- Item
- AIAC_1038
- Name
- Starza della Regina
- Date Range
- 1 – 500
- Monuments
- Villa
Seasons
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AIAC_1038 - Starza della Regina - 2002Lo scavo della villa, sita in località Starza della Regina, comune di Somma Vesuviana, fu avviato dopo il rinvenimento fortuito di un nucleo murario di notevoli dimensioni che ostacolava il lavoro agricolo e fu oggetto di un primo studio tra il 1932 e il 1936. Da questa indagine (condotta da M. Della Corte mentre era Soprintendente A. Maiuri), emerse l’esistenza di un notevole complesso architettonico, integralmente conservato nel livello inferiore per un’altezza non inferiore ai 3 m, caratterizzato da pilastri quadrigemini sormontati da arcate, e da un colonnato con capitelli corinzi (nelle indagini degli anni ’30 si ipotizzò un secondo ordine e cioè che un colonnato sormontasse i pilastri quadrigemini); il calpestio era a circa -10 m dall’attuale piano di campagna, e sviluppato in direzione est-ovest per una lunghezza non inferiore ai 12 m. Il porticato a pilastri incrociava a 90° una struttura in laterizio, non inferiore ai 9 m, decorata da tre nicchie. All’epoca dello scavo furono osservati pavimenti musivi. Tuttavia le indagini allora effettuate non permisero la definizione tipologica e la destinazione d’uso dell’edificio, il cui assetto monumentale della costruzione e la localizzazione topografica “in agro nolano”, accreditarono l’ipotesi, formulata dal Della Corte, del riconoscimento del sito come la villa ove morì Augusto. All’epoca si ritenne che il complesso fosse stato sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Nel corso del 2002 sono state avviate prime indagini di tipo geognostico per definire l’estensione probabile del complesso archeologico. (MiBAC)
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AIAC_1038 - Starza della Regina - 2003Nel 2003 sono iniziati gli scavi ed è stata chiarita sia l’estensione del grande ambiente ad arcate e pilastri, sia l’articolazione planimetrica degli spazi immediatamente ad esso circostanti. La costruzione, lunga complessivamente 18 m circa, era originariamente composta in tutto da 4 arcate, poggianti su tre pilastri quadripartiti in opus quadratum sormontati da capitelli tuscanici e da un architrave e, all’estremità, su semipilastri aggettanti. La costruzione risulta delimitata ad ovest da un muro in opus vittatum mixtum, con nicchie alternate rettangolari e semicircolari, sormontate rispettivamente da un timpano o arco a tutto sesto. La struttura è simmetrica a quella esistente sul lato est. In una delle nicchie rettangolari, è stata rinvenuta, in situ, una statua in marmo bianco di peplofora, in buona parte integra e databile per caratteri stilistici al I sec. d.C. Solo la zona alla base dell’arcata est e di quella centrale è pavimentata in cocciopesto, mentre per il resto la superficie è rivestita con un mosaico a tessere regolari di calcare bianco. E’ stata inoltre rinvenuta una statua marmorea maschile, frammentata e identificabile con Dioniso, affine cronologicamente alla peplofora. La villa fu in gran parte obliterata dall’eruzione cosiddetta di “Pollena”, databile verso il 472 d.C., periodo in cui la villa era già ridotta allo stato di rudere, come testimoniano la presenza sui muri di tracce di piante rampicanti sigillate dai prodotti piroclastici. La rimozione del crollo ha permesso di chiarire in parte la planimetria della zona a sud delle arcate, delimitata sul lato meridionale da un muro in opus vittatum mixtum, al centro del quale si colloca un vano passante inquadrato da un decorazione stuccata e dipinta, fiancheggiata da due nicchie con arco a tutto sesto. Questo muro insieme alle altre strutture murarie ad esso raccordate delimita l’aula esagonale ad arcate e pilastri. Sul limite ovest dell’ambiente ad arcate e pilastri una struttura sembra pertinente ad una fornace di pianta rettangolare. Nel settore ad ovest, alle spalle del muro a nicchie, è stato individuato un ambiente con pavimento in opus sectile. Il rinvenimento in questo ambiente di materiali ceramici databili al V secolo sigillati dall’eruzione del 472, testimoniano un’interrotta frequentazione del complesso. (MiBAC)
