- Item
- AIAC_886
- Name
- Lucone
- Date Range
- 2033 BC – 1930 BC
- Monuments
- Settlement
Seasons
-
AIAC_886 - Lucone - 2005The Lucone di Polpenazze is one of the best preserved basins of lacustral origin which are scattered across the amphitheatre of glacial morain around Garda. Research has identified five areas (A, B, C, D, E) which probable correspond to palafitte settlements. Of these Lucone A and D were excavated, whilst the others are known through surveys and occasional finds. The Lucone basin, following a late Neolithic phase represented by Lucone C, was occupied continuously throughout the early Bronze Age and in some zones during the beginning of the middle Bronze Age. In the late middle Bronze Age there was a notable reduction in the size of inhabited areas (part of Lucone A). In the late Bronze Age the basin seems to be abandoned, whilst in the late middle Bronze Age several settlements appear on the surrounding morainic hills. In an advanced phase of the late Bronze Age a plateau developed facing the nearby inframorainic basin of Bottenago, the town of Castilì – Monte Guarda di Castrezzone (BS). The need to check the excavation undertaken in 1986, which was the object of large scale clandestine digging, led to a new excavation in 2005 (area Lucone D). Once the excavation was re-opened, the wooden structures previously identified and still in situ were digitally recorded and then partially re-sampled. An attempt was also made to recover some of the wooden structures, including a probable roof beam. Two trenches (1 x 1m) were dug starting from the old excavation area. The stratigraphic sequence was, beginning from the agricultural soil: a layer of whitish silt with abundant inclusions of molluscs, a silty layer rich in ashes and charcoal, a structure in burnt clay, a dark brown/black silty layer. In the trench to the south below the whitish layer was: a brown silty layer, a large deposit of stones and baked clay, a layer of burning, a layer of peat (first settlement phase). It is above this layer that most of the horizontal partly burnt wooden remains, also identified in the north trench, are present. (Raffaella Poggiani Keller, Marco Baioni) -
AIAC_886 - Lucone - 2006La straordinaria conservazione degli elementi lignei orizzontali e la presenza della struttura cumuliforme individuata nel 2005, hanno portato alla decisione di aprire un’area di scavo più ampia (4 x 4 m circa) a W dallo scavo 1986. Lo scavo 2006, se da una parte ha confermato a grandi linee la sequenza stratigrafica osservata nel 1986, dall’altra ha mostrato una situazione molto più complessa e ha evidenziato la necessità di una completa revisione dei dati precedenti. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario, effettuata manualmente a vanga per evitare il passaggio di mezzi pesanti sopra una stratigrafia estremamente elastica e dunque molto sensibile alle variazioni di pressione. Il terreno agrario di colore marrone chiaro (Strato A del 1986, US 1) è risultato ampiamente rimestato dalle arature e bioturbato. La scarsità di materiale archeologico comprova una sostanziale buona conservazione degli strati sottostanti. Sotto l’agrario si nota una presenza di uno strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (Strato B del 1986, US 2). Questo strato è particolarmente conservato verso W e verso S, cioè nella direzione del centro del bacino, mentre va scomparendo a partire dall’area centrale dello scavo verso N, N/E. Per ora in assenza di analisi l’ipotesi più plausibile riguardo a questo strato è che sia il risultato di una ingressione lacustre posteriore all’età del Bronzo. Sotto US 2 compare il tetto della stratigrafia di interesse archeologico, costituita in gran parte nel settore centrale e meridionale dello scavo da uno spesso strato limoso di colore grigio scuro nerastro, ricco di frustoli di carbone, denominato US 3, corrispondente allo strato D del 1986. In tutta l’area di scavo manca un livello archeologico assimilabile allo Strato C del 1986, che era oltretutto riferito a una ultima fase abitativa (III fase). Questo dato imporrà una revisione dei dati stratigrafici del 1986 che probabilmente si riferivano a una superficie troppo piccola caratterizzata anche da un grosso disturbo centrale. -
AIAC_886 - Lucone - 2007La campagna di scavo 2007 ha comportato l’ampliamento dell’area di scavo 2006, per complessivi 40 mq circa. L’apertura di un’area più grande ha consentito più puntuali osservazioni stratigrafiche. Si è innanzitutto notato che lo strato US 2, composto da depositi carbonatici prodotti da vegetazione lacustre (potamogeti), è sempre lacunoso in corrispondenza delle strutture cumuliformi, che presentano la parte sommitale decapata. Lo strato limoso di colore grigio nerastro (US 3) si appoggia alle strutture cumuliformi di scarico e corrisponde alle fasi di vita/abbandono del secondo momento abitativo di quest’area (Lucone D). L’alta frequenza di materiali archeologici ha imposto uno scavo a tagli artificiali con successivi e ripetuti fotopiani per documentare i reperti ceramici quasi sempre frammentati in posto. Lo strato 3 e i livelli ad esso assimilati (USS 9, 11, 16, 18, 19, 25) si appoggiano alle strutture a cumulo: una piuttosto piccola (ES 20) intercettata solo nel Settore S, l’altra molto grande (ES 15), già presente nello scavo 1986/2005, occupa parte del Settore Centrale e del Settore N. La struttura più grande (ES 15) è costituita da una serie caotica di livelletti sovrapposti (USS 17, 23) alcuni di argilla compatta di colore giallo, altri ricchi di cenere e carboni di colore grigio e alcuni di origine vegetale. Parte dei materiali potrebbero essere coerentemente attribuiti a operazioni di pulizia e ripristino di aree di fuoco, mentre le dimensioni dell’area di accumulo potrebbero suggerire anche una funzione strutturale. Asportate US 3 e parte della struttura cumuliforme si è documentato un livello carbonioso (US 4) con matrice limosa di colore nerastro, presente su gran parte dell’area di scavo, legato con ogni probabilità a un episodio di incendio. Lo strato presenta però differente spessore: in alcune zone arriva ai 10 cm e ingloba elementi lignei carbonizzati, in altri casi segna più che altro un’interfaccia tra US 3 e la successiva US 5. In vari punti si segnalano concentrazioni di particolari materiali carbonizzati, come ad esempio la lente di ghiande presente tra il Settore Centrale e quello Nord. Ma l’elemento maggiormente caratterizzante lo strato US 4 e il tetto del sottostante strato torboso di colore marrone (US 5) è la straordinaria presenza di materiali lignei, con elementi sia verticali che orizzontali. Gli elementi strutturali lignei verticali in realtà iniziano a comparire già in alcuni rari casi in US 2 e sono stati frequentemente documentati durante l’asportazione di US 3. È però con US3/US5 che si inizia a intravedere la maggior parte dei supporti verticali nelle loro caratteristiche precipue. Altro discorso riguarda gli elementi lignei orizzontali, presenti a partire esclusivamente dallo strato carbonioso (US4) e probabilmente legati all’episodio di incendio che ha posto fine alla I fase abitativa del Lucone D. Durante l’asportazione dello strato carbonioso (US 4) è stata individuata una vasca lignea prodotta da un tronco di ontano scavato lunga 1,60 m. Si è proceduto alla documentazione del manufatto, di cui si sottolinea la rarità, e, in accordo con la Soprintendenza competente, al recupero per inviarlo prontamente al restauro. -
AIAC_886 - Lucone - 2008La campagna di scavo 2008 è durata complessivamente 9 settimane, dal 4 agosto al 3 ottobre. Sulla durata dell’intervento ha particolarmente pesato il tempo necessario alla documentazione, all’asportazione con campionatura degli elementi lignei, in tutto oltre 300, che caratterizzavano i livelli di crollo della struttura più antica. Lo scavo è consistito nella continuazione dello scavo precedente su tutta l’area e nella documentazione accurata della superficie contrassegnata dagli Elementi Lignei Orizzontali (ELO), appartenenti presumibilmente tutti o in parte al crollo della prima struttura abitativa. Una volta documentata la superficie, si è proceduto all’asportazione di tutti gli elementi lignei, procedendo secondo un protocollo definito insieme al laboratorio di dendrocronologia e l’esperto paleobotanico. Ogni Elemento Ligneo è stato documentato fotograficamente in sito prima dell’asportazione e poi in seguito a una sommaria pulizia. A questo proposito si è definita una scheda di EL con tutte le informazioni necessarie acquisibili direttamente sullo scavo, soprattutto con le indicazioni dei rapporti fisici tra differenti Elementi Lignei Orizzontali.. Una volta completata questa operazione si sono potuti affrontare i livelli culturali della prima fase abitativa costituiti dallo strato torboso di base, ricco di materiale vegetale (Strato F del 1986, US 5), coperto in alcune zone da lenti di scarico. Tra queste la più estesa è costituita da uno strato di argilla mista a torba di colore giallastro (US 27), caratterizzato al tetto da materiali archeologici in massima parte ceramici, in stato decisamente frammentario. Questi cumuli di scarico presentano caratteristiche molto diverse rispetto a quelle della fase più recente. Sono infatti molto più estesi, appiattiti e stratigraficamente meno complessi. Probabilmente ciò è legato all’ambiente decisamente più umido. Si è infine potuto affrontare lo scavo dello strato torboso US 5, estremamente ricco di elementi vegetali, tra i quali si possono annoverare frammenti di corteccia derivanti sia dal degrado dei pali sia dall’opera di scortecciamento effettuata prima della messa in posa. Sono inoltre presenti foglie, rametti, semi, gusci e spighe. Durante lo scavo sono stati rinvenuti, oltre i copiosi resti ceramici, anche numerosi manufatti in legno, come due zappette o pareggiatori di terreno, una zappa a cucchiaio, una mazza e un enigmatico oggetto a ciambella. Presenti anche vari esempi di intrecci in fibra vegetale, probabilmente pertinenti a cesti o gerle, nonché un frammento di tessuto di lino. Particolarmente interessante una collana intera formata da vaghi di marmo bianco alternati con semi di Staphylea pinnata, detta volgarmente “falso pistacchio”, tutt’oggi usata in alcune zone d’Italia per confezionare rosari. Immersi nella torba sono stati rinvenute alcune tavole in posizione orizzontale o appoggiate in corrispondenza di canalette scavate nel limo lacustre o poste a coltello o in posizione obliqua e piantate direttamente nei fanghi di fondo. Questi ELO potrebbero appartenere a strutture di contenimento e rafforzamento dei pali. Su una l’eccezionale stato di conservazione, che tra l’altro ha suggerito il suo prelievo per il restauro, ha consentito una veloce datazione dendrocronologica al 2034 a.C. del suo abbattimento. Questa costituisce al momento la più antica datazione disponibile per l’abitato. -
AIAC_886 - Lucone - 2009Nel 2009 si è avviata la terza fase delle nuove ricerche archeologiche al Lucone di Polpenazze. Innanzitutto, col sostegno economico di Regione Lombardia, il Comune di Polpenazze del Garda ha acquistato l’area interessata dagli scavi, costituendo il primo nucleo di quello che nelle intenzioni sarà il Parco Archeologico del Lucone. Si è provveduto ad ampliare la recinzione dell’area di interesse archeologico e a dotare definitivamente di collegamento elettrico e di acqua corrente il cantiere di scavo. Per agevolare le attività di scavo e per permettere una migliore conservazione delle strutture lignee è stata predisposta una tensostruttura a doppio spiovente, larga 16 m e lunga 20 m. Si è poi realizzato il microrilievo dell’area del Lucone, e in collaborazione con l’Università di Pisa (Prof. Carlo Baroni) sono state avviate prospezioni geomagnetiche e geoelettriche con il duplice scopo di definire l’estensione dell’insediamento e di saggiare queste strumentazioni nell’ambito di siti umidi. In contemporanea con le attività di scavo si sono invece realizzati transetti di carotaggi (alcune campionature sono già state studiate dal punto di vista palinologico da V. Valsecchi: VALSECCHI et alii 2005), ma esse sono state prelevate da un’area prospiciente il Lucone A, purtroppo al di fuori di un progetto multidisciplinare) e trincee esplorative fuori dall’area dell’abitato, in collaborazione con l’IDPA - CNR (dott. Cesare Ravazzi) per intraprendere uno studio ambientale del bacino. L’intervento del 2009 è nato con l’intento di ampliare l’area di scavo fin qui aperta per comprendere tutti gli interventi fatti dal 1986 a oggi in un unico scavo di forma pressappoco quadrata, in modo da acquisire e standardizzare tutta la precedente documentazione. L’area generale di scavo, comprendente anche i precedenti interventi, misura 14 m x 13 m per un totale di 182 mq. La campagna di scavo 2009 è durata dal 1 luglio al 12 ottobre, con alcune interruzioni per motivi organizzativi. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario (US 1). Sotto l’agrario si è documentata la presenza del già noto strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (US 2). Asportato questo strato si evidenzia bene una situazione generale costituita da alcuni grandi cumuli compositi di forma allungata, composti da livelli di differente natura, spesso ricoperti o circondati da lenti con ceramica fortemente frammentata. Nelle zone non occupate da queste grandi strutture di scarico, come ad esempio la fascia meridionale dello scavo, la sequenza stratigrafica è piuttosto uniforme. Predominano strati limosi di colore bruno/grigio (USS 40, 41, 50, 51, 58, 60) formatisi in ambiente più o meno umido, che alternano zone di accumulo di materiali ceramici con aree più libere. In questi livelli, tutti affini all’US 3 del 2007, i materiali ceramici sono maggiormente conservati rispetto a quelli posti nei cumuli di scarico. A volte si tratta di vasi integri o frammentati sul posto e con i pezzi ancora in connessione. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. In alcuni fortunati casi anche da livelli così alti sono documentati oggetti in legno, come un frammento di immanicatura di pugnale. -
