Name
Palata (Saggio 1 e Saggio 2)
Date Range
4500 BC – 4000 BC

Seasons

  • AIAC_2049 - Palata (Saggio 1 e Saggio 2) - 2008
    Durante l'estate del 2008, nel corso dei lavori di realizzazione dell'Acquedotto del Locone, a pochi chilometri dal centro abitato di Canosa di Puglia, in località Palata, sono state messe in luce le tracce di due villaggi trincerati neolitici. Ci troviamo nella valle dell’Ofanto, a 500 m dall’attuale corso del fiume, in un’area pianeggiante, leggermente rilevata (74 m sul livello del mare), coltivata a vigneto, uliveto e frutteto. Lo scavo di due saggi, a 250 m di distanza l’uno dall’altro, ha messo in evidenza una stratificazione archeologica che attesta la frequentazione di quest’area dal Neolitico antico all’Eneolitico. Nel Saggio 1 la frequentazione più antica, impostata sulla bancata calcarenitica, è costituita dalla porzione di un fossato a sezione conica, cui si collega una struttura sub-circolare con pareti dal profilo concavo – aggettante che può essere interpretata come fondo di capanna o area funzionale destinata ad attività connesse al fossato. Il fossato è interessato da varie fasi di riempimento, la più antica delle quali è caratterizzata da sottili livelli sabbiosi con abbondanti frammenti ceramici (impresse evolute), industria litica, fauna, carboni. La morfologia concava e le caratteristiche del riempimento rimandano ad un’origine naturale dello strato che potrebbe essersi depositato durante il periodo d’uso della struttura. I livelli superiori hanno un differente carattere in quanto costituiti da un sedimento piuttosto omogeneo associato a pietre e massi di varie dimensioni che sembrano intenzionalmente sistemati allo scopo di obliterare la struttura in un momento in cui l’area aveva evidentemente cambiato funzione. Che l’area sia stata successivamente frequentata è testimoniato dalle strutture realizzate nei livelli di obliterazione, tra cui due pozzetti, un altro probabile fondo di capanna e la fossa di sepoltura di un individuo adulto di sesso femminile. Il materiale archeologico non è molto abbondante, ma la ceramica (elementi dipinti in bianco e rosso) presente nel “fondo di capanna” suggerisce un orizzonte più vicino al Neolitico Medio. Il Saggio 2 si presentava fortemente compromesso dai lavori precedentemente svolti nell’area che hanno asportato gli strati antropici superficiali e parte delle strutture, costituite dalla porzione di un fossato/compound che sembrerebbe svilupparsi verso S e parte di una struttura sub-circolare, anch’essa, come nel saggio 1, legata al fossato. I livelli di riempimento delle strutture sono interessati da livelli carbonatici (duricrust) che, formatisi in periodi più aridi, evidenziano discontinuità preesistenti (tagli verticali e superfici orizzontali) interpretabili come fosse, strutture e probabili piani di calpestio. La sequenza degli strati neolitici è sigillata dalla sepoltura in fossa di un individuo adulto di sesso maschile, rannicchiato sul fianco sinistro e privo di corredo. Particolarmente significativo è, infine, il rinvenimento di una fossa circolare del diametro di 80 cm ca., tagliata negli strati di riempimento del fossato. La struttura è costituita da una sistemazione a secco di pietre medio-piccole che coprono un accumulo di fauna e ceramica eneolitica. La tipologia della struttura e le tracce di esposizione al calore riconoscibili sulle pietre, fanno pensare ad una probabile fossa di combustione. I due saggi, benché di limitata estensione, indicano che l’area è stata oggetto di una frequentazione estesa e continua nel tempo. Le due aree indagate, a poca distanza l’una dall’altra, presentano infatti modalità di frequentazione simili durante il Neolitico, con una prima fase d’uso del fossato associabile a tracce di attività abitativa, e una successiva destinazione funeraria al riempimento dei fossati. Nel caso del Saggio 2, inoltre, la frequentazione si è protratta fino all’Eneolitico.