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AIAC_1038 - Starza della Regina - 2004Nel corso dei lavori del 2004 è stata messa in luce sul limite di scavo settentrionale la parte superiore di un colonnato orientato est-ovest e costituito da colonne di marmo africano (in origine 6, ma solo 4 visibili), in origine sormontate da capitelli in marmo bianco di tipo corinzio asiatico sui quali erano impostate delle piattabande in laterizio rivestite in stucchi policromi, alternate probabilmente ad archi. Sono, inoltre, emersi nuovi frammenti pertinenti alla statua di Dionisio rinvenuto nel 2003. E’ proseguito lo scavo nella zona a sud dell’edificio ad arcate, delimitata sul lato meridionale da un muro in blocchetti di tufo con andamento est-ovest, che si raccorda con la struttura ad arcate e pilastri tramite due setti trasversali, formando una sorta di esedra poligonale a tre lati. Al centro di ciascun lato dell’esedra si apriva un’ampia porta. Delle due laterali resta solo la soglia in calcare; della centrale, sormontata da un timpano e fiancheggiata da due nicchie semicircolari, si conserva parte della decorazione in stucco policromo. Nella zona dell’esedra, e nell’area a sud di questa, lo scavo ha permesso di chiarire la cronologia del crollo delle strutture murarie, qui depositato al di sopra di uno strato di abbandono, che ha restituito materiali ceramici, assegnabili alla seconda metà del V secolo: ciò permette di affermare che la successione di abbandono-crollo-rioccupazione-seppellimento del complesso, deve essere collocata in un arco di tempo tra il 450 e il 472. Il rinvenimento di tracce di livelli di calpestio al di sopra degli strati di macerie permette, quindi, di ipotizzare una ulteriore fase intermedia tra la fase dei crolli ed il seppellimento, rendendo così molto più articolata la sequenza. Nell’area dell’esedra il pavimento a tessere di mosaico bianco, è interrotto in più punti da tagli ricollegabili alla costruzione di alcune vasche, delimitate da muretti. Alla stessa fase appartengono la pavimentazione in laterizi e il tratto di cocciopesto posti a nord e a sud del pilastro orientale, nonché la vasca posta alla base del medesimo pilastro. Queste strutture sono da porre in relazione, probabilmente, con l’installazione, in questa zona del complesso, di un impianto artigianale e legato all’uso di acqua. Lo scavo condotto nel settore ad ovest, alle spalle del muro a nicchie, dove è stato individuato un ambiente rettangolare nel corso del 2003, ha evidenziato un’apertura posta sul lato sud in un primo momento chiusa dalla costruzione di un’abside, addossata sulla faccia meridionale del muro e decorata con una pavimentazione in opus sectile e rivestimento parietale in lastre marmoree (in parte asportate). Tale struttura fu in seguito chiusa da una tamponatura alla quale si lega un muro trasversale che taglia a metà l’ambiente. (MiBAC)
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AIAC_1038 - Starza della Regina - 2005Lo scavo del 2005 ha interessato quattro zone. Nella zona del colonnato e nella fascia immediatamente a nord di questo, si è riportato alla luce il crollo di un’ampia parte di struttura muraria in opus vittatum mixtum inglobata nei livelli più superficiali della prima eruzione tardo-antica. Esso si riferisce al tratto di muratura sovrastante il colonnato, sul quale si impostavano probabilmente piattabande alternate ad archi a tutto sesto, secondo uno schema analogo a quello degli adiacenti muri a nicchie. L’asportazione degli strati vulcanici fino alla quota del pavimento antico ha rimesso in luce le basi delle colonne, in marmo bianco e di tipo attico, impostate su uno stilobate in blocchi di lava grigia, connessi tra loro da perni metallici. Il piano di calpestio nella zona a nord del colonnato è risultato ad un livello inferiore (- 1,60 m) rispetto alla quota del pavimento in mosaico bianco che era nell’area compresa tra la costruzione a pilastri e il colonnato stesso. Due scale in blocchi di parallelepipedi di lava, di 6 gradini, collocate, ciascuna, all’estremità del colonnato superavano il dislivello. E’ stata rinvenuta anche una struttura ipogea a pianta quadrata (definita “cisterna”) in filari regolari di pietra lavica, rivestita di cocciopesto. Coerente con essa ma senza collegamenti è una canaletta con andamento sud-est/nord-ovest tangente la “cisterna”nell’angolo nord-est, e che correva al di sotto di un livello pavimentale in cocciopesto. Tutto ciò farebbe pensare ad un sistema di raccolta delle acque, forse collegato all’uso delle “vasche” individuate (nel 2003 e nel 2004) nella zona più a sud del complesso. Anche per la datazione non si hanno elementi cronologici certi: ma un generico terminus ante quem può essere fissato alla seconda metà del V secolo, in base al materiale ceramico rinvenuto negli strati di abbandono dell’area, poi ricoperti dall’eruzione del 472. L’indagine nel vano quadrangolare (denominato vano 2) evidenziato sul limite ovest dell’area di scavo ha permesso di riportare alla luce un’ulteriore apertura ad ovest, messa poi fuori uso da un piccolo forno, rinvenuto integro, eretto nelle ultime fasi di vita del complesso. Il pavimento era in origine in opus sectile, di cui si conservano solo le impronte, in base alle quali è stato possibile capire che gli intarsi marmorei erano riservati alla sola parte centrale del vano, mentre per il resto esso era coperto da tessellato. Sono state inoltre rinvenute numerose monete bronzee della prima metà del IV d.C. Lo scavo nell’area immediatamente a nord del vano quadrangolare ha messo in evidenza un muro con andamento nord-sud, parallelo al muro perimetrale nord del vano, mentre nell’area a ovest e sud-ovest del suddetto ambiente l’indagine si è limitata alla rimozione dei depositi vulcanici, e al rinvenimento di un tratto di muro orientato est-ovest, allineato con il muro perimetrale sud del vano e ad esso legato. (MiBAC)