AIAC_886 - Lucone - 2010Nel giugno 2010 ha preso inizio la seconda campagna di scavo che ha interessato l’area definita nel 2009, con lavori preliminari di sistemazione del cantiere. Le indagini archeologiche vere e proprio hanno avuto inizio giovedì 1 luglio e si sono concluse il 14 ottobre in occasione della visita dell’ispettore ICOMOS determinata dall’inclusione del Lucone tra i siti della candidatura transnazionale seriale delle “Palafitte dell’arco alpino” presso la Lista del Patrimonio dell’UNESCO. Lo scavo archeologico è stato preponderante nei mesi di luglio e di agosto, mentre nel mese di settembre si è soprattutto curato il censimento delle strutture lignee. La strategia di scavo 2010 era quella di portare in fase tutta l’area del Settore 1, dal momento che nel 2009 si era abbandonata la ricerca nell’area NE per questioni di tempo e forza lavoro. La caratteristica principale di questa zona era la presenza di due grandi “cumuli di scarico” dalla struttura stratigrafica particolarmente complessa. Con questo termine, forse inappropriato, si indicano delle strutture di forma allungata in senso E-W composte da lenti eterogenee, spesso chiaramente definibili butti di materiali di varia natura. Il senso di queste strutture ancora sfugge, dal momento che le loro caratteristiche suggeriscono un’interpretazione più complessa che quella di semplici aree di scarico. Per questo motivo lo scavo di queste strutture è stato svolto a definizione piuttosto elevata con frequente campionamento per sezioni sottili ed analisi polliniche ed antracologiche. Le due strutture cumuliformi citate sono indicate con le denominazioni complessive di US 84, quella più a nord, e di US 88, quella più a sud, parzialmente scavata nel 2009. Il cumulo di scarico US 84 occupa tutta la porzione N dell’ampliamento a W del 2009, arrivando quasi a ridosso dell’altro cumulo di scarico già individuato nel 2006 (US 10). Esso è composto da numerose lenti eterogenee che si sovrappongono parzialmente e a volte si interdigitano. Si nota una sorta di stratigrafia orizzontale, con le lenti depostesi in un momento più antico posizionate nella parte più orientale della struttura, quella per intenderci più prossima alla riva dell’antico bacino. Il cumulo più meridionale (US 88) presenta una struttura simile, ma più semplificata. Lo scavo non è stato ancora ultimato, poiché si è deciso di preservarne un testimone per due scopi. Innanzitutto per fini didattici, per mostrare la struttura di un cumulo di scarico, anche in previsione dell’ispezione UNESCO. In secondo luogo, a fini scientifici, per preservare una parte di cumulo per l’analisi geomorfologica con lo scopo di ricostruire le modalità di formazione dei singoli elementi costitutivi. Altra situazione riguarda le aree libere dai cumuli di scarico, dove sono presenti i vari strati di limo, più o meno ricchi di fibre vegetali che si sono accumulati intorno ai grandi cumuli di scarico della fase due. Dal momento che questa deposizione in un ambiente che alternava momenti secchi a momenti più umidi è stata progressiva e continua durante l’accrescimento dei cumuli attraverso i butti che li compongono, i livelli esterni spesso si interdigitano con le lenti dei cumuli rendendo la lettura stratigrafica molto complessa. Su tutta l’area di scavo compaiono ormai numerosissimi elementi lignei verticali che sono stati catalogati e inseriti nel database di scavo. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra, metallo e legno. -
AIAC_886 - Lucone - 2011Dal luglio all’ottobre 2011 sono riprese le ricerche nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze. La nuova campagna di scavo ha soprattutto interessato la parte occidentale del Settore 1, l’area delimitata nel 2009. Lo scavo è stato tenuto in attività fino al 6 ottobre in modo da essere visitabile in corrispondenza del Convegno Internazionale “Le palafitte: ricerca, conservazione, valorizzazione, tenutosi a Desenzano del Garda. Le finalità di scavo erano di portare tutta l’area al tetto dell’incendio che segnò la fine della prima fase insediativa dell’abitato. Lo scopo è stato solo parzialmente raggiunto poiché si è scoperto che la potenza stratigrafica pertinente alla seconda fase si amplia notevolmente verso il lago, dove le operazioni di scavo sono state spesso rallentate dalla decisa presenza di acqua di falda. Le ricerche hanno evidenziato la complessità dei fenomeni occorsi tra l’incendio e il crollo delle strutture abitative di prima fase e l’impianto delle strutture della seconda. Lo scavo ha innanzitutto accertato che l’incendio ha coinvolto tutta l’area dell’abitato corrispondente al Settore 1, con l’evidente differenza che, mentre nella parte orientale i livelli corrispondenti a questo evento traumatico hanno andamento suborizzontale piuttosto regolare, nell’area occidentale, quella verso il lago, hanno un andamento irregolare e in alcuni casi formano una specie di sponda, lungo la quale si accumulano elementi lignei orizzontali. Lo scavo accurato di un notevole numero di lenti e lenticelle sovrapposte fa inoltre ipotizzare che le strutture coinvolte dall’incendio non siano crollate completamente durante esso, ma abbiano avuto un degrado successivo, che ha coinvolto elementi strutturali che non si erano completamente bruciati: si tratta di parti di pavimenti in argilla, pareti, materiali lignei ecc., nonché di una notevole quantità di grandi pietre che dovevano avere una funzione strutturale. Questi livelli si sono deposti interdigitandosi con strati di origine naturale, provenienti dallo specchio d’acqua, che hanno contribuito a livellare l’originale morfologia dell’area e a rendere meno evidente il limite spondale. Si è avuta dunque la conferma che durante la fase più antica vi era un maggiore apporto lacustre, con più decisa presenza di acqua nella zona occidentale dell’abitato, mentre nella seconda fase l’area diviene relativamente più asciutta e lo specchio d’acqua si allontana. L’individuazione di vari elementi strutturali in legno consentirà inoltre di avviare alcuni tentativi di ricostruzione degli alzati, dove trovavano spazio sia elementi squadrati e ben lavorati accanto a molti altri utilizzati grezzi ancora con la corteccia. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. Grande interesse rivestono i materiali in legno, tra i quali spiccano un falcetto integro con lame in selce trattenute da mastice, varie immanicature, un tronco cavo e alcuni frullini. Di grande interesse sono poi i dati riguardanti i macroresti vegetali, tra i quali si può citare l’eccezionale rinvenimento di un vaso coinvolto dall’incendio colmo di spighe integre di un cereale ancora poco conosciuto.
-
AIAC_886 - Lucone - 2012La campagna 2012 ha interessato i livelli della palafitta della prima fase insediativa a partire da quelli dell’incendio che ha portato alla sua distruzione. Questo evento, che ora possiamo dire con sicurezza coinvolse l’intero areale del settore scavato, determinò il crollo di vari elementi strutturali in legno lavorati che, cadendo direttamente nell’acqua o comunque in un contesto molto umido, si sono conservati e consentono osservazioni piuttosto dettagliate sulla tecnologia delle costruzioni in legno dell’epoca. Sono infatti stati rinvenuti vari elementi appartenenti all’alzato delle case come assicelle forate o un travetto con terminazioni sbiecate e incavo quadrangolare al centro, probabilmente facente parte delle capriate del tetto. Si segnala inoltre la presenza di elementi frammentari di origine edilizia in terracotta, anch’essi frantumati al suolo. Quest’anno è stato infatti individuato un accumulo di blocchetti di argilla o di impasto argilloso con vario grado di cottura. Un numero piuttosto notevole di questi elementi erano cotti in maniera sufficiente da mantenere la forma originaria e presentavano bordi sagomati di varia natura e tracce di incannucciato, nonché impronte di pali verticali. Alcuni poi presentano una caratteristica ricorrente: un bordo appiattito su cui risultano evidenti le impronte di una serie di cannucce parallele. Da alcune osservazioni fatte _in loco_ e dai primi tentativi di rimontaggio, la struttura in argilla scottata sembrerebbe di pianta sub circolare, forse desinente a cupola. Potrebbe trattarsi di una sorta di silos per contenere vettovaglie o un fornetto per la cottura dei cibi. Insieme agli elementi strutturali l’incendio e il crollo coinvolsero manufatti di varia tipologia e materiale (ceramica, pietra, osso, metallo), spesso in eccezionale stato di conservazione, come un grande vaso di forma biconica, parzialmente frammentato e deformato dall’esposizione al calore, conservante ancora parte del suo contenuto di spighe di cereali. Questa campagna di scavo è stata poi caratterizzata da un rinvenimento molto particolare: nella parte dello scavo rivolta verso il centro del lago, immediatamente sopra allo strato pertinente all’incendio, è stato rinvenuto un cranio umano, attribuibile per dimensioni e attraverso una sommaria analisi dentaria a un bambino di 3-4 anni. Il cranio, privo di mandibola, è stato rinvenuto in corrispondenza di un sottilissimo livello torboso, sopra a due grandi travi subparallele in giacitura orizzontale. Per una superficie di circa 2 mq l’area risultava coperta da un sottile strato di corteccia di albero (ontano?), che copriva anche il reperto umano. La scoperta riveste naturalmente un’importanza straordinaria, innanzitutto perché si ricollega al tema del culto dei crani in ambito palafitticolo, questione ampiamente dibattuta e scarsamente corredata di dati provenienti da scavi moderni. In secondo luogo il fatto che sia di bambino apre un’altra serie di interrogativi sul trattamento dei subadulti nelle pratiche funerarie. Per le deduzioni finali si rimanda a un momento più avanzato della ricerca. Le indagini 2012 si sono interrotte, per la stagionale risalita della falda, durante lo scavo degli strati appartenenti al deposito accumulatosi durante la vita della prima fase della palafitta. Operazione che è stata rimandata alla prossima stagione di scavo. -
AIAC_886 - Lucone - 2013L’annuale campagna di scavo ha consentito definitivamente di raggiungere su tutta l’area del Settore 1 il fondo del lago, dopo aver asportato la parte più antica della stratigrafia. Di importanza fondamentale sarà ultimare il programma di datazioni dendrocronologiche previsto per tutti gli elementi lignei verticali. Per le caratteristiche degli elementi lignei verticali del Lucone D, è stato necessario raggiungere il punto di infissione nel fondo del lago per poter operare il campionamento e per fissare definitivamente la posizione del palo; dati che serviranno per la ricostruzione planimetrica del villaggio. Il campionamento, iniziato quest’anno nell’angolo NE dello scavo, sarà ultimato nella prossima campagna. Al momento è emersa chiaramente la possibilità di suddividere la vita dell’insediamento nelle seguenti fasi e sottofasi: 1. Fase di impianto (post 2037-4 ± 10 a.C.) 2. Incendio dell’abitato (da datare con precisione) 3. Fase di ristrutturazione (da datare con precisione) 4. Abbandono (post 1967 ± 10 a.C.) Alle fasi 2 e 3 sono pertinenti differenti fasi di abbattimento di alberi che devono essere ancora correttamente correlate. Tra la fase di impianto e quella di ristrutturazione l’abitato presenta un ampliamento verso il centro del bacino. Ciò è riscontrato sia nella stratigrafia, poiché nella fascia verso il lago è praticamente assente il deposito pertinente alla prima fase, sia dalla dendrocronologia, che ha mostrato come i pali in assoluto più recenti provengano dalla trincea verso il lago. Si è deciso di aprire una trincea di circa 11 metri a partire dall’angolo Sud-Ovest dello scavo principale con orientamento verso Ovest, cioè verso il centro del bacino. Dopo l’asportazione manuale del terreno superficiale agrario (US 1) si è messa in luce la superficie dello strato di matrice carbonatica che sigilla tutto il deposito archeologico (US 2). Durante l’asportazione di quest’ultimo, si è notato che quello strato piuttosto omogeneo, spesso da 15 a 20 cm, e di consistenza friabile tipico dell’area corrispondente all’insediamento, diviene uno strato particolarmente spesso, anche 80/90 cm, procedendo verso il centro del lago, e si suddivide in differenti livelletti. Grazie a queste osservazioni si è potuto finalmente riconoscere con sicurezza questo strato anche nelle sezioni delle trincee precedentemente aperte. Asportata US 2 si è constatata con chiarezza la grande differenza, dal punto di vista deposizionale, tra l’area all’interno dell’abitato palafitticoloe l’area esterna. Tra i due ambienti ben evidente la presenza di una fascia di passaggio che presenta frequente interdigitazione di livelletti torbosi e di apporti antropici. Durante lo scavo di questa fascia si è documentata una serie di elementi lignei orizzontali di notevole interesse per la ricostruzione planimetrica del sito. Particolarmente interessanti sono un plinto a racchetta (EL 995) e una trave rinvenuta in posizione orizzontale, forse connessa al plinto (EL 996). Si tratta del primo esemplare di plinto rinvenuto al Lucone D e presuppone una tecnica costruttiva ben testimoniata al Lavagnone di Desenzano nell’orizzonte Lavagnone 3. I due elementi non sembrano in posto, ma riutilizzati in qualche modo in una fase successiva alla loro realizzazione. Lo scavo ha restituito materiali ceramici, vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo, materiali in legno e in materia deperibile
-
AIAC_886 - Lucone - 2014Anche nel 2014 sono proseguiti gli scavi nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze (BS), organizzati dal Museo Archeologico della Valle Sabbia e sostenuti economicamente dal Comune di Gavardo con il contributo di Regione Lombardia e con il supporto del Comune di Polpenazze del Garda. La campagna si è svolta da lunedì 21 luglio a venerdì 5 settembre 2014. Quest’anno l’intervento è stato più breve di quello degli altri anni, per permettere la realizzazione di strutture di valorizzazione dell’area archeologica (nuova strada di accesso, totem di segnalazione). Uno dei principali interventi è stato costituito dalla campionatura a tappeto di tutti gli elementi lignei verticali del Settore 1 non campionati precedentemente, soprattutto nell’altra campagna generale di campionamento avvenuta nel 2008. Gli Elementi lignei Verticali (EV) sono infatti campionati secondo un preciso protocollo che prevede un approfondimento nei livelli naturali di circa 80 cm e il prelievo di due rondelle di legno per ogni palo. Nell’operazione di campionatura, che ha coinvolto quasi 200 pali, è stato di fondamentale importanza tenere costantemente aggiornata la documentazione e fare il raffronto continuo con le planimetrie pregresse. Non è infatti raro dover dirimere questioni piuttosto complesse con vari elementi lignei che si dimostrano del medesimo palo o viceversa. Dal momento che uno degli scopi delle ricerche al Lucone è quello di chiarire le dinamiche deposizionali di un sito archeologico in ambiente umido e di confrontarle con quelle naturali presenti nell’ambiente esterno al villaggio, anche nel 2014 si è continuato l’escavazione della trincea di circa 11 metri che parte dall’angolo Sud-Ovest dello scavo principale e va verso il centro del bacino. Durante la campagna di scavo 2013 si era individuato un grande cumulo di scarico posto immediatamente a Nord della trincea, che era stato interessato dallo scavo solamente in maniera marginale. Si è dunque deciso di allargare la trincea lungo il confine orientale dello scavo per poter studiare meglio questo cumulo di scarico e per far ciò si è definita una procedura con il geoarcheologo dott. Cristiano Nicosia che accompagnasse l’attività di scavo con un continuo prelievo di campioni indisturbati per poter ricostruire in dettaglio le modalità di deposizione del complesso insieme di lenti. Si è dunque proceduto allo scavo del cumulo composto da varie lenti che si interdigitano tra di loro, a volte composte da argilla giallastra, altre volte da terreno di origine vegetale o da depositi di cenere e carboni. Asportati i vari livelli che componevano questa zona di scarico, nella porzione settentrionale dello scavo a questo punto è emerso un elemento strutturale piuttosto interessante. Si tratta di un elemento ligneo orizzontale caratterizzato da due fori quadrangolari alle estremità. Negli ultimi giorni di scavo il manufatto è stato asportato e trasportato immediatamente in cella frigorifera per una conservazione in attesa di restauro. Insieme con le strutture a plinto rinvenute l’anno scorso, questo elemento sembra rivoluzionare tutte le congetture precedentemente espresse sui sistemi costruttivi di questa fase del Bronzo Antico. Inoltre la presenza di evidenti tracce di animali xilofagi potrebbe comprovare una pratica di stoccaggio del legname o un utilizzo delle strutture a plinto per l’alzato delle palafitte e non per gli elementi di sostegno. Con questa scoperta si è conclusa la campagna di scavo 2014. -