Media

Name
Palata (Saggio 1 e Saggio 2)
Year
2008
Summary
it Durante l'estate del 2008, nel corso dei lavori di realizzazione dell'Acquedotto del Locone, a pochi chilometri dal centro abitato di Canosa di Puglia, in località Palata, sono state messe in luce le tracce di due villaggi trincerati neolitici.

Ci troviamo nella valle dell’Ofanto, a 500 m dall’attuale corso del fiume, in un’area pianeggiante, leggermente rilevata (74 m sul livello del mare), coltivata a vigneto, uliveto e frutteto. Lo scavo di due saggi, a 250 m di distanza l’uno dall’altro, ha messo in evidenza una stratificazione archeologica che attesta la frequentazione di quest’area dal Neolitico antico all’Eneolitico.

Nel Saggio 1 la frequentazione più antica, impostata sulla bancata calcarenitica, è costituita dalla porzione di un fossato a sezione conica, cui si collega una struttura sub-circolare con pareti dal profilo concavo – aggettante che può essere interpretata come fondo di capanna o area funzionale destinata ad attività connesse al fossato.
Il fossato è interessato da varie fasi di riempimento, la più antica delle quali è caratterizzata da sottili livelli sabbiosi con abbondanti frammenti ceramici (impresse evolute), industria litica, fauna, carboni. La morfologia concava e le caratteristiche del riempimento rimandano ad un’origine naturale dello strato che potrebbe essersi depositato durante il periodo d’uso della struttura. I livelli superiori hanno un differente carattere in quanto costituiti da un sedimento piuttosto omogeneo associato a pietre e massi di varie dimensioni che sembrano intenzionalmente sistemati allo scopo di obliterare la struttura in un momento in cui l’area aveva evidentemente cambiato funzione.
Che l’area sia stata successivamente frequentata è testimoniato dalle strutture realizzate nei livelli di obliterazione, tra cui due pozzetti, un altro probabile fondo di capanna e la fossa di sepoltura di un individuo adulto di sesso femminile. Il materiale archeologico non è molto abbondante, ma la ceramica (elementi dipinti in bianco e rosso) presente nel “fondo di capanna” suggerisce un orizzonte più vicino al Neolitico Medio.

Il Saggio 2 si presentava fortemente compromesso dai lavori precedentemente svolti nell’area che hanno asportato gli strati antropici superficiali e parte delle strutture, costituite dalla porzione di un fossato/compound che sembrerebbe svilupparsi verso S e parte di una struttura sub-circolare, anch’essa, come nel saggio 1, legata al fossato.

I livelli di riempimento delle strutture sono interessati da livelli carbonatici (duricrust) che, formatisi in periodi più aridi, evidenziano discontinuità preesistenti (tagli verticali e superfici orizzontali) interpretabili come fosse, strutture e probabili piani di calpestio.
La sequenza degli strati neolitici è sigillata dalla sepoltura in fossa di un individuo adulto di sesso maschile, rannicchiato sul fianco sinistro e privo di corredo.

Particolarmente significativo è, infine, il rinvenimento di una fossa circolare del diametro di 80 cm ca., tagliata negli strati di riempimento del fossato. La struttura è costituita da una sistemazione a secco di pietre medio-piccole che coprono un accumulo di fauna e ceramica eneolitica. La tipologia della struttura e le tracce di esposizione al calore riconoscibili sulle pietre, fanno pensare ad una probabile fossa di combustione.