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AIAC_1038 - Starza della Regina - 2006Nel 2006 l’indagine ha interessato l’angolo nord-est dell’area di scavo (Saggio 1) e l’angolo sud-ovest, ovvero la zona a sud, e a ridosso dell’abside del vano quadrangolare ovest (Saggio 2). Nel saggio 1, dopo la rimozione dello strato di depositi vulcanici e di risulta è stato riportato alla luce un tratto del livello pavimentale che rivestiva un vano quadrangolare (denominato 6) delimitato a sud dal muro del podio in blocchi di lava e tamponature in laterizio su cui si imposta il colonnato, a nord dal tratto occidentale di una struttura muraria a pilastri in opus vittatum mixtum. Probabilmente l’uso del cocciopesto è da mettere in relazione con la cisterna e le vasche rinvenute negli anni precedenti. Sul limite orientale dell’area è stata individuata un’apertura, grazie all’impronta di una soglia pertinente ad una grande porta relativa ad un’ampia aula rettangolare absidata, di cui è stato individuato solo il margine settentrionale, costituito da un muro in opus incertum, su cui si impostano due pilastri in opus vittatum mixtum (del secondo vi sono solo tracce). Su di essi erano impostati 3 archi a tutto sesto, di cui rimane solo quello orientale, collegato al muro trasversale su cui si apre l’abside. La calotta absidale ha restituito una decorazione pittorica con mostri marini (Tritoni ed Ippocampi) cavalcati da Nereidi, realizzata immediatamente al di sopra della linea di imposta del catino absidale a formare una sorta di fregio continuo, su fondo blu a ricordare l’ambiente marino; la metà superiore della calotta è decorata con il motivo della conchiglia. Tali pitture, coerenti con le strutture murarie, possono essere datate, su base stilistica, non prima della metà del II secolo, o nella prima metà del III sec. d.C., epoca peraltro coerente con la tipologia architettonica dell’aula absidata. Nel saggio 2 lo scavo ha permesso di dare una sequenza stratigrafica fino ad una quota di -3 m dal piano di calpestio antico: Periodo I caratterizzato dalla formazione di depositi geologici, con una datazione incerta, forse post 79 d.C., in materiale vulcanico privo di qualsiasi componente antropica; periodo II il cui materiale ceramico (sigillata africana A, ceramica comune e sigillata italica) fissa la cronologia ad un periodo intorno al II sec. d.C. Periodo III, nel quale l’abbondante quantità di materiali interpretabili come scarti di lavorazione e la ceramica sigillata africana A, permettono di fissare al II sec. d.C. il terminus post quem per la costruzione del lastricato che riveste il pavimento. Periodo IV: in un momento successivo, inquadrabile al IV secolo sulla base della ceramica recuperata nella fossa di fondazione dell’abside (diversi frammenti di sigillata africana C non anteriori al III secolo), fu asportato il lastricato immediatamente a ridosso del vano 2 e costruita l’abside. Periodo V: abbandono dell’area, periodo caratterizzato da materiale ceramico come sigillata africana D, ceramica comune e lucerne, databili al V secolo, immediatamente prima all’eruzione del 472. Un sondaggio è stato fatto nel vano 2, la cui rimozione dei depositi, databili alla seconda metà del V secolo, ha permesso di riportare alla luce una pavimentazione musiva a tessere bianche e nere, costituita da fasce di tessere bianche e nere disposte in ordito sia obliquo che rettilineo. Benché difficilmente leggibile nel suo insieme a causa di numerose buche di palo e tagli praticati sulla superficie durante le fasi di trasformazione e abbandono, tale pavimentazione può essere ricondotta cronologicamente tra fine III e IV sec. d.C., secondo le caratteristiche dell’opus sectile, rinvenuto nelle precedenti campagne e assegnato ad un periodo non precedente il III secolo, sia per il materiale ceramico databile entro la prima metà del IV secolo, prima cioè dell’eruzione di “Pollena”. (MiBAC)
Media
- Name
- Starza della Regina
- Year
- 2002
- Summary
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it