AIAC_886 - Lucone - 2015Anche per il 2015 la campagna di scavo al Lucone D è stata abbastanza breve per le esigenze di spostare il cantiere, con relativa copertura, avendo ormai esaurito la precedente area di scavo. La campagna si è svolta dal lunedì 3 agosto a venerdì 5 settembre 2015. Nella trincea più vicina all’area di scavo, aperta l’anno scorso, si è proseguita l’asportazione di un cumulo di scarico (US 420), senza per altro riuscire, data la sua complessità, a completarne lo scavo. Questi cumuli di scarico alternano lenti a forte concentrazione di materiali di origine edilizia (concotti, argilla, pietre, ecc.) con livelli di pulizia dei focolari (cenere e carboni) e livelli di origine vegetale ricchi di rametti e fibre. L’origine di queste strutture è dovuta allo scarico di materiali in ambiente acqueo piuttosto fermo, con conseguente precipitazione degli elementi più pesanti e decantazione dei componenti più leggeri. Si è anche proseguito lo scavo della trincea 2013 che si diparte dall’angolo SW del Settore 1, dove già l’anno scorso, era iniziato lo scavo di un altro cumulo di scarico (US 423) particolarmente complesso, che è continuato per tutta la campagna di scavo, individuando un interessante crollo di elementi lignei forse appartenenti all’alzato della palafitta. Per cercare di cogliere finalmente il limite dell’abitato verso il centro del bacino si è deciso di allungare questa trincea per altri 4 metri. Proprio durante questa operazione è emersa una novità che ha mutato completamente le nostre conoscenze su questo antico abitato. In uno spesso livello torboso (US 378) è stata individuata una trave di notevole lunghezza che presentava una serie continua di fori quadrangolari. Dal momento che l’oggetto era in posizione trasversale rispetto alla trincea si è reso necessario un ampliamento dello scavo su entrambi i lati. La trave in legno di quercia, ora conservata presso il Centro di Trattamento del Legno Imbibito presso la Soprintendenza Archeologia della Lombardia, è lunga 7,60 metri e larga circa 0,20 metri, presenta 25 fori quadrangolari passanti. Il rinvenimento di questa struttura ha modificato le nostre conoscenze riguardanti la forma stessa del villaggio e la sua storia. L’abitato risulta ora estendersi maggiormente verso il centro dell’antico lago e, nella seconda fase, testimonia tecniche costruttive non note per la prima fase. La campagna 2015 per la sua breve durata ha portato alla luce un numero contenuto di materiali. Predominano innanzitutto i frammenti ceramici con esemplari appartenenti a tutto il patrimonio formale della cultura poladiana: boccali, tazze, scodelle, anfore, orci e dolii. Particolarmente interessante è la presenza di grandi vasi troncoconici decorati a cordoni plastici nella zona più prossima al lago. Nella stessa area sono emersi ben tre resti di cesto in vimini. Tra i manufatti in materiali deperibili bisogna ricordare anche un raro frammento di vaso e una immanicatura d’ascia. Abbondanti sono come al solito i manufatti in terracotta come le fusaiole e gli strumenti in osso o corno, come i perforatori e le spatole. Scarsi gli strumenti in selce e quest’anno assenti i manufatti in metallo. -
AIAC_886 - Lucone - 2016La campagna di scavo 2016 ha comportato la chiusura del Settore 1, indagato tra il 2007 e il 2014, con l’interramento parziale della vecchia area di scavo operato con molta cautela per permettere la conservazione dei pali verticali rimasti _in situ_ dopo la campionatura dendrocronologica. Successivamente, dopo aver smontato e rimontato la copertura, si è aperta una nuova area di scavo, denominata Settore 2. Questo nuovo settore corrisponde a una fascia di terreno che va dal limite W del Settore 1 verso il centro del bacino per la larghezza di 9 m e la lunghezza di 17 m per un totale di 153 mq. Essa comprende tutti gli ampliamenti fatti dal 2013 al 2015. Dopo aver definito l’area, impostata la quadrettatura e asportato il terreno agricolo con un piccolo mezzo meccanico, si è proceduto a scavare lo strato carbonatico di colore bianco (US 2), che sigilla la stratigrafia sottostante, mettendo in luce una sequenza stratigrafica affine a quella rinvenuta negli anni precedenti. Naturalmente la possibilità di operare uno scavo più ampio in questa zona ha consentito di comprendere meglio le dinamiche deposizionali e di riconoscere una maggiore complessità stratigrafica. A grandi linee comunque tutto il deposito risente dell’interazione tra gli spessi strati torbosi di origine naturale che si chiudono a cuneo verso il limite occidentale dell’abitato e si interdigitano con i depositi antropici, in massima parte rappresentati da scarichi di materiali eterogenei, o con altri strati naturali nati dalla rielaborazione di questi scarichi o con crolli strutturali di elementi dell’alzato. Nella fascia più verso riva è stata individuata una grande struttura cumuliforme che si è dimostrata piuttosto complessa, rivelando un’alternanza di strati ricchi di materiali organici, con strati caratterizzati da materiali legati ad attività edile (concotti, argilla) e con livelli ricchi di cenere e carboni. Accanto a questi strati è stato individuato un ricco butto di materiali ceramici in matrice limo-sabbiosa grigia. In corrispondenza di questi strati si registra la presenza di numerosi elementi lignei verticali e orizzontali prontamente numerati e schedati. L’ultima operazione della campagna di scavo 2016 è consistita nel recupero della lunga trave gemella rispetto a quella trovata l’anno precedente. Durante il lavoro di recupero sono stati rinvenuti e documentati numerosi altri elementi lignei di dimensioni minori probabilmente pertinenti alla medesima struttura. La nuova trave (EL 1205) è lunga circa 7,60 m, larga al massimo 19/20 cm e presenta 25 fori quadrangolari; è dunque delle stesse dimensioni della precedente. La trave è ora conservata presso il Centro di Trattamento del Legno Imbibito presso la sede della ex Soprintendenza Archeologia della Lombardia in pretrattamento di restauro. Anche la campagna di scavo 2016 ha arricchito il patrimonio di materiali del Lucone di Polpenazze con numerosi manufatti di interesse archeologico. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche lacuna, oppure perfettamente ricongiungibili. Presenti ma non in grande numero sono le fusaiole in terracotta, così come gli strumenti in pietra. Tra i materiali più interessanti si possono citare un’immanicatura d’ascia in legno, trovata a poca distanza da una lama di ascia in rame (RR- 2158 - US 452), una collana di vaghi in faience, in semi e in dentalium. Importante è anche un raro resto alimentare: un grosso frammento di una sorta di galletta carbonizzata -
AIAC_886 - Lucone - 2017La campagna 2017 ha interessato il Settore 2, la nuova area di scavo aperta nel 2016, e ha preso avvio a metà luglio per poi finire agli inizi di settembre. Già lo scavo 2016 aveva evidenziato che il Settore 2 si poteva suddividere in una fascia Est, molto simile al vicino Settore 1, pertinente ancora all’area fortemente antropizzata del villaggio, anche se presentava già qualche elemento di interazione con il bacino lacustre. Mentre molto diversa era la parte Ovest del Settore che si presentava molto meno antropizzata, con ampie unità stratigrafiche torbose, sostanzialmente di origine naturale. Tra queste aree correva poi una fascia ad andamento NW-SE caratterizzata da estese lenti di scarico, in parte con componenti vegetali, in parte con componenti argillose, interdigitate tra di loro in maniera complessa e formanti una sorta di cordolo. Questa particolare situazione segnava probabilmente il limite verso lago del villaggio palafitticolo. La campagna di scavo 2017 si è concentrata soprattutto nello scavo dei livelli formanti questo cordolo nel tentativo di definire i loro complessi rapporti stratigrafici e la natura di questo tipo di deposizione e dei livelli limosi ricchi di materiali presenti nella parte pertinente all’area più antropizzata. Proprio al limite di quest’area, in prossimità della linea degli scarichi, nell’ambito di Unità Stratigrafiche limo-torbose (US 474-9) è stato rinvenuto un nuovo elemento ligneo interessante. Si tratta della parte terminale di una trave orizzontale (EL 995/1074) originariamente con almeno tre fori quadrangolari, che è stata trovata con un travetto rastremato ancora infisso in uno dei fori (EL 1092). Questi elementi fanno probabilmente parte di tutta una serie di parti strutturali comprendenti le due lunghe travi multiforate (ELL 1104 e 1205) rinvenute gli anni scorsi, che apparteneva alla prima palafitta del Lucone D, che poi nelle prime fasi di vita del secondo villaggio è stata defunzionalizzata. In prossimità della parte terminale della trave EL 1074 sono stati rinvenuti un frammento di assicella con foro nella porzione distale, affine ad altre due tavole rinvenute nei livelli dell’incendio del Settore 1, e un grande cesto collassato su un fianco. Anche la campagna di scavo 2017 ha restituito abbondanti reperti di interesse archeologico. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche lacuna, oppure perfettamente ricongiungibili. Presenti ma non in grande numero sono le fusaiole in terracotta, così come gli strumenti in pietra. Pochi sono gli strumenti in selce, in gran parte raschiatoi multipli o elementi di falcetto, ma anche qualche raro grattatoio. In pietra levigata bisogna segnalare un bell’esempio di brassard d’archer. In osso-corno sono stati rinvenuti vari punteruoli e due anelloni in corno di cervo, elementi probabilmente d’ornamento al pari dei pendagli in conchiglia, dei frequenti segmenti di dentalium e dei vaghi ricavati dal seme di Staphylea pinnata. Tra i materiali più interessanti naturalmente si possono annoverare gli strumenti in legno, come un’immanicatura d’ascia in legno che reca ancora i segni del legaccio in cuoio, uno strumento di probabile uso agricolo tradizionalmente definito pseudozappa, una mazzetta in legno e il già citato cesto in rametti intrecciati -
AIAC_886 - Lucone - 2018Nel 2018 si è continuata l’indagine al Lucone, sito D, nell’area denominata Settore 2, aperta nel 2016. Lo scavo ha preso avvio a metà luglio per poi finire alla fine di agosto. Le ricerche si sono concentrate, in continuità con la precedente campagna 2017, nell’asportazione dei livelli che costituivano due complessi cumuli di scarico (US 420 e US 423), cresciuti sotto gli impalcati dell’insediamento. Queste strutture risultano composte da numerosi strati, spesso interdigitati tra loro, di differente natura. Alcuni infatti sono costituiti da materiali argillosi, spesso scottati, derivanti da ristrutturazioni di pareti o di focolari, altri invece presentano componenti più organiche e sono da riconnettere con butti di materiali vegetali o resti di pasto, ma anche con il naturale apporto delle acque dello specchio lacustre. Quest’anno sono emersi alcuni elementi particolarmente interessanti per ricostruire vari aspetti culturali del sito durante l’età del Bronzo. In uno strato limoso con concentrazione di ramaglie (US 499) è stata ad esempio individuata una struttura in impasto argilloso (RR 2306), in parte crudo e in parte cotto dal fuoco, di forma troncoconica, adagiata su un fianco e deformata dal peso dei sedimenti. L’orlo inferiore presenta scanalature parallele che lo avvicinano alle tre strutture in argilla semicotta trovate in frammenti nei livelli d’incendio (US 231) del Settore 1 e provvisoriamente interpretate come silos per derrate alimentari. Questo dato è molto interessante perché attesta che queste strutture in argilla cruda erano distribuite in più punti del villaggio. Altro dato importante proviene dalla zona dello scavo posta verso il centro dell’antico lago. Qui, durante l’asportazione di uno strato di materiale di origine vegetale (US 487) sono state individuate numerose ossa umane appartenenti a un bambino di circa due anni e mezzo. Le ossa non erano in connessione anatomica, ma erano sparse in un’area ristretta. A una prima osservazione i resti rinvenuti consentono di ricostruire parzialmente uno scheletro di bambino mancante della parte distale degli arti inferiori, degli interi arti superiori e del cranio, di cui è presente solo la mandibola. L’eventuale pertinenza di questi resti al cranio di bambino ritrovato in precedenza, proprio appena sopra i livelli d’incendio del Settore 1, dovrà essere accertata dall’antropologo. Rimane il fatto che la presenza di resti umani pertinenti almeno a due, se non a tre, individui di età infantile impone una riflessione sulle pratiche inumatorie della Cultura di Polada e soprattutto sulle modalità di trattamento delle sepolture infantili. Per quanto riguarda i materiali rinvenuti, anche per il 2018 si segnala una grande messe di manufatti. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche piccola lacuna, oppure frammentari, ma perfettamente ricongiungibili. Si tratta in primis di boccali di varie dimensioni, spesso con ansa a gomito, e altre forme ceramiche. Non mancano manufatti in terracotta come le fusaiole. Tra i materiali in osso-corno sono presenti vari tipi di punteruoli, ma anche oggetti particolari come una spatola a forma di pugnale. Numerosi e particolarmente interessanti sono i manufatti in legno, come i pareggiatori o zappette, un martello o mazza con lungo manico, un disco o coperchio, un particolare oggetto forse un pettine e i resti di un grande cesto. Tra tutti spicca un manico di uno strumento in legno di difficile identificazione, caratterizzato da una ricca decorazione (RR 2246). Tra i materiali in selce si segnalano punte di freccia di varia tipologia, un grattatoio e alcuni raschiatoi foliati multipli o elementi di falcetto. In pietra levigata sono una testa di mazza e un’ascia. Tra gli oggetti di ornamento si segnalano alcune conchiglie del genere dentalium e delle perle in faience. Anche quest’anno lo scavo è stato mantenuto quotidianamente aperto al pubblico e sono state organizzate attività didattiche per famiglie e sessioni di archeologia sperimentale (Marco Baioni).