I due saggi, benché di limitata estensione, indicano che l’area è stata oggetto di una frequentazione estesa e continua nel tempo. Le due aree indagate, a poca distanza l’una dall’altra, presentano infatti modalità di frequentazione simili durante il Neolitico, con una prima fase d’uso del fossato associabile a tracce di attività abitativa, e una successiva destinazione funeraria al riempimento dei fossati. Nel caso del Saggio 2, inoltre, la frequentazione si è protratta fino all’Eneolitico.
en Traces of two Neolithic ditched villages came to light in the summer of 2008, during work on the construction of the Locone aqueduct, a few kilometres from the town of Canosa di Puglia, in the locality of Palata.
The site is in the Ofanto valley, circa 500 m from the present course of the river, in a slightly raised level area (74 m a.s.l.), cultivated with vines, olives and fruit trees. The excavation of two trenches, 250 m apart, revealed a stratigraphy attesting the occupation of the area from the late Neolithic to the Eneolithic period.
In trench 1 the earliest occupation, on calcareous bedrock, was constituted by part of a conical sectioned ditch. This was connected to a sub-circular structure whose walls had a concave-projecting profile which may be interpreted as a hut bottom or an area for activities linked to the ditch.
The ditch contained fills of various phases, the earliest of which characterised by thin sandy levels with abundant pottery fragments (evolved impressed), flints, faunal remains and charcoal. The concave shape and the characteristics of the fill suggest the layer was of natural origin and may have been deposited during the structure’s use. The upper layers were of a different composition, constituted by a rather homogeneous sediment associated with stones and rocks of various sizes which seemed to have been intentionally placed there in order to obliterate the structure at a time when the use of the area seemed to have changed.
That the area was subsequently occupied was attested by the structures created within the obliteration layers, including two pits, another probable hut bottom and a grave containing an adult female. There was little archaeological material, but the pottery (white and red painted) present in the “hut bottom” suggests a horizon closer to the middle Neolithic period.

Trench 2 was heavily damaged by previous work undertaken in the area which removed the anthropological surface levels and part of the structure. The latter was constituted by a section of the ditch/enclosure which seemed to develop towards the south and part of a sub-circular structure, which as in trench 1, was connected to the ditch.

The layers of fill in the structures included carbonaceous levels (duricrust) which having formed in drier periods highlight pre-existing discontinuities (vertical cuts and horizontal surfaces) which may be interpreted as pits, structures and probable floor surfaces.
The Neolithic sequence was sealed by the grave of an adult male, in a fetal position on his left side and without grave goods.

Finally, the discovery of a circular pit (diameter circa 80 cm) was of particular importance. The structure was cut into the fill of the ditch and comprised an arrangement of small-medium stones covering an accumulation of faunal remains and Eneolithic pottery. The structure’s typology and the traces of exposure to heat on the stones suggest that this was a fire pit.

The two trenches, although of limited extension, indicated that the area was occupied over an extended and continuous period. In fact, the areas investigated, a short distance one from the other, showed similar occupation during the Neolithic period, with a first phase of use of the ditch associated with dwellings, and subsequent funerary use after the ditch was filled. Moreover, in the case of trench 2 occupation continued into the Eneolithic period.
Summary Author
Sandra Sivilli
Director
Francesca Radina
Team
Anthropologist - Sandro Sublimi
Anthropologist - Laura De Nicola
Draftsman - Azzurra Pelle
Draftsman - Giuseppe Colonna
Fabric analyst (pottery) - Italo M. Muntoni
Geologist - Massimo Caldara
Lithic technologist - Cristina Lemorini
Paleobotanist - Girolamo Fiorentino

Media

  • Andreassi c.s.
    G. Andreassi, c.s., Rassegna delle attività di tutela 2008 in Puglia, in XLVIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto, 27 Settembre–1 ottobre.
  • Radina et al. c.s.
    F. Radina, M. Sicolo, S. Sigilli, c.s., Le antiche vie dell’acqua. Insediamenti preistorici sulle sponde dell’Ofanto. Ricerche lungo il tracciato del nuovo Acquedotto del Locone, in Canosa – Ricerche Storiche 2009, Canosa di Puglia 12 Febbraio 2009, Atti convegno.

Location

Location
Palata
Easting
16.006944
Northing
41.201111