ambienti più a est e sarebbe databile, secondo analisi al radiocarbonio, all’alto medioevo (tra la fine del VII e gli inizi dell’VIII secolo); la seconda si sarebbe riconosciuta nell’ambiente a ovest e sembrerebbe di cronologia diversa (XIII-XIV secolo), in base almeno alla tessitura muraria e ad alcuni reperti mobili (fibbia in ferro, frammenti ceramici).
Per quanto riguarda le strutture individuate nella porzione orientale del colle, lo scavo è ancora alle fase iniziali e quindi non è stato possibile inquadrarle cronologicamente.
L’indagine sul sito di Pra di Got, tuttavia, è ancora ad una fase molto preliminare, perché se ne possano definire con precisione il significato e la durata e la sua relazione con i quadri di popolamento della vallata.
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AIAC_2200 - Cuol di Ciastiel - 2006
Il territorio dei Forni Savorgnani comprende tre insediamenti fortificati. Oltre al castello di Sacuidic - la cui indagine è stata avviata nel 2004 - dall'estate 2006, la medesima equipe indaga quello che appare un _castrum_ di epoca tardoantica. In un’area posta a est della cima del Cuol (q. 924,3: un rilievo posto a nord della frazione di Andrazza), al di sotto dell’ _humus_ e di consistenti strati di riporto e maceria sono comparsi strati con materiale cronologicamente collocabile fra IV e VI secolo.
Gli strati coprivano una struttura di forma quadrangolare interpretata come torre legata al muro di cinta di un apparato fortificatorio che circondava l’intera sommità del colle. Rinvenuti anche frammenti di intonaco di colore bianco e rosso, le cui tracce sono ancora parzialmente visibili all’interno dei setti murari sopravvissuti. Sia all’interno che all’esterno della struttura, è comparso uno strato di carbone, probabile esito di un incendio generalizzato delle strutture lignee. Il prosieguo dello scavo consentirà di precisare le fasi di fondazione e uso dell’edificio.
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AIAC_800 - Piazza Liberazione - 2006
La campagna del 2004 aveva evidenziato nel settore 11, collocato a nord dell’abside, una serie di stratificazioni complesse riferibili a strutture medievali, compromesse dalle spoliazioni romaniche. Al di sotto della fase indagata, nel 2005 sono emersi i resti di impianti produttivi con ampie dispersioni e buche con materiali semilavorati e terreno concottato; tracce di una fornace circolare con cordolo laterizio e resti di terreno e materiali combusti.
Il settore 12, a sud delle absidi, aveva restituito nel 2004 una struttura in laterizi romani pavimentata con tegole ad alette rovesciate pertinenti al lato orientale, oggi mancante, del perimetro del chiostro, ma attestato dalle fonti fino al XVIII secolo. Le indagini del 2005 hanno riportato alla luce le strutture riferibili alla parte più antica del complesso monastico, di cui restano tracce di spoliazione, in relazione alle quali si pongono i livelli pavimentali sterrati con tracce di focolari. All’interno delle strutture murarie, sul lato orientale, si trovano numerose fosse di scarico con materiali databili tra X e XIV secolo, tra cui un frammento scultoreo, pertinenti alle varie fasi di vita del monastero.
Nel 2004 un intervento presso il refettorio affrescato (settore 16), Sala delle Colonne, ha individuato un tratto del muro del chiostro. Lo scavo del 2005 ha permesso di comprendere come il fabbricato fosse già stato rifondato nel corso del XVIII secolo, per permetterne la sopraelevazione; inoltre sono state indagate sequenze stratigrafiche relative ad un periodo compreso tra X e XIV secolo, consistente in pavimentazioni sterrate. Si tratta di livelli pertinenti ad almeno 3 fasi murarie sovrapposte, l’ultima delle quali rimasta in uso fino al XIV secolo.
Un nuovo sondaggio è stato eseguito a Piazza Liberazione in contiguità con il settore dove era stato individuato un grande cimitero tardo medievale nella zona centrale della piazza (settore 10), pertinente alla chiesa di S. Lorenzo. Il nuovo settore ha evidenziato una nuova struttura muraria lunga 15 m, pertinente ad un fabbricato religioso, con tracce di pavimentazioni sterrate in laterizio. (MiBAC)
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AIAC_810 - Castrum di Cuol di Ciastiel - 2006
Il territorio dei Forni Savorgnani comprende tre insediamenti fortificati. Oltre al castello di Sacuidic - la cui indagine è stata avviata nel 2004 - dall'estate 2006, la medesima equipe indaga quello che appare un _castrum_ di epoca tardoantica. In un’area posta a est della cima del Cuol (q. 924,3: un rilievo posto a nord della frazione di Andrazza), al di sotto dell’ _humus_ e di consistenti strati di riporto e maceria sono comparsi strati con materiale cronologicamente collocabile fra IV e VI secolo.
Gli strati coprivano una struttura di forma quadrangolare interpretata come torre legata al muro di cinta di un apparato fortificatorio che circondava l’intera sommità del colle. Rinvenuti anche frammenti di intonaco di colore bianco e rosso, le cui tracce sono ancora parzialmente visibili all’interno dei setti murari sopravvissuti. Sia all’interno che all’esterno della struttura, è comparso uno strato di carbone, probabile esito di un incendio generalizzato delle strutture lignee. Il prosieguo dello scavo consentirà di precisare le fasi di fondazione e uso dell’edificio. (Sauro Gelichi, Fabio Piuzzi)