Name
Daniela Cottica
Organisation Name
Università Ca’ Foscari, Venezia

Season Team

  • AIAC_2507 - Regio V, insula 3 (Casa della Soffitta, V,3,3-4; pistrinum V,3,8) - 2008
    Nel corso della campagna 2008 si sono realizzati due saggi stratigrafici, procedendo in parallelo con lo studio degli edifici V,3,8, V,3,10, V,4,6-8. Il saggio 1 dello scavo 2008 è stato realizzato nell’area centrale dell’ambiente P/A 59 della Casa della soffitta (V, 3, 3-4). L’indagine è stata indirizzata alla comprensione delle dinamiche di allestimento dell’area a giardino e, più in generale, delle fasi edilizie del grande complesso. Le principali evidenze messe in luce hanno restituito, negli strati più profondi, una prima fase deposizioni naturali. A questi seguirono importanti interventi di allestimento dell’area _postica_ e del giardino, articolati in più momenti tra la fine del II secolo a.C. e il I sec. d.C. (buche per l’impianto di colture arboricole, tracce di e ampi strati di livellamento ed operazioni di scarico). Il saggio 2 dello scavo 2008 è stato realizzato nel settore occidentale dell’ambiente 2/A 60, il vano ad est dell’ingresso e retrostante il forno della _domus_ riallestita come panificio V,3,8. Gli obiettivi dell’indagine stratigrafica sono stati indirizzati alla comprensione delle dinamiche di allestimento del forno in una abitazione privata e in particolare del vano ad esso retrostante, sinora senza una chiara destinazione funzionale. Gli interventi moderni avevano infatti soltanto parzialmente asportato le pomici del 79: al di sotto degli strati di deposizione primaria e secondaria sono stati portati in luce gli impianti necessari al funzionamento del panificio: una macchina impastatrice (in discrete condizioni di conservazione) e i sostegni per i piani di lavorazione della pasta di pane. Tali strutture sono collegate al momento di allestimento del panificio all’interno di una casa privata di età sannitica, databile alla prima metà del I secolo d.C. Nel 79 erano in corso interventi di restauro di cui si sono rinvenute consistenti tracce nel vano (ampi accumuli di calce, piani pavimentali in corso di stesura, tracce di rinforzo a carico delle strutture murarie), sigillate dal crollo (da cui provengono alcuni contenitori in giacitura sul battuto) e dalle pomici dell’eruzione. Oltre all’indagine stratigrafica, si è proceduto con l’informatizzazione dei dati raccolti sui depositi stratigrafici, sui complessi architettonici e sui reperti. Il GIS di scavo sinora sviluppato da C. Maratini sull’analisi delle evidenze documentate nelle _insulae_ 7 e 14 della _Regio_ VI e dei risultati delle prime attività nella _Regio_ V descritte, identifica ogni realtà archeologica (Unità Stratigrafica, Elemento Strutturale e complesso architettonico) e classe di materiali (ceramica, intonaci, monete, ossa, metalli, vetri, carboni, campionamenti, dato epigrafico). Si è prodotta una piattaforma in grado di operare selezioni su base tipologica e cronologica, evidenziando tematismi e trends di distribuzione (ad es., rappresentazione della datazione per fasi, visualizzazione della distribuzione in percentuali quantitative dei reperti, posizionamento dei materiali datanti, identificazione delle strutture secondo la tecnica edilizia) e di elaborare mappe tematiche per caratterizzare le aree in oggetto, sia a livello di inquadramento generale (quali la distribuzione degli spazi, la corretta identificazione delle strutture necessarie al funzionamento dei complessi produttivi), che nel dettaglio (analisi e periodizzazione delle evidenze _in situ_, analisi dell’arredo pittorico, identificazione degli aspetti legati alla tecnologia della produzione e del commercio).