Media
- Name
- Lucone
- Year
- 2005
- Summary
-
en
The Lucone di Polpenazze is one of the best preserved basins of lacustral origin which are scattered across the amphitheatre of glacial morain around Garda. Research has identified five areas (A, B, C, D, E) which probable correspond to palafitte settlements. Of these Lucone A and D were excavated, whilst the others are known through surveys and occasional finds.
The Lucone basin, following a late Neolithic phase represented by Lucone C, was occupied continuously throughout the early Bronze Age and in some zones during the beginning of the middle Bronze Age. In the late middle Bronze Age there was a notable reduction in the size of inhabited areas (part of Lucone A). In the late Bronze Age the basin seems to be abandoned, whilst in the late middle Bronze Age several settlements appear on the surrounding morainic hills. In an advanced phase of the late Bronze Age a plateau developed facing the nearby inframorainic basin of Bottenago, the town of Castilì – Monte Guarda di Castrezzone (BS).
The need to check the excavation undertaken in 1986, which was the object of large scale clandestine digging, led to a new excavation in 2005 (area Lucone D).
Once the excavation was re-opened, the wooden structures previously identified and still in situ were digitally recorded and then partially re-sampled. An attempt was also made to recover some of the wooden structures, including a probable roof beam.
Two trenches (1 x 1m) were dug starting from the old excavation area. The stratigraphic sequence was, beginning from the agricultural soil: a layer of whitish silt with abundant inclusions of molluscs, a silty layer rich in ashes and charcoal, a structure in burnt clay, a dark brown/black silty layer. In the trench to the south below the whitish layer was: a brown silty layer, a large deposit of stones and baked clay, a layer of burning, a layer of peat (first settlement phase). It is above this layer that most of the horizontal partly burnt wooden remains, also identified in the north trench, are present. (Raffaella Poggiani Keller, Marco Baioni) -
it
Il Lucone di Polpenazze è tra i bacini di origine lacustre che costellano l’anfiteatro morenico del Garda meglio conservati. Le ricerche hanno individuato cinque aree (denominate A, B, C, D, E), verosimilmente corrispondenti ad insediamenti di tipo palafitticolo. Di queste Lucone A e D sono state oggetto di scavi, mentre le altre sono note attraverso surveys o ritrovamenti occasionali.
Il bacino del Lucone, dopo una fase tardo-neolitica rappresentata dal Lucone C, risulta abitato stabilmente per tutto il Bronzo Antico e in alcuni punti anche durante il Bronzo Medio iniziale. Nel Bronzo Medio avanzato si assiste a una forte contrazione delle aree abitate (parte del Lucone A). Col Bronzo Recente il bacino sembra abbandonato, mentre nel Bronzo Medio avanzato compaiono alcuni insediamenti sulle colline moreniche circostanti. In una fase avanzata del Bronzo Recente si sviluppa su un’altura prospiciente il vicino bacino inframorenico di Bottenago, l’abitato di Castilì - Monte Guarda di Castrezzone (BS).
La necessità di una verifica dello scavo del 1986, motivato da un grosso scasso clandestino, ha comportato nel 2005 un nuovo intervento (area Lucone D).
Riaperto il saggio, si è realizzata una documentazione digitale delle strutture lignee precedentemente individuate e ancora in situ per poi operare una loro parziale ricampionatura.
Si è tentato anche un recupero di alcune strutture lignee, tra le quali una probabile trave di tetto. Sono stati eseguiti due saggi (m 1x1) a partire dalla vecchia area di scavo. La sequenza stratigrafica comprende a partire dall’agrario: un livello di limo biancastro con abbondanti resti malacologici, uno strato limoso, ricco di cenere e carboni, una struttura di argilla scottata, uno strato limoso marrone scuro-nero. Nel saggio a sud sotto lo strato biancastro è presente: uno strato limoso marrone, un grosso accumulo di pietre e concotti, uno strato carbonioso, un livello torboso (prima fase insediativa). A tetto di questo strato è presente la maggior parte delle strutture lignee orizzontali in parte combuste e riconosciute anche nel saggio nord. - Director
- Marco Baioni
- Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
- Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia
- Funding Body
- Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Media
- Images
-
Lucone_generale.JPG
- Name
- Lucone
- Year
- 2006
- Summary
-
it
La straordinaria conservazione degli elementi lignei orizzontali e la presenza della struttura cumuliforme individuata nel 2005, hanno portato alla decisione di aprire un’area di scavo più ampia (4 x 4 m circa) a W dallo scavo 1986.
Lo scavo 2006, se da una parte ha confermato a grandi linee la sequenza stratigrafica osservata nel 1986, dall’altra ha mostrato una situazione molto più complessa e ha evidenziato la necessità di una completa revisione dei dati precedenti.
Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario, effettuata manualmente a vanga per evitare il passaggio di mezzi pesanti sopra una stratigrafia estremamente elastica e dunque molto sensibile alle variazioni di pressione.
Il terreno agrario di colore marrone chiaro (Strato A del 1986, US 1) è risultato ampiamente rimestato dalle arature e bioturbato. La scarsità di materiale archeologico comprova una sostanziale buona conservazione degli strati sottostanti. Sotto l’agrario si nota una presenza di uno strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (Strato B del 1986, US 2). Questo strato è particolarmente conservato verso W e verso S, cioè nella direzione del centro del bacino, mentre va scomparendo a partire dall’area centrale dello scavo verso N, N/E. Per ora in assenza di analisi l’ipotesi più plausibile riguardo a questo strato è che sia il risultato di una ingressione lacustre posteriore all’età del Bronzo.
Sotto US 2 compare il tetto della stratigrafia di interesse archeologico, costituita in gran parte nel settore centrale e meridionale dello scavo da uno spesso strato limoso di colore grigio scuro nerastro, ricco di frustoli di carbone, denominato US 3, corrispondente allo strato D del 1986. In tutta l’area di scavo manca un livello archeologico assimilabile allo Strato C del 1986, che era oltretutto riferito a una ultima fase abitativa (III fase). Questo dato imporrà una revisione dei dati stratigrafici del 1986 che probabilmente si riferivano a una superficie troppo piccola caratterizzata anche da un grosso disturbo centrale. - Summary Author
- Marco Baioni
- Director
- Raffaella Poggiani Keller
Media
- Images
-
Lucone_2006.JPG
- Name
- Lucone
- Year
- 2007
- Summary
-
it
La campagna di scavo 2007 ha comportato l’ampliamento dell’area di scavo 2006, per complessivi 40 mq circa. L’apertura di un’area più grande ha consentito più puntuali osservazioni stratigrafiche. Si è innanzitutto notato che lo strato US 2, composto da depositi carbonatici prodotti da vegetazione lacustre (potamogeti), è sempre lacunoso in corrispondenza delle strutture cumuliformi, che presentano la parte sommitale decapata.
Lo strato limoso di colore grigio nerastro (US 3) si appoggia alle strutture cumuliformi di scarico e corrisponde alle fasi di vita/abbandono del secondo momento abitativo di quest’area (Lucone D). L’alta frequenza di materiali archeologici ha imposto uno scavo a tagli artificiali con successivi e ripetuti fotopiani per documentare i reperti ceramici quasi sempre frammentati in posto.
Lo strato 3 e i livelli ad esso assimilati (USS 9, 11, 16, 18, 19, 25) si appoggiano alle strutture a cumulo: una piuttosto piccola (ES 20) intercettata solo nel Settore S, l’altra molto grande (ES 15), già presente nello scavo 1986/2005, occupa parte del Settore Centrale e del Settore N. La struttura più grande (ES 15) è costituita da una serie caotica di livelletti sovrapposti (USS 17, 23) alcuni di argilla compatta di colore giallo, altri ricchi di cenere e carboni di colore grigio e alcuni di origine vegetale. Parte dei materiali potrebbero essere coerentemente attribuiti a operazioni di pulizia e ripristino di aree di fuoco, mentre le dimensioni dell’area di accumulo potrebbero suggerire anche una funzione strutturale. Asportate US 3 e parte della struttura cumuliforme si è documentato un livello carbonioso (US 4) con matrice limosa di colore nerastro, presente su gran parte dell’area di scavo, legato con ogni probabilità a un episodio di incendio.
Lo strato presenta però differente spessore: in alcune zone arriva ai 10 cm e ingloba elementi lignei carbonizzati, in altri casi segna più che altro un’interfaccia tra US 3 e la successiva US 5. In vari punti si segnalano concentrazioni di particolari materiali carbonizzati, come ad esempio la lente di ghiande presente tra il Settore Centrale e quello Nord. Ma l’elemento maggiormente caratterizzante lo strato US 4 e il tetto del sottostante strato torboso di colore marrone (US 5) è la straordinaria presenza di materiali lignei, con elementi sia verticali che orizzontali.
Gli elementi strutturali lignei verticali in realtà iniziano a comparire già in alcuni rari casi in US 2 e sono stati frequentemente documentati durante l’asportazione di US 3. È però con US3/US5 che si inizia a intravedere la maggior parte dei supporti verticali nelle loro caratteristiche precipue.
Altro discorso riguarda gli elementi lignei orizzontali, presenti a partire esclusivamente dallo strato carbonioso (US4) e probabilmente legati all’episodio di incendio che ha posto fine alla I fase abitativa del Lucone D.
Durante l’asportazione dello strato carbonioso (US 4) è stata individuata una vasca lignea prodotta da un tronco di ontano scavato lunga 1,60 m. Si è proceduto alla documentazione del manufatto, di cui si sottolinea la rarità, e, in accordo con la Soprintendenza competente, al recupero per inviarlo prontamente al restauro. - Summary Author
- Marco Baioni
- Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Images
-
Lucone_2007.jpg
- Name
- Lucone
- Year
- 2008
- Summary
-
it
La campagna di scavo 2008 è durata complessivamente 9 settimane, dal 4 agosto al 3 ottobre. Sulla durata dell’intervento ha particolarmente pesato il tempo necessario alla documentazione, all’asportazione con campionatura degli elementi lignei, in tutto oltre 300, che caratterizzavano i livelli di crollo della struttura più antica.
Lo scavo è consistito nella continuazione dello scavo precedente su tutta l’area e nella documentazione accurata della superficie contrassegnata dagli Elementi Lignei Orizzontali (ELO), appartenenti presumibilmente tutti o in parte al crollo della prima struttura abitativa.
Una volta documentata la superficie, si è proceduto all’asportazione di tutti gli elementi lignei, procedendo secondo un protocollo definito insieme al laboratorio di dendrocronologia e l’esperto paleobotanico. Ogni Elemento Ligneo è stato documentato fotograficamente in sito prima dell’asportazione e poi in seguito a una sommaria pulizia. A questo proposito si è definita una scheda di EL con tutte le informazioni necessarie acquisibili direttamente sullo scavo, soprattutto con le indicazioni dei rapporti fisici tra differenti Elementi Lignei Orizzontali..
Una volta completata questa operazione si sono potuti affrontare i livelli culturali della prima fase abitativa costituiti dallo strato torboso di base, ricco di materiale vegetale (Strato F del 1986, US 5), coperto in alcune zone da lenti di scarico. Tra queste la più estesa è costituita da uno strato di argilla mista a torba di colore giallastro (US 27), caratterizzato al tetto da materiali archeologici in massima parte ceramici, in stato decisamente frammentario.
Questi cumuli di scarico presentano caratteristiche molto diverse rispetto a quelle della fase più recente. Sono infatti molto più estesi, appiattiti e stratigraficamente meno complessi. Probabilmente ciò è legato all’ambiente decisamente più umido.
Si è infine potuto affrontare lo scavo dello strato torboso US 5, estremamente ricco di elementi vegetali, tra i quali si possono annoverare frammenti di corteccia derivanti sia dal degrado dei pali sia dall’opera di scortecciamento effettuata prima della messa in posa. Sono inoltre presenti foglie, rametti, semi, gusci e spighe. Durante lo scavo sono stati rinvenuti, oltre i copiosi resti ceramici, anche numerosi manufatti in legno, come due zappette o pareggiatori di terreno, una zappa a cucchiaio, una mazza e un enigmatico oggetto a ciambella. Presenti anche vari esempi di intrecci in fibra vegetale, probabilmente pertinenti a cesti o gerle, nonché un frammento di tessuto di lino.
Particolarmente interessante una collana intera formata da vaghi di marmo bianco alternati con semi di Staphylea pinnata, detta volgarmente “falso pistacchio”, tutt’oggi usata in alcune zone d’Italia per confezionare rosari.
Immersi nella torba sono stati rinvenute alcune tavole in posizione orizzontale o appoggiate in corrispondenza di canalette scavate nel limo lacustre o poste a coltello o in posizione obliqua e piantate direttamente nei fanghi di fondo. Questi ELO potrebbero appartenere a strutture di contenimento e rafforzamento dei pali. Su una l’eccezionale stato di conservazione, che tra l’altro ha suggerito il suo prelievo per il restauro, ha consentito una veloce datazione dendrocronologica al 2034 a.C. del suo abbattimento. Questa costituisce al momento la più antica datazione disponibile per l’abitato. - Summary Author
- Marco Baioni
- Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Images
-
Lucone_2008.JPG
- Name
- Lucone
- Year
- 2009
- Summary
-
it
Nel 2009 si è avviata la terza fase delle nuove ricerche archeologiche al Lucone di Polpenazze. Innanzitutto, col sostegno economico di Regione Lombardia, il Comune di Polpenazze del Garda ha acquistato l’area interessata dagli scavi, costituendo il primo nucleo di quello che nelle intenzioni sarà il Parco Archeologico del Lucone.
Si è provveduto ad ampliare la recinzione dell’area di interesse archeologico e a dotare definitivamente di collegamento elettrico e di acqua corrente il cantiere di scavo. Per agevolare le attività di scavo e per permettere una migliore conservazione delle strutture lignee è stata predisposta una tensostruttura a doppio spiovente, larga 16 m e lunga 20 m. Si è poi realizzato il microrilievo dell’area del Lucone, e in collaborazione con l’Università di Pisa (Prof. Carlo Baroni) sono state avviate prospezioni geomagnetiche e geoelettriche con il duplice scopo di definire l’estensione dell’insediamento e di saggiare queste strumentazioni nell’ambito di siti umidi. In contemporanea con le attività di scavo si sono invece realizzati transetti di carotaggi (alcune campionature sono già state studiate dal punto di vista palinologico da V. Valsecchi: VALSECCHI et alii 2005), ma esse sono state prelevate da un’area prospiciente il Lucone A, purtroppo al di fuori di un progetto multidisciplinare) e trincee esplorative fuori dall’area dell’abitato, in collaborazione con l’IDPA - CNR (dott. Cesare Ravazzi) per intraprendere uno studio ambientale del bacino.