Lo scavo della villa, sita in località Starza della Regina, comune di Somma Vesuviana, fu avviato dopo il rinvenimento fortuito di un nucleo murario di notevoli dimensioni che ostacolava il lavoro agricolo e fu oggetto di un primo studio tra il 1932 e il 1936. Da questa indagine (condotta da M. Della Corte mentre era Soprintendente A. Maiuri), emerse l’esistenza di un notevole complesso architettonico, integralmente conservato nel livello inferiore per un’altezza non inferiore ai 3 m, caratterizzato da pilastri quadrigemini sormontati da arcate, e da un colonnato con capitelli corinzi (nelle indagini degli anni ’30 si ipotizzò un secondo ordine e cioè che un colonnato sormontasse i pilastri quadrigemini); il calpestio era a circa -10 m dall’attuale piano di campagna, e sviluppato in direzione est-ovest per una lunghezza non inferiore ai 12 m. Il porticato a pilastri incrociava a 90° una struttura in laterizio, non inferiore ai 9 m, decorata da tre nicchie. All’epoca dello scavo furono osservati pavimenti musivi. Tuttavia le indagini allora effettuate non permisero la definizione tipologica e la destinazione d’uso dell’edificio, il cui assetto monumentale della costruzione e la localizzazione topografica “in agro nolano”, accreditarono l’ipotesi, formulata dal Della Corte, del riconoscimento del sito come la villa ove morì Augusto. All’epoca si ritenne che il complesso fosse stato sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Nel corso del 2002 sono state avviate prime indagini di tipo geognostico per definire l’estensione probabile del complesso archeologico. (MiBAC) -
en
The excavation of the villa situated in the locality of Starza della Regina at Somma Vesuviana began after the chance find of a large group of walls which was hindering agricultural work. These structures were first studied between 1932 and 1936 by M. Della Corte (during the period when A. Maiuri was the Superintendent) and a substantial architectural complex emerged, preserved intact on its lower level to a height of 3m and above. The complex was characterized by square pilasters surmounted by arches and a colonnade with Corinthian capitals (in the 1930s the existence of a second storey was hypothesized with a colonnade surmounting pilasters). The ancient ground level was at circa 10m below the present level and the structures extended on an east-west alignment for at least 12m. The portico of pilasters met a brick built structure at a 90° angle, this structure was at least 9m long and decorated with three niches. At the time of the excavation, mosaic floors were noted. However, the investigations undertaken in the 1930s did not identify the typology or function of the building, whose monumental construction and topographical position in agro nolanum, support the hypothesis, formulated by Della Corte, that this was the villa where Augustus died. At the time it was thought the complex had been buried by the eruption of Vesuvius in 79A.D.
During 2002 the first geophysical investigations aimed at the definition of the probable extension of the archaeological complex began. (MiBAC) - Director
- Masanori Aoyagi
Media
- Name
- Starza della Regina
- Year
- 2003
- Summary
-
it
Nel 2003 sono iniziati gli scavi ed è stata chiarita sia l’estensione del grande ambiente ad arcate e pilastri, sia l’articolazione planimetrica degli spazi immediatamente ad esso circostanti. La costruzione, lunga complessivamente 18 m circa, era originariamente composta in tutto da 4 arcate, poggianti su tre pilastri quadripartiti in opus quadratum sormontati da capitelli tuscanici e da un architrave e, all’estremità, su semipilastri aggettanti. La costruzione risulta delimitata ad ovest da un muro in opus vittatum mixtum, con nicchie alternate rettangolari e semicircolari, sormontate rispettivamente da un timpano o arco a tutto sesto. La struttura è simmetrica a quella esistente sul lato est. In una delle nicchie rettangolari, è stata rinvenuta, in situ, una statua in marmo bianco di peplofora, in buona parte integra e databile per caratteri stilistici al I sec. d.C. Solo la zona alla base dell’arcata est e di quella centrale è pavimentata in cocciopesto, mentre per il resto la superficie è rivestita con un mosaico a tessere regolari di calcare bianco. E’ stata inoltre rinvenuta una statua marmorea maschile, frammentata e identificabile con Dioniso, affine cronologicamente alla peplofora.
La villa fu in gran parte obliterata dall’eruzione cosiddetta di “Pollena”, databile verso il 472 d.C., periodo in cui la villa era già ridotta allo stato di rudere, come testimoniano la presenza sui muri di tracce di piante rampicanti sigillate dai prodotti piroclastici. La rimozione del crollo ha permesso di chiarire in parte la planimetria della zona a sud delle arcate, delimitata sul lato meridionale da un muro in opus vittatum mixtum, al centro del quale si colloca un vano passante inquadrato da un decorazione stuccata e dipinta, fiancheggiata da due nicchie con arco a tutto sesto. Questo muro insieme alle altre strutture murarie ad esso raccordate delimita l’aula esagonale ad arcate e pilastri.