  • AIAC_2507 - Regio V, insula 3 (Casa della Soffitta, V,3,3-4; pistrinum V,3,8) - 2009
    La campagna 2009 si è svolta mediante due saggi stratigrafici e pulizie di superficie negli edifici V,3,8 e V,4,6-8, per completare lo studio in corso sugli edifici. Nella casa- _pistrinum_ V,3,8 si è proseguita l’attività iniziata nel 2008, esponendo le strutture utilizzate per il funzionamento dell’attività di panificazione. Le evidenze archeologiche emerse a seguito dello scavo completo del retro forno, perfezionano il quadro -già delineato- degli intensi lavori di restauro in atto nell’ambiente della panificazione, attività rimaste inconcluse e sepolte dalla sequenza di pomici e di ceneri dell’eruzione del 79 d.C. Il retroforno non era operativo al momento dell’eruzione del 79 d.C. (cumuli di calce e di materiale in giacitura, stesure pavimentali e piani di lavoro), come restituito da numerose altre attività artigianali e commerciali a Pompei. I livelli superiori sono il risultato della deposizione secondaria dei flussi piroclastici sul letto di pomici, distribuiti su un piano irregolare e fortemente inclinato. Alcuni strati sono ricchi di inclusi (lapilli di diverse dimensioni), mescolati a sedimento misto di sabbia e cenere, che si presenta friabile o compatto; altri sono poveri di pomici o del tutto privi. L’accumulo più superficiale di deposizione secondaria è stato infatti solo in parte intaccato dalle operazioni di sterro del XIX e XX secolo. Nell’ambiente era allestito una macchina impastatrice in pietra con il meccanismo in ferro ben conservato, con un tavolone ligneo disposto a L, di cui rimangono visibili i pilastrini di sostegno in muratura ed era dotato di un livello pavimentale in battuto di terra. Nel corso della campagna di scavo 2009, si è proceduto anche all’interno dell’edificio V,4,6-8 con saggi stratigrafici (saggi 2 e 3) e con pulizie di superficie, allo scopo di verificare la datazione dell’allestimento del complesso ed il funzionamento del _thermopolium-caupona_ nell’ultima fase di vita della città. Il saggio 1 ha restituito un’evidenza assai frammentaria, molto danneggiata dall’eruzione, che è stata riportata in luce asportando il riempimento di lapilli riversatisi all’interno di un grande taglio, aperto probabilmente per lavori di restauro sospesi (di cui si hanno tracce esplicite in tutto l’edificio). Gli strati più profondi identificati corrispondono alla posa in opera di elementi di reimpiego, con funzione combinata di consolidamento statico e di drenaggio, realizzata mediante una serie di anfore di produzione punica. Le anfore, disposte parallelamente in successione continua, sono allettate su di un sostegno di malta idraulica con alloggiamenti a U.. Anche considerando i numerosi rifacimenti, sembra assodato che questa struttura fosse in uso entro la prima metà del I secolo d.C. Le evidenze messe in luce nel complesso V,4,6-8 testimoniano una sequenza stratigrafica continua databile tra il I sec. a.C. ed il 79 d.C., preceduta da una fase più antica, databile almeno all’inizio della seconda età sannitica. Al I secolo d.C. il _thermopolium-caupona_ era perfettamente inserito nel tessuto commerciale di questo settore della città. Il quadro generale restituito dalle attività di scavo del 2009 nei vani 1 e G conferma inoltre che nella fase compresa tra il 62 d.C. ed il 79 d.C. si resero necessari restauri (a carico delle strutture e del sistema di canalizzazione) ed interventi edilizi più consistenti, tra i quali l’allestimento della _cella vinaria_ nel vano F, che ospita i _dolia defossa_.
  • AIAC_805 - Regio VI.7 - 2006
    L’Università di Venezia ha diretto tra il 2003 e il 2006 attività di ricerca e di indagine sul terreno, nelle insulae 14-sud e 7 della Regio VI e nelle insulae 3 e 4 della Regio V. I dati raccolti vengono trattati, analizzati e interpretati tramite un GIS in corso di realizzazione e implementazione al fine di ottenere una piattaforma di partenza per la raccolta integrale delle informazioni inerenti lo scavo e l’analisi dei contesti ceramici. I Data Base elaborati sono correlati alla cartografia utilizzata ed elaborata, alla documentazione fotografica e grafica, alle classi ceramiche dei saggi di scavo. Questo tipo particolare di GIS consente anche la rappresentazione su base quantitativa delle classi dei reperti per contesto stratigrafico e della distribuzione della ceramica all’interno dello scavo in rapporto alla classe, all’aspetto morfologico, al tipo, alla cronologia. In questa fase di elaborazione, ci si è limitati all’analisi di tipo ceramologico e all’inserimento dei reperti ceramici, ma il programma è strutturato per l’inserimento e l’elaborazione di tutti i tipi di reperti archeologici. (Anna Paola Zaccaria Ruggiu, Chiara Maratini)