L’intervento del 2009 è nato con l’intento di ampliare l’area di scavo fin qui aperta per comprendere tutti gli interventi fatti dal 1986 a oggi in un unico scavo di forma pressappoco quadrata, in modo da acquisire e standardizzare tutta la precedente documentazione. L’area generale di scavo, comprendente anche i precedenti interventi, misura 14 m x 13 m per un totale di 182 mq.
La campagna di scavo 2009 è durata dal 1 luglio al 12 ottobre, con alcune interruzioni per motivi organizzativi. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario (US 1). Sotto l’agrario si è documentata la presenza del già noto strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (US 2). Asportato questo strato si evidenzia bene una situazione generale costituita da alcuni grandi cumuli compositi di forma allungata, composti da livelli di differente natura, spesso ricoperti o circondati da lenti con ceramica fortemente frammentata. Nelle zone non occupate da queste grandi strutture di scarico, come ad esempio la fascia meridionale dello scavo, la sequenza stratigrafica è piuttosto uniforme. Predominano strati limosi di colore bruno/grigio (USS 40, 41, 50, 51, 58, 60) formatisi in ambiente più o meno umido, che alternano zone di accumulo di materiali ceramici con aree più libere. In questi livelli, tutti affini all’US 3 del 2007, i materiali ceramici sono maggiormente conservati rispetto a quelli posti nei cumuli di scarico. A volte si tratta di vasi integri o frammentati sul posto e con i pezzi ancora in connessione.
Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. In alcuni fortunati casi anche da livelli così alti sono documentati oggetti in legno, come un frammento di immanicatura di pugnale. - Summary Author
- Marco Baioni
- Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Images
-
Lucone_2009.JPG
- Name
- Lucone
- Year
- 2010
- Summary
-
it
Nel giugno 2010 ha preso inizio la seconda campagna di scavo che ha interessato l’area definita nel 2009, con lavori preliminari di sistemazione del cantiere. Le indagini archeologiche vere e proprio hanno avuto inizio giovedì 1 luglio e si sono concluse il 14 ottobre in occasione della visita dell’ispettore ICOMOS determinata dall’inclusione del Lucone tra i siti della candidatura transnazionale seriale delle “Palafitte dell’arco alpino” presso la Lista del Patrimonio dell’UNESCO. Lo scavo archeologico è stato preponderante nei mesi di luglio e di agosto, mentre nel mese di settembre si è soprattutto curato il censimento delle strutture lignee. La strategia di scavo 2010 era quella di portare in fase tutta l’area del Settore 1, dal momento che nel 2009 si era abbandonata la ricerca nell’area NE per questioni di tempo e forza lavoro. La caratteristica principale di questa zona era la presenza di due grandi “cumuli di scarico” dalla struttura stratigrafica particolarmente complessa. Con questo termine, forse inappropriato, si indicano delle strutture di forma allungata in senso E-W composte da lenti eterogenee, spesso chiaramente definibili butti di materiali di varia natura. Il senso di queste strutture ancora sfugge, dal momento che le loro caratteristiche suggeriscono un’interpretazione più complessa che quella di semplici aree di scarico. Per questo motivo lo scavo di queste strutture è stato svolto a definizione piuttosto elevata con frequente campionamento per sezioni sottili ed analisi polliniche ed antracologiche.
Le due strutture cumuliformi citate sono indicate con le denominazioni complessive di US 84, quella più a nord, e di US 88, quella più a sud, parzialmente scavata nel 2009.
Il cumulo di scarico US 84 occupa tutta la porzione N dell’ampliamento a W del 2009, arrivando quasi a ridosso dell’altro cumulo di scarico già individuato nel 2006 (US 10). Esso è composto da numerose lenti eterogenee che si sovrappongono parzialmente e a volte si interdigitano. Si nota una sorta di stratigrafia orizzontale, con le lenti depostesi in un momento più antico posizionate nella parte più orientale della struttura, quella per intenderci più prossima alla riva dell’antico bacino.
Il cumulo più meridionale (US 88) presenta una struttura simile, ma più semplificata. Lo scavo non è stato ancora ultimato, poiché si è deciso di preservarne un testimone per due scopi. Innanzitutto per fini didattici, per mostrare la struttura di un cumulo di scarico, anche in previsione dell’ispezione UNESCO. In secondo luogo, a fini scientifici, per preservare una parte di cumulo per l’analisi geomorfologica con lo scopo di ricostruire le modalità di formazione dei singoli elementi costitutivi.
Altra situazione riguarda le aree libere dai cumuli di scarico, dove sono presenti i vari strati di limo, più o meno ricchi di fibre vegetali che si sono accumulati intorno ai grandi cumuli di scarico della fase due. Dal momento che questa deposizione in un ambiente che alternava momenti secchi a momenti più umidi è stata progressiva e continua durante l’accrescimento dei cumuli attraverso i butti che li compongono, i livelli esterni spesso si interdigitano con le lenti dei cumuli rendendo la lettura stratigrafica molto complessa. Su tutta l’area di scavo compaiono ormai numerosissimi elementi lignei verticali che sono stati catalogati e inseriti nel database di scavo.
Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra, metallo e legno. -
en
In June 2010 the second excavation campaign began, concentrating on the area defined in 2009, with the cleaning and preparation of the site. The excavation proper began on the 1st July and concluded on the 14th October with a visit by an ICOMAS inspector determined by the inclusion of Lucone as one of the candidate sites in the international “Alpine palafittes” series in the UNESCO World Heritage List. The excavation took place mainly in July and August, whilst in September recording of the timber structures was undertaken. The excavation strategy for 2010 was to bring all of Sector 1 into phase, from the moment that in 2009 research in the north-eastern area was abandoned due to lack of time and work force. The main characteristic of this zone was the presence of two large “accumulations” of dumped material with a particularly complex stratigraphy. This, perhaps inappropriate term, is used to indicate a number of elongated structures on an east-west alignment, comprising various lenses, often clearly definable dumps of different types of materias. It is uncertain what these structures were, as their characteristics suggest a more complex interpretation than simple dumps. For this reason the excavation of these structures was undertaken in a particularly meticulous way and numerous samples were taken for thin-section, pollen and anthracological analyses.
The two cumuliform structures are indicated as US 84, that to the north, and US 88, that to the south, partially excavated in 2009.
Dump US 84 occupied all of the northern part of the extension to the west of the 2009 trench, almost reaching the other dump identified in 2006 (US 10). It comprised a number of diverse lenses, partially overlying each other and sometimes intermingling/running into each other. A sort of horizontal stratigraphy was noted, with the earliest lenses positioned in the easternmost part of the structure, that is closest to the bank of the ancient lake.
The southernmost accumulation (US 88) presented a similar, but simpler structure. The excavation is yet to be completed, as it was decided to preserve a baulk for two reasons. Firstly, for didactic purposes, in order to show the structure of a dump, also in view of the UNESCO inspection. Secondly, part of the heap was preserved for geomorphological analyses aiming towards a reconstruction of how the single elements within the structure were formed.
The other situation regarded the areas free of dumps, where various layers of silt were present, containing greater or lesser quantities of plant fibres, which had accumulated around the large phase two dumps. As this deposition in an environment with alternating dry and wet periods was gradual and continuous during the growth of the accumulations through the dumps comprising them, the external levels often intermingle with the lenses of the dumps making reading of the stratigraphy very complicated. Numerous vertical timber elements have now appeared across the entire excavation area. These have been recorded and inserted into the excavation database.
The excavation of the archaeological levels of Lucone as usual produced a large amount of finds in a good state of preservation. These were mainly pottery but also various artefacts in bone-horn, faience, flint, stone, metal and wood. - Summary Author
- Marco Baioni
- Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Images
-
Lucone_2010.JPG
- Name
- Lucone
- Year
- 2011
- Summary
-
it
Dal luglio all’ottobre 2011 sono riprese le ricerche nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze. La nuova campagna di scavo ha soprattutto interessato la parte occidentale del Settore 1, l’area delimitata nel 2009. Lo scavo è stato tenuto in attività fino al 6 ottobre in modo da essere visitabile in corrispondenza del Convegno Internazionale “Le palafitte: ricerca, conservazione, valorizzazione, tenutosi a Desenzano del Garda.
Le finalità di scavo erano di portare tutta l’area al tetto dell’incendio che segnò la fine della prima fase insediativa dell’abitato. Lo scopo è stato solo parzialmente raggiunto poiché si è scoperto che la potenza stratigrafica pertinente alla seconda fase si amplia notevolmente verso il lago, dove le operazioni di scavo sono state spesso rallentate dalla decisa presenza di acqua di falda.
Le ricerche hanno evidenziato la complessità dei fenomeni occorsi tra l’incendio e il crollo delle strutture abitative di prima fase e l’impianto delle strutture della seconda. Lo scavo ha innanzitutto accertato che l’incendio ha coinvolto tutta l’area dell’abitato corrispondente al Settore 1, con l’evidente differenza che, mentre nella parte orientale i livelli corrispondenti a questo evento traumatico hanno andamento suborizzontale piuttosto regolare, nell’area occidentale, quella verso il lago, hanno un andamento irregolare e in alcuni casi formano una specie di sponda, lungo la quale si accumulano elementi lignei orizzontali. Lo scavo accurato di un notevole numero di lenti e lenticelle sovrapposte fa inoltre ipotizzare che le strutture coinvolte dall’incendio non siano crollate completamente durante esso, ma abbiano avuto un degrado successivo, che ha coinvolto elementi strutturali che non si erano completamente bruciati: si tratta di parti di pavimenti in argilla, pareti, materiali lignei ecc., nonché di una notevole quantità di grandi pietre che dovevano avere una funzione strutturale. Questi livelli si sono deposti interdigitandosi con strati di origine naturale, provenienti dallo specchio d’acqua, che hanno contribuito a livellare l’originale morfologia dell’area e a rendere meno evidente il limite spondale. Si è avuta dunque la conferma che durante la fase più antica vi era un maggiore apporto lacustre, con più decisa presenza di acqua nella zona occidentale dell’abitato, mentre nella seconda fase l’area diviene relativamente più asciutta e lo specchio d’acqua si allontana. L’individuazione di vari elementi strutturali in legno consentirà inoltre di avviare alcuni tentativi di ricostruzione degli alzati, dove trovavano spazio sia elementi squadrati e ben lavorati accanto a molti altri utilizzati grezzi ancora con la corteccia.
Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. Grande interesse rivestono i materiali in legno, tra i quali spiccano un falcetto integro con lame in selce trattenute da mastice, varie immanicature, un tronco cavo e alcuni frullini. Di grande interesse sono poi i dati riguardanti i macroresti vegetali, tra i quali si può citare l’eccezionale rinvenimento di un vaso coinvolto dall’incendio colmo di spighe integre di un cereale ancora poco conosciuto. - Summary Author
- Marco Baioni
- Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Name
- Lucone
- Year
- 2012
- Summary
-
it
La campagna 2012 ha interessato i livelli della palafitta della prima fase insediativa a partire da quelli dell’incendio che ha portato alla sua distruzione. Questo evento, che ora possiamo dire con sicurezza coinvolse l’intero areale del settore scavato, determinò il crollo di vari elementi strutturali in legno lavorati che, cadendo direttamente nell’acqua o comunque in un contesto molto umido, si sono conservati e consentono osservazioni piuttosto dettagliate sulla tecnologia delle costruzioni in legno dell’epoca. Sono infatti stati rinvenuti vari elementi appartenenti all’alzato delle case come assicelle forate o un travetto con terminazioni sbiecate e incavo quadrangolare al centro, probabilmente facente parte delle capriate del tetto. Si segnala inoltre la presenza di elementi frammentari di origine edilizia in terracotta, anch’essi frantumati al suolo. Quest’anno è stato infatti individuato un accumulo di blocchetti di argilla o di impasto argilloso con vario grado di cottura. Un numero piuttosto notevole di questi elementi erano cotti in maniera sufficiente da mantenere la forma originaria e presentavano bordi sagomati di varia natura e tracce di incannucciato, nonché impronte di pali verticali. Alcuni poi presentano una caratteristica ricorrente: un bordo appiattito su cui risultano evidenti le impronte di una serie di cannucce parallele. Da alcune osservazioni fatte _in loco_ e dai primi tentativi di rimontaggio, la struttura in argilla scottata sembrerebbe di pianta sub circolare, forse desinente a cupola. Potrebbe trattarsi di una sorta di silos per contenere vettovaglie o un fornetto per la cottura dei cibi.
Insieme agli elementi strutturali l’incendio e il crollo coinvolsero manufatti di varia tipologia e materiale (ceramica, pietra, osso, metallo), spesso in eccezionale stato di conservazione, come un grande vaso di forma biconica, parzialmente frammentato e deformato dall’esposizione al calore, conservante ancora parte del suo contenuto di spighe di cereali.
Questa campagna di scavo è stata poi caratterizzata da un rinvenimento molto particolare: nella parte dello scavo rivolta verso il centro del lago, immediatamente sopra allo strato pertinente all’incendio, è stato rinvenuto un cranio umano, attribuibile per dimensioni e attraverso una sommaria analisi dentaria a un bambino di 3-4 anni. Il cranio, privo di mandibola, è stato rinvenuto in corrispondenza di un sottilissimo livello torboso, sopra a due grandi travi subparallele in giacitura orizzontale. Per una superficie di circa 2 mq l’area risultava coperta da un sottile strato di corteccia di albero (ontano?), che copriva anche il reperto umano. La scoperta riveste naturalmente un’importanza straordinaria, innanzitutto perché si ricollega al tema del culto dei crani in ambito palafitticolo, questione ampiamente dibattuta e scarsamente corredata di dati provenienti da scavi moderni. In secondo luogo il fatto che sia di bambino apre un’altra serie di interrogativi sul trattamento dei subadulti nelle pratiche funerarie. Per le deduzioni finali si rimanda a un momento più avanzato della ricerca.