Sul limite ovest dell’ambiente ad arcate e pilastri una struttura sembra pertinente ad una fornace di pianta rettangolare. Nel settore ad ovest, alle spalle del muro a nicchie, è stato individuato un ambiente con pavimento in opus sectile. Il rinvenimento in questo ambiente di materiali ceramici databili al V secolo sigillati dall’eruzione del 472, testimoniano un’interrotta frequentazione del complesso. (MiBAC) -
en
In the 2003 excavations both the extension of the large room with arches and pilasters and the plan of the spaces around it were defined. The construction, circa 18m long in all, originally comprised a total of 4 arches resting on three square pilasters in opus quadratum surmounted by Tuscan capitals, an architrave and projecting half-pilasters at the ends. The structure was delimited to the west by a wall in _opus vittatun mixtum_ with alternating rectangular and semicircular niches, surmounted respectively by a _tympanum_ and a round arch. The structure was symmetrical with that existing on the eastern side. In one of the rectangular niches a white marble statue of a woman wearing a peplos was found in situ, largely intact and datable by its stylistic characteristics to the 1st century A.D. Only the zone at the base of the eastern and central arches was paved in _opus signinum_, whilst the rest of the surface was paved with a mosaic of regular white _tesserae_. A fragmented white marble male statue was also found, identifiable with _Dionysius_ and of a similar date to the statue with _peplos_.
The villa was largely obliterated by the eruption of the so-called “Pollena”, datable to around 472 A.D., a period in which the villa was already in ruins, as attested by the traces of climbing plants sealed below volcanic material. The removal of the collapse led to the partial definition of the plan of the area south of the arches, bordered on the south side by an _opus vittatum mixtum_ wall. At the centre of the wall was an access bordered by painted stucco decoration, flanked by two niches with round arches. This wall, together with the other structures joined to it, delimited the hexagonal hall with arches and pilasters.
At the western edge of the latter was a structure which seemed to belong to a rectangular kiln. In the sector to the west, behind the wall with niches, a room paved in opus sectile came to light. The pottery finds from this room datable to the 5th century, sealed by the eruption of 472 A.D., attest the continuous occupation of the complex. (MiBAC) - Director
- Masanori Aoyagi
Media
- Name
- Starza della Regina
- Year
- 2004
- Summary
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it
Nel corso dei lavori del 2004 è stata messa in luce sul limite di scavo settentrionale la parte superiore di un colonnato orientato est-ovest e costituito da colonne di marmo africano (in origine 6, ma solo 4 visibili), in origine sormontate da capitelli in marmo bianco di tipo corinzio asiatico sui quali erano impostate delle piattabande in laterizio rivestite in stucchi policromi, alternate probabilmente ad archi. Sono, inoltre, emersi nuovi frammenti pertinenti alla statua di Dionisio rinvenuto nel 2003.
E’ proseguito lo scavo nella zona a sud dell’edificio ad arcate, delimitata sul lato meridionale da un muro in blocchetti di tufo con andamento est-ovest, che si raccorda con la struttura ad arcate e pilastri tramite due setti trasversali, formando una sorta di esedra poligonale a tre lati. Al centro di ciascun lato dell’esedra si apriva un’ampia porta. Delle due laterali resta solo la soglia in calcare; della centrale, sormontata da un timpano e fiancheggiata da due nicchie semicircolari, si conserva parte della decorazione in stucco policromo. Nella zona dell’esedra, e nell’area a sud di questa, lo scavo ha permesso di chiarire la cronologia del crollo delle strutture murarie, qui depositato al di sopra di uno strato di abbandono, che ha restituito materiali ceramici, assegnabili alla seconda metà del V secolo: ciò permette di affermare che la successione di abbandono-crollo-rioccupazione-seppellimento del complesso, deve essere collocata in un arco di tempo tra il 450 e il 472. Il rinvenimento di tracce di livelli di calpestio al di sopra degli strati di macerie permette, quindi, di ipotizzare una ulteriore fase intermedia tra la fase dei crolli ed il seppellimento, rendendo così molto più articolata la sequenza.
Nell’area dell’esedra il pavimento a tessere di mosaico bianco, è interrotto in più punti da tagli ricollegabili alla costruzione di alcune vasche, delimitate da muretti. Alla stessa fase appartengono la pavimentazione in laterizi e il tratto di cocciopesto posti a nord e a sud del pilastro orientale, nonché la vasca posta alla base del medesimo pilastro. Queste strutture sono da porre in relazione, probabilmente, con l’installazione, in questa zona del complesso, di un impianto artigianale e legato all’uso di acqua.
