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AIAC_811 - Tempio di Venere - 2006
Fornire il recinto di un tempio di boschetti e giardini era pratica abbastanza comune nel mondo romano, ciononostante anche a Pompei, raramente questi giardini sacri sono stati indagati dal punto di vista archeologico. Per rimediare a questa lacuna l’università di Sheffield sta conducendo ricerche dal 1998 ad oggi nel tempio di Venere, al fine di recuperare evidenze per la cronologia e l’allestimento del principale santuario romano della città e per quello del suo _nemus_ .
Le nostre indagini hanno contribuito significativamente alla comprensione dell’uso dello spazio urbano a Pompei e del ruolo del bosco sacro nelle pratiche cultuali. Sono state rinvenute chiare evidenze per la progettazione di un giardino nel santuario romano più antico risalenti al I sec. a.C. e, più precisamente, alla metà dello stesso secolo, permettendoci di identificare questo come uno dei più antichi giardini di tempio conosciuti nell’impero romano.
Il bosco sacro di Venere era un giardino “architettonico”, in cui alberi e arbusti furono piantati in modo alterno sui tre lati della corte entro file di contenitori di terracotta lungo il portico colonnato, gli alberi quasi certamente riecheggiavano il ritmo delle colonne e visivamente esaltavano il tempio a chi veniva dal lato meridionale. Le piante nei pressi del tempio rappresentavano ciò che gli autori latini consideravano il _nemus_ , ovvero un bosco creato o manipolato dall’uomo per integrarsi con l’edificio sacro e le sue immagini.
Nel periodo augusteo il tempio e il suo portico furono rinnovati per qualche ragione il giardino del tempio fu abbandonato e la corte pavimentata con malta. Anche se il santuario in seguito non ebbe un giardino, i monumenti votivi e le strutture idriche scavate, indicano che la corte rimase il punto focale della venerazione religiosa e dell’attività sociale fino alla distruzione definitiva del santuario nel 79 d.C.
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