Le indagini 2012 si sono interrotte, per la stagionale risalita della falda, durante lo scavo degli strati appartenenti al deposito accumulatosi durante la vita della prima fase della palafitta. Operazione che è stata rimandata alla prossima stagione di scavo. -
en
The 2012 excavation investigated the first phase of the _palafitte_ settlement beginning with the burnt layers attesting the fire, which destroyed it. This event, which it is now known certainly involved all of the excavated area, determined the collapse of various timber structural elements that were well-preserved as they fell into the water or however into a very damp context. They have provided details about timber construction techniques in this period. In fact, several elements belonging to house walls such as perforated small planks or a joist with the ends cut on a slant and quadrangular cavity cut in the centre, probably part of the roof trusses were recovered. Fragmentary remains of terracotta building materials were also present. In fact, this year an accumulation of small blocks made of clay or a clayey impasto showing various states of firing was identified. A large number of these elements were fired in a manner sufficient to keep their original form and presented borders of various shapes, traces of wattle, and impressions of upright poles. Others presented a recurrent characteristic; a flattened border on which the impressions of a series of parallel canes were clearly visible. From observations made on site and the first attempts at reassembly, the burnt clay structure seemed to be sub-circular in plan, perhaps ending in a cupola. This may be a sort of silo for storing provisions or a small oven for cooking food.
As well as the structures, the fire also involved artefacts of various types and materials (pottery, stone, bone, metal), often exceptionally well-preserved, such as a large bi-conical vase, partially fragmented and deformed by exposure to heat, still with ears of cereal inside it.
This campaign was characterised by a very particular find: a human skull was found in the part of the excavation facing towards the centre of the lake, immediately above the layer relating to the fire. Its size and the preliminary dental analysis indicate it belonged to a child of 3-4 years of age. The cranium, the mandible missing, was found in correspondence with a thin peat layer, above two large sub-parallel horizontal beams. Over an area of about 2 m2, the zone was covered by a thin layer of bark (alder?), which also covered the skull. The discovery is of great importance, above all because it links to the theme of the cult of crania in the sphere of the palafitte culture, a question widely debated and but with little evidence from modern excavations. In the second place, the fact that it is a child poses another series of questions regarding the treatment of sub-adults in funerary practices. Further conclusions will have to await the continuation of this research. - Summary Author
- Marco Baioni
- Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Name
- Lucone
- Year
- 2013
- Summary
-
it
L’annuale campagna di scavo ha consentito definitivamente di raggiungere su tutta l’area del Settore 1 il fondo del lago, dopo aver asportato la parte più antica della stratigrafia.
Di importanza fondamentale sarà ultimare il programma di datazioni dendrocronologiche previsto per tutti gli elementi lignei verticali.
Per le caratteristiche degli elementi lignei verticali del Lucone D, è stato necessario raggiungere il punto di infissione nel fondo del lago per poter operare il campionamento e per fissare definitivamente la posizione del palo; dati che serviranno per la ricostruzione planimetrica del villaggio.
Il campionamento, iniziato quest’anno nell’angolo NE dello scavo, sarà ultimato nella prossima campagna.
Al momento è emersa chiaramente la possibilità di suddividere la vita dell’insediamento nelle seguenti fasi e sottofasi:
1. Fase di impianto (post 2037-4 ± 10 a.C.)
2. Incendio dell’abitato (da datare con precisione)
3. Fase di ristrutturazione (da datare con precisione)
4. Abbandono (post 1967 ± 10 a.C.)
Alle fasi 2 e 3 sono pertinenti differenti fasi di abbattimento di alberi che devono essere ancora correttamente correlate.
Tra la fase di impianto e quella di ristrutturazione l’abitato presenta un ampliamento verso il centro del bacino. Ciò è riscontrato sia nella stratigrafia, poiché nella fascia verso il lago è praticamente assente il deposito pertinente alla prima fase, sia dalla dendrocronologia, che ha mostrato come i pali in assoluto più recenti provengano dalla trincea verso il lago.
Si è deciso di aprire una trincea di circa 11 metri a partire dall’angolo Sud-Ovest dello scavo principale con orientamento verso Ovest, cioè verso il centro del bacino.
Dopo l’asportazione manuale del terreno superficiale agrario (US 1) si è messa in luce la superficie dello strato di matrice carbonatica che sigilla tutto il deposito archeologico (US 2). Durante l’asportazione di quest’ultimo, si è notato che quello strato piuttosto omogeneo, spesso da 15 a 20 cm, e di consistenza friabile tipico dell’area corrispondente all’insediamento, diviene uno strato particolarmente spesso, anche 80/90 cm, procedendo verso il centro del lago, e si suddivide in differenti livelletti. Grazie a queste osservazioni si è potuto finalmente riconoscere con sicurezza questo strato anche nelle sezioni delle trincee precedentemente aperte.
Asportata US 2 si è constatata con chiarezza la grande differenza, dal punto di vista deposizionale, tra l’area all’interno dell’abitato palafitticoloe l’area esterna. Tra i due ambienti ben evidente la presenza di una fascia di passaggio che presenta frequente interdigitazione di livelletti torbosi e di apporti antropici.
Durante lo scavo di questa fascia si è documentata una serie di elementi lignei orizzontali di notevole interesse per la ricostruzione planimetrica del sito. Particolarmente interessanti sono un plinto a racchetta (EL 995) e una trave rinvenuta in posizione orizzontale, forse connessa al plinto (EL 996). Si tratta del primo esemplare di plinto rinvenuto al Lucone D e presuppone una tecnica costruttiva ben testimoniata al Lavagnone di Desenzano nell’orizzonte Lavagnone 3. I due elementi non sembrano in posto, ma riutilizzati in qualche modo in una fase successiva alla loro realizzazione.
Lo scavo ha restituito materiali ceramici, vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo, materiali in legno e in materia deperibile -
en
During this campaign the bottom of the lake was reached across the entire area of Sector 1 following the removal of the earliest stratigraphy.
The completion of the programme of dendrochronological analyses on all the vertical timber elements is will be of fundamental importance.
Due to the characteristics of the vertical timber elements at Lucone D, it was necessary to excavate down to the point where they were embedded in the lakebed in order to take samples and definitively fix the position of the post; this data will be used to reconstruct the plan of the village
The sampling, started this year in the north-eastern corner of the excavations, will be completed during the next campaign.
At present it seems possible to divide the settlement’s life into the following phases and sub-phases:
1. Establishment of the settlement (post 2037-4 ± 10 B.C.)
2. Phase 2 of the construction. The settlement burns down (yet to be precisely dated)
3. Restructuring (yet to be precisely dated)
4. Abandonment (post 1967 ± 10 a.C.)
Different phases of tree cutting occurred in phases 2 and 3 but these remain to be correctly correlated.
Between its establishment and the restructuring, the settlement was extended towards the centre of the lake. This was documented by the stratigraphy, as the first phase deposit is virtually absent in the strip of terrain towards the lake, and by the dendrochronology, which showed how the latest posts come from the trench towards the lake.
It was decided to open an approximately 11 m trench heading west from the south-western corner of the main excavation, that is towards the centre of the lake.
Following the manual removal of the surface agricultural soil (US 1), the surface of the layer with a carbonaceous matrix was exposed. This layer seals all of the archaeological deposit (US 2). During the latter’s removal, it was noted that the 15-20 cm thick, fairly uniform and friable layer typical of the settlement area, became much thicker (up to 80-90 cm) towards the centre of the lake and divided into several sub-layers. Thanks to these observations it was finally possible to identify this layer with certainty in the sections of the other trenches.
The removal of US 2 clarified the great difference regarding their deposition, between the area inside the palafitte village and the external area. The presence of a transitional zone between the two areas was clearly visible, which presented frequent interdigitation of peaty sub-layers and anthropological elements.
The excavation of this strip uncovered a series of horizontal timber elements of great interest for the reconstruction of the site’s plan. A trapezoidal plinth (EL 995) and a beam found in a horizontal position, perhaps connected to the plinth (EL 996), are of particular interest. This is the first example of a plinth found at Lucone D and presupposes a construction technique that is attested at Lavagnone di Desenzano in the Lavagnone 3 horizon. The two elements did not appear to be _in_ _situ_ but reused in some way in a phase post-dating their making.
The excavation produced pottery, various bone-horn, faience, flint, stone, and metal objects, wood and perishable materials. - Summary Author
- Marco Baioni
- Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Name
- Lucone
- Year
- 2014
- Summary
-
it
Anche nel 2014 sono proseguiti gli scavi nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze (BS), organizzati dal Museo Archeologico della Valle Sabbia e sostenuti economicamente dal Comune di Gavardo con il contributo di Regione Lombardia e con il supporto del Comune di Polpenazze del Garda.
La campagna si è svolta da lunedì 21 luglio a venerdì 5 settembre 2014. Quest’anno l’intervento è stato più breve di quello degli altri anni, per permettere la realizzazione di strutture di valorizzazione dell’area archeologica (nuova strada di accesso, totem di segnalazione).
Uno dei principali interventi è stato costituito dalla campionatura a tappeto di tutti gli elementi lignei verticali del Settore 1 non campionati precedentemente, soprattutto nell’altra campagna generale di campionamento avvenuta nel 2008. Gli Elementi lignei Verticali (EV) sono infatti campionati secondo un preciso protocollo che prevede un approfondimento nei livelli naturali di circa 80 cm e il prelievo di due rondelle di legno per ogni palo.
Nell’operazione di campionatura, che ha coinvolto quasi 200 pali, è stato di fondamentale importanza tenere costantemente aggiornata la documentazione e fare il raffronto continuo con le planimetrie pregresse. Non è infatti raro dover dirimere questioni piuttosto complesse con vari elementi lignei che si dimostrano del medesimo palo o viceversa.
Dal momento che uno degli scopi delle ricerche al Lucone è quello di chiarire le dinamiche deposizionali di un sito archeologico in ambiente umido e di confrontarle con quelle naturali presenti nell’ambiente esterno al villaggio, anche nel 2014 si è continuato l’escavazione della trincea di circa 11 metri che parte dall’angolo Sud-Ovest dello scavo principale e va verso il centro del bacino.
Durante la campagna di scavo 2013 si era individuato un grande cumulo di scarico posto immediatamente a Nord della trincea, che era stato interessato dallo scavo solamente in maniera marginale. Si è dunque deciso di allargare la trincea lungo il confine orientale dello scavo per poter studiare meglio questo cumulo di scarico e per far ciò si è definita una procedura con il geoarcheologo dott. Cristiano Nicosia che accompagnasse l’attività di scavo con un continuo prelievo di campioni indisturbati per poter ricostruire in dettaglio le modalità di deposizione del complesso insieme di lenti.
Si è dunque proceduto allo scavo del cumulo composto da varie lenti che si interdigitano tra di loro, a volte composte da argilla giallastra, altre volte da terreno di origine vegetale o da depositi di cenere e carboni. Asportati i vari livelli che componevano questa zona di scarico, nella porzione settentrionale dello scavo a questo punto è emerso un elemento strutturale piuttosto interessante. Si tratta di un elemento ligneo orizzontale caratterizzato da due fori quadrangolari alle estremità.
Negli ultimi giorni di scavo il manufatto è stato asportato e trasportato immediatamente in cella frigorifera per una conservazione in attesa di restauro. Insieme con le strutture a plinto rinvenute l’anno scorso, questo elemento sembra rivoluzionare tutte le congetture precedentemente espresse sui sistemi costruttivi di questa fase del Bronzo Antico.
Inoltre la presenza di evidenti tracce di animali xilofagi potrebbe comprovare una pratica di stoccaggio del legname o un utilizzo delle strutture a plinto per l’alzato delle palafitte e non per gli elementi di sostegno. Con questa scoperta si è conclusa la campagna di scavo 2014. -
en
Excavations continued on the palafitte site D at Lucone di Polpenazze (BS), organised by the Valle Sabbia Archaeological Museum with the financial support of Gavardo town council and the Lombardy Region, and logistical support provided by the town of Polpenazze del Garda.
This season was shorter than previous ones in order to allow the creation of structures aimed at enhancing the archaeological area (new access road, signpost totem pole).
All vertical timber elements in sector 1 were sampled if this had not already been done, in particular during the 2008 campaign. In fact, the vertical timber elements (EV) are sampled following a precise protocol whereby the sample is taken at a depth of 80 cm in the natural levels and two round sections of wood are taken from each pile.
During the sampling operations, involving almost 200 piles, it was of fundamental importance to keep the documentation constantly up to date making continuous reference to the earlier plans. Indeed, it was not unusual to have to resolve rather complex questions involving various wooden elements that were shown to be from the same timber pile and vice versa.
One of the main research objectives at Lucone is to clarify the depositional dynamics of an archaeological site in a wet environment and to compare them with those naturally present in the environment outside the village. Therefore, excavation continued in the c.11 m trench departing from the south-western corner of the main excavation and travelling towards the centre of the basin.
During the 2013 excavations, a large accumulation of dumped material was identified immediately north of the trench, which was only marginally investigated. It was decided to extend the trench along the eastern edge to further investigate this accumulation. In order to do this, a procedure was worked out with the collaboration of geo-archaeologist Dr. C. Nicosia who accompanied the excavations by continuously taking samples of undisturbed material so as to be able to make a detailed reconstruction of the mode of deposition of the complex series of lenses.
This accumulation formed by various intersecting lenses was excavated. Some were constituted by yellowish clay, others by vegetal material or by deposits of ash and charcoal. Once the various layers making up this area of dumped material were removed, an interesting structural element appeared in the northern part of the excavation: a horizontal timber with two quadrangular holes at the ends.
During the final days of the excavation, the timber was removed and immediately taken to a cold storage facility while awaiting conservation. Together with the plinth structures recovered last year, this element seems to revolutionise all previous conjectures regarding construction technique in the phase of the Bronze Age.
Furthermore, the presence of clear traces of xylophagous insects could prove that timber was stored or the use of plinth structures for the walls of the palafitte and rather than as supporting elements. - Summary Author
- Marco Baioni
- Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Images
-
Lucone_2014.JPG
- Name
- Lucone
- Year
- 2015
- Summary
-
it
Anche per il 2015 la campagna di scavo al Lucone D è stata abbastanza breve per le esigenze di spostare il cantiere, con relativa copertura, avendo ormai esaurito la precedente area di scavo. La campagna si è svolta dal lunedì 3 agosto a venerdì 5 settembre 2015. Nella trincea più vicina all’area di scavo, aperta l’anno scorso, si è proseguita l’asportazione di un cumulo di scarico (US 420), senza per altro riuscire, data la sua complessità, a completarne lo scavo. Questi cumuli di scarico alternano lenti a forte concentrazione di materiali di origine edilizia (concotti, argilla, pietre, ecc.) con livelli di pulizia dei focolari (cenere e carboni) e livelli di origine vegetale ricchi di rametti e fibre. L’origine di queste strutture è dovuta allo scarico di materiali in ambiente acqueo piuttosto fermo, con conseguente precipitazione degli elementi più pesanti e decantazione dei componenti più leggeri.