Lo scavo condotto nel settore ad ovest, alle spalle del muro a nicchie, dove è stato individuato un ambiente rettangolare nel corso del 2003, ha evidenziato un’apertura posta sul lato sud in un primo momento chiusa dalla costruzione di un’abside, addossata sulla faccia meridionale del muro e decorata con una pavimentazione in opus sectile e rivestimento parietale in lastre marmoree (in parte asportate). Tale struttura fu in seguito chiusa da una tamponatura alla quale si lega un muro trasversale che taglia a metà l’ambiente. (MiBAC) -
en
During 2004 the upper part of a colonnade was uncovered at the northern edge of the excavation. The east-west colonnade was of African marble columns (originally 6 but only 4 are visible) topped by white marble capitals of Asiatic Corinthian type on which were positioned brick platbands, faced with polychrome stucco work, probably alternating with arches. New fragments belonging to the statue of Dionysius, found in 2003, also emerged.
Excavation continued in the area south of the arched building, delimited on the south side by a wall of small tufa blocks on an east-west alignment. This wall was joined to the structure with arches and pilasters by two transverse walls forming a sort of three sided exedra. Each of the three sides had a large door at the centre. Of the two side walls only the limestone thresholds remain; of the central wall, surmounted by a tympanum and flanked by two semicircular niches, part of the polychrome stucco decoration was preserved. In the area of the exedra and the area south of it the excavation defined the chronology of the collapse of the walls which overlay an abandonment layer which produced pottery datable to the second half of the 5th century. This attests that the sequence of abandonment-collapse-re-occupation-burial of the complex must fall within the period 450-472. The discovery of traces of floor levels above the rubble layers suggest there was an intermediate phase between the collapses and the burial of the site, thus providing a more comprehensible sequence.
The exedra was paved with white mosaic, cut in several places when a number of tanks delimited by low walls were built. The brick pavement and the tract of _opus signinum_ to the north and south of the eastern pilaster also belong to this phase, as does the tank positioned at the bottom of the pilaster itself. These structures probably relate to the installation in this part of the complex of a craft working activity involving the use of water.
The excavation undertaken in the western sector, behind the wall with niches, where a rectangular room was uncovered in 2003, revealed an opening on the south side. This was blocked by the construction of an apse, up against the south face of the wall, which was decorated with an _opus sectile_ pavement and marble veneered walls (partly removed). This structure was later closed by a blocking which was linked to a transverse wall which divided the space in half. (MiBAC) - Director
- Masanori Aoyagi
Media
- Name
- Starza della Regina
- Year
- 2005
- Summary
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it
Lo scavo del 2005 ha interessato quattro zone. Nella zona del colonnato e nella fascia immediatamente a nord di questo, si è riportato alla luce il crollo di un’ampia parte di struttura muraria in opus vittatum mixtum inglobata nei livelli più superficiali della prima eruzione tardo-antica. Esso si riferisce al tratto di muratura sovrastante il colonnato, sul quale si impostavano probabilmente piattabande alternate ad archi a tutto sesto, secondo uno schema analogo a quello degli adiacenti muri a nicchie. L’asportazione degli strati vulcanici fino alla quota del pavimento antico ha rimesso in luce le basi delle colonne, in marmo bianco e di tipo attico, impostate su uno stilobate in blocchi di lava grigia, connessi tra loro da perni metallici. Il piano di calpestio nella zona a nord del colonnato è risultato ad un livello inferiore (- 1,60 m) rispetto alla quota del pavimento in mosaico bianco che era nell’area compresa tra la costruzione a pilastri e il colonnato stesso. Due scale in blocchi di parallelepipedi di lava, di 6 gradini, collocate, ciascuna, all’estremità del colonnato superavano il dislivello. E’ stata rinvenuta anche una struttura ipogea a pianta quadrata (definita “cisterna”) in filari regolari di pietra lavica, rivestita di cocciopesto. Coerente con essa ma senza collegamenti è una canaletta con andamento sud-est/nord-ovest tangente la “cisterna”nell’angolo nord-est, e che correva al di sotto di un livello pavimentale in cocciopesto. Tutto ciò farebbe pensare ad un sistema di raccolta delle acque, forse collegato all’uso delle “vasche” individuate (nel 2003 e nel 2004) nella zona più a sud del complesso. Anche per la datazione non si hanno elementi cronologici certi: ma un generico terminus ante quem può essere fissato alla seconda metà del V secolo, in base al materiale ceramico rinvenuto negli strati di abbandono dell’area, poi ricoperti dall’eruzione del 472.
L’indagine nel vano quadrangolare (denominato vano 2) evidenziato sul limite ovest dell’area di scavo ha permesso di riportare alla luce un’ulteriore apertura ad ovest, messa poi fuori uso da un piccolo forno, rinvenuto integro, eretto nelle ultime fasi di vita del complesso. Il pavimento era in origine in opus sectile, di cui si conservano solo le impronte, in base alle quali è stato possibile capire che gli intarsi marmorei erano riservati alla sola parte centrale del vano, mentre per il resto esso era coperto da tessellato. Sono state inoltre rinvenute numerose monete bronzee della prima metà del IV d.C.
Lo scavo nell’area immediatamente a nord del vano quadrangolare ha messo in evidenza un muro con andamento nord-sud, parallelo al muro perimetrale nord del vano, mentre nell’area a ovest e sud-ovest del suddetto ambiente l’indagine si è limitata alla rimozione dei depositi vulcanici, e al rinvenimento di un tratto di muro orientato est-ovest, allineato con il muro perimetrale sud del vano e ad esso legato. (MiBAC) -
en
The 2005 excavation involved four areas. In the area of the colonnade and the strip immediately to its north a large collapse of _opus vittatum mixtum_ incorporated in the uppermost levels of the late antique eruption was uncovered. This belonged to the tract of masonry on top of the colonnade, probably made up of platbands alternating with round arches, following a scheme similar to that of the adjacent walls and niches. The removal of the volcanic layers down to the ancient pavement level uncovered the column bases in white, Attic type marble, positioned on a stylobate made of grey lava blocks joined by metal gudgeons. The floor level north of the colonnade was 1.60m lower than the white mosaic pavement in the area between the structure with pilasters and the colonnade itself. Two flights of stairs in rectangular lava blocks, each with six steps, placed one at each end of the colonnade overcame this change in level. An underground structure with a square plan, defined as a cistern, built of regular courses of lava stone faced with _opus signinum_ was also uncovered. Of the same phase but not connected to it was a small channel on a south-east/north-west alignment, below the level of the _opus signinum_ floor, on a tangent to the cistern in the north-east corner. This evidence suggests the presence of a system for water collection, perhaps linked to the use of the tanks found in the southern area of the excavation (in 2003 and 2004). There were no elements which gave certain dating. However, on the basis of the pottery found in the abandonment layers in the area that were sealed by the eruption of 472 , a generic _terminus ante quem_ may be set at the second half of the 5th century.
The investigation of the square room (called room 2) at the western edge of the excavation brought to light a further aperture to the west. This was later blocked by a small oven, found intact, built in the last occupation phases of the complex. The floor of the room was originally in _opus sectile_, of which only the impressions remain. These showed that the marble decoration had been reserved for the central part of the room, whilst the rest was paved with _tesserae_. Numerous bronze coins of the first half of the 4th century A.D. were also found.
The excavation of the area immediately north of room 2 revealed a wall on a north-south alignment, parallel to the room’s northern perimeter wall. In the area to the west and south-west excavation was limited to the removal of the volcanic deposits which uncovered a stretch of wall on an east-west alignment, in line with the southern wall of room 2 to which it was attached. (MiBAC) - Director
- Masanori Aoyagi
Media
- Name
- Starza della Regina
- Year
- 2006
- Summary
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it
Nel 2006 l’indagine ha interessato l’angolo nord-est dell’area di scavo (Saggio 1) e l’angolo sud-ovest, ovvero la zona a sud, e a ridosso dell’abside del vano quadrangolare ovest (Saggio 2).
Nel saggio 1, dopo la rimozione dello strato di depositi vulcanici e di risulta è stato riportato alla luce un tratto del livello pavimentale che rivestiva un vano quadrangolare (denominato 6) delimitato a sud dal muro del podio in blocchi di lava e tamponature in laterizio su cui si imposta il colonnato, a nord dal tratto occidentale di una struttura muraria a pilastri in opus vittatum mixtum. Probabilmente l’uso del cocciopesto è da mettere in relazione con la cisterna e le vasche rinvenute negli anni precedenti. Sul limite orientale dell’area è stata individuata un’apertura, grazie all’impronta di una soglia pertinente ad una grande porta relativa ad un’ampia aula rettangolare absidata, di cui è stato individuato solo il margine settentrionale, costituito da un muro in opus incertum, su cui si impostano due pilastri in opus vittatum mixtum (del secondo vi sono solo tracce). Su di essi erano impostati 3 archi a tutto sesto, di cui rimane solo quello orientale, collegato al muro trasversale su cui si apre l’abside. La calotta absidale ha restituito una decorazione pittorica con mostri marini (Tritoni ed Ippocampi) cavalcati da Nereidi, realizzata immediatamente al di sopra della linea di imposta del catino absidale a formare una sorta di fregio continuo, su fondo blu a ricordare l’ambiente marino; la metà superiore della calotta è decorata con il motivo della conchiglia. Tali pitture, coerenti con le strutture murarie, possono essere datate, su base stilistica, non prima della metà del II secolo, o nella prima metà del III sec. d.C., epoca peraltro coerente con la tipologia architettonica dell’aula absidata.