Si è anche proseguito lo scavo della trincea 2013 che si diparte dall’angolo SW del Settore 1, dove già l’anno scorso, era iniziato lo scavo di un altro cumulo di scarico (US 423) particolarmente complesso, che è continuato per tutta la campagna di scavo, individuando un interessante crollo di elementi lignei forse appartenenti all’alzato della palafitta.
Per cercare di cogliere finalmente il limite dell’abitato verso il centro del bacino si è deciso di allungare questa trincea per altri 4 metri. Proprio durante questa operazione è emersa una novità che ha mutato completamente le nostre conoscenze su questo antico abitato. In uno spesso livello torboso (US 378) è stata individuata una trave di notevole lunghezza che presentava una serie continua di fori quadrangolari. Dal momento che l’oggetto era in posizione trasversale rispetto alla trincea si è reso necessario un ampliamento dello scavo su entrambi i lati. La trave in legno di quercia, ora conservata presso il Centro di Trattamento del Legno Imbibito presso la Soprintendenza Archeologia della Lombardia, è lunga 7,60 metri e larga circa 0,20 metri, presenta 25 fori quadrangolari passanti. Il rinvenimento di questa struttura ha modificato le nostre conoscenze riguardanti la forma stessa del villaggio e la sua storia. L’abitato risulta ora estendersi maggiormente verso il centro dell’antico lago e, nella seconda fase, testimonia tecniche costruttive non note per la prima fase.
La campagna 2015 per la sua breve durata ha portato alla luce un numero contenuto di materiali. Predominano innanzitutto i frammenti ceramici con esemplari appartenenti a tutto il patrimonio formale della cultura poladiana: boccali, tazze, scodelle, anfore, orci e dolii. Particolarmente interessante è la presenza di grandi vasi troncoconici decorati a cordoni plastici nella zona più prossima al lago. Nella stessa area sono emersi ben tre resti di cesto in vimini. Tra i manufatti in materiali deperibili bisogna ricordare anche un raro frammento di vaso e una immanicatura d’ascia. Abbondanti sono come al solito i manufatti in terracotta come le fusaiole e gli strumenti in osso o corno, come i perforatori e le spatole. Scarsi gli strumenti in selce e quest’anno assenti i manufatti in metallo. -
en
In 2015, the excavation season at Leucone D was short due to the need to move to a new area, with related covering, as the previous excavation area was completed. In the trench closest to the excavation area, opened last year, the removal of an accumulation of dumped material (US 429) continued, but was not completed due to its complexity. The accumulations alternated lenses containing large amounts of building materials (baked clay, clay, stones etc.) with levels of ash and charcoal from hearth cleaning and levels of vegetal material rich in twigs and fibres. The dumping of materials in a still, watery context, with the consequent precipitation of the heaviest elements and decantation of the lighter ones led to the formation of these structures.
Excavation also continued in the 2013 trench, which started at the south-west corner of Sector 1, where last year the excavation of another, particularly complex, dump (US 423) began. An interesting collapse of timber elements, perhaps belonging to the walls of the palafitte, was identified.
In an attempt to finally identify the settlement perimeter closest to the centre of the lake, it was decided to extend the trench by 4 m. A new discovery during this operation completely changed our knowledge of this ancient settlement: a beam of substantial length with a series of quadrangular holes in it, found in a thick peaty layer (US 378). Given that it was in a transverse position with respect to the trench, it was necessary to widen the excavation area on both sides. The beam, made of oak and now preserved in the Centre for the Treatment of Saturated Timber (Archaeological Superintendency for Lombardy), is 7.60 m long and ca. 0.20 m wide, and presents 25 quadrangular holes. This find has modified knowledge of the form of the village and its history. It is now known to have extended further towards the centre of the ancient lake and, in the second phase, attests construction techniques that are not seen in phase one.
The 2015 campaign recovered a moderate number of finds. Pottery fragments were predominant with examples from the complete repertoire of Polada culture forms: beakers, cups, bowls, amphorae, pitchers, and dolia. The presence of three large truncated cone-shaped vases, decorated with cordons, in the area closest to the lake is of interest. The remains of three wickerwork baskets were found in the same area. Among the artefacts made of perishable materials there was a rare vase fragment and an axe handle. As usual, terracotta artefacts such as spindle whorls and made of bone or horn, like punches and spatulas, were abundant. There were few flint tools and no metal artefacts were found. - Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Images
-
Lucone_2015.JPG
- Name
- Lucone
- Year
- 2016
- Summary
-
it
La campagna di scavo 2016 ha comportato la chiusura del Settore 1, indagato tra il 2007 e il 2014, con l’interramento parziale della vecchia area di scavo operato con molta cautela per permettere la conservazione dei pali verticali rimasti _in situ_ dopo la campionatura dendrocronologica.
Successivamente, dopo aver smontato e rimontato la copertura, si è aperta una nuova area di scavo, denominata Settore 2. Questo nuovo settore corrisponde a una fascia di terreno che va dal limite W del Settore 1 verso il centro del bacino per la larghezza di 9 m e la lunghezza di 17 m per un totale di 153 mq. Essa comprende tutti gli ampliamenti fatti dal 2013 al 2015. Dopo aver definito l’area, impostata la quadrettatura e asportato il terreno agricolo con un piccolo mezzo meccanico, si è proceduto a scavare lo strato carbonatico di colore bianco (US 2), che sigilla la stratigrafia sottostante, mettendo in luce una sequenza stratigrafica affine a quella rinvenuta negli anni precedenti. Naturalmente la possibilità di operare uno scavo più ampio in questa zona ha consentito di comprendere meglio le dinamiche deposizionali e di riconoscere una maggiore complessità stratigrafica. A grandi linee comunque tutto il deposito risente dell’interazione tra gli spessi strati torbosi di origine naturale che si chiudono a cuneo verso il limite occidentale dell’abitato e si interdigitano con i depositi antropici, in massima parte rappresentati da scarichi di materiali eterogenei, o con altri strati naturali nati dalla rielaborazione di questi scarichi o con crolli strutturali di elementi dell’alzato.
Nella fascia più verso riva è stata individuata una grande struttura cumuliforme che si è dimostrata piuttosto complessa, rivelando un’alternanza di strati ricchi di materiali organici, con strati caratterizzati da materiali legati ad attività edile (concotti, argilla) e con livelli ricchi di cenere e carboni. Accanto a questi strati è stato individuato un ricco butto di materiali ceramici in matrice limo-sabbiosa grigia. In corrispondenza di questi strati si registra la presenza di numerosi elementi lignei verticali e orizzontali prontamente numerati e schedati.
L’ultima operazione della campagna di scavo 2016 è consistita nel recupero della lunga trave gemella rispetto a quella trovata l’anno precedente. Durante il lavoro di recupero sono stati rinvenuti e documentati numerosi altri elementi lignei di dimensioni minori probabilmente pertinenti alla medesima struttura. La nuova trave (EL 1205) è lunga circa 7,60 m, larga al massimo 19/20 cm e presenta 25 fori quadrangolari; è dunque delle stesse dimensioni della precedente. La trave è ora conservata presso il Centro di Trattamento del Legno Imbibito presso la sede della ex Soprintendenza Archeologia della Lombardia in pretrattamento di restauro.
Anche la campagna di scavo 2016 ha arricchito il patrimonio di materiali del Lucone di Polpenazze con numerosi manufatti di interesse archeologico. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche lacuna, oppure perfettamente ricongiungibili. Presenti ma non in grande numero sono le fusaiole in terracotta, così come gli strumenti in pietra. Tra i materiali più interessanti si possono citare un’immanicatura d’ascia in legno, trovata a poca distanza da una lama di ascia in rame (RR- 2158 - US 452), una collana di vaghi in faience, in semi e in dentalium. Importante è anche un raro resto alimentare: un grosso frammento di una sorta di galletta carbonizzata -
en
The campaign began with the closing of Sector 1, excavated between 2007 and 2014, with the partial backfilling of the old excavation area, undertaken with great caution in order to preserve the vertical timber posts/piles still _in __situ_ after the dendrochronology sampling.
Subsequently, after dismantling and rebuilding the covering, a new excavation area was opened (Sector 2). This corresponds with a strip of land running from the western edge of Sector 1 towards the centre of the basin, 9 m wide and 17 m long covering a total area of 153 m2. It includes all the extensions opened between 2013 and 2015. Once a grid was set up and the agricultural top soil removed, a white carbonaceous layer (US 2) sealing the underlying stratigraphy was excavated, revealing a sequence similar to that found in previous years.
The excavation of a larger area in this zone provided a more comprehensive understanding of the depositional dynamics showing the stratigraphy to be more complex. Broadly speaking, the entire deposit was affected by interaction with the thick peat layers of natural origin that closed in a wedge towards the settlement’s western edge extending in fingers into the anthropological deposits, mainly represented by dumps of mixed materials, or with the natural layers formed by the alteration of these dumps of material or with elements from collapsed walls.
A large wedge-shaped structure was identified in the strip closest to the shoreline, which was revealed to be rather complex with alternating layers rich in organic materials and layers containing construction materials (baked clay, clay) and abundant ash and charcoal. Alongside these layers there was a midden containing pottery in a grey sandy-silt matrix. There were numerous vertical and horizontal timber elements present within the stratigraphy.
The final intervention of 2016 was the recovery of the long beam, the twin of the one found last year. During this operation, numerous other smaller timber elements were found, probably part of the same structure. The new beam (EL 1205) is c. 7.60 m long with a maximum width of 19-20 cm and presents 25 quadrangular holes, and is therefore of the same dimensions as the first one. The beam is now being conserved at the Centre for the Treatment of Saturated Timber.
This season’s campaign on the site of Lucone Polpenazze also recovered numerous artefacts of archaeological interest. The predominant class was pottery with numerous vessels that were intact or nearly intact, or were completely reconstructable. A number of terracotta spindle whorls and stone tools were found. Among the most interesting finds were a wooden axe handle, found a short distance from a copper axe head (RR- 2158 - US 452), and a necklace of faience, seed and tooth shell beads. Another important and rare find was a large piece of a sort of carbonised biscuit. - Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Images
-
IMG_6077.JPG
- Name
- Lucone
- Year
- 2017
- Summary
-
it
La campagna 2017 ha interessato il Settore 2, la nuova area di scavo aperta nel 2016, e ha preso avvio a metà luglio per poi finire agli inizi di settembre. Già lo scavo 2016 aveva evidenziato che il Settore 2 si poteva suddividere in una fascia Est, molto simile al vicino Settore 1, pertinente ancora all’area fortemente antropizzata del villaggio, anche se presentava già qualche elemento di interazione con il bacino lacustre. Mentre molto diversa era la parte Ovest del Settore che si presentava molto meno antropizzata, con ampie unità stratigrafiche torbose, sostanzialmente di origine naturale. Tra queste aree correva poi una fascia ad andamento NW-SE caratterizzata da estese lenti di scarico, in parte con componenti vegetali, in parte con componenti argillose, interdigitate tra di loro in maniera complessa e formanti una sorta di cordolo. Questa particolare situazione segnava probabilmente il limite verso lago del villaggio palafitticolo.
La campagna di scavo 2017 si è concentrata soprattutto nello scavo dei livelli formanti questo cordolo nel tentativo di definire i loro complessi rapporti stratigrafici e la natura di questo tipo di deposizione e dei livelli limosi ricchi di materiali presenti nella parte pertinente all’area più antropizzata.
Proprio al limite di quest’area, in prossimità della linea degli scarichi, nell’ambito di Unità Stratigrafiche limo-torbose (US 474-9) è stato rinvenuto un nuovo elemento ligneo interessante. Si tratta della parte terminale di una trave orizzontale (EL 995/1074) originariamente con almeno tre fori quadrangolari, che è stata trovata con un travetto rastremato ancora infisso in uno dei fori (EL 1092). Questi elementi fanno probabilmente parte di tutta una serie di parti strutturali comprendenti le due lunghe travi multiforate (ELL 1104 e 1205) rinvenute gli anni scorsi, che apparteneva alla prima palafitta del Lucone D, che poi nelle prime fasi di vita del secondo villaggio è stata defunzionalizzata.
In prossimità della parte terminale della trave EL 1074 sono stati rinvenuti un frammento di assicella con foro nella porzione distale, affine ad altre due tavole rinvenute nei livelli dell’incendio del Settore 1, e un grande cesto collassato su un fianco.
Anche la campagna di scavo 2017 ha restituito abbondanti reperti di interesse archeologico. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche lacuna, oppure perfettamente ricongiungibili. Presenti ma non in grande numero sono le fusaiole in terracotta, così come gli strumenti in pietra. Pochi sono gli strumenti in selce, in gran parte raschiatoi multipli o elementi di falcetto, ma anche qualche raro grattatoio. In pietra levigata bisogna segnalare un bell’esempio di brassard d’archer. In osso-corno sono stati rinvenuti vari punteruoli e due anelloni in corno di cervo, elementi probabilmente d’ornamento al pari dei pendagli in conchiglia, dei frequenti segmenti di dentalium e dei vaghi ricavati dal seme di Staphylea pinnata. Tra i materiali più interessanti naturalmente si possono annoverare gli strumenti in legno, come un’immanicatura d’ascia in legno che reca ancora i segni del legaccio in cuoio, uno strumento di probabile uso agricolo tradizionalmente definito pseudozappa, una mazzetta in legno e il già citato cesto in rametti intrecciati -
en
This season, work continued in sector 2, the new area opened in 2016. Last year’s excavations had already shown that sector 2 could be divided into an eastern strip, very similar to sector 1, still part of the heavily anthropised area of the village, although it already presented some elements of interaction with the lake. The western part of the sector was very different and much less anthropised, with substantial peaty stratigraphic contexts, mainly of natural origin. Between these areas was a strip on a NW-SE alignment characterised by extensive lenses of dumped material, in part with vegetal components, in part with clay components, interlocked in a complex way that formed a sort of cordon. This situation probably marked the limit on the lakeside of the palafitte village.
The 2017 season mainly concentrated on the excavation of the levels forming this cordon in an attempt to define their complex stratigraphic relationships and the nature of this type of deposit and of the silt levels rich in materials present in the pertinent parts of the most anthropised area.
A new timber element was found precisely at the edge of this area, close to the line of dumps, within the silt-peaty layer (US 479-9). It was the terminal part of a horizontal beam (EL 995/1074) originally with at least three quadrangular holes, which was found with a small tapering beam still fixed in one of the holes (EL 1092). These elements were probably part of a series of structural elements including the two long multi-holed beams (ELL 1104 and 1205) found during the last years, which belonged to the first _palafitte_ of Lucone D, which then went out of use during the first phases of the second village.
A fragment of a small plank with a hole in the end, similar to two planks found in the levels relating to a fire in sector 1, was found near the terminal of beam EL 1074 together with a large basket collapsed on one side.
This season’s excavations also produced abundant finds. Pottery was predominant, with numerous intact, almost intact, or completely reconstructable vessels. There were a modest number of terracotta spindle whorls and also stone tools. There were few flint artefacts, mainly scrapers or sickle blades, but also some rare examples of end-scrapers. A nice example of a _brassard d’archer_ in levigated stone is worthy of note. Several punches made of bone-horn and two large rings made of deer horn, probably ornamental elements like the shell pendants, segments of _dentalium_ shells and beads made from _Staphylea_ _pinnata seeds. Among the most interesting finds are the wooden implements, such as an axe handle, which still bears the marks of leather cords, a probable agricultural tool traditionally defined as a pseudo-hoe, a wooden hand hammer, and the above-mentioned basket made of woven twigs. - Summary Author
- Marco Baioni- Museo di Gavardo
- Research Body
- Museo Archeologico della Valle Sabbia - Gavardo
Media
- Images
-
FP513.jpg
- Name
- Lucone
- Year
- 2018
- Summary
-
it
Nel 2018 si è continuata l’indagine al Lucone, sito D, nell’area denominata Settore 2, aperta nel 2016. Lo scavo ha preso avvio a metà luglio per poi finire alla fine di agosto. Le ricerche si sono concentrate, in continuità con la precedente campagna 2017, nell’asportazione dei livelli che costituivano due complessi cumuli di scarico (US 420 e US 423), cresciuti sotto gli impalcati dell’insediamento. Queste strutture risultano composte da numerosi strati, spesso interdigitati tra loro, di differente natura. Alcuni infatti sono costituiti da materiali argillosi, spesso scottati, derivanti da ristrutturazioni di pareti o di focolari, altri invece presentano componenti più organiche e sono da riconnettere con butti di materiali vegetali o resti di pasto, ma anche con il naturale apporto delle acque dello specchio lacustre. Quest’anno sono emersi alcuni elementi particolarmente interessanti per ricostruire vari aspetti culturali del sito durante l’età del Bronzo. In uno strato limoso con concentrazione di ramaglie (US 499) è stata ad esempio individuata una struttura in impasto argilloso (RR 2306), in parte crudo e in parte cotto dal fuoco, di forma troncoconica, adagiata su un fianco e deformata dal peso dei sedimenti. L’orlo inferiore presenta scanalature parallele che lo avvicinano alle tre strutture in argilla semicotta trovate in frammenti nei livelli d’incendio (US 231) del Settore 1 e provvisoriamente interpretate come silos per derrate alimentari. Questo dato è molto interessante perché attesta che queste strutture in argilla cruda erano distribuite in più punti del villaggio.
Altro dato importante proviene dalla zona dello scavo posta verso il centro dell’antico lago. Qui, durante l’asportazione di uno strato di materiale di origine vegetale (US 487) sono state individuate numerose ossa umane appartenenti a un bambino di circa due anni e mezzo. Le ossa non erano in connessione anatomica, ma erano sparse in un’area ristretta. A una prima osservazione i resti rinvenuti consentono di ricostruire parzialmente uno scheletro di bambino mancante della parte distale degli arti inferiori, degli interi arti superiori e del cranio, di cui è presente solo la mandibola.
L’eventuale pertinenza di questi resti al cranio di bambino ritrovato in precedenza, proprio appena sopra i livelli d’incendio del Settore 1, dovrà essere accertata dall’antropologo. Rimane il fatto che la presenza di resti umani pertinenti almeno a due, se non a tre, individui di età infantile impone una riflessione sulle pratiche inumatorie della Cultura di Polada e soprattutto sulle modalità di trattamento delle sepolture infantili.
Per quanto riguarda i materiali rinvenuti, anche per il 2018 si segnala una grande messe di manufatti. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche piccola lacuna, oppure frammentari, ma perfettamente ricongiungibili. Si tratta in primis di boccali di varie dimensioni, spesso con ansa a gomito, e altre forme ceramiche. Non mancano manufatti in terracotta come le fusaiole. Tra i materiali in osso-corno sono presenti vari tipi di punteruoli, ma anche oggetti particolari come una spatola a forma di pugnale. Numerosi e particolarmente interessanti sono i manufatti in legno, come i pareggiatori o zappette, un martello o mazza con lungo manico, un disco o coperchio, un particolare oggetto forse un pettine e i resti di un grande cesto. Tra tutti spicca un manico di uno strumento in legno di difficile identificazione, caratterizzato da una ricca decorazione (RR 2246). Tra i materiali in selce si segnalano punte di freccia di varia tipologia, un grattatoio e alcuni raschiatoi foliati multipli o elementi di falcetto. In pietra levigata sono una testa di mazza e un’ascia. Tra gli oggetti di ornamento si segnalano alcune conchiglie del genere dentalium e delle perle in faience. Anche quest’anno lo scavo è stato mantenuto quotidianamente aperto al pubblico e sono state organizzate attività didattiche per famiglie e sessioni di archeologia sperimentale (Marco Baioni).
Media
-
Bocchio 1987G. Bocchio, 1987, Lucone di Polpenazze (BS), Zona C. Tracce del Neolitico e dell’antica età del Bronzo, in NOTIZIARIO: 41.
-
Bocchio 1988G. Bocchio, 1988, Saggio stratigrafico presso Lucone D. (Polpenazze del Garda-Brescia), in Annali del Museo, Gavardo 16: 15-43.
-
Martinelli 1988N. Martinelli, 1988, Le strutture lignee dell’abitato di Lucone di Polpenazze (BS). Indagine dendrocronologia e tecnomorfologica, in Annali del Museo, Gavardo 16: 45-60.
-
Poggiani Keller et al. 2005R. Poggiani Keller, M.A. Binaghi Leva, E.M. Menotti, E. Roffia, T. Pacchieni, M. Baioni, N. Martinelli, M.G. Ruggiero, G. Bocchio, 2005, Siti d’ambiente umido della Lombardia: rilettura di vecchi dati e nuove ricerche, in Ph. Della Casa- M. Trachsel (eds), WES’04, Wetland Economies and Societies. Proceedings of the Interational Conference in Zurich, 10-13 March 2004, Collectio Archaeologica 3, Zurich, Chronos: 233-250.
-
Poggiani Keller-Baioni 2005R. Poggiani Keller, M. Baioni,2005, Polpenazze del Garda (BS). Lucone, area D. Insediamento dell’antica età del Bronzo, in NOTIZIARIO 2005, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia: 81-82.
-
Simoni-Bocchio 1985P. Simoni, G. Bocchio, 1985, Polpenazze Garda (BS), lago Lucone. Recenti ritrovamenti nell’area dell’abitato dell’età del Bronzo. Tavolette enigmatiche di terracotta (Simoni P.), “Pintadera” di terracotta (Bocchio G.), in NOTIZIARIO: 53.
-
Baioni, Bocchio, Mangani 2007Baioni M., Bocchio G., Mangani C. 2007, Il Lucone di Polpenazze: storia delle ricerche e nuove prospettive, in Atti del XVI Convegno Archeologico Benacense, Cavriana, 2005, Annali Benacensi XIII-IV: 81-102.
-
Guerreschi 1980-81G. Guerreschi, 1980-81, La stazione preistorica del Lago Lucone, scavi 65 -71, in Annali del Museo 15, Gavardo: 7-78.
-
Poggiani Keller 2005R. Poggiani Keller, M.A. Binaghi Leva, E.M. Menotti, E. Roffia, T. Pacchieni, M. Baioni, N. Martinelli, M.G. Ruggiero, G. Bocchio, 2005, Siti d’ambiente umido della Lombardia: rilettura di vecchi dati e nuove ricerche, in Ph. Della Casa, M. Trachsel (eds), WES’04, Wetland Economies and Societies. Proceedings of the Interational Conference in Zurich, 10-13 March 2004, Collectio Archaeologica 3, Zurich, Chronos: 233-250.
-
Poggiani Keller, Baioni 2007R. Poggiani Keller, M. Baioni, 2007, Polpenazze del Garda (BS), Lucone , area D, Insediamento dell’antica età del Bronzo NSAL, 2005 (2007), pp. 81-82.
-
Baioni 2009M. Baioni, 2009, Polpenazze del Garda (BS), Lucone , area D, Insediamento dell’antica età del Bronzo NSAL, 2008-2009 (2009), pp. 98-100.
-
Baioni 2010- 2011M. Baioni, 2010-2011, Polpenazze del Garda (BS), Lucone area D, Insediamento dell’antica età del Bronzo, continuazione delle ricerche, NSAL, 2010-11: 143-145.
-
Baione 2011M. Baione, 2011, Lucone di Polpenazze Brescia (Italia), in A. Piccoli, R. Lanfranchini (a cura di), ENIGMA, Un antico processo di interazione europea: le Tavolette Enigmatiche, catalogo della mostra, Cavriana, 16 settembre – 15 dicembre 2010, pp. 61-65.
-
Martinelli 2013N. Martinelli, 2013, Dendro-typology in Italy: The case studioes of the pile-dwelling villages Lucone D (Brescia) and Sabbione (Varese), in N. Bleicher, P. Gassmann, N. Martinelli and H. Schlichtherle (Hrsg.), Dendro, Chronologie, Typologie, Oekologie
-
Baioni et al. 2014M. Baioni, B. Grassi, C. Mangani, N. Martinelli, 2014, Pile-dwelling villages of northern Italy: research and finds, in Archaeology of Lake settlements IV-II Mill. BC: chronology of cultures, environment and palaeoclimatic rhythms, Saint-Petersburg, 13-15 November 2014, State Hermitage Museum, pp. 311-316.
-
Baioni, Poggiani Keller 2015M. Baioni, R. Poggiani Keller, 2015, Tavolette enigmatiche da contesti della Lombardia orientale, soprattutto della fascia prealpina, in A. Piccoli e M. G. Ruggiero (a cura di) Tavolette Enigmatiche, un antico processo di interazione in Europa, Convegno Internazionale presso il Museo Archeologico dell’Alto Mantovano, 16-18 settembre 2010, pp. 37-52.
-
Furlanetto et al. cs.G. Furlanetto, M. Baioni, F. Badino, R. Perego, L. Castellano, N. Martinelli, c.s., Le palafitte: definizione e caratteristiche di fenomeno complesso attraverso alcuni casi di studio, in Atti Le palafitte, Scavo, conservazione, valorizzazione, Incontro Internazionale, Desenzano del Garda, 6-8 ottobre 2011.
-
Furlanetto et. al. cs.G. Furlanetto, M. Baioni, F. Badino, R. Perego, L. Castellano, N. Martinelli, C. Ravazzi, c.s.The intermittent phases of human impact imprint during the last 5500 years at Lake Lucone in N-Italy, in Proceedings of 9th European Palaeobotany and Palynology conference, EPPC, Padova, 26-31 Agosto 2014.
-
Poggiani Keller, Baioni 2007R. Poggiani Keller, M., Baioni, 2007, Polpenazze del Garda (BS), Lucone , area D, Insediamento dell’antica età del Bronzo NSAL, 2005 (2007): 81-82.
-
Baioni 2009M. Baioni, 2009, Polpenazze del Garda (BS), Lucone , area D, Insediamento dell’antica età del Bronzo NSAL, 2008-2009 (2009): 98-100.
-
Baioni 2010-2011M. Baioni, 2010-2011, Polpenazze del Garda (BS), Lucone area D, Insediamento dell’antica età del Bronzo, continuazione delle ricerche, NSAL: 143-145.
-
Baioni 2011M. Baioni, 2011, Lucone di Polpenazze Brescia (Italia), in A. Piccoli, R. Lanfranchini (a cura di), ENIGMA, Un antico processo di interazione europea: le Tavolette Enigmatiche, catalogo della mostra, Cavriana, 16 settembre – 15 dicembre 2010: 61-65.
-
Martinelli 2013N. Martinelli, 2013, Dendro-typology in Italy: The case studioes of the pile-dwelling villages Lucone D (Brescia) and Sabbione (Varese), in N. Bleicher, P. Gassmann, N. Martinelli and H. Schlichtherle (Hrsg.), Dendro, Chronologie, Typologie, Oekologie, Festschrift für André Billamboz zum 65. Geburtstag: 117-124.
-
Baioni et al. 2014M. Baioni, B. Grassi, C. Mangani, N. Martinelli, 2014, Pile-dwelling villages of northern Italy: research and finds, in Archaeology of Lake settlements IV-II Mill. BC: chronology of cultures, environment and palaeoclimatic rhythms, Saint-Petersburg, 13-15 November 2014, State Hermitage Museum: 311-316.
-
Baioni, Poggiani Keller 2015M. Baioni, R. Poggiani Keller, 2015, Tavolette enigmatiche da contesti della Lombardia orientale, soprattutto della fascia prealpina, in A. Piccoli e M. G. Ruggiero (a cura di) Tavolette Enigmatiche, un antico processo di interazione in Europa, Convegno Internazionale presso il Museo Archeologico dell’Alto Mantovano, 16-18 settembre 2010: 37-52.
-
Baioni et al. c.s.M. Baioni, G. Leonardi, L. Fozzati, N. Martinelli (in stampa), Le palafitte: definizione e caratteristiche di fenomeno complesso attraverso alcuni casi di studio, in Atti Le palafitte, Scavo, conservazione, valorizzazione, Incontro Internazionale, Desenzano del Garda, 6-8 ottobre 2011.
-
Furlanetto et al. c.s.G. Furlanetto, F. Badino, M. Baioni, R. Perego, L. Castellano, N. Martinelli, C. Ravazzi (in press), The intermittent phases of human impact imprint during the last 5500 years at Lake Lucone in N-Italy, in Proceedings of 9th European Palaeobotany and Palynology conference, EPPC, Padova, 26-31 Agosto 2014.