Nel saggio 2 lo scavo ha permesso di dare una sequenza stratigrafica fino ad una quota di -3 m dal piano di calpestio antico: Periodo I caratterizzato dalla formazione di depositi geologici, con una datazione incerta, forse post 79 d.C., in materiale vulcanico privo di qualsiasi componente antropica; periodo II il cui materiale ceramico (sigillata africana A, ceramica comune e sigillata italica) fissa la cronologia ad un periodo intorno al II sec. d.C. Periodo III, nel quale l’abbondante quantità di materiali interpretabili come scarti di lavorazione e la ceramica sigillata africana A, permettono di fissare al II sec. d.C. il terminus post quem per la costruzione del lastricato che riveste il pavimento. Periodo IV: in un momento successivo, inquadrabile al IV secolo sulla base della ceramica recuperata nella fossa di fondazione dell’abside (diversi frammenti di sigillata africana C non anteriori al III secolo), fu asportato il lastricato immediatamente a ridosso del vano 2 e costruita l’abside. Periodo V: abbandono dell’area, periodo caratterizzato da materiale ceramico come sigillata africana D, ceramica comune e lucerne, databili al V secolo, immediatamente prima all’eruzione del 472.
Un sondaggio è stato fatto nel vano 2, la cui rimozione dei depositi, databili alla seconda metà del V secolo, ha permesso di riportare alla luce una pavimentazione musiva a tessere bianche e nere, costituita da fasce di tessere bianche e nere disposte in ordito sia obliquo che rettilineo. Benché difficilmente leggibile nel suo insieme a causa di numerose buche di palo e tagli praticati sulla superficie durante le fasi di trasformazione e abbandono, tale pavimentazione può essere ricondotta cronologicamente tra fine III e IV sec. d.C., secondo le caratteristiche dell’opus sectile, rinvenuto nelle precedenti campagne e assegnato ad un periodo non precedente il III secolo, sia per il materiale ceramico databile entro la prima metà del IV secolo, prima cioè dell’eruzione di “Pollena”. (MiBAC) -
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In 2006 the investigation looked at the north-eastern corner of the excavation (Trench 1) and the south-western corner, that is the area to the south of and up against the apse of the western square room (Trench 2).
In Trench 1, after the removal of the volcanic deposits, what came to light was an area of floor in a square room (6). This was delimited to the south by the _podium_ wall of lava blocks and brick blocking on which the colonnade stood. To the north the room was delimited by the western stretch of a structure in _opus vittatum mixtum_ with pilasters. The use of _opus signinum_ was probably linked to the cistern and tanks found in previous years. On the eastern edge of the area an opening was identified thanks to the impression left by the threshold of the large door of a sizable rectangular apsidal hall. Of this structure only the northern edge was found, constituted by a wall in _opus incertum_, on which stood two pilasters in _opus vittatum mixtum_ (of the second only traces remained). The pilasters supported three round arches, of which only the eastern one remained, linked to the transverse wall in which the apse opened. The dome of the apse was decorated with a fresco showing sea monsters (tritons and seahorses) ridden by Nereids, immediately above the impost of the apse vault so as to form a sort of continuous frieze on a blue background and recreate a marine environment. The upper part of the dome was decorated with a shell motif. These frescoes were in phase with the walled structures and can be dated on a stylistic basis to the second half of the second century or the first half of the third century A.D., a period which also suits the architectural style of the apsidal hall itself.
The excavations in Trench 2 defined a stratigraphic sequence that went down to 3m below the ancient floor level: Period I was characterised by the formation of geological deposits of volcanic material containing no anthropological material, of uncertain date, perhaps post 79 A.D.; period II, the pottery from this period (ARS A, coarse wares and Italian sigillata) fix its date to around the 2nd century A.D.; period III, characterised by an abundance of material interpretable as waste from some manufacturing activity and ARS A pottery, can be dated to the 2nd century A.D., the _terminus post quem_ for the construction of the stone paving; period IV, in a later period, datable to the 4th century A.D. on the basis of the pottery found in the apse foundation trench ( several fragments of ARS C, no earlier than the 3rd century), the stone paving next two room 2 was removed and an apse built; period V, saw the abandonment of the area, pottery such as ARS D, coarse wares and lamps date this period to the 5th century, that is immediately prior to the eruption of “Pollena”. (MiBAC) - Director
- Masanori Aoyagi
Media
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Zevi 2004F. Zevi 2004, L’attività archeologica a Napoli e Caserta nel 2003, in Atti del XLIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2003), Taranto: 853-923.
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Sampaolo 2005V. Sampaolo 2005, L’attività archeologica a Napoli e Caserta nel 2004, in Atti del XLIV Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2004), Taranto: 663-705.
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Nava 2006M.L. Nava, 2006, L’attività archeologica a Napoli e Caserta nel 2005, in Atti del XLV Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2005), Taranto: 583-661.
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De Caro 2003S. De Caro 2003, L’attività della Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta nel 2002, in Atti del XLII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2002), Taranto: 569-621.